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giovedì 16 marzo 2017

Economia. Nel mondo globalizzato ... la democrazia

L'Italia che non cresce
Leggiamo sui giornali ed ascoltiamo da tutti i telegiornali che l'Italia non cresce nella misura in cui crescono gli altri paesi europei. Pare che nel 2016 il Pil (Prodotto Interno Lordo) sia cresciuto dell'1%, equivalente all'incirca al 50% rispetto agli altri paesi dell'Unione Europea che giustamente non sono soddisfatti e investono nella conoscenza (cultura) e nelle nuove tecnologie in vista di poter migliorare la produttività.

I populisti nostrani attribuiscono questo gap (senza pero' mai dimostrarlo) all'Europa. 
Per molti osservatori
l'Italia dalle Alpi finisce nel Lazio 
Gli stessi non spiegano nemmeno come mai l'Europa -seppure non a vele spiegate- cresca in percentuali doppie rispetto a noi.


Cosa frena la crescita ?

Fra gli elementi che ci convincono siano di freno alla crescita del nostro paese sicuramente ci sono:
--la corruzione dilagante (strutturale, viene da dire) nell'essere italiano. A dirlo sono le rilevazioni statistiche di fonte interne al nostro paese e di fonte internazionali (Onu, Fmi etc.).
L'Italia in Occidente ha un primato poco invidiabile che condivide con la Grecia: entrambi siamo i paesi dell'Occidente in vetta alla classifica della corruzione (tangenti, opere pubbliche gonfiate, cemento depotenziato, etc. etc.)
--debito pubblico stratosferico che ormai nemmeno lontanamente riteniamo di poter in qualche modo governare; infatti nessun governo ha mai posto negli obiettivi perseguibili il rientro verso dimensioni presentabili al resto del mondo avanzato. In Occidente -pure questo primato del debito pubblico sfuggito ad ogni possibilità di gestione- lo condividiamo con la Grecia.
--il Mezzogiorno del Paese dall'Unità d'Italia in poi è stat considerato "irrecuperabile"  dal punto di vista socio-economico e quindi da sempre è stato trascurato sul piano infrastrutturale e degli investimenti utili alla civiltà. Questa circostanza dimezza, o comunque riduce, il potenziale produttivo del sistema paese.



Gli economisti ed i sociologi allungherebbero di molto questi tre punti che abbiamo accennato; essi da soli hanno implicazioni che ancora per decenni e decenni terranno il nostro Paese lontano dai paesi di punta dell'Europa e dell'Occidente che -se vogliamo crescere-  per noi devono restare riferimento e motivo di sprone e non (come erroneamente pensano i populisti) impedimento alla nostra crescita.


Il populismo dilagante nel nostro Paese non e' -dal nostro punto di vista- figlio dei "cattivoni" dell'Europa o dell'euro, e' figlio di una cultura inadeguata della classe dirigente italiana e di noi tutti cittadini che vorremmo sostituirci alla classe dirigente per comportarci possibilmente secondo i medesimi parametri di essa.
A noi italiani piace additar la colpa degli insuccessi agli altri.