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lunedì 28 settembre 2026

Letteratura: personaggi del Novecento

In letteratura, il concetto di 
Opera aperta definisce un
testo che non impone 
un’unica interpretazione
rigida o un percorso
narrativo lineare, ma 
richiede una 
collaborazione 
attiva e inventiva
del lettore per 
completarne il
senso.






 L’opera aperta.

Ha scritto Umberto Eco: "Molta della letteratura contemporanea è fondata sull'uso del simbolo come comunicazione dell'indefinito, aperta a reazioni e comprensioni sempre nuove.

Possiamo facilmente pensare all'opera di Kafka come ad un'opera "aperta" per eccellenza: processo, castello, attesa, condanna, malattia, metamorfosi, tortura non sono situazioni da intendersi nel loro significato letterale immediato.


Ma a differenza delle costruzioni allegoriche medievali, qui i soprasensi non sono dati in modo univoco, non sono garantiti da alcuna enciclopedia, non riposano su nessun ordine del mondo".

 (U. Eco, Opera aperta, Milano 1962).


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Globalizzazione e contemporanea

 regionalizzazione.


Si è conclusa alcuni decenni fa, la marcia, avviata molti anni fa, verso |’Europa. Che -ora unificata- si è persino allargata oltre i confini tradizionali dell'Ovest, magari per far fronte alla competizione economica con gli Stati Uniti e altre grandi potenze orientali che la globalizzazione rende concorrenti diretti e prossimi. 

Non è nuovo ma non ha avuti mai tanti e così rumorosi proseliti il federalismo in Italia. Dunque direttrici verso l'autonomia locale del potere convivono con le esigenze della globalizzazione. Un'altalena in cui da una parte c'è una forte spinta al decentramento, dall'altra una vigorosa tendenza alla concentrazione: analoga a quella che crea colossi economici multinazionali in cui annegano i poteri e le identità di ogni singolo Stato. La situazione in cui oggi si ritrova l’Europa è una gara durissima ma già cominciata fra i regionalismi e la  globalizzazione. E ciò è davvero nuovo: tanto da lasciare col fiato sospeso. 

Vince il cerchio, che Savinio odiava come figura del sempre identico, ma certamente il mondo, e specificatamente l’Europa non gira come prima.


Naturalmente lo si sapeva: ci sarebbe stato un altro episodio della guerra millenaria fra Platone e Aristotele, fra Essere e Divenire, fra centro e periferia, tra superficie e profondo, autobiografia e romanzo, tra grande architettura narrativa e frammento, fra figuratività e informale, fra nominare e suggerire, fra il cerchio e l'ordine quadro, fra scrittura grassa e scrittura magra, fra comico e tragico, tra riso e umorismo, tra plurilinguismo dantesco e monolinguismo petrarchesco, fra lingua e dialetto, fra narrare e descrivere, tra poesia e prosa, tra epica e quotidianità, tra realismo e fantastico, tra ordine e trasgressione, fra innovazione e rispetto della tradizione, fra classicismo e barocco, fra eresia e ortodossia, fra progressisti e conservatori, fra riformisti e rivoluzionari e fra tutte le alternative nate dalla testa dell'uomo chissà quanti millenni fa. 

Ripetizioni dunque ma ci sarebbero state differenze. Nei secoli precedenti c'erano state varianti ma è nel Novecento che c’è stata la svolta radicale.


La prima clamorosa differenza della "cultura" rispetto alla "natura" fu l'industria. Piccola creatura davvero rispetto a quella che è diventata nel Novecento. Prese a morire la plurimillenaria civiltà contadina a causa di questa grande novità strutturale e ne sarebbero seguite tante: compresa la crisi della civiltà industriale, che alla fine del secolo non è più stata tanto sicura del proprio avvenire. Si alternarono nacquero e morirono rapidamente in quel  secolo (il Novecento) tutte le invenzioni, ogni svolta, persino le strutture, che avevano fama di essere durature, se non perennità . "La novità seduce", diceva già Pope, e il Novecento l'ha presa come regola di vita.


(Segue)


Persone con diabete

 Brevi camminate dopo pranzo sono associate a un minore aumento della glicemia dopo i pasti.

Da un articolo pubblicato su Complementary Therapies in Medicine, estrapoliamo :

 

Uno dei consigli:
Evitare la sedentarietà
interrompendo i periodi in
cui si sta seduti ogni 30
minuti con brevi camminate.





Le brusche oscillazioni di glicemia (la concentrazione di zuccheri nel sangue) fanno male a tutti, non solo ai diabetici. E sebbene siano naturali dopo i pasti, a seconda della dieta e del proprio stato fisico possono essere più o meno marcate. 

Picchi troppo alti (seguiti da repentini abbassamenti) segnano un eccesso di zucchero nel sangue che altera soprattutto cervello e vasi sanguigni, provocando conseguenze negative in tutti gli organi e tessuti tramite uno stato infiammatorio generale che favorisce molte patologie cronico degenerative.

Pochi minuti di movimento, in particolare camminando, durante la giornata sono associati a un minore aumento della glicemia dopo i pasti.

Rispetto alla posizione seduta ininterrotta, fare brevi pause di movimento viene associato a risposte glicemiche post-prandiali inferiori. 
Le persone che si alzavano e si muovevano almeno ogni 30 minuti e quelle che camminano sembrano trarre i maggiori benefici dall’esercizio, beneficio che e’ pari a zero (rispetto alla glicemia) per lo stare solo in piedi (alzarsi) ogni ora circa.

L'American Diabetes Association suggerisce di interrompere i lunghi periodi di sedentarietà almeno ogni 30 minuti per aiutare a regolare i livelli di glucosio.

Le persone con diabete che camminano subito dopo i pasti hanno una migliore gestione della glicemia rispetto a coloro che camminano in altri momenti.

La Costituzione


Il dibattito recente (settembre 2026) sul 
decreto-legge del Ministro
dell'Istruzione e del Merito
Giuseppe Valditara
 ruota attorno
alla compatibilità delle nuove
norme con l'
articolo 34 della
Costituzione italiana
, il quale
sancisce il principio fondamentale
secondo cui 
"La scuola è aperta
a tutti".
L'adozione di questa misura ha
sollevato forti discussioni di natura
sia politica che costituzionale.
L'Associazione Nazionale Presidi
(ANP), per bocca del presidente
Antonello Giannelli, e diverse
associazioni studentesche hanno
sollevato forti dubbi sull'applicabilità
concreta del provvedimento,
specialmente nei contesti urbani
ad alta densità migratoria,
contestando la rigidità del tetto
e l'utilizzo dello strumento del
decreto-legge (art. 77 Cost.) per
questioni ordinamentali di questa
portata.




articolo 34

Si apre con le parole: «La scuola è aperta a tutti» e sancisce l’accesso universale all’istruzione, l’obbligatorietà e gratuità del ciclo inferiore per almeno otto anni, il diritto dei meritevoli a raggiungere i gradi più alti degli studi e l’impegno della Repubblica a rendere effettivo tale diritto.

===

In questi giorni fa molto discutere il nuovo limite del 30 per cento di alunni stranieri per classe, pena lo smistamento ad altra scuola, che andrà in vigore a partire dall’anno scolastico 2027-28 e riguarderà le classi prime delle elementari, delle medie e delle superiori. Le classi intermedie già formate non saranno toccate. Da subito si applica ai nuovi arrivati nel nostro Paese che si iscrivono in corso d’anno. È confermato che dal conto saranno esclusi sia gli alunni nati in Italia sia chi, pur essendo arrivato dopo, ha già frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia nel caso dei più piccoli, oppure tre di scuola dell’obbligo per i più grandicelli. Purché «con esito positivo». Cioè senza bocciature, che come si sa alle elementari non esistono. 

Valditara, ministro dell’Istruzione, valuta in 34 mila le scuole con oltre il 30 per cento di studenti non italiani, ma senza dire quanti sono quelli nati qui. Le scuole con più del 20 per cento di nuovi arrivati sono un migliaio.

domenica 27 settembre 2026

Storia del Cristianesimo (5)

  Brevi flash sulle origini 

Provare a cogliere

http://
Il cristianesimo si è diffuso a
partire dal 
I secolo d.C. in
Palestina
, partendo da
Gerusalemme e crescendo
grazie alla predicazione di
Gesù, degli apostoli e di 
San
Paolo di Tarso.



La prima diffusione del cristianesimo. I discepoli che, dopo un periodo di iniziale sbandamento provocato dalla morte di Gesù, costituirono la prima comunità di Gerusalemme erano ancora sostanzialmente un gruppo interno al giudaismo, che del giudaismo condivideva perciò le credenze e le tradizioni fondamentali. 
L'evangelista Luca negli Atti degli Apostoli presenta i primi discepoli che osservano scrupolosamente la Legge mosaica e frequentano assiduamente il Tempio di Gerusalemme (At. 2,42-47).

Accanto ai gruppi tradizionali del giudaismo del tempo di cui ci parla lo storico ebreo Flavio Giuseppe ( Guerra giudaicaII,117-119), e cioè Farisei, Sadducei, Esseni (oggi identificati dalla maggior parte degli studiosi con la comunità di Qumran) e seguaci di Giuda il Galileo, ne è sorto uno nuovo, guardato dai primi con sempre maggiore sospetto, che riconosce in Gesù di Nazaret il Signore e il Messia (At. 2,36 fa dire a Pietro che «Dio ha costituito Signore e Messia questo Gesù che voi avete crocifisso») e ne aspetta con trepidazione il ritorno imminente (maranathà = «Signore nostro, vieni», prega nelle assemblee liturgiche questa comunità).


Tuttavia la fede messianica dei primi discepoli aveva qualcosa di ben più caratteristico e radicale delle differenze che potevano esserci tra i vari gruppi giudaici in tema di osservanza della Legge, culto del Tempio o libertà politica. Nel confessare Gesù di Nazaret Signore e Messia e nell'aspettarne il ritorno imminente come glorioso Figlio dell'uomo la comunità primitiva di Gerusalemme esprimeva infatti una fede e una speranza che mettevano radicalmente in questione il giudaismo e non potevano perciò non entrare in conflitto con esso. 

La salvezza non consisteva più nell'osservanza scrupolosa della Legge di Mosè o nella realizzazione di un futuro messianico per Israele ma nell'adesione totale a Gesù morto e risorto che doveva ritornare nella gloria.

E questo già significava un allontanamento profondo dalle tradizioni di Israele. Il fatto che questo annuncio si rivolgeva non ai Giudei soltanto ma a tutti gli uomini rendeva la rottura col mondo giudaico addirittura inevitabile.


= = =

Punti di vista:

Argomenta in un suo libro Vito Mancuso che una civiltà senza religione, o con una religione senza cultura, perde inevitabilmente la propria coesione  interna, schiacciata su una sola dimensione, in balia di un egoismo molto prossimo al cinismo o alla disperazione. 

Ancora: 

-Una fede che rifiuta il confronto con la cultura, la scienza e il pensiero critico diventa sorda ai problemi reali dell'uomo moderno.  

-Quando manca un orizzonte di senso condiviso e colto, l'essere umano rimane schiacciato su una dimensione puramente materiale o egoistica, vicina alla disperazione e al cinismo.


=. =. =

Antico e Nuovo Testamento

Nel corso del 2º secolo circolano molti scritti sotto il titolo di Vangelo, Atti o Lettera, rivendicando la paternità di un apostolo, ma soltanto alcuni trovano posto nella liturgia, nella cátechesi o nella predicazione cristiana. Verso la fine dello stesso secolo diviene abituale chiamare « Nuovo Testamento » l’intero insieme degli scritti che si è imposto dappertutto nella Chiesa come riferimento importante per la tede e che ha avuto la garanzia degli apostoli.


I primi cristiani non ebbero l'idea di associare i loro testi alla Bibbia, il libro della rivelazione di Israele di cui facevano uso nella liturgia e nell'insegnamento. Via via nel tempo i nuovi scritti acquistarono  pari importanza.  Per distinguerli dalla Legge e dai Profeti, in altri termini dalla Bibbia, si parla di un «Nuovo» Testamento, diventando l'altro, di fatto, «Antico».


La parola «testamento» è la traduzione di una parola greca usata per rendere il concetto di patto, cioè, qui, l'alleanza stretta da Dio con il popolo che si era eletto. Parlare di un «Nuovo Testamento» sa di audacia. Si addita l'alleanza del Sinai,il fondamento della fede giudaica, e la si trova integrata e superata nell'avvenimento di Cristo: nella sua Pasqua. Come dire che Dio stabilisce una relazione nuova e definitiva con tutti gli uomini. 

La Bibbia dei cristiani si compone  pertanto di due parti: l'Antico e il Nuovo Testamento. L'Antico non viene rigettato; lo si interpreta come annuncio e cammino verso il Nuovo. Leggendo gli antichi testi si pensa ormai alla venuta del Cristo che è, per i cristiani, il compimento storico della speranza di Israele.


I ventisette libri del Nuovo Testamento costituiscono la letteratura più vicina alle origini cristiane. Vicina per la data, ma vicina soprattutto per l'esperienza e la fede che essi testimoniano.








Italiani: poveri benestanti?

 

Circa il 43% degli italiani non
ha redditi positivi, non paga
Irpef e risulta fiscalmente
"a carico" di qualcun altro o
della collettività.
Oltre il 72% dei contribuenti 
dichiara redditi lordi annuali
inferiori a 
29.000 euro,
corrispondendo solo il 23%
del gettito Irpef complessivo.
Questa cifra, singolarmente,
non basta a coprire i costi
pro capite dei servizi essenziali
di welfare come sanità,
istruzione e assistenza.
Il carico fiscale è fortemente
concentrato. Solo il 
13,94%
dei contribuenti
 (coloro che
dichiarano oltre 35.000 euro)
sostiene circa il 
62,5% di
tutta l'Irpef
 incassata dallo Stato.
Se da un lato i redditi dichiarati 
sono bassi, dall'altro l'Italia si
conferma storicamente uno
dei Paesi con il 
patrimonio
privato e immobiliare più alto
 
al mondo rispetto al flusso del
reddito, a dimostrazione di
una ricchezza accumulata che
spesso sfugge alla tassazione
progressiva sul lavoro.

25 milioni di italiani pagano zero tasse.

Gli italiani che hanno presentato una dichiarazione dei redditi nel 2025 sono 42,8 milioni (267.885 in più rispetto al 2023). 

Di questi «quelli che hanno versato almeno un euro di Irpef sono solo 34,1 milioni. I restanti 24,8 milioni (rispetto al totale della popolazione di circa 58 milioni), ben il 42% degli italiani, non hanno redditi e non pagano l’Irpef».

Quasi 8 milioni di italiani hanno dichiarato redditi da zero a 7.500 euro lordi l’anno e hanno versato in media 19 euro di Irpef. È evidente che la prima spiegazione che viene in mente è l’alto livello di evasione fiscale che, secondo le stime contenute nei documenti ufficiali del governo, sottrae ogni anno circa 100 miliardi di euro alle casse dello Stato. Ma non c’è solo questo. Incidono almeno altri tre fattori: la no tax area; la giungla di deduzioni e detrazioni; la flat tax e le altre forme di tassazione forfettaria, come la cedolare secca sugli affitti.

Massimo Gramellini sostiene e scrive “Ogni anno arriva il giorno in cui un italiano adulto su tre scopre di essere fesso. Non che non lo sapesse già, però la pubblicazione annuale del rapporto sulle dichiarazioni dei redditi trasforma la sensazione in certezza. Uno paga, due no”. Poi continua “Eppure, primo paradosso, nessuno li chiama ladri. Furbi, casomai”.

sabato 26 settembre 2026

La società degli uomini -2-

 La “Parola”  nel contesto

della società degli uomini

Nel primo libro della Politica
Aristotele teorizza il rapporto
tra il soggetto dominatore e 
lo schiavo, definendo la schiavitu’
come fenomeno naturale e legale.
La sua analisi si basa su una 
visione gerarchica del cosmo,
secondo cui la natura è 
strutturata in modo tale
che l’inferiore debba essere 
sottomesso al superiore
per il bene di entrambi.



Alle origini dell’uomo, lo abbiamo evidenziato nella precedente pagina, ad essere enfatizzato fu il ruolo della parola, di contro il lavoro (il fare) ed i suoi strumenti (che implicavano sforzo fisico) furono connessi alla natura ed esclusi dalla cultura del tempo che fu. 

Il lavoro ed i suoi strumenti davano in quel contesto una certa rappresentazione del mondo, giustificavano il dominio e legittimavano superiorità della cultura sulla forza lavoro.

 Tutti coloro la cui cultura era diversa da quella egemone e dominante (dominante perché in possesso della cultura) erano considerati e addirittura associati alla natura. Gli egemoni rappresentavano il logos, gli altri erano il caos, primitivi, diversi e devianti.

 In quel contesto sociale di subalternità tutto veniva considerato come  dato naturale. Apprendiamo da Aristotele: «Poiché l'essere dotato di intelligenza e preveggenza è dominatore e signore per natura, chi può eseguire con le facoltà corporali le prescrizioni di questo, é soggetto e schiavo... Per natura dunque è determinata la condizione dell'essere femminino e dell'essere servile, poiché la natura nelle sue creazioni non rassomiglia agli artıgiani dozzinali, come quelli che fanno le spade delfiche, opera meschina; ma adatta ciascun essere alla sua funzione: cosí infatti ciascuno degli strumenti raggiungerebbe la perfezione, qualora non fosse destinato a una molteplicità di funzioni, ma fosse conformato e adoperato per una sola. Tra i barbari, è vero, la femmina e lo schiavo sono allo stesso livello, ma la causa è che i barbari per natura non sono destinati a comandare».

Aristotele insiste -come sopra riportato- sulla condizione dell’essere femmineo e dell’essere servile, nell’alba della civiltà greca, come semplici strumenti destinati ciascuno ad una sola funzione. Il tutto lo attribuisce ai barbari e lo giustifica con la circostanza che i barbari per natura non sono destinati a comandare 

Per Aristotele, ancora: “le arti hanno una sfera determinata, hanno bisogno di strumenti appositi per effettuare la produzione degli oggetti  propri per ciascuno di essi, così la proprietà e’ strumento per la vita, il possederlo è il complesso degli strumenti, lo schiavo è uno strumento animato, e l’operaio  è uno strumento superiore  per la vita (Politica I 1252b 1-7; I 1253b 25-34).

Il discorso (partendo da Aristotele) ora è chiaro: se lo strumento piú perfetto è quello adatto a svolgere una sola funzione, operaio ideale, in quanto strumento, sarà quello che limiterà se stesso al solo ruolo di operaio. Restando stabile l'assetto sociale, la natura non minaccerà la cultura, ossia il logos, facendogli mantenere il predominio sul caos.


===


E’ ovvio che stiamo partendo da lontano

e che contiamo di pervenire via via alla civiltà 

sociale e democratica dei nostri

giorni, i cui valori sono ben altri, e i più 

elevati dei millenni e secoli trascorsi.


(Segue)

Gli immigrati e l’Italia

Gli italiani all'estero sono oltre 6,6 
milioni, un numero che sale a circa 
80 milioni se si considerano i 
discendenti e gli oriundi nel mondo.
Oggi si contano oltre 6,6 milioni 
di residenti all'estero iscritti all'AIRE, 
soprattutto in Europa (Germania, 
Regno Unito, Svizzera e Francia).
Paesi come il Brasile e l'Argentina 
accolgono le comunità di origine 
italiana più grandi del pianeta.





Il tetto agli «stranieri».

A partire dal prossimo anno scolastico (2027-28), in prima elementare potrà esserci al massimo il 30% di bambini «stranieri». Ma nel conto non entreranno i nati in Italia o che abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Alle scuole medie e superiori, il limite del 30% non riguarderà gli studenti stranieri che abbiano frequentato con successo (cioè senza bocciature) la scuola italiana per almeno tre anni. Le classi intermedie già formate non saranno toccate. Il tetto si applica da subito solo a chi arriva in Italia ad anno scolastico iniziato.

Cosa devono fare i dirigenti scolastici se si trovano con più del 30% di alunni migranti di prima generazione che non abbiano frequentato due anni di scuola dell’infanzia o tre anni delle elementari e medie? Devono rivolgersi agli uffici scolastici territoriali, cui toccherà spostare il numero di studenti necessario a rispettare il tetto.

Quanto lontano dal loro luogo di residenza? Il decreto sancisce il «principio di prossimità» da rispettare, ma non specifica il raggio massimo di distanza tra casa e scuola. Sono previste deroghe (per esigenze familiari particolari, a partire dai casi di disabilità). Quando il superamento del tetto è inevitabile, scatta la misura alternativa dei corsi di lingua.

 Divieto di volto coperto 

Il decreto non menziona burqa e niqab (mentre nella relazione tecnica sono citati i caschi). E’ dunque vietato «partecipare alle attività curriculari ed extracurriculari delle istituzioni scolastiche con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto».


Un discorso non retorico

Pedro Sánchez ha tenuto
un discorso di forte impatto
all'Assemblea Generale
delle Nazioni Unite
a New York, incentrato sulla
strenua 
difesa del
multilateralismo
 e dell'ordine
 internazionale basato sulle
regole contro le spinte isolazioniste
e nazionaliste.

Nella foto Sanchez col
sindaco socialista di
New York, 

Zohran Mamdani




   I valori della civiltà occidentale esistono ancora. Quello pronunciato dal primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, all’assemblea generale dell’Onu, si allinea, per intensità e coraggio, agli ultimi applauditi interventi del suo collega canadese, Mark Carney. 

«Salgo su questa tribuna - ha detto il leader socialista - con un solo obiettivo: difendere ciò che molti stanno cercando di distruggere. Vengo a rivendicare i principi e le ambizioni che ispirarono la nascita di questa organizzazione ottantuno anni fa. Principi e ambizioni che diversi governi qui presenti disprezzano o intendono smantellare. La maggior parte di noi credeva in quella promessa comune. Perché eravamo convinti che la pace, la sostenibilità e le pari opportunità non fossero posizioni ideologiche, ma parte integrante del futuro dell’umanità. Oggi, però, queste idee non vengono soltanto messe in discussione. Vengono attaccate da attori politici, da governi che vogliono riportarci a un passato oscuro. E non serve indicarli: sappiamo tutti chi sono e qual è il loro modus operandi. Prima mettono in discussione le regole. Poi le violano, sapendo peraltro che nessuno avrà il coraggio di chiedergliene conto. Tagliano i loro contributi agli organismi multilaterali. Prendono di mira i loro leader e i loro funzionari, ne bloccano la capacità d’azione, per poi descriverli come enti inutili di cui si può fare a meno». Le ragioni?

Il primo è l’egoismo. «L’assurda convinzione che il mondo sia un gioco a somma zero, in cui il guadagno di qualcuno implica necessariamente la perdita di qualcun altro». 

Il secondo è l’ignoranza. «Si disprezzano le evidenze scientifiche e si dà per scontato che esistano Paesi così potenti da poter abusare degli altri e da non aver bisogno di nessuno per prosperare». 

E il terzo è la crudeltà. «Ho visto queste forze egoiste, ignoranti e crudeli crescere. Ho visto come si toglievano la maschera e prendevano il potere in molti luoghi. E da lì le ho viste scatenare guerre illegali, massacrare civili innocenti».

Sanchez non perde la speranza, soprattutto di fronte a «milioni di persone che si mobilitano in difesa della natura, della pace e dei diritti civili». E termina così: «Quando le generazioni future guarderanno indietro, studieranno questo decennio decisivo nella storia delle Nazioni Unite e ci chiederanno quale ruolo abbia avuto ciascuno di noi». 

venerdì 25 settembre 2026

Letteratura sociale

La Sicilia nel 1876" è
una celebre 
inchiesta
privata
 in due volumi,
scritta e pubblicata nel 1877
dai giovani studiosi e
futuri parlamentari
toscani 
Leopoldo
Franchetti
 e Sidney
Sonnino
. L'opera
rappresenta la prima
indagine sistematica e
documentata sulle
piaghe economiche, sociali
e politiche della Sicilia
dopo l'Unità d'Italia,
gettando le basi
metodologiche per lo

studio della cosiddetta
 
"questione meridionale”




Viaggio in Sicilia - 1876 

Leopoldo Franchetti, assieme al suo amico Sydney Sonnino, negli anni 1875-1876, visitò la Sicilia avendo avuto sentore che la crescita socio-umana della realtà locale era inficiata da un fenomeno denominato “mafia”. 

Entrambi erano interessati a raccogliere informazioni sullo strano fenomeno che prosperava e bloccava la crescita socio-umana territoriale. Franchetti, nel suo viaggio scopre e rivela l’inquietante fenomeno di violenza presente nell’Isola che blocca ogni iniziativa di apertura democratica e di crescita umana. Anzi a proposito della democrazia egli evidenzia che la presenza mafiosa fa smarrire, estinguere la democrazia. 

Franchetti, ed il suo amico Sonnino, erano di formazione e cultura liberale, sostanzialmente due liberali, ma ciò che essi scoprono nell’Isola li rende grandi intellettuali e minuziosi conoscitori della vita sociale. L’esperienza pratica sul campo dei due studiosi di formazione, come detto, liberale consentirà loro di delimitare e persino respingere il liberismo senza regole. Essi in Sicilia scoprono quello che sui libri di scienza economica e’ l’utilitarismo, l’utilitarismo cieco. In entrambi gli studiosi, quella visita e quanto scoperto nell’assetto sociale della Sicilia di allora, li induce a riconsiderare quanto avevano appreso dall’illuminismo liberale.  

Nell’ottica di piena libertà intellettuale i due studiosi si dedicano a studiare ciò che vedono sul terreno e Franchetti riporta di essersi mosso sulla scia: “Dalla verità la libertà; dalla libertà la verità“ nello spirito di cogliere lo spirito moderno e creare i presupposti per cambiare lo stato delle cose nella Sicilia ormai parte dello Stato italiano.

(segue)

Pensioni sempre più lontane

Stando all’Istat campiamo

più  a lungo.

La pensione in Italia torna
ufficialmente ad allontanarsi
a causa del ripristino dei
meccanismi automatici di
adeguamento alla 
speranza di
vita dell'ISTAT
. Dopo anni
di "congelamento" temporaneo
dei requisiti, le ultime proiezioni
della 
Ragioneria Generale
dello Stato
 diffuse in questi
giorni
 delineano un
calendario di continui
incrementi sia per l'età
anagrafica (vecchiaia) sia
per i requisiti contributivi
(anticipata).







Dal primo gennaio 2029, secondo le norme di legge, ci vorranno altri tre mesi in più di lavoro per conseguire la pensione. Bisognerà cioè arrivare a 67 anni e mezzo per andare in pensione di vecchiaia oppure serviranno 43 anni e 4 mesi di contributi, indipendentemente dall’età, per la pensione anticipata (un anno in meno per le donne). Lo dice l’ultimo Rapporto della Ragioneria generale dello Stato su «Le tendenze di medio lungo periodo» sul sistema pensionistico che, aggiorna le precedenti stime, in base alla dinamica della speranza di vita. 

 Aggiornamento che vede appunto uno scatto di altri tre mesi dal 2029, rispetto ai due stimati nel precedente rapporto.

 La legge prevede che i requisiti per la pensione vengano adeguati ogni due anni. Tuttavia i tre mesi in più, che avrebbero dovuto scattare dal primo gennaio 2027, saranno spalmati su due anni: un mese in più dal prossimo anno e altri due mesi dal 2028. Così, la pensione di vecchiaia, che oggi si ottiene a 67 anni d’età, dal prossimo primo gennaio si otterrà a 67 anni e un mese e poi dal primo gennaio 2028 a 67 anni e tre mesi. Stessa cosa per la pensione anticipata: oggi bastano 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne); dal prossimo anno ci vorranno 42 anni e un mese e dal primo gennaio 2028 si salirà a 43 anni e un mese (sempre un anno in meno per le donne).

Con lo lo scatto biennale del 2029, la pensione si allontanerà ancora, toccando la soglia psicologica dei 67 anni e mezzo, per non parlare dei 43 anni e 4 mesi di contributi che saranno necessari per lasciare il lavoro in anticipo.