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sabato 10 novembre 2012

Comuni e regioni al collasso finanziario. La colpa non è del governo di Roma ma degli elettori che scelgono amministratori mascalzoni

Si susseguono le voci sulle gravi difficoiltà in cui versano gli enti territoriali della nostra isola. E non si tratta solamente di piccoli comuni, ma anche di grosse realtà che comprendono le città capoluogo (Messina, Catania, Palermo) e persino l'ente principale, la Regione Sicilia.
I sindaci dell'agrigentino, con l'aggiunta di quelli della Valle del Belice si sono oggi riuniti a Ribera per discuterne. Come era immaginabile la filosofia che si insegue è quella del piagnisteo, del vittimismo. Non c'è da meravigliarsi,  la classe politica molto mediocre di questa seconda repubblica è priva di cultura e quel poco di "spirito", quando c'è, che la anima deriva dalle scorie del protestare per protestare di antica origine ideologica della prima repubblica.
Cosa vogliono i sindaci in difficoltà ? non c'è da pensarci: chiedono che altri (lo Stato) si faccia carico delle voragini dei conti che le amministrazioni in carico o quelle che le hanno precedute hanno procurato alle collettività.
Qualcuno facendosi fuorviare dai demagoghi, che purtroppo nella nostra terra non mancano, cerca di addebitare le difficoltà attuali  ai tagli della spesa pubblica portati avanti dal governo Monti ma intrapresi in precedenza pure dal governo Berlusconi-Tremonti. I tagli non hanno niente a che fare con i probabili soffocamenti della finanza pubblica locale. Messina non sta affondando per i tagli, non non esiste relazione fra le difficoltà finanziaria di Catania, Palermo e di Mamma Regione con i tagli alla spesa pubblica.
 
Abbiamo -in altro articolo- lasciato intendere che l'origine dei possibili "dissesti" degli enti territoriali hanno radice nella mala-gestione. Diego Cammarata, Totò Cuffaro, Raffaele Lombaredo (per richiamare alcuni nomi) sono alla radice degli odierni malesseri delle realtà da loro male-gestite.
 
Ci preme sgomberare il campo da una idea: se Mamma Regione o il Comune di Palermo dovessero fallire non interverrà lo Stato a sanare le laceranti ferite nel corpo sociale dei siciliani o dei palermitani. Pensare simili medicazioni significa non essere vissuti negli ultimi decenni nella vita pubblica del nostro paese.
In effetti molti sindaci pensano che alla fine qualcuno pagherà.
Non è così !
I disastri prodotti dai vari Cammarata, Cuffaro, Lombardo li pagheranno i cittadini che nelle urne li avevano scelti.
Pagheranno purtroppo anche quei cittadini che non hanno mai votato nè Cammarata, nè Cuffaro nè Lombardo ma che vivono nelle comunità male-governate.
 
Queste sono regole note a tutte le persone informate della vita pubblica. Solo Sindaci sprovveduti, o che vogliono fare i finti tondi pensano che sarà Mario Monti o il ministro Grilli ad aprire il portafoglio.
L'ipotesi in ogni caso è da escludere in quanto il Tesoro italiano non riesce a pagare nemmeno i suoi debiti diretti. 
 
Per capire che Palermo, la Regione Sicilia (ma ci viene in mente in questo momento  pure il comune di Piana degli Albanesi) etc. devono trovare da sè la strada e le risorse per uscire dalla situazione quasi-fallimentare ci piace percorrere la vicenda del Comune di Napoli che sta facendo tanto clamore nell'opinione pubblica.
 
Napoli, città metropolitana di prima grandezza in Italia, è stata affossata da due nomi di spicco della monenclatura della seconda repubblica. La signora Iervolino ed il signor Bassolino si stanno godendo adesso la loro im-meritata pensione, mentre l'attuale Sindaco, De Magistris, naviga nel fango di insormontabili difficoltà. 
 
De Magistris, persona integerrima, si trova a dover far fronte (senza riuscirvi) a deficit pregressi di cui è difficile quantificarne l'entità. I dati oscillano da 1,5 miliardi di euro a tre miliardi, ed anche oltre secondo altre analisi. In questi conteggi non rientrano i debiti miliardari delle aziende partecipate. Non rientrano nemmeno i debiti fuori bilancio del Comune, assai cospicui, che ancora non si riesce a misurare.
La vergogna d'Italia è che a Bassolino, alla Iervolino, mentre erano a cavallo, nessuno disse loro che erano degli emeriti incapaci e campioni di ignoranza. Avevano buona stampa non solo dai giornali di partito (L'Unità) ma da La Repubblica, Il Corriere della Sera etc.
 
Come era evidente De Magistris si è rivolto al governo nazionale. Ha chiesto aiuto (come peraltro ha fatto Leoluca Orlando per la "rogna" Gesip).
De Magistris ha premuto sul governo per avere sostegni, maggiori aiuti finanziari che lo aiutassero ad uscire dal fango lasciato dai predecessori. Nulla o pochissimo, ha ottenuto ed il sindaco si è rinchiuso nel risentimento personale nei confronti delle autorità di governo, come se non sapesse che in uno stato di diritto non sono i momentanei titolari di "ruoli" a contare ma le regole (dura lex sed lex).
 
Non serve demagogicamente additare come responsabile delle difficoltà Roma, capitale matrigna, che rifiuta le richieste di aiuto. 
La gente, i napolitani, i palermitani, i siciliani, devono ricordare che la responsabilità del forte disavanzo dei conti pubblici di Napoli, Palermo, Mamma Regione, non è dello Stato, di Roma matrigna, ma di chi ha gestito negli anni  la finanza pubblica napoletana, palermitana, siciliana. Poco conta se costoro erano Bassolino, Iervolino, Diego Cammarata, Toto Cuffaro,  Raffaele Lombardo.
I soldi malamente spesi nel clientelismo messo in atto da quegli amministratori che siano stati "bene" impiegati o che siano stati (come appare evidente) dissipati,  sono stati fruiti pur sempre da napoletani, palermitani e siciliani.
Per dirla più esplicitamente che siano finiti in sussidi, in spese di assistenzialismo oppure in (improbabili) investimenti di opere e servizi utili è certo che non ne hanno tratto beneficio nè i padani, nè i toscani nè i pugliesi.
Se nel decreto sugli enti locali quindi è contenuta una goccia di risorse pubbliche per Napoli, non significa che la collettività nazionale può accollarsi la pessima scelta fatta nelle urne di amministratori incapaci ed ignoranti effettuata dai napoletani.
 
Finora il rimedio ai dissesti degli enti locali era appunto la "dichiarazione di dissesto", che faceva scattare per molti anni l'elevazione tributaria ai livelli massimi e riduceva il gravame del personale per passaggi dolorosi.
 
A Napoli si sta pensando a dismettere in tutto o in parte il patrimonio immobiliare, storico e non. Operazione complicata anche perchè richiede competenze tecniche e professionali non di facile disponibilità.
 
De Magistris, ma la terapia vale pure per Orlando ed il neo presidente Crocetta,  dovranno puntare con grandissimo impegno politico e di capacità  progettuale  tentando di coinvolgere le risorse culturali, politiche, porofessionali che stanno accanto a loro per rompere gli schemi e le paratie fra maggioranza ed opposizione, perchè il "deficit" contabile diventi problema della comunità.
Quanta gente pensa che i problemi del Palazzo Municipale riguardano solamente il sindaco !
 
De Magistris, Orlando, Crocetta sanno molto bene che non ci si può nascondere dietro le male-amministrazioni di Bassolino, Iervolino, Cammarata, Cuffaro e Lombardo, nè si può fare del deficit l'unico obiettivo politico-gestionale, per quanto esso abbia immani dimensioni.
Servono quindi indirizzi di crescita e di sviluppo; senza di queste il disavanzo non potrà essere aggredito.
Con quali soldi ? Destinando il poco disponibile ed il tanto che potrebbe derivare dal taglio degli sprechi e dei "privilegi" al co-finanziamento degli investimenti comunitari.
Il disavanzo dei conti non può e non deve bloccare lo slancio delle forze attive (che esistono ovunque nel Meridione), forze che sanno bene che la salita è accidentata.
Conclusione: E' irragionevole attendersi sostegni particolari esterni, dal momento che le condizioni attuali dell'economia nazionale sono davvero in condizioni pietose.
Ogni realtà locale dovrà fare da sè. Ogni realtà locale dovrà mobilitare il meglio delle risorse umane e patrimoniali disponibili; soprattutto deve cacciare via i mestieranti della politica che pensano che la politica sia un comparto della vita come un altro per curare gli affari propri. Pensano che serva per campare la famiglia !!

Italia. In mano a pubblici poteri composti da mestieranti ormai prodiciamo poveri. Berlusconi intanto passa €. 2.500,oo mensili alle olgettine

Pasta, pastina, riso, biscotti, marmellata, latte, olio di semi, pelati, legumi, grana, formaggio: sono i prodotti che in pacchi o alle mense o direttamente a casa vengono distribuiti ai poveri italiani.
Il ministro per le Politiche agricole Mario Catania è responsabile del “dare da mangiare agli affamati” nel nostro paese. E di gente che ha bisogno di cibo in Italia non ne manga. Il cibo è distribuito attraverso sette associazioni caritatevoli dall'Agea, l'Agenzia per le erogazioni, utilizzando i circa 100 milioni messi a disposizione dall'Unione europea: così nel 2012 sono stati acquistati 125 milioni di prodotti alimentari destinati a circa 3milioni e 700mila poveri. Una cifra enorme che diventa drammatica se la rapportiamo all'Italia meridionale dove negli ultimi due anni la povertà è cresciuta del 45%.
Sono 600mila i poveri di Sicilia con un'incidenza sulla popolazione residente dell'11,9%. Il 12 per cento di questi sono bambini. In Italia sono invece 3.686.942, e sono cresciuti in due anni del 33 per cento.
Gli indigenti di Sicilia sono, quindi, 601.462. Di questi, 71.239 sono bambini con meno di 5 anni, mentre 87.554 sono anziani con oltre 65 anni. I dati si riferiscono a quanti chiedono aiuto alle strutture Agea. E si tratta di una richiesta di aiuto continua e costante, cui devono far fronte le 1867 strutture caritative e benefiche operanti sul territorio siciliano. Sono dati indicativi della situazione globale italiana.
L'Unione Europea dal 2014 ha deciso di tagliare il fondo destinato al sostegno degli indigenti.
La denuncia — fatta durante la conferenza stampa da Francesco Marsico in rappresentanza delle associazioni riconosciute da Agea, cioè
-Caritas,
-Sant'Egidio,
-Croce rossa,
- Banco alimentare,
- Banco opere di carità,
-Sempre insieme per la pace,
-Banco alimentare.
Come si evince da tutti gli indicatori, la crisi che si è abattuta nell’eurozona sarà ancora lunga e purtroppo il numero dei meno abbienti è destinato a salire. In particolare a soffrire di più sono le fasce dei bambini tra 0 e 5 anni e quella degli over 65.
Secondo il ministro dell’Agricoltura senza le misure adottate dal governo, «la stretta sociale sarebbe stata più pesante e più lunga». Ma nonostante tutto ciò si continua a sprecare cibo: almeno un milione di tonnellate di derrate alimentari, che non entrano nel ciclo per cattivo imballaggio o disguidi della grande distribuzione, potrebbe essere utilizzato per sostenere la povertà: una contraddizione troppo grave cui mettere mano. Infine da segnalare che per fornirsi di cibo l'Agea (esempio virtuoso: solo tre dipendenti dell'Agenzia sono preposti a questo lavoro) ha utilizzato 16 bandi comunitari.

Vergogne d'Italia. Gli amministraturi pubblici che distruggono un Ente pubblico non finiscono in galera, nè vengono loro tagliate le mani

Il Comune di Palermo non riesce a tirare in avanti


Il primo caso eclatante di un Comune “fallito” in Italia è quello di Alessandria (Piemonte). Una lunga serie di fattori, fra cui primeggia il peso ormai insostenibile delle società partecipate (divenute diffusissime) e la diminuzione dei trasferimenti statali e regionali lascia intravedere il non lontano fallimento di moltissimi comuni siciliani, è come è logico della città capoluogo, Palermo.
Le radici del crollo ovviamente sono da cogliere nel tempo, dalle gestioni disinvolte della macchina amministrativa. Dal momento del suo insediamento, avvenuto a maggio, il sindaco Leoluca Orlando, e ancora prima il commissario straordinario Luisa Latella, hanno potuto constatare la sofferenza di cassa del Comune di Palermo, sofferenza non derivata solo dalle sfavorevoli congiunture economiche della crisi dell'euro ma da condizioni strutturali.
La gestione di Diego Cammarata, nel corso dei suoi due mandati da sindaco, ha contribuito a rendere ir-reversibilmentde instabile la posizione economica del comune. I fattori che più hanno pesato nel bilancio comunale sono tre:
-la costante ascesa dei costi e dei contratti di servizio delle società partecipate,
- il numero sproporzionato di dipendenti e di consulenze esterne
-e la discutibile leggerezza nel far ricorso allo stratagemma dei debiti fuori bilancio.
Nel 2007 al termine del primo mandato Cammarata, come debiti fuori bilancio, iscritti per sentenze diventate esecutive, si è toccata la cifra di 15 mln 524 mila euro, mentre fra le partecipate, l'Amia nel corso di un solo anno, fra il 2006 e il 2007, ha di fatto più che raddoppiato i flussi di cassa garantiti dal Comune, passando da 80 a quasi 170 milioni. Quasi triplicato invece è stato il costo dell'Amat passato dai quasi 12 mln del 2006 ai 29 mln 800 mila euro circa dell'anno successivo. Leggermente più lenta è stata la crescita dei costi per la Gesip che dai 37 mln circa del 2007 ha toccato la cifra record di 81 mln nel 2009, quando è arrivata a perdere quasi 900 mila euro al mese ed è stata messa in liquidazione a fine anno.
Nel 2011 al termine del secondo e ultimo mandato Cammarata, il costo delle partecipate è lievitato sino a 293 mln di euro (pari al 37 per cento di tutto il consuntivo), in diminuzione rispetto ai 309 mln dell'anno precedente, ma ancora superiore ai 255 mln del 2007 che fecero registrare un aumento mostruoso, visto che nel 2006 il peso delle partecipate era quantificato in 146 mln circa.
In leggera diminuzione i debiti fuori bilancio: l'ultima gestione Cammarata ne ha maturati 13, 5 mln, circa la metà rispetto i 31 mln registrati l'anno precedente. La spesa per il personale, che ammonta a 278 mln per 9.579 dipendenti, supera invece il budget imposto e previsto dalla legge. Dai dati registrati dalla Ragioneria Generale si è evidenziato infatti che il rapporto della spesa per il personale è del 61, 57 per cento, superando lo sbarramento del 50 per cento di spesa previsto dalla legge (art. 76 comma 7 del DL n 112/2008), ponendo così il divieto a ogni assunzione o consulenza esterna.

venerdì 9 novembre 2012

Fare una legge elettorale contro Grillo. I radicali da mesi dicono che non si può perchè contro le prescrizioni del Consiglio d'Europa. Eppure il garante della Costituzione ....

Dichiarazione di Maurizio Turco, deputato radicale:
"Dalla mezzanotte del 18 settembre sono in sciopero della fame per il rispetto di un principio cardine per il CONSOLIDAMENTO della democrazia: non cambiare le leggi elettorali a meno di un anno dalla scadenza elettorale. Cinquanta giorni di sciopero della fame io e oltre 100 giorni, sebbene con l'obiettivo contrario, Roberto Giachetti: giorni, settimane, mesi accompagnati da un religioso silenzio. Assordante. C'è voluto Grillo per risvegliare dal tepore autunnale i giornalisti e pubblicare come un qualcosa di sensazionale quello che andiamo volantinando da tempo.
In tutto questo si continua a non tenere in debita considerazione il garante della Costituzione che da mesi istiga al cambiamento della legge elettorale senza che abbia mai detto perché bisogna comunque farlo nonostante quanto prescritto dal Consiglio d'Europa.
E non può dirlo senza aggiungere che dal 2006 solo in questi ultimi mesi, cioè quando non andrebbe fatto, ha cominciato ad farlo. Al limite dell'istigazione che sfocia nello stalking."

Gesip. E' solo l'assaggio di ben maggiori disagi sociali ?

I lavoratori Gesip continuano a protestare, a tenere sotto pressione la mobilità dei cittadini palermitani. Ogni giorno spunta fuori una ipotesi di salvezza in loro direzione, ma tutto mostra dopo ventiquattro ore  l'estemporaneità e la fragilità dell'idea.
Giorno e notte i lavoratori presidiano, a gruppi di volta in volta piccoli o consistenti, Piazza Pretoria battendo ritmicamente una sorta di tamburo assordante, però il tamburo è costituito da grossi bidoni vuoti da oli minerali a cui viene pure associato il suono vibrante di una sirena.
Non mancano nelle azioni di protesta i frequenti tentativi di bloccare il traffico cittadino, scegliendo come punto strategico che poi riverbera la ricaduta nell'intero centro storico, i Quattro Canti di Città.
Non mancano i frequenti interventi delle forze dell'ordine in tenuta anti-sommossa che provano a dissuadere i blocchi stradali.
La cosa grave è che di un problema che investe 1800 famiglie, di un problema che intacca l'immagine di una delle più grandi città d'Italia, non si è mai parlato in Consiglio Comunale, nella Sala delle Lapidi di Piazza Pretoria. Mai una pubblica seduta sul tema.
La nostra è davvero la terra del mistero.
 
 

Chi e' Rosario Crocetta. Da domani si insedia a Palazzo d'Orleans

Con l'insediamento a palazzo d'Orleans, prende avvio ufficialmente domani, sabato 10 novembre, la presidenza di Rosario Crocetta, il terzo presidente eletto direttamente dai siciliani. Sessantuno anni compiuti l'8 febbraio scorso, Crocetta, sostenuto da Pd, Udc, Psi e Api, ha ottenuto il 30,5% dei voti alle scorse regionali.
Il neo presidente della Regione e' nato a Gela, citta' di cui e' stato consigliere comunale, assessore alla Cultura e poi alla Pubblica istruzione e, soprattutto, sindaco dal 2003. Carica questa che, dopo la conferma nel 2007, ha ricoperto fino alla sua elezione al Parlamento europeo, nel 2009.
Politicamente ha sempre militato nella Sinistra, aderendo al partito Comunista e, in seguito, a Rifondazione comunista e alla Federazione dei Verdi, fino all'approdo nel Pd, nel 2008, partito nelle cui liste e' stato eletto al parlamento di Strasburgo, nella circoscrizione Italia insulare, con 150.091 preferenze.
La sua attivita' professionale lo ha visto lavorare per l'Eni, in diversi paesi del mondo, e svolgere attivita' di collaborazione giornalistica con testate come L'Unita', Il Manifesto e Liberazione. Ha pubblicato nel 1997 la raccolta di poesie ''Diario di una giostra'' e nel 2006 il lavoro ''Io ci credo. Gela, citta' della legalita''', che racconta la sua esperienza amministrativa come sindaco. Parla 4 lingue: italiano, arabo, inglese e francese. Un politico, Rosario Crocetta, noto per il suo costante impegno per la legalita' tanto da finire nel mirino della mafia che per due volte, nel 2008 e nel 2010, aveva organizzato un piano per assassinarlo. Le indagini della magistratura hanno, inoltre, fatto luce su un progetto della stidda gelese che assoldo' un killer per ucciderlo durante la processione dell'Immacolata del 2003. Per questo, Rosario Crocetta vive protetto dalla scorta. (asca)

Siamo un paese sudamericano ? Prima quel certo Rutelli, adesso il Presidente del Senato parla esplicitamente dell'esigenza di varare una legge elettorale anti-Grillo

I politicanti della seconda repubblica tremano
La legge anti Grillo prende forma e il Movimento 5 Stelle grida al golpe.
Qualche giorno fà  avevamo riportato su questo Blog gli ostacoli che la soglia del 42,5% in Parlamento poneva per la governabilità del paese. Quella soglia era stata giustificata dal proponente, quel certo Rutelli, come esigenza per non consentire un eventuale governo grillino.
Nemmeno l'intervento del presidente della commissione affari costituzionali Vizzini (pubblicato sul blog di Grillo), di un uomo della prima repubblica,  che aveva posto l'accento sull'assurdità di porre l'accento sul "remare contro grillo" di alcuni esponenti dei partiti, è servito a far riflettere la molto mediocre classe politica della seconda repubblica, ed ecco oggi infatti il presidente del Senato Renato Schifaniche fa trapelare parole chiarissime in chiave anti Grillo.
"Ce la sto mettendo tutta e ce la facciamo, altrimenti Grillo dal 30 va all'80%".
Schifani intervistato da Fiorello, dimenticandosi di essere Presidente del Senato e quindi garante delle regole e dei diritti nei confronti di tutti e "mai contro un parte" ha proseguito "Io credo che il mio ottimismo si trasformerà a breve in certezza. Vedo notevoli margini che ci lasciano pensare che a breve si arrivi a un'ampia intesa tra le forze politiche.
Le regole vanno scritte con ampio consenso: vedo una fase costruttiva tra i partiti per la legge che porterà in aula a una riforma ampiamente condivisa. I tempi - dice il presidente del Senato - ormai sono brucianti, io stimolo i partiti e loro se ne stanno facendo carico. Le lancette tra un pò si dovranno fermare".
 Il concetto è netto, limpido, tanto da far tuonare il Movimento 5 stelle che parla di "golpe".
 
Questo Blog non è affatto filo-Grillo però è certamente per la Costituzione Repubblicana. Questa non può tollerare che le istituzioni e le leggi vengano fatte contro qualcuno, si trattasse pure del peggiore degli italiani.

Regione Sicilia. Lacrime e sangue attendono la nostra terra. Se non si procede sarà ancora peggio.

Palermo, Catania e Messina si infrangono contro gli scogli di una situazione finanziaria senza precedenti, perché tutti e tre i Comuni sono a secco.
La situazione è grave perché la spesa corrente ed i debiti fuori bilancio sono sfuggiti ad ogni controllo.
Mamma Regione dispone di conti ancora più pesanti, perché dovrà procedere a tagliare tutta la spesa clientelare che i governi Cuffaro e Lombardo hanno accumulato negli scorsi anni, cosa che difficilmente una maggioranza del 30% (e che calcolando il 50% di astensionismo diventa in termini di effettività del 15%) potrà fare; anche perché il Pd conta più o meno gli stessi deputati che in tre anni di maggioranza con il MPA non si sono di certo distinti per probità.
Gli osservatori ritengono necessari tagli per 3,5 miliardi, di cui un mld nella sanità, ove la corruzione, la disfunzione, la disorganizzazione e lo spreco di farmaci risultano senza limite, con direttori generali incapaci, spreconi conniventi con azioni poco civili.
I 17 nuovi direttori generali andrebbero scelti fra persone oneste, capaci e corrette, volti nuovi della sanità. Però in Sicilia queste sono cose inimmaginabili.
I continui ed inestinguibili disavanzi delle aziende ospedaliere e provinciali dimostrano una incapacità a ben gestire il servizio sanitario, anche perché è evidente la disfunzione e il disservizio generalizzato che si colgono negli ospedali e nei presidi.
Crocetta dovrà tagliare tutte le indennità clientelari, a cominciare da consulenti, formatori, e ben oltre, perché non ci sono più soldi per pagarli.
Tutti costoro non sono entrati nella pubblica amministrazione per concorso, ai sensi dell’art. 97 della Costituzione
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Crocetta dovrà imporre l’immediata liquidazione, e quindi cancellazione, di tutte le partecipate regionali, con l’eliminazione degli inutili consigli di amministrazione e collegi dei revisori, togliendo quella caterva di dipendenti inseriti per raccomandazione.
Società partecipate che hanno avuto il compito di far mangiare questo o quello e di ingrassare i vampiri che hanno aspirato il sangue dei siciliani.
Crocetta avrà anche il compito di imporre ai Comuni la formulazione dei bilanci preventivi entro il 31 dicembre di ogni anno, per l’anno successivo, pena la decadenza di sindaci e Consigli. è assurdo che alla data odierna vi siano decine di Comuni che non hanno ancora approvato il bilancio preventivo del 2012.
Crocetta dovrà imporre anche ai Comuni la liquidazione di tutte le partecipate che sono servite per inserire trombati nei consigli di amministrazione e raccomandati negli organici, gonfiati a dismisura.
Tutto questo provocherà reazioni di piazza non indifferenti e non molto dissimili da quelle che sono accadute in Grecia. Ma non c’è un’altra strada. I conti della Sicilia vanno rimessi in ordine per poter fare emergere le risorse necessarie a intraprendere la crescita, senza della quale non si creano posti di lavoro produttivi. Se non si faranno investimenti il perpetuarsi del parassitismo ci porterà al livello dei paesi centro-africani.
Bisogna abbandonare la strada dell’assistenzialismo che hanno condotto la Sicilia a diventare una delle ultime regioni d’Italia per i gravi problemi economici e sociali che la appesantiscono.
Se l’Assemblea regionale, su proposta della Giunta di governo, non approverà la legge di stabilità 2013 (e per approvarla servono i tagli ), entro il termine perentorio del 30 aprile 2013, Giunta e Assemblea saranno mandate a casa dal commissario dello Stato, con la conseguente nomina di tre commissari da parte del Parlamento nazionale (articolo 8 della Statuto).
Lo scenario è chiaro, il percorso anche.
Chi non lo capisce, fa il finto tondo. O forse lo è per davvero.

Indennità di carica. Dice Crocetta "i deputati non possono guadagnare meno dell'uscere". L'uscere all'Ars guadagna €. 6.000,oo al mese.

A) L’indennità di carica dei componenti l'Assemblea Regionale Siciliana ammonta a 5.101 euro al netto della ritenuta fiscale, dei contributi pensionistici e dell’assistenza sanitaria. Al lordo risulta pari a 10.705,95 euro, secondo i dati forniti dall’onorevole Cateno De Luca che ha reso pubblica la sua busta paga.

B) Le altre voci riguardano la diaria pari a 3.500 euro e il rimborso spese per l’esercizio del mandato di 3.180 euro. A queste voci si aggiungono l’indennità di trasporto su gomma, variabile secondo il tragitto che i parlamentari percorrono per raggiungere l’Assemblea Regionale..
E’ previsto un importo annuo di 7.989 euro in caso di percorrenza superiore ai 100 chilometri e di 6.646,50 euro se il tragitto è inferiore. Per i residenti a Palermo l’importo ammonta a 3.323 euro. Fatta la somma un deputato semplice del nuovo Parlamento si trova in busta paga 12 mila euro mensili. Una cifra che sta creando favorevoli e contrari. 
C) In campagna elettorale Giancarlo Cancelleri del Movimento 5 Stelle ha proposto una riduzione dello stipendio a 2.500 euro, mentre il presidente della Regione, Rosario Crocetta ha immaginato di commisurare la retribuzione dei deputati alla presenza in Aula e in commissione.

D) Il  neodeputato Toti Lombardo (Partito dei siciliani-Mpa, figlio di papà Raffaele) ha preannunciato di un disegno di legge per ridurre l’indennità del 50 per cento, però  Nicola D’Agostino, collega di partito ed ex capogruppo all’Ars del MPA, si dice contrario al progetto.
Dice D’Agostino: “Tagliare lo stipendio del deputato non è possibile perché ammonta a 5 mila euro e non a 12 mila euro. E io trovo giusta ed equilibrata l’indennità di 5 mila euro. Tutte le altre voci che costituiscono la busta paga e che vi fanno pensare ad altre cifre, riguardano i rimborsi spese per lo svolgimento del mandato. Continuare a parlarne mi sembra poco serio”.
E il dibattito continua.
Intanto la Sicilia è l’unica regione dove i parlamentari hanno l’indennità più alta perché i loro predecessori, con la legge 44/65, l’hanno equiparata in misura pari a quella dei parlamentari nazionali, nello specifico ai senatori.

E) La Sicilia fa la differenza anche tra le regioni autonome. Basta leggere i dati della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative Regioni e Province autonome aggiornati a luglio. Friuli Venezia Giulia: 4.294 euro; Valle d’Aosta: 2.973 euro; Trentino Alto Adige: 2.882 euro; Sardegna: 2.720 euro. Per fare altri esempi, un consigliere della Toscana percepisce 3.123 euro, mentre in Lombardia l’indennità è di 3.299 euro.
Continua  D’Agostino: “Il deputato deve avere uno stipendio adeguato per vivere, svolgere il mandato, pagare i collaboratori e fare campagna elettorale. E non è detto che ci guadagni”.

F) Nella giornata di ieri il Segretario Generale dell'Assemblea Regionale ha spiegato ai neo-eletti deputati a Cinque Stelle che essi non possono rinunciare all'indennità intera, perchè essa verrà liquidata, in forza di legge, nella misura prescritta e su quell'importo si calcolano irpef e contributi vari. Pur anche se restituiscono con assegno la parte eccedente i tanto sbandierati, in campagna elettorale, €. 2.500,oo restano immutate aliquote irpef e contribuzioni.
 
Da parte sua il neo Presidente Crocetta afferma che se l'uscere dell'Ars guadagna €. 6.000,oo al mese, il deputato non può guadagnare meno.
 
Abbiamo capito ! Ormai la campagna è passata e tutto rimane gattopardianamente come stava prima. Speriamo di non dover rimpiangere nessuno dei precedenti ....  

Sicilia. Non basta mettere un Crocetta al posto di Lombardo; il marcio è dentro i partiti che ormai sono irriformabili, corrotti

 
I borghi rurali, i bagli delle antiche costruzioni rurali, le nasserie masserie, le ville dyoriche, i feudi con le loro dipendenze e le torri costituiscono in Sicilia un patrimonio architettonico e culturale da far gustare la Storias e far rivivere la memoria. Tutto questo patrimonio va in malora o viene manomesso nell'indifferenza delle Autorità. Ci dispiace dirlo ma si tratta delle stesse Autorità che la cronaca quotidiana addita come preoccupate sempre più di curare gli affari propri, per ingordigia ma spesse volte per ignoranza.
 La Regione ha solo parzialmente mappato tutti questi immobili rurali di pregio: nell’elenco da essa curata ne figurano 1.462 e rappresentano, secondo le stime dell’assessorato regionale all’Agricoltura, il 50 per cento dell’intero patrimonio rurale siciliano.
Di questi all’incirca il 90 per cento risultano, sempre secondo l’assessorato, abbandonati nel più totale degrado.
Spettacolo desolante, quindi, per una Sicilia che dovrebbe vivere di turismo e che dilapida così uno straordinario patrimonio.
Per l’esattezza si intravedono 39 borghi sparsi tra la Sicilia occidentale e quella orientale e tra questi figurano ad esempio Borgo Schirò a Monreale, i cui edifici sono oggi ridotti a dei veri e propri ruderi.
Prima delle elezioni l'ESA (Chi si risente !!) curò un itinerario di borghi da visitare a tappe, a cavallo.
Ovviamente si trattava di propaganda elettorale e di soldi in amicizie e consulenze da sprecare.
Nulla c'è all'orizzonte che ci faccia sperare se non esibizionismo e manovre propagandistiche di impotenza che tentano di coinvolgere cantanti, magistrati e rincorsa della visibilità. Nulla che impatti nella compeytenza e nella probità.
Per i recupero della memoria storico-rurale la Sicilia nella programmazione 2007-2013 dispone di 2,1 miliardi di euro, il governo PD-MPA ne ha impegnato solamente 114 milioni.

giovedì 8 novembre 2012

Valle Belice. I sindaci aderiscono alla protesta dei comuni dell'agrigentino

Il coordinamento dei Sindaci delle Belice ha  deciso di aderire alla  protesta messa in atto dai Sindaci della Provincia di Agrigento che, già dal mese di ottobre, stanno promuovendo una forte azione di protesta relativamente alla situazione economica e finanziaria in cui versano tutti gli Enti Locali a seguito dei continui e ripetuti tagli dei trasferimenti Statali e Regionali. 
L'intendimento e' di dare forza ad una protesta generale attraverso una azione congiunta con i Sindaci che hanno intrapreso questa iniziativa  per rappresentare a tutti i livelli Istituzionali una grave e ormai asfissiante situazione che sta portando al collasso tutti i Comuni, ancor più quelli che, come i Comuni del Belice, a causa di precise responsabilità dei Governi Nazionali e Regionali che si sono succeduti, soffrono un maggiore arretramento dal punto di vista dello sviluppo socio-economico.
I Sindaci del Coordinamento saranno presenti alla manifestazione indetta per Sabato 10 novembre alle ore 10.00 c/o il Comune di Ribera alla presenza di  Parlamentari Regionali e Nazionali delle tre provincie e dove saranno dibattuti: crisi finanziaria, liquidità di cassa, taglio dei trasferimenti statali e regionali, mancanza di elasticità o deroghe speciali al patto di stabilità e, soprattutto, la paradossale e insostenibile situazione dei lavoratori precari degli Enti Locali.

Eparchia. Ultimati i lavori esterni di consolidamento della Chiesa Concattedrale di Palerni

Si avviano alla conclusione i lavori di restauro e nuova distribuzione del complesso monumentale della Chiesa della Martorana, a Palermo.
La Chiesa dedicata a Santa Maria dell'Ammiraglio, in piazza Bellini ostpta la Parrocchia bizantina di San Nicolò dei greci.
Si ritiene che fra qualche settimana possano essere completamente ultimati anche i lavori all'interno della Chiesa e possano  cosi riprendere i sacri riti che perora sono stati ospitati nella Chiesa di Santa Macrina, annessa all'Istituto delle suore basiliane nel quartiere di Brancaccio.
La prossima destinazione della Chiesa ai servizi religfiosi non può non richiamare alla memoria l'Archimandrita Vito Stassi che quei lavori ha voluto ed inseguito per anni.




Pierluigi Bersani. Non sapeva che la sua segretaria non era pagata dal Partito ma dalla

Ieri gli uomini delle Fiamme Gialle si sono presentate nella sede centrale del Partito Democratico, a Roma, per una vicenda che riguarda la Regione Emilia Romagna.
La Guardia di Finanza ha prelevato documenti utili per l'indagine sulla segretaria personale di sempre di Pierluigi Bersani, la signora Zoia Veronesi, che è l'indagata per truffa aggravata.
Secondo l'accusa la Veronesi, che era dipendente della Regione Emilia Romagna, avrebbe invece prestato servizio per il Segretario Nazionale del Partito Democratico, PierLuigi Bersani, con un danno calcolato dagli inquirenti per le casse pubbliche di 140 mila euro.

Giunta di Governo. Crocetta assillato .... tutti vogliono un posto

In quota Pd, cui toccherebbero quattro assessori  e attendono di potersi accomodare: Luigi Cocivolo, ex europarlamentare e caldeggiato da Sergio D’Antoni, Concetta Raia, rieletta all’Ars e spinta dall’area catanese del Pd, Mariella Maggio, ex segretario regionale della Cgil e presente nel listino di Crocetta, e poi un’altra donna che potrebbe essere l’economista Leandra D’Antone, collaboratrice del ministro per la coesione, Fabrizio Barca, un nome voluto dal Pd nazionale e dal responsabile degli Enti Locali Davide Zoggia.
In quota Udc, cui toccherebbero tre assessori, in pole position sono:  Lino Leanza, fino a qualche mese fa fra le fila dell’Mpa di Raffaele Lombardo, Giovanni Ardizzone, sponsorizzato dal capogruppo al Senato Giampiero D’Alia. Il terzo nome sarà un tecnico, favorita Margherita La Rocca Ruvolo, moglie di Giovanni Ruvolo, cardiochirurgo.
Poi Crocetta vorrebbe puntare su un magistrato, «di cui non rivelo il nome», diceva ieri ai giornalisti. Ma con ogni probabilità, sarà Nicolò Marino, magistrato di Caltanissetta e componente del pool che lavora alle stragi di mafia. Marino è catanese e nella sua carriera da magistrato è stato protagonista di inchieste scomode. Come quella riguardante la costruzione del nuovo Ospedale Garibaldi di Catania che divampò a fine anni Novanta. Un’inchiesta nella quella Marino fece arrestare per turbativa d’asta e concorso esterno in associazione mafiosa Giuseppe Castiglione, all’epoca assessore regionale all’Industria e Nuccio Cusumano, allora sottosegretario al Tesoro.
Ma la Cassazione annullò gli arresti e Marino polemizzò con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi «per la solidarietà espressa a Cusumano nel giorno della liberazione».
Oggi Marino è uno dei protagonisti dell’inchiesta sulle stragi del 1992, è un duro, uno che in occasione del conflitto di attribuzione sollevato da Napolitano ha detto che il presidente della Repubblica «è stato mal consigliato», e al Fatto Quotidiano disse: «D’Ambrosio è stato un grande magistrato, se è stato lui o altri a consigliare Napolitano, io non lo so. Una cosa è certa: l’apertura di un conflitto è stata un errore. In un’Italia che vive di misteri, non possiamo crearcene degli altri. Anche perché l’intervento di Napolitano può essere letto, da qualche malaccorto, come un modo per ostacolare il cammino verso la verità. Io non crederò mai che il mio presidente abbia sollevato il conflitto di attribuzione per questo motivo… ma oggettivamente questo conflitto ci distoglie da quell’attività di ricerca della verità che lo stesso Napolitano ci ha incitato a perseguire».

Finanza Pubblica. Molti Enti territoriali sono al fallimento (specialmentew in Sicilia) eppure nell'ultimo decennio i loro bilanci sono stati prosperi

La Camera, con 424 voti favorevoli e 78 contrari, ha votato la fiducia posta dal Governo sull’approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell’articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, recante disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali.
L’approvazione definitiva del testo è atteso per martedì della prossima settimana.
Il provvedimento passera’ poi all’esame del Senato.
 
Si tratta di un articolato provvedimento che mira a porre un freno immediato a sprechi ed usi impropri delle finanze pubbliche a livello locale. Seguiranno presto altri provvedimenti che comporteranno una proposta di revisione della ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni al fine di assicurare un assetto razionale ed efficiente, con l'eliminazione di sovrapposizioni e duplicazioni burocratiche e chiameranno regioni ed enti locali a concorrere agli obiettivi di finanza pubblica, al consolidamento dei conti e al rispetto del pareggio di bilancio.
La riforma del Titolo V° della Costituzione del 2001 ha ridisegnato l'assetto istituzionale del Paese attribuendo alle amministrazioni territoriali nuove competenze e responsabilità con conseguente incremento dei trasferimenti erariali, in particolare per la sanità e il trasporto locale. Secondo i dati diffusi da CGIA Mestre a settembre 2012, nell'ultimo decennio la crescita della spesa delle Regioni è stata del 74,6%, pari a 89 miliardi di Euro. Nel 2010 (anno a cui risale l'ultimo dato disponibile riferito ai bilanci di previsione) le uscite complessive delle Regioni hanno superato i 208,4 miliardi di Euro.
L'aumento del deficit di bilancio di molte amministrazioni è il risultato, oltre che del ricorso all'indebitamento, anche dell'utilizzo opaco dei fondi da parte di alcune regioni e di un sistema farraginoso di controllo e valutazione delle performances.
I dati diffusi dal Ministero dell'Economia (Siope) e dal commissario straordinario per la razionalizzazione della spesa confermano che questi elementi, insieme, hanno creato un sistema inefficiente ed economicamente insostenibile."

Barack Obama. Davanti a sè ha problemi immani, può contare però su una classe politica composta da persone serie

ll primo presidente afro-americano appena eletto si ritrova sulla schiena la peggiore crisi economico-finanziaria dopo quella del 1929.
Aiutato comunque dal presidente della Federal reserve, è riuscito a mettere in moto l’economia americana  che, nel terzo trimestre di quest’anno, ottiene un aumento di Pil del 2 per cento (ricordiamo che l’Italia retrocede invece del 2,3 per cento). Inoltre con l’aumento del Pil sta aumentando in maniera superiore alle aspettative l’occupazione.
Il presidente rieletto -nel corso della campagna elettorale- è stato piuù volte accusato dagli avversari di essere uno statalista, che negli Usa è una gravissima colpa venendo assimilata a socialista, ad avversario del liberismo.
 
Problemi difficili attendono nei prossimi mesi Barack Obama.  Dovrà affrontare la riduzione del debito pubblico di ben 1.200 miliardi di dollari, per evitare un appesantimento del bilancio federale, anche se dobbiamo ricordare che il costo dei titoli governativi Usa è pari a quello della Germania. Infatti fra i treasure americani e i bund tedeschi non vi è alcuno spread, contrariamente alla situazione italiana.
Bisogna tener conto inoltre, che quel debito pubblico americano è inferiore al Pil del paese, mentre in Italia è al 126 per cento.
Nonostante ciò, Obama dovrà ridurlo e potrà farlo diminuendo le spese militari,  tagliando molte altre spese federali, in modo da fare emergere risorse per potenziare investimenti e opere pubbliche e, con essi, puntare ad aumentare fortemente il numero di posti di lavoro.
In questa breve sintesi, c’è il quadro di una democrazia sana e soprattutto composta da politici seri sia che siano democratici che repubbloicani.
Cosa assolutamente assente in Italia, dove la sensazione generale è che chi si occupa di politica, al minimo, è un furbo. Lasciamo stare cosa si pensa oltre il minimo ...

Diocesi di Trapani. Vicende di denaro piuttosto che di fede

Le indagini giudiziarie che hanno coinvoilto la Curia di Trapani e per effetto delle quali Mons. Micciche, Vescovo di quella diocesi, è stato rimosso, si avviano alla conclusione.
Si tratta di una vicenda piuttosto complessa che assomma in sè traffico di opere d'arte, passaggi di proprietà di antichi monasteri, uso di sigilli vaticani manomessi per avallare i passaggi di proprietà.
Nelle indagini che vanno a chiudersi Mons. Miccichè, comunque,  "è persona offesa di vari reati; truffa, falso ed altri reati".
 
In origine tutto partì dalla fusione di due fondazioni diocesane alla cui amministrazione Mons. Miccichè prepose il cognato; quindi venne fuori l'ammanco di un milioni di euro e poi si è scoperto che l'economo diocesano, Don Treppiedi, firmava all'insaputa del Vescovo rogiti che implicavano trasferimenti di proprietà.
 
Per la gravità dei fatti il Vaticano ha nominato inizialmente un visitatore apostolico nella persona di Mons. Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara, e successivamente alla rimozione dell'ordinario un nuovo Vescovo nella figura dell'ottantenne Mons. Alessandro Ploti, già titolare della sede di Pisa.
 
Adesso si attende la richiesta di rinvio a giudizio di Don Ninni Trepiedi, accusato di essersi appropriato di ingenti somme e di avere falsificato la firma di Mons. Miccichè (che è appunto parte offesa).
Don Treppiedi attualmente è sospeso "a divinis" ma su di lui pende pure  l'ipotesi  della riduzione allo stato laicale.
 
Esiste inoltre, in questa complessa vicenda, la questione della rogatoria richiesta dalla Procura della Repubblica in merito ad alcuni conti accesi nella banca vaticana (Ior), intestati a Don Ninni Trepiedi, e su cui ancora la Santa Sede non ha ritenuto di dover fornire i chiarimenti richiesti. 

Matteo Renzi. In Sicilia tanti consensi di opinione pubblica e snobbato dalla monenclatura

 Matteo Renzi ha scelto Marsala tra le sue poche tappe siciliane.  
All'incontro erano presenti molti volti noti ed anche meno noti, gente di centrosinistra, molti giovani e alcuni delusi del centrodestra. Nessun big del Partito Democratico del trapanese: per loro, per l'apparato dove persiste il comportamento dell'era comunista, Renzi continua ad essere un corpo estraneo.  

Alla Camera di Commercio di Palermo
Per chi si aspettava battute a raffica e stoccate immediate ai leader nazionali la delusione è stata grande. Renzi ha iniziato, infatti, il suo viaggio nell’Italia del futuro toccando temi concreti, con tanto di numeri e grafici proiettati sul video.  Quasi una lezione, toni pacati e descrizione meticolosa di alcuni concetti.  

Renzi, camicia bianca svoltata sulle maniche, utilizza un immaginifico bambino “lo chiameremo Marco”, raccontando come sarà Marco fra vent’anni. Si parte con lo stabilire una verità: “la politica è una cosa bella” dice il sindaco di Firenze, che parla di come i tagli e le riforme parlamentari servano a ridare dignità e credibilità alla politica e non certo a risanare il debito. Per risanare il debito, dice il sindaco toscano, è necessario “smettere di considerare il futuro come la pattumiera dei problemi di oggi”. Il passo, per parlare di scuola è breve.
Un tributo agli insegnanti della scuola materna ed elementare, e più in generale a tutti gli insegnanti, al loro ruolo mortificato da uno stipendio che urla vendetta, “perché paghiamo più per gli interessi del debito pubblico che per il futuro dei nostri figli”; poi, gli asili pubblici, l’importanza di un sistema di mense diverso da quello attuale.
Pochi slogan alla caccia di applausi facili. Il pubblico, in silenzio, ascolta e non è difficile comprendere quanto appaia diverso questo giovane (37 anni) dai disosauri che ricordano i politburò; parla di questioni comuni, invece che di alleanze con Casino o con Vendola. Passa quindi alla riforma delle pensioni, giudicata “necessaria”, ed al lavoro (dall’Ilva di Taranto alle miniere sarde), poi agli Stati Uniti d’Europa – “i nostri nonni sparavano ai loro coetanei, Marco deve vivere appieno la cittadinanza europea”-,  ruolo della donna “io a Firenze le quote le ho riservate agli uomini” e poi ancora le nuove start up e l’imprenditoria giovanile “stimolando i giovani imprenditori e garantendo loro un aiuto se falliscono, perché nessuno può essere lasciato solo, e se non è sinistra questa…”.
Renzi parla di una sinistra “che garantisca non già che tutti arrivino allo stesso punto ma che tutti partano con le stesse opportunità si”.
Dice che simili concetti lo fanno apparire un marziano nella vecchia sinistra. Ma il pubblico è con il giovane sindaco, applaudendolo a più riprese.
Poi la finanza. “Mi accusano di avere incontrato alcuni finanzieri. E allora? La finanza non è il male assoluto, è una politica debole sottomessa alla finanza il vero male”.
Sul finire, arrivano alcune stoccate. A Grillo cha cambia idea spesso “ricordo quando diceva che i computer e la rete sarebbero stati la fine dell’umanità”, ai notabili del partito “è lesa maestà dire che chi ci ha portato dentro la crisi non possa essere lo stesso che ci faccia uscire dalla crisi e che questi dirigenti hanno portato al fallimento della sinistra, al successo di Berlusconi ed alle ripetute cadute di Prodi?”, ad alcuni leader che sconfitti alle primarie hanno avuto incarichi di primo piano “la Bindi vice presidente della Camera, Mastella alla Giustizia, per non parlare di Pecoraro Scanio, Franceschini e Bertinotti”.
Poi, alcune considerazioni. “Non possiamo dire che non vogliamo i voti di chi non ha votato a sinistra, non funziona così in ogni Democrazia, bisogna avere rispetto e pensare che senza quei voti, e non ci vuole una laurea, perdiamo di nuovo”. Quindi l’appello finale. “Dobbiamo cambiare l’Italia, adesso. Far capire che la rottamazione non appartiene alla carta d’identità: ci sono giovani vecchi e splendidi ottantenni che sono una risorsa unica”. Quindi “chiedo alla generazione dei miei genitori di darci la possibilità di cambiare, di far guidare noi, perchè è così che funziona, perché questa è la vita”. “Se perdo – continua Renzi – rimango a Firenze ed aiuto chi ha vinto, senza fondare nuovi partiti e senza chiedere nulla”. Chiude, scuotendo la platea, con le immagini di Will Smith che parla al figlio, nel famoso film di Muccino “La ricerca della Felicità”, dicendogli di non permettere a nessuno” di dirti cosa puoi fare e cosa non puoi fare. Se hai un sogno, proteggilo”.
La gente che esce dalla sala si chiede se non sia, finalmente, il leader giusto. Altri ne hanno la certezza. Maestri, asili e zaini e non più Casini, Vendola e Bendi, legge elettorale e accordi.
La rivoluzione, per molti, è già questa.
 
Ma Renzi in Sicilia quanto pesa ?
Chi è con Renzi fuori e dentro il Pd in Sicilia? Il Sindaco di Firenze raccoglie consensi dappertutto, dagli imprenditori agli artigiani, dalla Lega Cooperative al mondo del commercio, ex della politica, indipendenti di sinistra, e perfino qualche esponente del centrodestra.
Chi lo ha inviso è tutto lo stato maggiore del Pd, che nell’isola è schierato all'unisono con Bersani. All’incontro palermitano, che sintomaticamente si è svolto lunedì nella tarda mattinata nella Sala della Camera di Commercio,  era presente solo il segretario provinciale del Pd Enzo Di Girolamo, non per adesione ma come atto di cortesia.
Renzi può contare sull’appoggio costante di Davide Faraone, che è stato appena bocciato nella sua corsa per la rielezione all’Ars. Non è un caso che Renzi ha scelto di venire in Sicilia per ultimo, dopo un giro di 108 tappe iniziato a Verona.
Tra pochi giorni dovrebbe essere in Sicilia Bersani. E quindi si potranno già misurare le platee.
Dice Faraone: «Abbiamo deciso di distinguere i due momenti, per evitare commistioni la mia scelta controcorrente mi è costata cara. Dirigenti burocrati vecchio stile hanno aperto la caccia all’uomo nei miei confronti. Hanno perfino inserito un altro Faraone, nella lista Crocetta ».
Renzi ha già bacchettato Crocetta, con il quale ha avuto un confronto duro a Ballarò, martedì, salvo poi fare un mezzo passo indietro: «La vittoria di Crocetta è un fatto importante. Spero trovi anche la maggioranza».
«Il nostro obiettivo è che Renzi diventi premier», è la sfida di Faraone. Accanto a lui c’è Mila Spicola, renziana sin dalla Leopolda del 2010, che a luglio si è dimessa dalle cariche nel Pd. «Ci sorprende che tante persone lontane dai partiti si stiano muovendo in autonomia, perché è piaciuto il progetto», dice la Spicola.
A Palermo ci sono già 10 comitati. Dopo, è Trapani la roccaforte renziana, seguita da Messina. Con Renzi anche Daniele Cammilleri, capogruppo Pd al consiglio provinciale di Agrigento e Giancarlo Garozzo, capogruppo Pd a Siracusa. Strizzano l’occhio a Renzi Mario Cicero ex sindaco di Castelbuono, Giacomo Tranchida, sindaco di Erice.
Per le primarie si vota il 25 Novembre.  

mercoledì 7 novembre 2012

Gli ominicchi si agitano e temono Grillo. Stanno facendo tanto danno che alla fine sono essi i migliori propagandisti di Grillo

Un paese posizionato in Europa con 60 milioni di abitanti, inserito nel processo di unificazione del continente, aderente alla Nato, quale è l'Italia, può mai fare una LEGGE ELETTORALE finalizzata ad evitare che possa vincere un Movimento, un Partito, una aggregazione ?
E' spaventoso quello che in queste ore discutono e votano nelle Commissioni parlamentari alcuni piccoli e miseri politicanti, di cui si fa interprete un certo signore dal nome Rutelli.
Costui osa spiegare ai giornalisti che si vorrebbe introdurre una legge elettorale con cui si possa evitare che possa vincere il Movimento di Grillo.
Ma evitare che possa vincere chi liberamente viene scelto dagli italiani è democrazia ? 
Le leggi, insegnavano molto tempo fà nelle Università, si fanno a favore del popolo sovrano e non contro una parte del popolo, per quanto quella parte possa essere antipatica.
L'emendamento del signor Rutelli è stato approvato dall'intero centro-destra e prevede un premio di maggioranza del 12,5% alla formazione che supererà alle consultazioni il 42,5% dei consensi. Cioè a nessuno.
La cosa grave è che il proponente abbia esplicitato che quell'emendamento era mirato contro il gruppo politico che in Sicilia aveva conquistato la maggioranza relativa.
La cosa è così vergognosa da far rivoltare lo stomaco pure agli uomini della prima repubblica, dell'antico pentapartito.
La legge elettorale non puo' essere fatta per colpire il movimento cinque stelle. A dirlo, in un intervento in viva voce postato sul blog di Beppe Grillo, e' il presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato Carlo Vizzini. ''Se questa è la Terza Repubblica oggettivamente meglio mettere Andreotti Presidente del consiglio e ripartire dalla prima'', dice Vizzini.

Lavoratori forestali. Le garanzie occupazionali sono assicurate

La Flai-Cgil in relazione al numero di giornate da lavorare da parte dei lavoratori forestali
Comunica che
il Dirigente Regionale dell'Azienda Foreste, Dott. Di Rosa, ha già dato disposizione per il proseguo delle giornate relative alle fasce di  garanzie occupazionali ( 78gg.-101gg.-151gg. ).
L'Obiettivo della FLAI-Cgil resta quello di fare rispettare l'accordo del 2009.