StatCounter

lunedì 17 ottobre 2011

La democrazia, la politica, rischia di cedere il passo alla finanza

Chi leggendo i giornali, seguendo i tg (quelli di regime compresi) può non dirsi indignato per come vanno le cose in Italia ?
Ci sono purtroppo i violenti, i barbari, che non rispettano nè la vita nè i beni altrui, è vero. Ed i fatti recenti di Roma sono lì a ricordarcelo. Costoro (i violenti) sempre, nel passato, scorrendo la Storia, sono stati (al di là dei proclami che ostentano) i migliori alleati del potere, delle classi dominanti, dei poteri forti, perchè è sulla loro azione che scatta la re-azione.
Negli anni venti l'Italia viveva un periodo difficile, serviva allora un cambiamento politico che tenesse conto dei milioni di ex-combattenti tornati dal fronte e a cui era stata promessa la terra, l'abolizione del latifondo. C'erano tante forze liberali, socialiste, cattoliche che combattevano democraticamente per migliorare la società. Costoro vennero soverchiati anche allora dalla gente rumorosa, aggressiva, violenta che diede argomenti e spirito ad altri ancora più violenti: l'Italia si ritrovò infatti in quegli anni di lotte democratioche frammiste ad atti di violenza degli estremisti e dei fascisti co
n l'illegalità fascista divenuto "potere fascista"  e con coloro che avevano combattuto con le armi della democrazia in galera, o in esilio (Filippo Turati, Pietro Nenni, Sandro Pertini, f.lli Rosselli etc.).
 Oggi la gente, gli indignati, chiedono una società più onesta, più generosa, dove si possa vivere dignitosamente il presente e guardare con qualche speranza al futuro.
La protesta di oggi è figlia di una crisi economica che sembra senza fine.
I partiti da ormai lungo tempo danno, purtroppo, mostra di immaturità. Sono in lotta fra loro per il potere, ma nessuno nè a destrra nè a sinistra indica prospettive e vie di uscita dalla crisi. Avrebbero (i partiti) da combattere e fronteggiare i problemi complessi del momento ed invece per 'piccolezza morale e culturale' hanno come obiettivo il posto al sole.
Chi però non si accorge che dietro le quinte la lotta, la vera lotta, non è fra un partito e l'altro, fra un centro-destra ed un centro-sinistra, bensì fra potentati economici ?
Bersani, Alfano, Casini, Di Pietro sanno bene che le loro stature politiche ed intellettuali non sono tali da governare il paese. Sono infatti essi medesimi che che cercano alleanze extra-politiche con i  Montezemolo, le Marcegaglia, i Profumo, i Della Valle e tanti altri.
In Italia, la politica, nell'ultimo ventennio, dalla crisi della prima repubblica, si è trasformata in affarismo, in servilismo ai potentati. L'economia e la finanza hanno preso il sopravvento sulla politica. La stessa presenza di un Berlusconi sulla scena istituzionale è la manifestazione del declino della politica rispetto al mondo economico.
Oggi pure un Obama accolto dagli americani come il salvatore dall'oscurantismo bushiano è in grandi difficoltà. 
L'egoismo, dei paesi, delle banche, degli imprenditori, dei singoli rende difficile disegnare un nuovo mondo, una società diversa.
Ma gli indignati, oggi, servono, più che mai.
Da noi, in Sicilia, nel meridione, i giovani, i volenterosi di un mondo migliore, nonostante la dura realtà, servono, più che altrove. Costoro, gli indignati, devono poter rompere col fatalismo e devono poter lottare, senza violenza, per un riscatto che ancora qui da noi sembra troppo lontano, inimagginabile.

L'Italia si impoverisce, ma chi dovrebbe guidare l'economia ed il paese è avvolto nell'egoismo


In Italia (che i giornali berlusconiani continuano a definire la settima potenza del pianeta) secondo un recente rapporto della Caritas  sono 2,73 milioni le famiglie che vivono sotto la soglia dell'indigenza.
Dal 2005 al 2010, i giovani in età inferiore ai 35 anni che si sono rivolti alle associazioni di volontariato per essere assistiti sono cresciuti del 60%.

In Italia ormai tutte le famiglie, comprese quelle che dieci anni fà venivano definite come appartenenti al "ceto medio" si ritrovano ogni anno che passa con meno risorse e più disperazione; diversa è la situazione dei ceti superiori, di quel dieci per cento di italiani che possiedono il 60% della ricchezza nazionale.
Secondo il rapporto 2011 della Caritas (“Poveri di diritti”, Edizioni Il Mulino) gli italiani che vivono in povertà, in piena povertà, sono 8,3 milioni, pari al 13,8% della popolazione.
Tra le fasce più colpite, nell'odierno contesto di crisi economico-finanziaria e di egoismo delle classi che detengono il potere (politicanti, finanzieri, e manager), si trovano ovviamente
- le famiglie numerose,
-quelle con un solo genitore,
-e i nuclei (ossia le famiglie) meridionali.
Il dato che più colpisce, però, è un altro: il 20% delle persone che si rivolgono ai Centri di ascolto in Italia ha meno di 35 anni.
In soli cinque anni, dal 2005 al 2010, del resto il numero di giovani che si rivolgono alle associazioni di volontariato è aumentato del 59,6%.
Il 76,1% di essi non studia e non lavora, percentuale che nel 2005 era del 70%.


domenica 16 ottobre 2011

Italia da riformare

La giustizia in Italia soffre. Funziona a rilento e non assicura, troppo frequentemente, giustizia a chi ad essa si rivolge. Taluni arrivano a sostenere che gli investitori stranieri non localizzano qui i loro stabilimenti temendo le lungaggini procedurali. La media di un giudizio in primo grado pare sia di poco meno di tre anni. Quattro anni e mezzo per il secondo grado e dieci anni per ottenere un giudizio definitivo sia nel versante civile che penale. La terapia per curare il malessere che ne deriva purtroppo non e' quella che Berlusconi propone: qua prescrizione breve, la' processo lungo e la intralci procedurali di altro genere. I giudizi pendenti sono 5,5 milioni nel comparto civile e 3,5 milioni in quello penale. Pure le cause tributarie sono parecchie: 750 Mila ( ivi comprese le 200 di noi contessioti in materiali Tarsu, 700 mila sono le cause amministrative. Un arretrato enorme che indica il grado di inciviltà del nostro Paese in quanto elimina e pregiudica la certezza del diritto. Le cause ? I magistrati togati sono appena 1300. Gli impiegati di cancelleria non sono a abbondanti e spesso hanno problemi di carenze di computerà, carta e simili bisogni. Intanto la gente aspetta giustizia. A fronte di questi dati c'e' un dato da far ridere l'universo: in Italia il numero degli avvocati e' tale da far girare la testa. Si pensi che l'albo della regione Lazio e' più consistente dell'intero ordine forense di Francia.

Servizi pubblici: raccolta rifiuti ... e disastro ato

Forse torna la normalita' nel servizio raccolta rifiuti. Ogni singolo Comune che aderisce all'Alto Belice ambiente paghera' le spese per centri di costo, ovvero ognuno provvederà ai propri oneri non solo per la discarica ma anche per i dipendenti e i mezzi. I 17 sindaci del comprensorio provvederanno al pagamento delle mensilità di agosto e settembre e cosi' dopo.

Roma. I teppisti offuscano le ragioni di una protesta democratica

E alcune centinaia di delinquenti organizzati, alla fine, sono riusciti a vanificare la legittima protesta contro il modo in cui è governato dalla finanza mondiale la crisi del sistema economico sul pianeta.
La democrazia, la legittima esternazione delle opinioni, la partecipazione popolare alla vita pubblica è stata offuscata ieri a Roma dalla violenza, e dalla stupidità, di gruppi di violenti e di agitatori di professione che sono, in fondo, i difensori di un sistema che trova in questa gente le argomentazione per restare irrigidito sulle proprie posizioni. Gli estremismi violenti sono sempre stati infatti sempre i migliori difensori dei sistemi politici che amano arroccarsi sulla difensiva reazionaria piuttosto che aprirsi alle giuste ragioni delle proteste democratiche.
E' sempre accaduto così.
Resta comunque la ragione di fondo della manifestazione democratica e popolare a cui hanno aderito centinaia di migliaia di persone con spirito di libertà e democrazia e che hanno fatto di tutto per emarginare i "teppisti", malamente fronteggiati, secondo i commenti della stampa odierna, dalle forze dell'ordine.
Resta, per concludere, che nell'odierno mondo il destino dei popoli sta per essere trasferito dai sistemi democratici a pochi banchieri del pianeta.
E' questo il motivo su cui riflettere, accangto alla condanna senza riserve di ognbi atto di violenza.

sabato 15 ottobre 2011

Vita governativa. Ci sarebbe da piangere, ma è meglio ridere

Tirare a campare è un’arte. Noi italiani siamo maestri.

Berlusconi ha inserito ieri nel governo quattro esemplari. Ovviamente ne ha scontentato cento. Ma il povero diavolo, il premier, che poteva fare ? Doveva pur pagare il conto a qualcuno per essere uscito incolume dal “voto di fiducia” di ieri, alla Camera.
"Mercato delle vacche !", gridano gli oppositori.
Ma che volete che siano quattro esemplari in più in un governo paralizzato ?
Costoro non dovranno fare nulla! riscuoteranno indennità, nomineranno loro amci e conoscenti "consulenti" e poche altre vicende (che, però, saranno definite dal Tg di Minzolini operazioni politiche), e null’altro.
Al resto, ad affondare la barca (l’Italia), ci pensa il sultano.
"Sobrietà ? stile di vita dignitoso ?", lo chiede l’opinione pubblica, ma è roba da bacchettoni.
Ma noi non siamo in Gran Bretagna.
Proprio ieri il primo ministro britannico, David Cameron, ha dovuto accettare le dimissioni di Liam Fox, il suo ministro della Difesa finito nella bufera per la gestione irregolare di un suo amico, Adam Werritty.
Adam Werritty, questo amico del ministro, aveva voluto seguire Fox nei suoi viaggi ufficiali all'estero ed ha utilizzato del denaro proveniente da una società legata ad interessi israeliani e da una società di consulenza nel settore strategico.
In quel paese, in Gran Bretagna, questo favoritismo (ad un amico che peraltro non ha usato denaro pubblico) è costato il posto ad un ministro.
Quella sì che è barbaria ! Che crudeltà ! gli inglesi hanno modi di concepire la vita pubblica piuttosto strana. Non somigliano per nulla a noi italiani: gente allegra e disinvolta, noi !
Immaginiamo se lo stesso criterio dovesse applicarsi dal Brennero a Pantelleria, in Italia, dove le "cricche", "gli amici del quartierino", le "P3", le "P4" sono il nervo della nazione.
Arriveremmo al punto di farci governare da Barroso direttamente, o da dover bandire all'estero una gara di appalto per trovare gente che ci governi: in Italia, infatti, non esiste gruppo dirigente, ambiente politico, che possa garantire tanta sobrietà ed onestà intellettuale.
Da noi la regola è: una mano lava l’altra.

Regione Sicilia: Il feudo personale

Il superburocrate della Regione  Sicilia,  il dirigente generale del dipartimento Beni Culturali Gesualdo Campo, che nei giorni scorsi ha firmato gli atti per "promuovere" alla Soprintendenza di Catania dal precedente ruolo ricoperto nel polo museale etneo la propria moglie, consentendole di guadagnare una retribuzione più ricca, non è nuovo a imprese di familismo.
Mesi addietro aveva proceduto alla "chiamata diretta" di sua figlia nella sede della Regione siciliana a Bruxelles.
Eppure l'articolo 6 dell'allegato A del contratto regionale della dirigenza, impone l'«obbligo di astensione» al dirigente nei casi in cui si debbano adottare atti o decisioni che «possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti entro il quarto grado o conviventi».


venerdì 14 ottobre 2011

Come si fa a non essere indignati ?

Sono anch’io un’”indignata”
di Anna Fucarino


Si svolgerà domani 15 ottobre 2011 presso le città di Roma e in contemporanea anche in 791 citta' di 71 paesi in tutti i continenti la manifestazione degli “Indignados” ossia gli indignati, un movimento che negli ultimi tempi sta attirando l'attenzione mediatica di tutto il mondo su di sé: dalla Spagna, dalla Gran Bretagna, ai Paesi Bassi, passando per la Polonia, la Francia, la Russia e la Germania, ora arriva anche in Italia. Milioni di persone si mobiliteranno contemporaneamente per rivendicare "diritti e politiche sociali a sostegno dei giovani, dell'occupazione, del welfare contro le misure di austerity imposte dagli organismi finanziari internazionali con il beneplacito dei governi nazionali".
Ma chi sono gli “indignados”?  <Sono semplicemente persone comuni, gente che si alza ogni mattina per studiare, lavorare o per cercare lavoro, persone che hanno famiglia ed amici.
Persone che lavorano duramente ogni giorno per vivere e per dare un futuro migliore a chi le circonda. Alcuni si ritengono più progressisti, altri più conservatori. Altri sono credenti, altri no. Alcuni hanno un’ideologia ben definita, altri si sentono apolitici, ma tutti quanto sono preoccupati ed indignati per il panorama politico, economico e sociale che li circonda, per la corruzione di politici, imprenditori, banchieri e per l’impotenza del cittadino.>
L’idea portante di queste persone è che in una società avanzata devono essere rispettati i diritti fondamentali dell’individuo, ossia diritto alla casa, occupazione, cultura, sanità, istruzione, partecipazione politica, libero sviluppo personale ed i diritti di accesso ai beni necessari per una vita sana e felice.
Queste persone ritengono che in una società avanzata le priorità debbano essere uguaglianza, solidarietà, libertà di accesso alla cultura, sostenibilità ecologica e sviluppo, il benessere e la felicità delle persone.
Essi ritengono inoltre che la nella democrazia (demo=popolo, crazia= governo), il governo debba essere del popolo, mentre nel nostro Paese la maggior parte della classe politica non ascolta nessuno dei bisogni del popolo ma tutela e salvaguarda solo gli interessi delle maggiori potenze economiche creando ricchezza solo per pochi e gettando nella povertà un’intera popolazione.
Sul sito del Coordinamento spiegano così le ragioni della grande protesta: "La giornata del 15 ottobre vedrà mobilitazioni in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo, contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia compiuta, con le politiche anticrisi, a difesa dei profitti e della speculazione finanziaria. “Le persone non sono un debito".
Anch’io mi sento e sono una “indignata” e, dunque, partecipo in pieno a queste convinzioni e a queste ideologie. Mi sento indignata perché vincitrice dell’ultimo concorso nazionale del 2000, dopo diversi corsi post lauream e dopo aver lavorato diversi anni di insegnamento a scuola, con i tagli effettuati dalla Riforma Gelmini, ho dovuto fare valigie e lasciare casa, affetti, il mio paese il mio mondo, per trovare lavoro lontana dal posto in cui sono nata e cresciuta e dove avevo deciso di costruire il mio avvenire assieme alle persone che amo. Sono stata sradicata dal mio ambiente naturale, dalla mia terra che ho tanto amata e che ancora amo tantissimo solo perché una classe dirigente e politica gretta e meschina ha il potere di gestire e di decidere sulla vita di chi ha lavorato e si è impegnato onestamente a costruirsi il proprio avvenire senza aver mai chiesto favori a nessuno. Ci hanno costretto a privarci dei nostri affetti, del diritto di avere un lavoro onesto, gratificante e retribuito che consenta di vivere una vita dignitosa e di assicurare un futuro migliore ai nostri figli.
E’ veramente umiliante essere sempre precari e dover trascorre mesi o anni di ansia nell’attesa di sapere se l’anno successivo otterrai un lavoro o meno; è avvilente trovarsi a lavorare a fianco di colleghi che per lavorare e non allontanarsi dalle famiglie, devono fare sei e più ore di treno al giorno, perché le cattedre sono state tagliate e, come me, hanno dovuto trasferirsi altrove; è umiliante vedersi accanto colleghi che a 56-60 anni devono ancora entrare di ruolo; è indignitoso ritrovarsi con classi sovraffollate a cui vengono aggiunti altri 5-7 alunni di altre classi in cui manca qualche docente e non vi è un sostituto che possa tenerli in classe, con il conseguente fastidio che viene creato nella classe ospitante; è anticostituzionale ritrovarsi in scuole fatiscenti, con finestre e infissi rotti, con pochissimi servizi per gli allievi, non esistono lavagne interattive, non esiste un laboratorio di arte, né un laboratorio linguistico, per non parlare del fatto che per fare le fotocopie agli alunni che, per motivi personali, non hanno i testi o per fare i compiti scritti in classe, un docente debba portarsi la carta da casa e a volte, manca anche il toner alla fotocopiatrice.
Ci stanno privando del nostro diritto allo studio, il loro volere è di costruire un popolo ignorante perché là dove c’è ignoranza lì loro possono meglio governare e tutelare i propri interessi.
Non è accettabile che chi guadagna poco debba sempre guadagnare meno e chi invece ha già tanto debba avere di più.
Mi sento indignata per questo e molto altro ancora, per la mancanza di valori di questa classe dirigente, per tutto lo spreco di soldi che gira intorno al modo politico, soldi che servirebbero a dare lavoro e costruire un futuro migliore per tutti non solo per pochi. Basta scendere al centro di Roma e vedere lo sfarzo di auto blu parcheggiate di fronte al Senato, gente che mangia sulle spalle di chi li ha votati e a cui avevano fatto delle promesse, mai mantenute.
Lottiamo dunque per un modo migliore, lottiamo per un vita migliore per noi e per i nostri figli e indigniamoci ogni volta che i nostri diritti vengono calpestati.

Minoranze italo-albanesi nel Sud Italia

La minoranza linguistica albanese che a tutt'oggi conserva la lingua di origine si trova insediata nelle regioni:
-Abruzzo,
-Basilicata,
-Campania,
-Calabria,
-Molise,
-Puglia
-e Sicilia.
In particolare nelle province di:
- Avellino, comune di Greci;
- Campobasso, comuni di Campomarino, Montecilfone, Portocannone e Ururi;
- Catanzaro, comuni di Andali e Caraffa di Catanzaro, Marcedusa, Vena di Maida (fraz. di Maida) e Zangarona;
- Cosenza, comuni di Acquaformosa, Castroregio, Cervicati, Cerzeto, Civita, Falconara Albanese, Firmo, Frascineto, Lungro, Mongrassano, Plataci, Santa Caterina Albanese, San Basile, San Benedetto Ullano, San Cosmo Albanese, San Demetrio Corone, San Giorgio Albanese, San Martino di Finita, Santa Sofia d'Epiro, Spezzano Albanese e Vaccarizzo Albanese;
- Crotone, comuni di Carfizzi, Pallagorio e San Nicola dell'Alto;
- Foggia, comuni di Casalvecchio di Puglia e Chieuti;
- Palermo, comuni di Contessa Entellina, Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela;
- Pescara, comune di Villa Badessa, (fraz. di Rosciano);
- Potenza, comuni di Barile, Brindisi di Montagna, Ginestra, Maschito, San Costantino Albanese e San Paolo Albanese;
- Taranto, comune di San Marzano di San Giuseppe.

Sicilia. Come non indignarsi ? Come non insultare la classe dirigente più inetta d'Italia ?

da LA REPUBBLICA
Pensioni d'oro, il record della Sicilia

I regionali incassano il doppio degli statali. Nel 2010 la spesa è cresciuta del 5,5 per cento rispetto all'anno precedente.
Le buonuscite restano da favola: un direttore che va a riposo incassa 420 mila euro
di ANTONIO FRASCHILLA

Nella manovra appena varata, il ministro Giulio Tremonti taglia le pensioni degli statali, bloccando la rivalutazione per il biennio 2010-2012. Ma nell'Isola paradiso dei dipendenti pubblici non solo non ci sono strette in vista, ma gli assegni sono aumentati negli ultimi dieci anni del 40 per cento, garantendo adesso ai regionali una pensione media quasi doppia rispetto agli statali (39 mila euro all'anno contro i 23 mila) e tripla rispetto al comparto dei lavoratori dipendenti privati (15 mila euro).
Così nel 2010, in controtendenza con il dato nazionale, non solo la spesa complessiva della Regione per i suoi pensionati è cresciuta del 5,5 per cento rispetto all'anno precedente, ma in Sicilia continua il ricorso alle baby-pensioni per assistere un coniuge disabile. E le buonuscite, in dieci anni aumentate del 64 per cento, rimangono da favola, senza alcuna riduzione né rateizzazione come accade agli statali: un record spetta ai direttori regionali, che vanno in pensione incassando un assegno medio di 420.133 euro, come certificato della Corte dei conti, anche se hanno ricoperto l'incarico solo negli ultimi mesi della loro carriera. Nel 2001 la buonuscita per i direttori era di 129 mila euro: in dieci anni è cresciuta del 225 per cento.
Insomma, al di là dei casi limite come quello dell'ex direttore dell'Agenzia rifiuti, Felice Crosta, che da pensionato riceve dalla Regione un assegno da quasi 500 mila euro all'anno, più dell'indennità del capo dello Stato (che è di 220 mila euro), per i regionali gli assegni continuano a essere più pesanti degli statali.
Il divario tra l'"Isola del tesoro" e il resto d'Italia lo ha messo nero su bianco la Corte dei conti, che nell'ultimo giudizio di parifica sul bilancio di Palazzo d'Orleans è tornata a denunciare le diseguaglianze di trattamento pensionistico fra i regionali e gli statali, chiedendo "l'avvio di norme per una vera equiparazione". Sì, perché nonostante una legge regionale del 2004 prevedesse l'omologazione dei conteggi a fini pensionistici tra dipendenti dello Stato e della Regione, un cavillo consente ancora oggi ai regionali di andare in pensione continuando a calcolare l'ultima busta paga come riferimento per la quota retributiva.
La Corte denuncia così la crescita esponenziale di pensioni e buonuscite dal 2001 a oggi. I numeri fanno paura. Nel 2001 la pensione media di un direttore generale era di 3.871 euro al mese. Oggi, dopo la riforma della burocrazia, la pensione media di un direttore è di 6.334 euro al mese, con un incremento del 63 per cento. Un dirigente, invece, in caso di pensionamento riceverà un assegno medio di 3.966 euro, contro i 3.283 di dieci anni fa. Un funzionario, invece, 2.451 euro al mese contro i 1.850 del 2001.
Un discorso a parte riguarda le buonuscite d'oro che la Regione continua a versare ai suoi dipendenti, senza prevedere rateizzazioni o riduzioni, come fatto da Tremonti per gli statali. Oggi l'assegno medio staccato come buonuscita per un direttore che va in pensione è di ben 420.113 euro. La liquidazione media per un dirigente oggi è di 184.468 mila euro: anche per questo comparto l'assegno è cresciuto a dismisura rispetto al 2001, con un incremento del 123 per cento. Dieci anni fa un dirigente riceveva una buonuscita di 83 mila euro. Per funzionari e impiegati, invece, gli aumenti sono più contenuti: oggi la liquidazione media è di 63 mila euro, nel 2001 era di 40 mila euro.
Conti alla mano, non sorprende, viste queste cifre e gli incrementi negli ultimi dieci anni, che la spesa per pensioni e buonuscite della Regione è in costante aumento, nonostante la norma che nel 2004 ha equiparato regionali e statali. Nel 2010 la Regione ha speso per le pensioni 641 milioni di euro, con un incremento del 5,5 per cento rispetto all'anno precedente e del 56 per cento rispetto al 2001. Allo stesso tempo diminuiscono le entrate da contribuzione da parte dei dipendenti in servizio, scese del 17 per cento.
I conti rischiano di andare in tilt. E la spesa potrebbe crescere ancora nel 2011, anche a causa dell'incremento costante dei baby-pensionati in base alla legge 104: lo scorso anno sono andati in pensione anticipata, per assistere un congiunto disabile, 286 regionali, contro i 230 del 2009. Negli ultimi sette anni sono andati in pensione anticipata 1.261 regionali. Un privilegio che non esiste per gli statali.
Sarà comunque difficile avviare una stretta alle pensioni dei regionali, che rimangono incomparabili con quelle di tutti gli altri dipendenti pubblici. Se la pensione media di un regionale è di 40 mila euro all'anno, quella di un docente scolastico è di 20 mila euro, di un poliziotto è di 24 mila euro, di un ministeriale di 20 mila euro, di un dipendente universitario di non più di 34 mila euro. Alla Regione, insomma, si sta sempre meglio.



IL CASO
Dimezzata dalla Corte dei conti
La pensione da mille euro al giornoFelice Crosta, ex direttore dell'Agenzia regionale dei rifiuti, era stato posto in quiescenza con un vitalizio di 500 mila euro all'anno. I magistrati contabili hanno riportato la cifra all'ultimo stipendio percepito da Crosta da dirigente generale Felice Crosta

Felice Costa
PALERMO - L'ex direttore dell'Agenzia regionale per i rifiuti, Felice Crosta, non potrà incassare la pensione d'oro da mezzo milione di euro l'anno - 1369 euro al giorno - che gli era stata accordata dalla Regione siciliana, ma deve "accontentarsi" dei 219 mila euro lordi che l'amministrazione gli ha già riconosciuto come ex dirigente, la carica che ricopriva prima di essere posto fuori ruolo per dirigere l'Agenzia. Lo ha sancito la sezione giurisdizionale d'appello della Corte dei conti, che ha accolto il ricorso presentato dalla Presidenza della Regione contro la sentenza di primo grado che aveva accolto, invece, la richiesta di Crosta di riliquidare la pensione, raddoppiandola.
I fatti risalgono al 2006 quando l'ex dirigente, chiusa l'Agenzia per decisione del governo, ha chiesto di adeguare la pensione all'ultimo ricco assegno percepito. Crosta era già stato dirigente regionale, nel dipartimento Agricoltura e, anche in forza di una legge approvata nel 2005 - durante il governo presieduto da Salvatore Cuffaro - che faceva proprio al suo caso, fu possibile l'adeguamento del calcolo della pensione al più vantaggioso ultimo stipendio.
A quel punto, malgrado l'amministrazione abbia tentato di resistere concedendo 219 mila euro lordi all'anno, la Corte dei Conti aveva dato ragione a Crosta e la pensione era lievitata fino a 496 mila euro. La Regione avrebbe dovuto pagare a Crosta pure gli arretrati e la parte di Tfr non liquidata in precedenza facendo lievitare ancora le uscite. Ma i giudici contabili d'Appello (sentenza 289/A/2011 presidente Luciana Savagnone) hanno messo la parola fine al contenzioso evitando un ulteriore buco alle casse regionali. L'amministrazione regionale - scrivono i giudici contabili - correttamente ha determinato la pensione del suo dirigente sulla base del trattamento stipendiale goduto in servizio prima del collocamento fuori ruolo".

Le generazioni che ci seguiranno pagheranno le colpe dei nostri odierni politicanti

Secondo il Supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia il debito pubblico italiano ad agosto è tornato sotto la soglia dei 1.900 miliardi infranta a giugno.
Ad agosto il debito si sarebbe attestato a 1.899,553 miliardi, in calo di oltre 10 miliardi rispetto ai 1.911,769 di luglio.
Le entrate tributarie dei primi otto mesi del 2011 sono state pari a 250,079 miliardi di euro, in crescita del 2,38% rispetto al corrispondente periodo del 2010.

Agricoltura, comparto antieconomico

La Commissione Europea ha deliberato una proposta che modifica la PAC (Politica agricola comune) intesa a ridurre il livello dei contributi erogati destinati principalmente a
-italiani,
-olandesi,
-francesi,
-tedeschi
per destinarli ai nuovi aderenti all’Unione, i paesi dell’est europeo.

La sostanza della determinazione assunta è che il bilancio agricolo destinato ai vecchi 15 Stati membri in avvenire dovrà servire per l'insieme dei 27 attuali partner europei.
Per l'Italia la perdita di benefici corrisponde a circa il 6% dei pagamenti diretti ai produttori.
I fondi dell'Italia passerebbero da 4,13 miliardi di euro del 2013 ai 3,84 del 2020, con un taglio di circa 285 milioni di euro l'anno, secondo la Commissione.
Questi dati sono smentiti però dal gruppo dei Socialisti del Parlamento europeo, secondo cui l'Italia perderebbe 2,8 miliardi nel 2020 e la Francia oltre 5 miliardi rispetto ai dati della revisione della Pac nel 2009.

L'iconostasi non è una parete che espone opere d'arte

Il mondo delle icone, che Florenskij svela nel saggio "Le Porte Regali", rimarrebbe incomprensibile se lo si avvicinasse con i consueti strumenti della critica d’arte.
Le icone sono esenti dalla prospettiva e sono assolutamente incompatibili con la concezione della pittura dominante in Occidente dal Rinascimento in poi. Senza una metafisica delle immagini e della luce le icone non sono interpretabili all'osservatore occidentale.
Florenskij, col saggio sulle icone, ci introduce a questa metafisica, scendendo poi in analisi storiche acute, che svariano dalla pittura fiamminga alle tecniche della preparazione dei colori, dalle forme dei panneggi al significato dell’oro e al nesso fra le icone e la liturgia della Chiesa orientale.
Accompagnati da questa guida incomparabile, si possono finalmente varcare le «porte regali» dell’iconòstasi, «confine fra il mondo visibile e il mondo invisibile», luogo dove si manifesta una pittura sublime, in cui le cose sono «prodotti della luce».

Pavel Aleksandrovič Florenskij
Pavel A. Florenskij (1882-1937) è stato filosofo e teologo, scienziato e sacerdote ortodosso della Chiesa russa, fucilato nel 1937 dopo anni di confino.
È considerato uno dei maggiori pensatori del XX secolo ed è autore di centinaia di titoli tra saggi, studi scientifici, recensioni, lettere e scritti autobiografici ancora in corso di pubblicazione in molti Paesi del mondo.
Si ricordano in particolare La colonna e il fondamento della verità, Le porte regali, Lo spazio e il tempo nell'arte, Non dimenticatemi, Ai miei figli, Il concetto di Chiesa nella Sacra Scrittura.

Il messaggio di questo scienziato ed uomo di fede
Per introdurre il discorso sul “messaggio” contenuto nelle tantissime opere di Florenskij dobbiamo prima tentare di dipanare alcuni concetti.
L'entropia è una grandezza che viene intesa (soprattutto in fisica) come misura del disordine è ovvio che se un sistema (sia esso fisico materiale o sociale) passa da uno stato ordinato ad uno disordinato la sua entropia aumenta.
E’ utile l’esempio che qui riportiamo:
 Si faccia cadere una gocciolina d'inchiostro in un bicchiere d'acqua: si osserva che, invece di restare una goccia più o meno separata dal resto dell'ambiente (che sarebbe uno stato completamente ordinato), l'inchiostro inizia a diffondersi e, in un determinato tempo, si ottiene una miscela uniforme (stato completamente disordinato). È esperienza comune che, mentre questo processo avviene spontaneamente, il processo inverso, separare l'acqua e l'inchiostro, richiede energia esterna.
Il messaggio
Alla legge dell’entropia fisica e spirituale, legge della dispersione e della morte dell’umanità, della frammentazione e del caos, Florenskij antepone la ricomposizione e l’unificazione.
La sua vita e le sue scelte sono state sempre ispirate a questa convinzione. Convinzione che egli maturò nelle vicende di fine Ottocento ed inizio Novecento, che in Russia furono segnate ora dai successi e dal progredire della scienza e della tecnica ed ora dalle crisi istituzionali dell’impero dei Romanov, dalle rivolte e rivoluzioni sociali e politiche ma anche dai ripiegamenti culturali e spirituali.
Florenskij immagina che l’uomo del Novecento (ma anche quello che seguirà) risolverà il suo inquieto stato di vivere solo acquisendo una visione della realtà, del mondo, che non passi da una res, da un semplice oggetto, che disponga di una esistenza, una espressione, autonoma dal resto delle cose del mondo. L’uomo nuovo del Novecento e seguente ha bisogno di una visione completa, unificata, della realtà per intravedervi il luogo di incontro delle entità differenti, fino al punto di riuscire a leggere –addirittura- in essa (nella realtà) il luogo di incontro dei due mondi, del Cielo e della Terra.
Florenskij ricorre per portare avanti la sua “visione” delle cose, oltre alla ragione, anche la fede; fede in Dio, che non è Uno, ma è anche Padre, Figlio e Spirito Santo.
Per capire la realtà del mondo -tutto in un unico organismo vivente- è indispensabile, appunto, guardare attraverso il prisma della Trinità.
Come ?
Da una parte si scoprirà nelle cose del mondo la molteplicità e complessità delle stesse, distinte e diverse (che per certi versi presenta analogie con la vita trinitaria), ma al contempo si coglie, è possibile cogliere, l’unità di tutto quanto esiste. Ogni cosa, il loro insieme, come vene in cui circola il sangue, collega tutto in un unico organismo vivente.
Florenskij punta ad accostare questa visione, o lettura del mondo, al modo di esistenza del Dio -Uno e Trino-, ossia al pensare e al vivere alla luce di quel dogma, a cui, secondo lui, fa da contraltare il “nulla” (la morte).
Il messaggio di vita di Florenskij, elaborato dall’osservazione scientifica delle cose per essere poi elevato in termini teologici, è proprio in questo voler “comprendere il tutto e accostarlo alla vita trinitaria”, nel voler “sostenere che al di fuori del tutto (nella frammentazione dell’entropia) c’è il nulla, c’è la morte”.
Vivere, avendo incorniciato il tutto come è nell’assetto trinitario, implica ovviamente immergersi nell’amore, perché la Trinità è amore.
Conclusione:
La legge del caos, della frammentazione (dell'entropia) deve essere vinta nella logica sottesa nella visione delle cose “connesse” fra loro in quanto solo in tal modo acquistano significato, che trovano infatti il modello nella Trinità.

giovedì 13 ottobre 2011

I lavoratori forestali completeranno le giornate di lavoro previste nell'accordo 28.04.2011

SEGRETERIE REGIONALI
Fai, Flai e Uila,
COMUNICATO STAMPA

Le scriventi Segreterie Regionali di Fai, Flai e Uila, si sono incontrate in data odierna con l’Assessore Regionale alle Risorse Agricole e Alimentari, Prof. Elio D’Antrassi, per una verifica sulla situazione Forestale e specificamente sullo stato di attuazione dell’Accordo sottoscritto il 28 Aprile 2011 tra le Scriventi e il Governo della Regione.
Nell’incontro si è convenuto che l’Assessore D’Antrassi, nella prossima riunione di Giunta di Governo, porterà la delibera che autorizza l’Azienda Regionale Foreste Demaniali alla prosecuzione dei rapporti di lavoro fino al raggiungimento delle giornate di lavoro previste dall’Accordo.
Per i lavoratori, il cui rapporto di lavoro è scaduto o si dovesse concludere a breve, non si procederà ad alcun licenziamento, ma ad una sospensione tecnica.
Nel ribadire la volontà del Governo a rispettare l’Accordo, l’Assessore si è impegnato, per le eventuali situazioni di criticità, a reperire le risorse occorrenti.
Palermo, 12 Ottobre 2011

Se i politicanti usano fare il 'clientelismo' è giusto che i superburocrati facciano il 'familismo'


Regione Sicilia: Casa e putia
ripreso da Corriere della Sera

Lei viene promossa con super-indennità, Lui (il marito) le firma il contratto
Da dirigente del polo museale di Catania a capo unità per i beni storici-artistici alla Soprintendenza etnea

PALERMO - Da dirigente del polo museale di Catania a capo dell'unità operativa per i beni storici-artistici alla Soprintendenza etnea: una promozione che ha comportato per la dirigente Luisa Paladino un sostanzioso aumento dell'indennità aggiuntiva, da 5.164 a 15.494 euro.
Fin qui nulla di strano, ma a far sorgere dubbi e ombre sulla vicenda è il firmatario del contratto, il marito della Paladino, Gesualdo Campo, superburocrate che guida il dipartimento dei Beni culturali della Regione siciliana. A denunciare il «caso» è il Cobas/Codir, il sindacato autonomo che rappresenta il maggior numero dei 18mila dipendenti regionali. «Risulta, inoltre», sostiene il Cobas/Codir, «che il dottore Campo retribuisce in modo difforme alcuni dirigenti sottoposti (come ad esempio quelli di Palermo e di Catania), sebbene siano assegnati alla stessa identica tipologia di incarico. A Palermo, infatti, alla dirigente posta a capo della unità operativa per i beni storici artistici, Campo ha concesso un contratto individuale che prevede un'indennità di posizione pari a 10 mila e 800 euro; a Catania, invece, per lo stesso identico tipo di responsabilità, l'importo è di 15 mila 494 euro (in aggiunta allo stipendio base e all'indennità fissa), ovvero la cifra massima assegnabile a un'unità operativa nella Regione siciliana: comunque, circa il 50% in più dell'importo corrisposto alla collega palermitana». Secondo il sindacato «visto il grado di affinità di parentela della dirigente catanese con Gesualdo Campo, sembrerebbe che nessuno si sia preoccupato che ciò possa avere assunto il profilo del cattivo gusto, della mancanza di bon ton istituzionale e, chissà, dell'eccesso di onnipotenza e di danno all'immagine della pubblica amministrazione».

La palude italiana e quella siciliana. Un paese di anziani

C'è chi sta pagando di più il prezzo della frenata dell'economia: sono i giovani e le famiglie con due o più figli.
Draghi, governatore della Banca d’Italia e prossimo numero uno della BCE, ha sollecitato il governo italiano ( …. Esiste ?) a puntare sui giovani, un paese che emargina i giovani infatti non potrà avere futuro.
--In Italia solo il 35% dei giovani fra i 15 e i 29 anni si ritrova oggi con una occupazione;
--sono il 20% i "neet", coloro che non studiano né lavorano.
In Sicilia nel 2010 abbiamo avuto un tasso di abbandono scolastico del 25% e i nostri giovani sono sempre più costretti ad emigrare non solo per trovare un lavoro, ma persino per proseguire gli studi.
La fotografia dell'Italia, della Sicilia, di Contessa Entellina, di oggi è quella di territori per vecchi.
L'Egitto, da solo, ha più giovani di quanti ne abbiano i 27 Paesi dell'Unione europea messi insieme.
Nel 1961 c'erano nel nostro Paese 39 anziani per ogni 100 giovani, oggi ci sono 144 anziani per ogni 100 giovani.

In Sicilia ci sono interi paesi che sono popolati prevalentemente (se non esclusivamente) da anziani; Contessa Entellina è in marcia verso quelle mete in mancanza di progetti, idee, prospettive per il domani.
Le conseguenze non sono da poco. La prima è sul sistema pensionistico: abbiamo più persone in pensione e meno lavoratori che pagano i contributi. Il sistema previdenziale rischia di andare in tilt; è questa la ragione delle frequenti scorrerie dei politicanti che mettono in dubbio la validità di mantenere nel "sistema previdenziale" la possibilità delle pensioni di anzianità. 
Nel 1971 la percentuale della spesa pensionistica sul Pil era del 7,83%; nel 2008, invece, la spesa pensionistica incideva per il 15,8% sul Pil.
Da noi, in Sicilia, ormai viviamo, conviviamo in piena rassegnazione, con la mancanza di speranza, di voglia di rischiare; c'è in giro -si nota- l'assuefazione a tutto, il fatalismo.
Siamo una società vecchia e stanca, che penalizza i giovani e non ha progetti per il futuro. La classe dirigente non esiste più, non esistono più gli “statisti”. Coloro che oggi occupano posizioni “pubbliche” si occupano degli affari propri, della loro "vasta famiglia", della clientela parassitaria che serve per sginzagliarla al momento elettorale. E' di ieri la notizia sull'integerrimo (perchè magistrato) assessore alla sanità Russo: lo zio è stato chiamato nell'ufficio di gabinetto di un collega assessore, allo stesso modo in cui alcuni mesi fà era accaduto ad altro zio.
Nessuno in Sicilia si scompone più su nulla. Più l'indecenza è grande, più la gente si chiude in se stessa. Più i presunti "integerrimi" si fanno gli affari loro, più crollano le esili speranze sul futuro. Più leggiamo che coloro che dovevano essere l'alternativa a Lombardo cercano un posto "al sole" all'ombra dello stesso Lombardo e più la gente vomita e corre dal medico per capire l'origine del disgusto.
Le scelte del ministero della Pubblica Istruzione di fatto hanno chiuso le porte dell'insegnamento per i prossimi dieci anni ai giovani laureati. Chi vuole insegnare deve fare valigia e partire per il Nord o il Centro-Nord.
In questo quadro desolante, il dibattito pubblico (giornali, televisioni, internet ...)  mette al centro le escort di Tarantini, le escort recate nella corte del sultano, le intercettazioni e gli interessi corporativi dei 960 miserabili scilipodi.
Su Facebook gli stessi giovani, i nostri giovani, di tutto si occupano tranne che di rivendicare ciò che loro compete: il diritto allo studio (quello serio e vero) e il diritto al lavoro (quello vero e retribuito, che dà dignità).
La Sicilia, proseguendo su questa strada è destinata a diventare un grande ospizio, un ospizio su cui 'ovviamente' i politicanti continueranno a rubare e si faranno -come sempre- gli affari propri.


mercoledì 12 ottobre 2011

La trasparenza .... dove abita ?

Santa Maria del Bosco
I politicanti regionali e locali sanno sciupare soldi in convegni e pranzi
Muovere passi in direzione del recupero rischierebbe di non
poter organizzare ulteriormente pranzi da "nababi"
sonniveglia in municipio
La Lr n. 7 del 26 agosto 1992, che all’articolo 17, sancisce l’obbligo per il sindaco di presentare ogni sei mesi una relazione scritta al Consiglio comunale “sullo stato di attuazione del programma e sull'attività svolta nonché su fatti particolarmente rilevanti – e prosegue-  il Consiglio comunale, entro dieci giorni dalla presentazione della relazione, esprime in seduta pubblica le proprie valutazioni”.
A Contessa in quasi tre anni e mezzo sono state presentate solamente due relazioni, una delle quali sotto il sole di quest'agosto ultimo scorso.
"a meghiu parola è chidda chi nun si dici"

L'iconostasi e l'interpretazione bizantina

Pavel Aleksandrovič Florenskij e le icone
«La pittura d’icone è ... il fissarsi delle immagini celesti, l’addensarsi sulla tavola della viva nuvola di testimoni fumante attorno al trono».
Le icone, insomma, rendono accessibile il mondo celeste, specialmente ci permettono di vedere i santi, veri testimoni perché sono stati contemporaneamente nei due mondi, quello materiale e quello spirituale.
L’iconostasi, che apparentemente nasconde l’altare, in realtà lo rivela attraverso l’immagine dei testimoni, altrimenti esso sarebbe invisibile per la troppa luce.
«L’icona è uguale alla visione celeste e non lo è: è la linea che contorna la visione».
Ma c’è una reale identità di sostanza tra l’icona e la visione, come della finestra si può dire che è la stessa visione.

Pavel Aleksandrovič Florenskij
Floresnkij venne fucilato l’8 dicembre 1937 dopo cinque anni d’internamento in vari lager siberiani.
Il presbitero della Chiesa ortodossa, fu animato, anche in quelle condizioni estreme di internamento e duro lavoro manuale nei lager, da una forza spirituale, da un’energia intellettuale e da un vigore morale che è difficile trovare nei milioni di altri soggetti destinati allo sterminio dalla follia stalinista, qualità tanto più preziose in quanto non sostenute da un’effimera ideologia politica, ma ispirate
-da una certezza religiosa
-da una mente critica genialmente esercitata nel sapere scientifico.

L'opera
Florenskij è stato un autore fecondo, a 36 anni concordò un contratto editoriale per la pubblicazione di tutte le sue opere (36 volumi). Opere che rimasero mai pubblicate per l'intervento repressivo della censura sovietica del tempo. Dopo i fatti rivoluzionari del 1917 i suoi libri e la sua stessa vita saranno sistematicamente ostacolate, infatti.
Quando nel contesto della persecuzione degli intellettuali e del clero russo venne chiusa l'Accademia Teologica, dove era professore di storia della filosofia, egli non venne immediatamente arrestato perchè il governo volle sfruttare la sua fama di scienziato e gli furono attribuiti importanti incarichi nel campo della ricerca scientifica.
Mentre fino alla rivoluzione le sue pubblicazioni erano prevalentemente di natura filosofico-teologica:
-Le radici universali dell'idealismo,
-Le antinomie cosmologiche di Kant,
-I limiti della gnoseologia,
-Il significato dell'idealismo,
-I primi passi della filosofia,
-La colonna ed il fondamento della Verità,
nei primi anni successivi al 1917 -con la desacralizzazione dei luoghi e degli oggetti  sacri promossa dal governo- egli continua comunque a scrivere in direzione della importanza della tradizione che veniva colpita da quell'opera demolitrice.
Per meglio intenderci: fra il 1923-1926 scrive il saggio I nomi   come risposta alla campagna di cambiamento dei nomi di città, strade e persone, indetta allo scopo di distruggere la continuità storica e religiosa della cultura russa, ma anche:
Florenskij con Bulgakov (grande romanziere russo)
-La Laura della Trinità e di San Sergio e la Russia,
-La prospettiva rovesciata,
-Il rito ortodosso come sintesi delle arti,
-La filosofia del culto.
Frutto del lavoro di ricerca scientifica, nei laboratori dello stato sovietico, e dell'insegnamento nelle istituzioni tecniche di stato, sono:
-Agli spartiacque del pensiero,
-Gli immaginari in geometria,
-L'analisi della spazialità e del tempo nelle opere d'arte figurativa,
-I dielettrici e le loro applicazioni tecniche, (frutto del lavoro di ricerca nell'elettrotecnica).
Nel 1927 è nominato co-redattore dell'Enciclopedia tecnica e ne cura 127 voci.
La varietà dei suoi interessi e l'essere egli persona poliedrica, non costituisce un ostacolo per capire la sua personalità.
Egli ha una visione "integrale" e simbolica dell'esistenza ed il suo pensiero può essere letto in una delle ultime lettere scritte dal campo, dal lager, al figlio:
"Che cosa ho fatto io per tutta la vita ?
Ho contemplato il mondo come un insieme, come un quadro e una realtà unica, ma in ogni istante o, più precisamente, in ogni fase della mia vita, da un determinato angolo di osservazione.
Ho osservato i rapporti universali in un certo spaccato del mondo, seguendo una determinata direzione .... I piani di questo spaccato mutavano, tuttavia un piano non annullava l'altro, ma lo arricchiva, cambiando: ossia con una continua dialettica del pensiero".
Questa lettera è, in fondo, in perfetta sintonia con la struttura complessiva e la fisionomia interna di tutta la sua vastissima "opera", che oltrepassa con disinvoltura i confini fra le diverse culture, le lingue e le epoche e stende una mediazione fra i differenti saperi e le forme umane del conoscere.
(Continua)

Sicilia massacrata dai politicanti: l'immagine dell'isola nel mondo è quella della mafia e della sporcizia; mali entrambi che risalgono ai politicanti

Dal 20 ottobre c’è il rischio che la raccolta rifiuti in Sicilia venga sospesa:
1) I fornitori dei 27 ATO chiedono il pagamento dei loro crediti, 200 milioni dall’intero sistema;
2) I sindacati chiedono che vengano pagate le retribuzioni arretrate ai dipendenti.
Gli Ato, è già stato deciso con una legge della Regione, sono in liquidazione; tuttavia non si riesce a mandarli al macero perché, prima, la Regione deve recuperare il miliardo di euro che ha loro “prestato”. Per recuperarlo ha già bandito, più volte, delle gare rivolte al sistema bancario perché sia un Istituto di credito ad occuparsi del recupero. L’Istituto di credito in attesa di recuperare il “miliardo” dovrebbe anticipare a mamma Regione gran parte di questa montagna di soldi depauperati dai politicanti ed affaristi che hanno gestito gli ATO.
Mamma Regione sa bene che non percepirà un euro però si industria a indire gare per dimostrare alla Corte dei Conti (ricordiamoci del famoso danno erariale) che i politicanti hanno fatto il possibile per rintracciare il miliardo, ma ….
Essendo chiaro che nessuna banca intende imbarcarsi in questa avventura ….i politicanti di ogni colore intanto hanno lasciato le rogne (da loro create) ai liquidatori.
 “Qualora la problematica non trovasse soluzione entro il 20 ottobre - scrivono aziende fornitrici e rappresentanti dei lavoratori - le forze imprenditoriali e quelle sociali, loro malgrado, saranno costrette ad interrompere il servizio di raccolta rifiuti in tutta la Sicilia e a mettere in campo tutte le forme di lotta per potere garantire i livelli occupazionali, la tutela ambientale e la retribuzione dei lavoratori, in un settore che necessita di una vera, sana e condivisa riforma nell’interesse di tutti i cittadini”.
Ci si aspetta l’ennesimo conflitto, quindi.
La Regione di Raffaele Lombardo, coerente continuazione della Regione di Totò Cuffaro, evidenzia intanto l’incapacità di superare definitivamente il sistema dei 27 Ato, chiudendone la liquidazione, e dare avvio alle 9 Srr, così come previsto dalla legge n.9/2010.
Tanto semplice è stato accumulare quel miliardo di debiti, tanto complesso sarà smaltirlo.
Gli ATO esistono da sette anni, e fra il 2004 ed il l 2010, hanno fatto assunzioni clientelari e sovradimensionamenti di organici (sono più gli impiegati da scrivania che quelli che raccolgono rifiuti), hanno istituito Consigli di Amministrazione dove i siciliani più incapaci ma più arruffoni si autodeliberavano compensi da nababi.
I conti era ovvio che dovessero impazzire.
Nessuno si opponeva (sul serio) al sistema (inventato in epoca cuffariana) a quell’assalto alle diligenze, alle risorse pubbliche: non si opponeva chi all’Assemblea Regionale sava nei banchi dell'opposizione, né chi sedeva fra quelli della maggioranza, ovviamente. Le quote di assunzioni parassitarie e la misura delle indennità dei Consigli di Amministrazione venivano assegnate con “giudizio”, infatti.
Qualche dato? In alcune realtà, come l’Ato Belice Ambiente TP2 o la Palermo Ambiente PA 3, l’incidenza del costo del personale ha superato nel 2009 persino il 50% del totale. E per la stragrande maggioranza si è sempre trattato di amministrativi.
Poi ci sono stati i costi incomprensibili: l’Ato CT1 ha gestito 125 mila abitanti con costi della produzione per 23 milioni di euro, mentre la SOGEIR (Ato AG1), 128 mila abitanti, ha ottimizzato le spese arrivando a 13 milioni di euro, la Dedalo Ambiente nel cui ambito ricadono 131 mila abitanti, ha avuto costi per 19 milioni di euro, anche se il 57% solo per il personale.
Per concludere:
Se lo sciopero e il disagio è previsto dal 20 ottobre, perché a Contessa Entellina la raccolta rifiuti è … una chimera già da alcune settimane ?
Si è rotto il camion ? ed un camion può bloccare un servizio pubblico ?