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sabato 15 luglio 2017

Pavel A. Florenskij. Una figura del Cristianesimo del Novecento

  La Filosofia del culto

Florenskij col ciclo di lezioni sul "culto" nel tempo di pieno svolgimento della rivoluzione bolscevica -ma non specificatamente in contrasto ad essa-  si è proposito di perseguire una finalità: mediante una serie di passaggi culturali intendeva transitare dalla conoscenza della realtà quale essa era e si presentava all'uomo ad una realtà più "reale", ossia al suo significato, al suo perchè. 
Il compito era davvero difficile perché si trattava di dover giustificare l'irrazionale ed ingiustificato comportamento dell'uomo rispetto alla verità e al significato di questa; irrazionalità e mancata giustificazione che ignoravano incarnazione, sofferenza e uccisione di Dio (uccisione ed umiliazione di ogni essere e bene che  circonda l'umanità).
Se si riesce a comprendere il molto incandescente passaggio (significato) tra l'operato dell'uomo e la verità si potrà cogliere il ruolo, l'importanza ed il significato del "culto", ossia della Liturgia e del rapporto con la "Verità". 
Lì sta il nesso fra la morte e la vita.

Molti di noi, tantissimi che pure si professano credenti, vedono nel culto (Liturgia) una sorta di "rappresentazione" interessante o meno a secondo della personalità del celebrante, del tempo  in cui si svolge, della gente che vi conviene.
Con Florenskij (e con tutti i credenti) se l'interpretazione fosse davvero quella sarebbe preferibile starsene in piazza a discutere delle condizioni meteorologiche del tempo.

Dalla lettura dell'opera di Florenskij, che poi ricalca se non nella forma e nei contenuti bensì nello spirito l'essenza del Cristianesimo, il culto liturgico, dove pure le icone si vitalizzano e recano significato a chi è attento, è un luogo di memoria, di apertura e contatto fra "due mondi".
Non c'è nulla di irrazionale o di occulto, ma si tratta di cogliere senso e significato dalla logica intrinseca del mistero liturgico composto di Parola, accadimenti, gesti, contemplazioni e doni. Serve ovviamente la capacità e la volontà di chi partecipa.

Nel rito bizantino la creatività liturgica è sicuramente unita alle più auspicate aspirazioni umane, l tutto  nella "sintesi delle arti". Basta pensare al canto degli inni che in realtà sono poesie e insieme preghiere. E  l'intento pare essere quello di rapire i sensi nell'incandescenza della bellezza.

Dalla prossima volta  (a Settembre) proveremo a leggere alcune pagine dell'autore.