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giovedì 13 luglio 2017

Arbëresh e Albanesi. Hanno il vantaggio di conoscere la loro origine

 Sono passati cinque secoli dall'insediamento degli arbëresh nel Meridione d'Italia. Tanti di essi hanno dimenticato le radici etniche e pure quelle culturali, altri, tanti, continuano ad essere  arbëresh, studiano e migliorano la lingua delle origini, coltivano la tradizione religiosa del Cristianesimo bizantino e tentano di allacciare e intrattenere relazioni con l'altra sponda dell'Adriatico. Tanti si sono assuefatti all'ambiente e al mondo dell'indifferenza culturale tanto diffusi nel Meridione, ma molti altri non si adeguano alla faciloneria e al "tutto fa brodo" delle istituzioni sia civili che religiose che allignano un pò ovunque. 
Ci riferiamo alle istituzioni civili che applicano a mò di adempimento burocratico l'obbligo dell'insegnamento linguistico arbëresh e quelle religiose (Congregazione Chiese Orientali) che trattano con fastidio quella striminzita minoranza di Sicilia che pretende, roba dell'altro mondo,  l'applicazione delle conclusioni del Vaticano II e -pure- quelle del Sinodo di Grottaferrata di una decina di anni fa.

La questione religiosa, che la Congregazione Orientale tratta -almeno in Sicilia- con molta leggerezza fino al punto da vestire con abiti di Vescovo bizantino soggetti nati e battezzati nel rito romano, non è accolta dagli arbëresh con lo stesso spirito di sufficienza in cui la vedono i gesuiti ed i domenicani di quella Congregazione (Ministero delle colonie).
Ma su questi temi avremo modo di intrattenerci.

Ci piace invece, per oggi, segnalare che giorno 15 luglio un gruppo di 20-25 contessioti partirà alla volta dell'Albania per visitarla in lungo ed in largo  con la guida culturale e spirituale del Parroco, Papàs Kola Cuccia. Già in anni precedenti visite analoghe sono avvenute e pertanto nell'altra sponda dell'Adriatico i "contessioti" sono attesi da amministratori pubblici, da comunità e sacerdoti cattolici ed ortodossi. Il giro culturale prevede visite nelle comunità albanofone della Macedonia, Grecia e Kossovo.
Ci piace pure segnalare che giorno venti da Mezzojuso un folto gruppo di giovani partirà alla volta del Kossovo albanese per svolgervi un campeggio di lavoro nell'ambito delle iniziative colà avviate dall'Istituzione delle Suore Basiliane. Il gruppo sarà guidato dal sempre attivo e dinamico padre Enzo Cosentino.  

Situazione nel Kossovo
I militari italiani impiegati nella missione KFOR nei giorni scorsi hanno concluso un’articolata esercitazione sulle procedure di controllo della folla e sulla gestione dell’ordine pubblico in occasione di turbative o di concentrazione di masse ostili in prossimità del Monastero di Decane, dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità e protetto dal contingente KFOR. 
L’esercitazione ha contribuito a tenere alto il livello di addestramento, capacità operativa e standardizzazione delle procedure tecnico-tattiche, come previsto dalla Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che prevede di garantire la sicurezza al Monastero di Decane, mantenere la libertà di movimento, impedire il ricorso alla violenza e sviluppare progetti della Cooperazione Civile e Militare tesi a supportare il processo di crescita economica grazie allo sviluppo delle istituzioni locali.