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domenica 5 maggio 2019

Unione Europea. Ripercorriamo alcune tappe

Perchè l'Unificazione del Continente ? 

A partire dagli anni cinquanta del Novecento nella parte occidentale del continente, quella non sottoposta alla rigida ed oppressiva dittatura comunista di marca stalinista, si assiste al crescente desiderio di riuscire e potere dare voce nella scacchiera mondiale -uscita profondamente modificata dalla seconda guerra che aveva convolto l'intero pianeta- al vecchio continente.

La guerra aveva irreparablmente segnato:
--il declino dell'Europa (=degli stati europei che in precedenza interferivano ed influenzavano le vicende del mondo grazie ai loro vasti domini coloniali);
--l'affermazione indiscussa degli Stati Uniti d'America quale nuovo faro dell'Occidente e riconosciuta potenza in grado di controllare ed essere presente su tutti i paesi atlantici, del Pacifico e dell'Oceano indiano.
--l'emergere di nuove potenze, la cui Cultura e la cui Storia poco aveva in comune con la tradizione dell'Europa Occidentale (=la Cina in Asia, l'Urss nell'Est europeo e in qualche forma a sè l'India nel sub-continente asiatico).

Ventotene: l'isola dove è nata
la nuova Europa.
Le origini della contrazione dell'influenza europea sulla scacchiera planetaria non si sono palesate improvvisamente nel dopoguerra: gli Stati Uniti già dalla fine dell'Ottocento avevano evidenziato ritmi di sviluppo percentuali crescenti (a due cifre annue) sul piano industriale, agricolo e commerciale. La guerra -il cui esito si era giocato prevalenemente in Europa e sotto altri aspetti in Giappone- aveva raso a suolo tutti gli apparati produttivi dell'Europa e aveva resa questa impotente a fronte dei tentativi e delle minacce alla sua autonomia che provenivano dall'autoritarismo staliniano e dalla concezione dottrinaria-ideologica dello stalinismo.

Dagli anni cinquanta del Novecento comiciano, quindi, a sorgere varie istituzioni politiche, ma anche economiche, apparati pubblico-amministrativi e classi dirigenti di organismi sovranazionali il cui scopo tendenziale (anche se mai dichiarato) era di mantenere l'ancoraggio della parte occidentale del vecchio continente agli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti, rispetto ai vecchi imperi europei la cui influenza era basata sul dominio coloniale, presentavano caratteristiche egemoniche notevolmente diverse fin allora mostrate dalla vecchia Europa: 
1) essi fondavano la loro attrazione sulla loro immensa dimensione e capacità economica-commerciale (figlia  dei concetti di produttività e prosperità).
2) essi seppero prefigurare, già dagli anni venti, un nuovo ordine mondiale fondato su
-autodeterminazione dei popoli,
-tutela di tutte le minoranze (etniche, sociali, politiche etc.),
-libero commercio e libertà dei mari,
-soluzione pacifica dei conflitti internazionali.

La grave crisi economica del 1929 negli Stati Uniti fu affrontata e risolta mediante il "New Deal" (=vasto programma di riforme che assorbì ogni protesta e sofferenza sociale), mentre nell'Europa delle dittature di estrema destra gli affanni e le difficltà socio-economiche di vasti strati della popolazine, negli anni trenta, spinsero i governi a risolverli mediante la disastrosa seconda guerra mondiale.

Quando negli anni cinquanta del Novecento le classi politiche europee più avvedute cominciano ad immaginare forme di cooperazione fra gli Stati era ormai svanita quella idea -coltivata in precedenza- della "civiltà europea".

Dopo il disastro della guerra, negli anni cinquanta spettò agli antifascisti farsi carico di un nuovo indirizzo da dare alla politica del vecchio continente.

Il documento fondamentale indirizzato verso il federalismo europeo fu scritto da tre italiani, confinati nell'isola di Ventotene: 
Altiero Spinelli,
Eugenio Colorni,
Ernesto Rossi,  
I tre intellettuali (di cultura socialista-democratica) previdero nel periodo della loro prigionia la caduta dei poteri totalitari e auspicarono che, dopo tutte le esperienze traumatiche della prima metà del Novecento, i popoli del vecchi continente sarebbero riusciti a sfuggire alle subdole manovre delle élites conservatrici, il cui fine sarebbe stato quello di ristabilire (in forma immutata) l’ordine prebellico.
Per contrastare queste forze si sarebbe dovuta fondare quindi una forza sovranazionale europea, in cui le ricchezze avrebbero dovuto essere redistribuite e il governo si sarebbe deciso sulla base di elezioni a suffragio universale. 
L’ordinamento di questa forza avrebbe dovuto basarsi quindi su una “terza via” economico-politica, che avrebbe evitato gli errori sia del capitalismo che del comunismo, e che avrebbe permesso all’ordinamento democratico e all’autodeterminazione dei popoli di assumere un valore concreto.
(segue)

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