Stiamo riportando di volta in volta un articolo della Costituzione Italiana e nel contempo ci proponiamo di tracciare il percorso che i paesi europei e dell'Occidente hanno seguito nel sancire i diritti di libertà individuali e nel far proprie le regole di democrazia all'interno di ciascuna comunità nazionale e locale.
StatCounter
giovedì 24 giugno 2021
Repubblica Italiana. I cittadini ... l'uomo libero, l'uomo consapevole (6)
24 Giugno. Iconografia, onomastici e rievocazioni
mercoledì 23 giugno 2021
Il colera a Palermo. La pandemia del 1836 ... ... Ing. Luigi Cannella
184 anni fa, il 22 giugno 1837, giunse a Palermo il "Colera".
Nel 1836 il morbo aveva raggiunto la popolosa città di Napoli, capitale del Regno delle Due Sicilie di Ferdinando II di Borbone. Il giovane ed esuberante sovrano era nato nel Palazzo dei Normanni di Palermo nel 1810 e, appena venne a conoscenza dell'epidemia, istituì l'Alto Consiglio Sanitario, organizzò l'isolamento degli ammalati più gravi a Nisida, si recava nei quartieri più poveri per distribuire medicine e cibo ai più bisognosi, visitava gli ospedali e controllava personalmente che le sue disposizioni venissero rispettate.
In Sicilia il Principe Pietro Lanza di Scordia, Pretore di Palermo, istituì un Cordone Sanitario con Quarantena di 21 giorni, chiuse porti e mercati, istituì il Lazzaretto della Guadagna, creò strutture sanitarie in tutti i quartieri della città. Le autorità sanitarie diffusero norme igieniche e regole alimentari. Non essendosi verificati più casi di colera dal 17 marzo 1837, il Magistrato Sanitario dispose l'allentamento delle misure sanitarie. I siciliani, tranquillizzati dalla scomparsa del morbo, ritornarono alla vita normale.
Il 22 giugno giunse nel porto di Palermo una nave, proveniente da Napoli, con due cadaveri a bordo, morti, si disse, per cause naturali. Il 7 luglio, sempre del 1837, due marinai del quartiere della Kalsa morirono con dei sintomi sospetti. Il Marchese Luigi La Bruna, Segretario di Stato del Ripartimento Interni, ordinò che i due cadaveri venissero sottoposti ad autopsia presso la Facoltà Medica e risultarono morti per Colera. Fu immediatamente emessa un'ordinanza per isolare tutti coloro che avevano avuto contatti con i due marinai deceduti. Ma ormai era troppo tardi e, nel giro di pochi giorni i contagi aumentarono vertiginosamente. Nel solo mese di luglio a Palermo i morti furono circa 250.000. Una vera strage per una città che, nel censimento del 1831, aveva registrato 471.478 abitanti. Fortunatamente ai primi di settembre del 1837 il morbo di attenuo' progressivamente fino a scomparire e a Palermo tornò la vivace e rumorosa vita di sempre.
Ing. Luigi Cannella
Vita dei Comuni
In vista delle risorse del Piano di Rilancio europeo i Comuni stanno provando ad organizzarsi al meglio; soprattutto quelli piccoli che non dispongono di apparati amministrativi sempre all'altezza del nuovo ed esigente nuovo compito. Nel Corleonese si è provato ad essere preparati costituendo l'associazione dei piccoli comuni.
UNA SENTENZA RECENTE LASCIA INTRAVEDERE IL CRAC FINANZIARIO PER BEN 812 COMUNI – Non serviranno più trent’anni ma solamente tre per rimediare agli indebitamenti degli Enti Locali. La sentenza della Corte costituzionale di fine aprile in merito alla restituzione di una parte dei debiti contratti dai Comuni italiani e quelle inerenti le anticipazioni di liquidità, possibili dal 2015 in poi per il pagamento dei fornitori ha cambiato i ritmi. La Corte Costituzionale ha stabilito che le generazioni future non possono accollarsi i debiti dei quali benefici non hanno usufruito. In molti Enti locali sono insorte preoccupazioni perché dover far fronte, di punto in bianco, a una tale mole di debiti, potrebbe mandare a carte e quarantotto le da sempre esauste casse di 812 Enti che versano già a rischio fallimento, 129 dei quali già in pre-dissesto e 34 in dissesto finanziario.
Leoliuca Orlando -presidente Anci Sicilia- ha rinnovato la richiesta di avviare un tavolo di confronto tra Stato, Regione e sistema delle Autonomie locali, ied ha pure sottolineato come le devastanti conseguenze della mancata applicazione del federalismo fiscale e di interventi perequativi hanno penalizzato i comuni al punto da non metterli nelle condizioni di chiudere i bilanci e, di conseguenza, garantire i servizi essenziali ai cittadini. Nello scorso 18 giugno in sede ANCI Sicilia, numerosi sindaci hanno illustrato le principali criticità degli enti locali riferendosi, in particolare, alla riduzione dei trasferimenti regionali e nazionali, alla difficoltà nella gestione dei tributi locali e all’inadeguatezza di Riscossione Sicilia, all’alto numero di comuni in dissesto e pre-dissesto, al ritardo dei pagamenti dei debiti commerciali e alla carenza di figure professionali nei servizi finanziari, negli uffici tecnici e nei servizi sociali.
I sindaci siciliani, durante la riunione, si sono confrontati con senatori e deputati nazionali delle diverse forze politiche per analizzare le difficoltà del sistema e l’inadeguatezza dell’attuale quadro normativo, con riferimento ad aspetti di carattere finanziario e organizzativo. Gli amministratori siciliani hanno, ancora, rappresentato la necessità di chiedere al Governo nazionale “lo stanziamento straordinario di 500 milioni di euro all’anno per un triennio a favore degli enti locali siciliani, una iniezione di risorse fino alla definizione dell’attuazione dello Statuto siciliano con interventi compensativi previsti dallo stesso federalismo fiscale, e mai riconosciuti in Sicilia, in danno dei livelli essenziali delle prestazioni e dei bisogni standard”.
Reti idriche siciliane. Un buon motivo per evitare che gli acquedotti locali possano passare alle ridisegnazioni ....
Mentre in sede locale, a Contessa Entellina,
è viva la preoccupazione sul destino
della rete di approvvigionamento locale.
Capita nell'agrigentino:
Una vasta operazione di Polizia giudiziaria è in corso da questa mattina a cura dei Militari dell’Arma dei Carabinieri e della Tutela per l'Ambiente, della Guardia di Finanza e del personale della Direzione investigativa antimafia. Sono state attuate alcune misure cautelari per associazione a delinquere di "colletti bianchi", ossia funzionari di organismi pubblici collegati con i soliti politici alla siciliana. I reati contestati sono quelli tipici di chi vive prossimo alla cosa pubblica: frode in pubbliche forniture, furto, ricettazione, reati tributari, societari e in materia ambientale. Il territorio coinvolto -come dicevamo- è quello agrigentino ma in un domani, mai auspicabile, potrebbe essere quello del palermitano dove non mancano le pressioni per aggregare a livelli più alti ed estesi la rete, le reti di approvigionamento idrico, auutalmente a dimensioni locali. In quanto contessioti siamo tutti chiamati, alla luce di ciò che capita altrove, a difendere l'attuale assetto idrico locale. Con ovviamente tutte le possibili migliorie tecniche e gestionali.
Tornando all'indagine avviata nella mattinata di oggi, risultano fermati a disposizione dell'Autorità giudiziaria: Marco Campione, 60 anni, ex presidente di Girgenti Acque; Pietro Arnone, 58 anni, amministratore unico di Hydortecne; Calogero Patti, 53 anni; dipendente di Girgenti Acque;Angelo Piero Cutaia, 51anni, direttore amministrativo di Girgenti Acque; Gian Domenico Ponzo, 54 anni, direttore generale Girgenti Acque; Francesco Barrovecchio, 61 anni, responsabile tecnico Hydortecne; Calogero Sala, 61 anni, direttore tecnico e progettazione Girgenti Acque; Igino Della Volpe, 63 anni, membro del consiglio di amministrazione di Girgenti Acque.Tutti personaggi che evidentemente nella struttura idrica sovracomunale hanno ritenuto di poter operare dimenticando il ruolo pubblico.
Le investigazioni compiute attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e di servizi di osservazioni, controllo e pedinamento hanno inoltre puntato alla verifica dei bilanci societari e ai flussi finanziari. Fra gli indagati, circa una novantina, c'è il presidente Ars Miccichè e il parlamentare nazionale Scoma.
«Falsi in bilancio ed un sistema di accentramento degli appalti in capo alle imprese del presidente del consiglio di amministrazione di Girgenti Acque, Marco Campione, hanno permesso allo stesso di operare in regime di monopolio con relativi guadagni», dicono i magistrati.
Si attendono nelle prossime ore le dichiarazioni alla stampa degli investigatori.
Il mondo in cui viviamo. Polemiche, ironie e punti di vista lontani l'uno dall'altro
Secondo la Nota inviata da monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, il ddl Zan violerebbe in "alcuni contenuti l'accordo di revisione del Concordato". Nota Verbale, quella della Segreteria di Stato vaticano, che è stata "consegnata informalmente all'Ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede il 17 giugno 2021"
Secondo il direttore della Sala Stampa della Santa Sede la Nota non vuol essere un tentativo di "bloccare la legge ma una richiesta di rimodulazione per consentire alla Chiesa di esercitare la libertà pastorale, educativa e sociale".
A preoccupare la Santa Sede è l'articolo 7 del ddl "Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilita'", che non esenterebbe le scuole private dall'organizzare attività in occasione della costituenda Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia e la transfobia. Il ddl Zan quindi attenterebbe alla "libertà di pensiero" dei cattolici. Sembrerebbe di capire che non si contesta la legittimità di tutelare determinate categorie di persone, ma si segnala il rischio di ferire libertà sancite dal Concordato, commenta il costituzionalista Cesare Mirabelli..
La giornalista Michela Murgia vede la polemica Chiesa/Stato (Legge Zan) come di seguito.
"Cavour-cioè il liberalismo- morendo disse: libera Chiesa in libero Stato. Spiegatelo ai liberali dei miei stivali per cui la Chiesa è oscurantista se difende la sua libertà di opinione".
Il giornalista Antonio Polito, non sappiamo se con ironia o sarcasmo o serietà vede la polemica CONTE/GRILLO cosi: Il nuovo statuto di Conte bloccherebbe a tutti interviste e dichiarazioni senza il consenso del capo. Finirà che dovremo difendere la libertà di parola di Grillo.
Poi Polito scrive, su un differente tema: Secondo me sulla legge Zan ci vuole un po’ di cacciavite
I giornali
Castelli e casali. Dagli arabi agli aragonesi: piccoli appunti e suggerimenti (4)
La Sicilia Bizantina
Qual'era il profilo istituzionale dell'Isola dopo il crollo definitivo dell'Impero romano d'Occidente ?
-I goti di Teodorico avevano fondato nell'Isola -durante il loro dominio- sei monasteri di tradizione latina, tutti concentrati nel palermitano, dal momento che la Sicilia Orientale, con Siracusa che fungeva da capitale storica, la popolazione era di cultura e lingua greca.
1) -Quando l'Impero Romano d'Oriente decise di farla finita con gli invasori Goti, di cui peraltro in più occasioni belliche si era avvalso, secondo lo storico Procopio, una numerosa e potente flotta al comando di Bellisario arrivò sulle coste orientali dell'Isola; era stata inviata nel nord dell'Africa, ma improvvisamente l'ordine fu di puntare verso la Sicilia. Come luogo di sbarco fu individuata punta Secca, nell'area del ragusano. La scelta di un'area disabitata e disagevole per un corpo di spedizione di 18mila uomini fu premeditata dal momento che il grosso delle forze gotiche era distribuito fra il palermitano ed il messinese. Fra i motivi di quella scelta c'era di bloccare il flusso di esportazione di grano che da lì arrivava nelle aree africane ancora in mano ai Vandali. Il progetto politico dell'imperatore Giustiniano, di cui Bellisario era l'interprete, era quello di riconquistare tutte le terre del già Impero Romano d'Occidente.
2) -La cultura romano orientale era improntata per intero al concetto di "Impero Universale". Da qui l'avversione e le continue guerre contro gli avari dell'Africa, i bulgari slavi, i persiani ....
3) -Come abbiamo già scritto nella precedente pagina la conquista bizantina della Sicilia fu rapidamente raggiunta nel 535, anche se alcune resistenze sporadiche perdurarono per un paio di decenni. Per un ventennio la Sicilia divenne il granaio di tutti gli eserciti imperiali impegnati su vari fronti. Granaio che ebbe -ne tratteremo in seguito- il cuore, uno dei centri di massimo rilevanza, nella Sicilia centro-meridionale che includeva anche l'attuale territorio contessioto. Torneremo sul tema quando discuteremo del "Castello di Calatamauro".
martedì 22 giugno 2021
Idee e richieste. Come superare le attuali difficolta
Per le Organizzazioni sindacali si può uscire dagli affanni del sistema economico salvaguardando la solidarietà sociale
Castelli e casali. Dagli arabi agli aragonesi: piccoli appunti e suggerimenti (3)
Il proposito delle pagine "Castelli e casali. .."
Vogliamo contribuire a dare senso e comprensione ai tanti perchè del territorio su cui sorge Contessa Entellina, la località entro cui tanti di noi siamo nati ed abbiamo trascorso parte degli anni della vita. La stessa località in cui sono nati e poi emigrati tanti antenati di gente che oggi vive in vari paesi del pianeta. Gente in diaspora che conserva memoria dei racconti familiari.
Ci proponiamo di raccontare la vicenda storica della Sicilia Occidentale e per quanto potra' risultare documentabile la vicenda storica di quella parte più delimitata che costituisce il territorio su cui insiste la comunità di Contessa Entellina. Fermeremo -per intanto- la ricostruzione storica e la narrazione al XV-XVI secolo, il periodo in cui il territorio accoglie gli arbëreshë e quando, indipendentemente dai nuovi arrivati, l'assetto socio-economico ed istituzionale della Sicilia cambierà sia pure con tempi lenti il proprio volto: al Medio Evo subentrerà infatti l'Evo Moderno.
Questa breve introduzione spiega gia' la titolazione "Castelli e casali. ...".
===
Alcuni flash, dal crollo dell'Impero d'Occidente
1) Era l'anno 440 quando nei pressi di Marsala (allora Lilibeo) sbarcarono i "Vandali" di Genserico, provenienti dall'Africa. Di quell'evento nella memoria dell'Isola è rimasta traccia fino ai nostri giorni: ovunque in Sicilia -ogni volta che avvengono disavventure che siano naturali o prodotte dagli uomini- si è soliti esclamare "pare che siano passati i Vandali". Dove i Vandali passavano effettivamente facevano terra bruciata; i testi di storia ricordano -fra i mille e mille eccidi- l'assassinio di due vescovi, Pascasino di Lilibeo e Mamiliano di Palermo. Genserico dopo parecchie scorrerie e ruberie tornò in Africa, ma nel 455, con il nuovo quadro politico che registrava l'ormai irreversibile declino dell'Impero Romano in Occidente, tornò per saccheggiare quanto c'era ancora a testimonianza e ricordo della civiltà romana.
2) L'Impero d'Oriente con capitale Costantinopoli nel prendere atto dell'irreversibile crollo della parte occidentale dell'eredità e della civiltà romana tardò a raccogliere i fili della riscossa. Un suo ufficiale, Marcellino, con le truppe imperiali riuscì a impadronirsi dell'Isola ma non per incorporala nell'Impero di Costantinopoli. Avvenne successivamente che ad Agrigento nel 456 le truppe romano-bizantine sconfissero i Vandali e misero pure in fuga i ribelli al seguito di Marcellino, costretto a ritirarsi in Dalmazia. Avvenne ancora, che nel 463, il vandalo Genserico -memore delle ricchezze che sussistevano nell'Isola- sbarcò nuovamente per ulteriori saccheggi. A liberare l'Isola fu ancora -in seguito al perdono imperiale- Marcellino, affiancato questa volta da Basilisco, fratello dell'Imperatore Leone che siedeva a Costantinopoli.
![]() |
| Simbolo della presenza ostrogota in Sicilia. |
4) I rapporti di Teodorico con l'Impero via via si inasprirono e nel 524 l'Imperatore Giustino dispose la chiusura di tutte le chiese ariane presenti nell'Isola. Fu quello un periodo di vaste sommosse e quando il 30 agosto 526 Teodorico morì il governo di Costantinopoli decise di assumere in proprio il controllo dell'Isola. D'altronde erano forti i legami culturali e religiosi oltre che commerciali della Sicilia e del meridione italiano con l'Impero. Alla guida della Sicilia fu inviato il generale Belisario che la liberò dalla presenza gotica.
Iniziò per la storia della Sicilia l'epoca bizantina che sarebbe durata fino all'827.
NOTE:
==Con il governo bizantino in Sicilia continua a permanere la precedente giurisdizione religiosa costantinopolitana. Continua pure la sopravvivenza nell'uso corrente della popolazione della lingua greca, qui radicata sin dall'era classica.
==Mediante il blog compiremo i percorsi storici che ci siamo proposti in materia di territorio, viabilità, casali e castelli della Sicilia Occidentale proprio a cominciare dal periodo bizantino, con Bellissario. Il tutto entro modalità, linguaggio e spazi utili per un blog. Altro potrà essere l'edizione libraria.
lunedì 21 giugno 2021
Recovery Plan. Scorriamolo poco alla volta (11)
Riportiamo la "premessa" del piano italiano,
presentato alla Commissione Europea dal governo Draghi,
di cui attendiamo le determinazioni finali.
*** *** ***
PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA
PREMESSA
La pandemia di Covid-19 ha colpito l’economia italiana più di altri Paesi europei. Nel 2020, il prodotto interno lordo si è ridotto dell’8,9 per cento, a fronte di un calo nell’Unione Europea del 6,2.
L’Italia è stata colpita prima e più duramente dalla crisi sanitaria. Le prime chiusure locali sono state disposte a febbraio 2020, e a marzo l’Italia è stata il primo Paese dell’UE a dover imporre un lockdown generalizzato. Ad oggi risultano registrati quasi 120.000 decessi dovuti al Covid-19, che rendono l’Italia il Paese che ha subito la maggior perdita di vite nell’UE. La crisi si è abbattuta su un Paese già fragile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale. Tra il 1999 e il 2019, il Pil in Italia è cresciuto in totale del 7,9 per cento. Nello stesso periodo in Germania, Francia e Spagna, l’aumento è stato rispettivamente del 30,2, del 32,4 e del 43,6 per cento. Tra il 2005 e il 2019, il numero di persone sotto la soglia di povertà assoluta è salito dal 3,3 per cento al 7,7 per cento della popolazione – prima di aumentare ulteriormente nel 2020 fino al 9,4 per cento. Ad essere particolarmente colpiti sono stati donne e giovani. L’Italia è il Paese dell’UE con il più alto tasso di ragazzi tra i 15 e i 29 anni non impegnati nello studio, nel lavoro o nella formazione (NEET).
Questi ritardi sono in parte legati al calo degli investimenti pubblici e privati, che ha rallentato i necessari processi di modernizzazione della pubblica amministrazione, delle infrastrutture e delle filiere produttive. Nel ventennio 1999-2019 gli investimenti totali in Italia sono cresciuti del 66 per cento a fronte del 118 per cento nella zona euro. In particolare, mentre la quota di investimenti privati è aumentata, quella degli investimenti pubblici è diminuita, passando dal 14,6 per cento degli investimenti totali nel 1999 al 12,7 per cento nel 2019. Un altro fattore che limita il potenziale di crescita dell’Italia è la relativa lentezza nella realizzazione di alcune riforme strutturali. Nonostante i progressi degli ultimi anni, permangono ritardi eccessivi nella giustizia civile: in media sono necessari oltre 500 giorni per concludere un procedimento civile in primo grado. Le barriere di accesso al mercato restano elevate in diversi settori, in particolare le professioni regolamentate. Tutto ciò ha un impatto negativo sugli investimenti e sulla produttività. Questi problemi rischiano di condannare l’Italia a un futuro di bassa crescita da cui sarà sempre più difficile uscire.
La storia economica recente dimostra, tuttavia, che l’Italia non è necessariamente destinata al declino. Nel secondo dopoguerra, durante il miracolo economico, il nostro Paese ha registrato tassi di crescita del Pil e della produttività tra i più alti d’Europa. Tra il 1950 e il 1973, il Pil per abitante è cresciuto in media del 5,3 per cento l’anno, la produzione industriale dell’8,2 per cento e la produttività del lavoro del 6,2 per cento. In poco meno di un quarto di secolo l’Italia ha portato avanti uno straordinario processo di convergenza verso i paesi più avanzati. Il reddito medio degli italiani è passato dal 38 al 64 per cento di quello degli Stati Uniti e dal 50 all’88 per cento di quello del Regno Unito. Tassi di crescita così eccezionali sono legati ad aspetti peculiari di quel periodo, in primo luogo la ricostruzione post-bellica e l’industrializzazione di un Paese ancora in larga parte agricolo, ma mostrano anche il ruolo trasformativo che investimenti, innovazione e apertura internazionale possono avere sull’economia di un Paese.
L’Unione Europea ha risposto alla crisi pandemica con il Next Generation EU (NGEU). È un programma di portata e ambizione inedite, che prevede investimenti e riforme per accelerare la transizione ecologica e digitale; migliorare la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori; e conseguire una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale. Per l’Italia il NGEU rappresenta un’opportunità imperdibile di sviluppo, investimenti e riforme. L’Italia deve modernizzare la sua pubblica amministrazione, rafforzare il suo sistema produttivo e intensificare gli sforzi nel contrasto alla povertà, all’esclusione sociale e alle disuguaglianze. Il NGEU può essere l’occasione per riprendere un percorso di crescita economica sostenibile e duraturo rimuovendo gli ostacoli che hanno bloccato la crescita italiana negli ultimi decenni.
L’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del NGEU: il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF) e il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori d’Europa (REACT-EU). Il solo RRF garantisce risorse per 191,5 miliardi di euro, da impiegare nel periodo 2021- 2026, delle quali 68,9 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto. L’Italia intende inoltre utilizzare appieno la propria capacità di finanziamento tramite i prestiti della RRF, che per il nostro Paese è stimata in 122,6 miliardi.
Il dispositivo RRF richiede agli Stati membri di presentare un pacchetto di investimenti e riforme: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Questo Piano, che si articola in sei Missioni e 16 Componenti, beneficia della stretta interlocuzione avvenuta in questi mesi con il Parlamento e con la Commissione Europea, sulla base del Regolamento RRF. Le sei Missioni del Piano sono: digitalizzazione,
innovazione, competitività, cultura e turismo;
rivoluzione verde e transizione ecologica;
infrastrutture per una mobilità sostenibile;
istruzione e ricerca;
inclusione e coesione;
salute.
Il Piano è in piena coerenza con i sei pilastri del NGEU e soddisfa largamente i parametri fissati dai regolamenti europei sulle quote di progetti “verdi” e digitali. Il 40 per cento circa delle risorse territorializzabili del Piano sono destinate al Mezzogiorno, a testimonianza dell’attenzione al tema del riequilibrio territoriale. Il Piano è fortemente orientato all’inclusione di genere e al sostegno all’istruzione, alla formazione e all’occupazione dei giovani. Inoltre contribuisce a tutti i sette progetti di punta della Strategia annuale sulla crescita sostenibile dell’UE (European flagship).
Gli impatti ambientali indiretti sono stati valutati e la loro entità minimizzata in linea col principio del “non arrecare danni significativi” all’ambiente (“do no significant harm” – DNSH) che ispira il NGEU.
Il Piano comprende un ambizioso progetto di riforme. Il governo intende attuare quattro importanti riforme di contesto
– pubblica amministrazione, giustizia, semplificazione della legislazione e promozione della concorrenza.
La riforma della pubblica amministrazione migliora la capacità amministrativa a livello centrale e locale; rafforza i processi di selezione, formazione e promozione dei dipendenti pubblici; incentiva la semplificazione e la digitalizzazione delle procedure amministrative. Si basa su una forte espansione dei servizi digitali, negli ambiti dell’identità, dell’autenticazione, della sanità e della giustizia. L’obiettivo è una marcata sburocratizzazione per ridurre i costi e i tempi che attualmente gravano su imprese e cittadini.
La riforma della giustizia ha l’obiettivo di affrontare i nodi strutturali del processo civile e penale e rivedere l’organizzazione degli uffici giudiziari. Nel campo della giustizia civile si semplifica il rito processuale, in primo grado e in appello, e si implementa definitivamente il processo telematico. Il Piano predispone inoltre interventi volti a ridurre il contenzioso tributario e i tempi della sua definizione. In materia penale, il Governo intende riformare la fase delle indagini e dell’udienza preliminare; ampliare il ricorso a riti alternativi; rendere più selettivo l’esercizio dell’azione penale e l’accesso al dibattimento; definire termini di durata dei processi. La riforma finalizzata alla razionalizzazione e semplificazione della legislazione abroga o modifica leggi e regolamenti che ostacolano eccessivamente la vita quotidiana dei cittadini, le imprese e la pubblica amministrazione.
La riforma interviene sulle leggi in materia di pubbliche amministrazioni e di contratti pubblici, sulle norme che sono di ostacolo alla concorrenza, e sulle regole che hanno facilitato frodi o episodi corruttivi. Un fattore essenziale per la crescita economica e l’equità è la promozione e la tutela della concorrenza. La concorrenza non risponde solo alla logica del mercato, ma può anche contribuire ad una maggiore giustizia sociale. La Commissione europea e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, nella loro indipendenza istituzionale, svolgono un ruolo efficace nell’accertare e nel sanzionare cartelli tra imprese, abusi di posizione dominante e fusioni o acquisizioni di controllo che ostacolano sensibilmente il gioco competitivo. Il Governo s’impegna a presentare in Parlamento il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza e ad approvare norme che possano agevolare l’attività d’impresa in settori strategici, come le reti digitali, l’energia e i porti. Il Governo si impegna inoltre a mitigare gli effetti negativi prodotti da queste misure e a rafforzare i meccanismi di regolamentazione. Quanto più si incoraggia la concorrenza, tanto più occorre rafforzare la protezione sociale.
Il Governo ha predisposto uno schema di governance del Piano che prevede una struttura di coordinamento centrale presso il Ministero dell’economia. Questa struttura supervisiona l’attuazione del Piano ed è responsabile dell’invio delle richieste di pagamento alla Commissione europea, invio che è subordinato al raggiungimento degli obiettivi previsti. Accanto a questa struttura di coordinamento, agiscono strutture di valutazione e di controllo. Le amministrazioni sono invece responsabili dei singoli investimenti e delle singole riforme e inviano i loro rendiconti alla struttura di coordinamento centrale. Il Governo costituirà anche delle task force locali che possano aiutare le amministrazioni territoriali a migliorare la loro capacità di investimento e a semplificare le procedure. Il Governo stima che gli investimenti previsti nel Piano avranno un impatto significativo sulle principali variabili macroeconomiche. Nel 2026, l’anno di conclusione del Piano, il prodotto interno lordo sarà di 3,6 punti percentuali più alto rispetto all’andamento tendenziale. Nell’ultimo triennio dell’orizzonte temporale (2024-2026), l’occupazione sarà più alta di 3,2 punti percentuali. Gli investimenti previsti nel Piano porteranno inoltre a miglioramenti marcati negli indicatori che misurano i divari regionali, l’occupazione femminile e l’occupazione giovanile. Il programma di riforme potrà ulteriormente accrescere questi impatti.
Il PNRR è parte di una più ampia e ambiziosa strategia per l’ammodernamento del Paese. Il Governo intende aggiornare le strategie nazionali in tema di sviluppo e mobilità sostenibile; ambiente e clima; idrogeno; automotive; filiera della salute. L’Italia deve combinare immaginazione, capacità progettuale e concretezza, per consegnare alle prossime generazioni un Paese più moderno, all’interno di un’Europa più forte e solidale.
Repubblica Italiana. I cittadini ... l'uomo libero, l'uomo consapevole (5)
Le istituzioni democratiche di cui -almeno nel mondo occidentale- godiamo sono frutto, o comunque derivati dalla Rivoluzione francese. E lo sono non tanto come conseguenza diretta. In ogni paese, da quel fine XVIII secolo, sono seguite lotte, successi e ritorni all'indietro, prima che la democrazia si affermasse un pò ovunque in Occidente.
I rivoluzionari francesi (come pure quelli americani) in quel fine Settecento sapevano bene quali fossero i diritti a cui essi aspiravano attraverso il Parlamento e fu da loro, in quanto rappresentanti del popolo, che iniziarono ad essere emanate le "leggi" , espressioni esclusive e privilegiate della "rappresentanza popolare".
Il segno più evidente e permanente dell'avvenuto cambio di regime, di abbattimento dell'ancien regime, e' stato proprio l'attribuzione del potere di legiferare ad un organismo, il Parlamento, non più espressione delle scelte regie.
I primi provvedimenti post rivoluzionari sembrarono promettere un codice generale delle leggi che fosse semplice, chiaro e conforme allo spirito di ciò che veniva previsto nella legge fondamentale, la Costituzione. L'interesse posto dai rivoluzionari francesi ed americani possedeva radici e motivazioni filosofiche. La gran parte degli uomini di spicco della rivoluzione francese del 1789 si erano infatti forgiati con la filosofia cartesiana e per loro i postulati razionali erano irrinunciabili.
(Segue)
domenica 20 giugno 2021
Dubbi e pandemia. Quali sono le "Scienze Esatte"? ... ... Ing. Luigi Cannella
Spesso di sente ripetete, specialmente in questo periodo di "Pandemia" che "La Medicina non è una Scienza Esatta".
Ma quali sono le "Scienze Esatte"???
Di "Esatto" in questo mondo esistono solo i "Modelli Matematici" e gli "Algoritmi di Calcolo" che, se applicati correttamente, possono farci pervenire a delle soluzioni "Attendibili".
Faccio un esempio pratico: se dovessi progettare una Struttura seguirei un "Metodo di Calcolo" consolidato dalla ricerca scientifica, dall'esperienza e regolato dalle "Norme di Legge". Ma per quanto tale "Metodo" possa essere scrupolosamente eseguito e ripetutamente controllato esso deve necessariamente tenere conto di "Valori" (ex: resistenza dei materiali utilizzati ecct.) scelti in "Condizione di Incertezza". Mi riferisco ai cosiddetti "Fattori di Confidenza" esprimibili numericamente in funzione dei "Livelli di Conoscenza".
Tali ultimi sono basati su giudizi "discrezionali" anche se "guidati" dalle "Normative Tecniche" di riferimento. Per fortuna oggi ci siamo finalmente liberati dai "Metodi di Calcolo Deterministici" che assicuravano "False Certezze" e utilizziamo "Metodi di Calcolo Probabilistici" la cui affidabilità di basa su una sistematica e scrupolosa "Analisi dell'Incertezza" e sulla "Valutazione del Rischio" associato al "Modello di Calcolo".
Solo così possiamo affermare e certificare che il risultato dei nostri calcoli può definirsi "Accettabile" e significatamente "Affidabile".
Ing. Luigi Cannella
Contessa Entellina. Quella domenica di cinquantatre anni fa
Estratti dalla
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE
D'INCHIESTA SULL'ATTUAZIONE DEGLI INTERVENTI PER LA RICOSTRUZIONE
E LA RIPRESA SOCIO - ECONOMICA DEI TERRITORI DELLA VALLE DEL BELICE
COLPITI DAI TERREMOTI DEL GENNAIO 1968
(Istituita con legge 30 marzo 1978, n. 96)
Prima parte pubblicata Pigiare qui) Seconda parte pubblicata (Pigiare qui) Terza parte pubblicata (Pigiare qui) Quarta parte pubblicata (Pigiare qui) Quinta parte pubblicata (Pigiare qui) Sesta parte pubblicata (Pigiare qui) Settima parte pubblicata (Pigiare qui) Ottava parte pubblicata (Pigiare qui) Nona parte pubblicata (Pigiare qui) Decima parte (Pigiare qui) Undicesima parte (Pigiare qui) Dodicesima parte (Pigiare qui) Tredicesima parte (Pigiare qui), Quattordicesima parte (Pigiare qui), Quindicesima parte (Pigiare qui), Sedicesima parte (Pigiare qui), Diciassettesima parte (Pigiare qui), Diciottesima parte (Pigiare qui), Diciannovesima parte (Pigiare qui). Ventesima parte (Pigiare qui), Ventunesima parte (Pigiare qui), Ventiduesima parte (Pigiare qui), Ventitreesima parte (Pigiare qui), Ventiquattresima parte (Pigiare qui)
Grandi maestri
L'inquietudine
Molte coscienze inquiete sono oggi in crisi, in una crisi dolorosa, perché per esse i partiti non hanno rispettato la verità, non hanno avuto tolleranza e hanno in qualche modo tradito gli stessi ideali dai quali erano nati.
Sandro Pertini
politico, giornalista e partigiano
1896-1990















