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martedì 14 febbraio 2017

Hanno detto ... ...

La ricostituzione della
Sinistra
PAOLO GALLOautore del libro “La Bussola del Successo”
«Al momento la mancanza di fiducia si respira in ogni angolo del mondo. Ad esempio assistiamo ad una distribuzione della ricchezza totalmente squilibrata, l'1% della popolazione possiede il 95% dalla richezza, roba da vergognarsi». 
I nostri nonni, che sono nati tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, avevano una possibilità su cento di arrivare a cento anni. Per i bimbi che nascono oggi questa possibilità cresce fino al 40%. L’aspettativa di vita che all’inizio del ‘900 era a 65 anni e oggi è a 82, si sta avvicinando a cento anni. Questa è la bella prospettiva. 
Nel momento in cui questo accade, però, succede che devi ripensare alla tua curva di apprendimento. Non puoi smettere di studiare per 65 anni, in un mondo che corre sempre più velocemente. E anche il welfare non è più sostenibile, non è pensabile che lo stato possa pagare pensioni per 30-40 anni nè tantomeno che il sistema sanitario possa farsi carico di aspettative di vita vicini ai 100 anni. 
A Davos cerchiamo di trasmettere e di insegnare un approccio sistemico per decodificare la complessità. In questo caso un'aspettativa di vita più lunga deve essere collegata ai sistemi educativi, a pensioni, sistemi sanitari, demografia.

Quando questo accade, la politica non si può pensare funzioni ancora così. Bisogna ripensare tutto in modo radicale. E se dici alle persone che andrà tutto bene e uguale a prima, dici una bugia. Perché non è più possibile. In Italia si sono scannati per mesi sul referendum, e ci ritroviamo con le stesse persone sulla scena da decenni senza che nessuno dei problemi evidenziati venga risolto. Manca un Progetto vero, si vivacchia tra partite di calcio, festival di San Remo e scandali squallidi. Da fuori, vivo all'estero dal 1992, ho la netta sensazione di vedere i polli portati da Renzo dei Promessi Sposi. 
Nazioni come la Finlandia hanno invece già capito che tutto parte dall'educazione e dalla scuola: non studiano più storia, matematica, geografia come materie separate ma hanno cambiato radicalmente i sistemi educativi per abituare le persone a studiare per tutto l’arco della loro vita.

Adopero parole non alla moda. Giustizia Sociale. Etica. Rispetto delle regole. Merito. Decenza. Rispetto degli altri e della collettività, degli anziani. Trasparenza. Avere una bussola morale – il tema del mio libro – non solo la ricerca di profitto a tutti i costi, Ad esempio a Davos abbiamo consiviso uno studio rilevante. Al momento il rapporto tra lo stipendio di un Ceo e di un dipendente medio è 1 a 130. Come possiamo accettarlo? C’è uno studio della Banca Mondiale che dimostra che la soglia critica, affinché sia socialmente accettabile, è invece di 1 a 15. Il voto a Trump è la risposta a questo, né più né meno. Il giocattolo si è rotto. E non a caso ci sono molti Ceo che hanno cambiato radicalmente il modo in cui gestiscono le aziende. A Davos c’era il più grande produttore di yogurt Usa, distribuisce la metà dei profitti ai propri dipendenti, aiuta a costruire scuole, si è ridotto lo stipendio, non guadagna poi tanto. Molti hanno cambiato le regole delle loro aziende e delle loro società, chi ha rubato o chi è incompetente ha dovuto lasciare. È l’unica strada possibile, non abbiamo alternative e non abbiamo più molto tempo per farlo.

MAURIZIO BALISTRERI, filosofo, collaboratore fondazione Pietro Nenni

Le prime parole di Benoit Hamon dopo la vittoria alle primarie per il candidato della sinistra alle presidenziali francesi del prossimo 23 aprile, rivolte agli elettori, sono state: “Avete lanciato un messaggio chiaro di speranza e di rinnovamento, voglio scrivere una nuova pagina dalla sinistra e della Francia. Insieme abbiamo deciso di fare della questione sociale e della questione ecologica due elementi fondamentali di un nuovo progetto”.
Un candidato di sinistra autentica dunque, su posizioni diverse dal moderatismo di Hollande e del partito socialista europeo, sempre più omologato all’ordoliberalismo della Merkel, in grado di partecipare al circuito di una nuova sinistra, unita e plurale, con il laburista James Corbyn e con nuove esperienze come Podemos in Spagna e lo spirito originario di Syriza in Grecia, che guardi anche al programma di Bernie Sanders per le passate presidenziali americane, che ponga al centro i diritti sociali, il lavoro e il contrasto al potere della finanza globale.
Anche in Italia ci sono fermenti per la costruzione di una nuova sinistra, in grado di tenere assieme valori e tradizioni diverse, dal riformismo socialista all’ambientalismo consapevole e a posizioni politiche più radicali, distinta e diversa dalla deriva centrista del Pd e da un antagonismo ideologico sterile e protestatario, per candidarsi al governo del paese, contro l’austerity teutonica e il suo monetarismo, per una politica economica e sociale che metta la piena occupazione, l’estensione del welfare state in una logica di inclusione, un nuovo diritto del lavoro. Si tratta di un laboratorio a cui contribuiscono sia l’iniziativa di Massimo D’Alema che la fase costituente di Sinistra Italiana e la straordinaria mobilitazione di popolo nella battaglia per il No nel referendum costituzionale.
ROBERTO SPERANZA, deputato minoranza pd
“Il punto di fondo è che rispetto ad un mondo che è cambiato e rispetto a questa domanda di protezione che sta arrivando dai ceti più deboli che non riconosco più la sinistra come interlocutore principale, noi siamo di fronte ad una incapacità di offrire una risposta. Il congresso è auspicabile e ha senso se prova a partire da qui e serva ad avvicinarci ad un mondo che si è allontanato da noi”.
“Io, caro segretario, sono tra quelli che ha favorito l’inizio dei tuoi 1000 giorni a Palazzo Chigi. Ero convinto nel febbraio 2014 che di fronte ad un fiume in piena che ci stava arrivando addosso, la tua presenza a palazzo Chigi fosse una diga più alta. Ma ora penso che dopo 1000 giorni di governo quella diga non regge più, perché alcune scelte di fondo che hanno riguardato il corpo sociale di questo paese, che abbiamo fatto non hanno convinto“.
“Sento parlare di scissione, continuamente. A me non fa paura la scissione nel futuro, a me fa paura la scissione che c’è già stata. Solo io vedo che c’è un pezzo della nostra gente che abbiamo perso per strada? Come nel mondo della scuola, dove c'è stata una grande frattura. Se ci sarà un congresso è un congresso che servirà a ricucire un popolo”.