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sabato 26 settembre 2015

Contessa Entellina. La prima celebrazione nella Chiesa Madre di Mons. Gallaro

 26/09/2015





Contessa Entellina. Giovani artisti contessioti espongono nei locali della Biblioteca Comunale

Tanta gente a Contessa è solita sospirare "In questo paese non c'è nulla da fare, mancano le opportunità ed i luoghi di incontri, di relazioni e di confronto".
Così non è,  non lo è in senso assoluto; però nell'espressione è racchiuso bene lo stato di insoddisfazione che caratterizza tanti contessioti, e verosimilmente caratterizza in parte lo stato di relativo isolamento geografico e stradale del nostro paese. Caratterizza pure il grave momento socio-economico che la nostra comunità locale attraversa con i giovani che appena ultimato il corso scolastico emigrano in cerca di lavoro e quando riescono a soddisfare il bisogno di disporre altrove di un reddito continuativo chiamano  là altri congiunti e spesso pure i genitori già anziani.  

Istituzione Preziosa
Da alcuni anni la Biblioteca Comunale intestata a Padre Lorenzo Tardo è situata in Via Palermo accanto all'Edificio delle Scuole Elementari. 
Resta aperta dalle 10,oo alle 14,oo e poi dalle 17,oo alle 19,oo (dal Lunedì al Venerdì) e dispone di vasti spazi bene suddivisi per l'allocazione di alcune migliaia di libri e per ospitare Convegni e/o incontri artistici, culturali e pure di promozione del territorio.

Questa antica istituzione contessiota attualmente è animata da Antonella Guzzardo che ha dato finalmente alla Biblioteca il ruolo di Servizio Pubblico regolare e continuo oltre che l'evidente tocco femminile agli ambienti che ospitano i tanti libri, compresi quelli preziosi perchè storici, provenienti dalla Abazia di Santa Maria del Bosco.

Prima dell'arrivo di Antonella tutti gli incaricati dell'Istituzione, dal primo Novecento, erano stati uomini, volontari, che dedicavano un paio di ore la settimana per consentire ai fruitori il "servizio di prestito e restituzione libri".

Il Percorso d'Arte, da visitare dal 24 settembre e per un mese
Il 24 Settembre nei locali della Biblioteca Comunale, all'interno del ciclo L'Angolo dell'Incontro Culturale, è stato inaugurato, grazie all'impegno di Antonella sostenuta per l'occasione dalla ben conosciuta in paese professoressa Mimma Guzzardo, un percorso d'Arte denominato "I Colori della Vita" i cui protagonisti sono tutti giovani artisti locali, contessioti quindi.
Nel testo manoscritto qui sopra riportato è la stessa professoressa Mimma Guzzardo a tratteggiare il "Percorso". Noi ci limitiamo a fornire solamente qualche lineamento col solo fine di stimolare l'interesse dei lettori  perchè si rechino in Biblioteca per giudicare di persona le opere dei nostri giovani concittadini.


GABRIELLA D'AGOSTINO
espone alcuni sui quadri di Patch Work su polisterolo
















VINCENZO ALONGI
espone opere dai colori graffianti e pure dipinti su tavole 











BRUNO VINCENZO
espone dipinti con temi vari, da quelli impegnati sulla Shoah, a quelli religiosi a quelli di personaggi (a noi contessioti facilmente noti)








BRUNO VINCENZO


















FOTOGRAFIE DI ESTATICI DELLA NATURA

 COLLETTI IRENE
MONTALEONE CAROLINA













LO CASCIO GIOACCHINO GIOVANNI













CALVACANTE CRISTINA

Contessa Entellina. Mons. Gallaro celebrerà la Liturgia

Il Vescovo di Piana degli Albanesi nel pomeriggio di oggi sarà a Contessa dove, alle 18,oo,  presiederà nella Chiesa Madre una Liturgia solenne a conclusione di una settimana di devozioni dedicate  alla Madonna, promosse da Papàs Janni Stassi.

Hanno detto ... ...

GIOVANNI DE MAURO, direttore de Internazionale
La tecnologia ha introdotto modi di lavorare e consumare che mettono in discussione il sistema economico basato sulla legge della domanda e dell’offerta. Tempo libero, attività in rete e gratuità saranno la moneta di scambio del futuro

PINO CORRIASGiornalista e scrittore
”E se fossimo noi a voltare le spalle all’Ungheria? Noi ceto medio viaggiante con biglietti vidimati, titolari di indirizzi autentici, di carte di credito ancora buone e di vite non del tutto a debito. Noi a rifiutarci di oltrepassare i confini della bella e triste Ungheria che da molti mesi guida il fronte del rifiuto della Est Europa, arma i presidi di Horgos e il valico di Roske, innalza l’indecente spettacolo del muro. Lo moltiplica (da ieri) lungo il confine con la Croazia, all’altezza di Gole. Ne fa una formidabile arma offensiva camuffandola da scudo che difende.
Essere noi a imporci per libera scelta di non oltrepassare quei confini fino a quando saranno preclusi in quel modo al passaggio dei migranti che fuggono da guerre, quasi tutte di nostra lungimirante fabbricazione. Opponendo al filo spinato srotolato dal signor Viktor Orbán lungo il perimetro della sua propaganda, il nostro filo, tessuto con una certa affilata fermezza. Anche solo per segnalarci indisponibili ad assecondare quella onda crescente di populismo e frustrazione che in questi anni di crisi economica lo ha incoronato leader di un regime nazionalista, di una società spaventata che ora pretende di chiudersi al mondo che si apre. Farlo per dignità o anche solo buon gusto. Rinunciando – a nome dei migranti respinti con i lacrimogeni, i gas urticanti, i manganelli, i cannoni ad acqua – alla concava Budapest, perla del Danubio, ai suoi caffè ancien régime, al suo castello di incanti,ai suoi ponti di pregevole e multiculturale fattura, alle sue acque termali che scorrendo da gran tempo sanno di quante migrazioni sia frutto quella terra, dai mongoli agli ottomani, agli austriaci dell’impero che l’hanno fatta grande di storia, musica, architetture e poi piegata con il ferro dei carri sovietici nel dopo Yalta.

venerdì 25 settembre 2015

Enologia. Annata soddisfacente

IL PATRIMONIO 
II boom del turismo enologico in Italia è trainato dai 415 marchi italiani Doc e Docg e da una produzione annua di 44,4 milioni di ettolitri.
(Dati de Il Sole 24Ore




Dal Giornale di Sicilia


SCANDALO AUTO.
Ammissioni di Berlino. Crolla il titolo, nella bufera anche Bmw.
Aperta inchiesta a Torino

Lo «tsunami» finanziario travolge gli investimenti nell'intero settore. E ora Bruxelles spinge sui 28 per un'ulteriore stretta su test e controlli e chiede che sia fatta «piena chiarezza» sui numeri delle auto «truccate»
Lo scandalo dei test truccati sulle emissioni che ha travolto Volkswagen si allarga: il gruppo, scoperto negli Usa, ha manipolato le automobili anche in Europa, mentre crescono i sospetti che anche in altre case automobilistiche — il settore è a picco in borsa—la pratica dei test «taroccati» sia diffusa. Vari Paesi europei aprono un'inchiesta, a Torino anche su disastro ambientale. 
Bmw va picco in borsa dopo voci, pure se smentite, di un coinvolgimento, mentre a Volkswagen cadono altre teste dopo quelle dell'ex Ceo Martin Winterkorn, che porta a casa una buonuscita da ben 28,6 miliardi di euro e sarà probabilmente sostituito da Mathias Mueller, numero uno di Porsche: lasciano il cda anche Wolfgang Ratz e Ulrich Hackenberg, mentre Moody's taglia a «negativa» la prospettiva sul rating e Standard & Poor's minaccia un taglio. 
U «Dieselgate», come i social media hanno rinominato le emissioni inquinanti anche 20 volte superiori ai limiti negli Usa grazie a un dispositivo che truccava i test su auto Volkswagen e Audi, comincia ad assumere i contorni di una crisi sistemica. Con Volkswagen paragonata a una banca «too bigto fail», troppo grande per fallire. Ai miliardi di multa che infliggeranno al marchio tedesco gli Usa — dove ad aprile la casa di Wolfsburg aveva avvertito i proprietari di auto diesel di un «richiamo per problemi di emissioni» — potrebbero aggiungersi quelli in Europa, per non parlare del danno d'immagine: la Uè prende tempo («serve una fotografia chiara della situazione»), ma il ministro dei Trasporti tedesco, Alexander Dobrindt, è costretto ad ammettere che «anche in Europa i veicoli con motori diesel 1.6 e 2.0 sono stati manipolati». 
In Italia—dove Volkswagen ha dichiarato che le nuove Euro 6 sono a norma, riservandosi però di fare controlli sulle vecchie diesel — la procura di Torino apre un'inchiesta, e il ministro dei Trasporti Graziano Delrio annuncia controlli a campione su almeno mille vetture. Si muovono anche Francia e Gran Bretagna, accusata dal Guardian, assieme a Berlino, di aver fatto fino a pochi mesi fa un'in- tensa attività lobbistica sulla Uè per consentire che anche i nuovi test sulle emissioni delle auto, in arrivo nel 2017, consentissero i vecchi «escamotage». Per l'economia tedesca, un colpo potenzialmente più duro della crisi greca. Perché«Vw», che ha fra i principali azionisti il governo della Bassa Sassonia, è un'«istituzione». E perché il campo — come accadde negli Usa con la grande finanza, che gioca per il mondo anglosassone lo stesso ruolo delle automobili in Germania — potrebbe allargarsi. La rivista tedesca Auto Bild parla di un coinvolgimento di Bmw, che arriva a perdere il 10% in borsa salvo poi smentire e cavarsela con un -5,8% in chiusura. Tremano le altre case, con Daimler che cede il 4,4%, Fea che lascia sul terreno il 6,1%, Peugeot a -3,67% e Volkswagen invariata dopo il crollo degli ultimi giorni. 11 condirettore di Quattroritote, Massimo Nascimbe- ne, senza negare la gravita del caso specifico non esclude che possa scoppiare qualche altro scandalo: «Un po' di trucchi vengono utilizzati da tanti in sede di omologazione». E ora Bruxelles spinge sui 28 per un'ulteriore stretta su test e controlli sulle omologazioni auto. Innanzitutto la Commissione chiede ora che sia fatta «piena chiarezza» sui numeri delle auto «truccate», e a tutti gli stati mèmbri di avviare indagini. L'esecutivo comunitario ha comunque dato la sua disponibilità a coordinare le indagini nazionali. E ha quindi deciso di convocare, entro le prossime due settimane, una riunione degli omologatori dei 28. E, sempre su richiesta della commissaria al mercato interno Elzbieta Bienkowska, di discutere la questione al prossimo Consiglio UE competitivita il  primo ottobre a Lussemburgo. Da gennaio 2016 partiranno infatti i nuovi test su strada per misurare i livelli delle emissioni degli os sidi di azoto, quelli «truccati». Da qui l'appello di Bienkowska ai 28 per «trovare rapidamente un accordo sulle misure finali necessarie». Date le carenze emerse, un'altra delle opzioni su cui sta riflettendo Bruxelles è la revisione del sistema di omologazione, magari con la creazione di un'unica autorità indipendente europea. I software ingannevoli sono invece già stati vietati dal 2007 con il regolamento Euro 5 e 6. 

Con le immagini ... ... è più facile

3000 i morti negli ultimi 25 anni per incidenti durante
il pellegrinaggio a La Mecca 

Gli obblighi fondamentali di ogni musulmano, uomo o donna, in base alla legge religiosa (Sharīʿa essenziali per compiacere Dio (Allah) che li ha ordinati sono cinque:

  1. Le due testimonianze di fede
  2. Le preghiere rituali 
  3. L'elemosina
  4. Il digiuno durante il mese di Ramadan
  5. Il pellegrinaggio a La Mecca almeno una volta nella vita per tutti quelli che siano in grado di affrontarlo 

Hanno detto ... ...

MASSIMO GRAMELLINI, girnalista de La Stampa
Ma a voi sembra normale che il capo dimissionario della Volkswagen riceva 31 milioni e rotti di buonuscita? Il rapporto causa-effetto vacilla. Martin Winterkorn non lascia l’Auto del Popolo per meriti acquisiti, ma perché la fabbrica di cui è il manager supremo è stata travolta da uno scandalo senza precedenti e dalle ricadute gigantesche. 
Il buonuscente ha già messo le mani e il portafogli avanti, dicendo che il taroccamento dei motori diesel è avvenuto a sua insaputa. Ma non può sottrarsi alle responsabilità, quantomeno di mancato controllo. Perché delle due l’una: o sapeva della truffa e allora come capo è colpevole, o non ne sapeva nulla è allora come capo è scarso. In entrambi i casi i 31 milioni rappresentano un riconoscimento ingiustificato. Ed è stupefacente che proprio i tedeschi, così attenti alle ragioni del merito e così ossessivamente connessi al concetto di colpa, concedano a Winterkorn un compenso che sa di insulto al buonsenso oltre che al buongusto. Ma il contratto lo prevede, si dirà. Di sicuro prevedrà delle eccezioni per i casi in cui il manager abbia arrecato un grave danno all’azienda, che lo pagava così bene anche perché all’occorrenza si assumesse il ruolo di capro espiatorio. Altrimenti uno dovrebbe concludere che per una ristretta categoria di superuomini non valgano le regole applicate ai comuni mortali. Si fa fatica a immaginare che un operaio della Volkswagen licenziato per avere avvitato male un bullone avrebbe ricevuto 31mila o anche solo 31 euro di bonus.

giovedì 24 settembre 2015

Papa Francesco ai parlamentari Usa

Papa Francesco ha chiesto al Congresso Usa di 'Abolire la pena di morte a livello globale', 'Fermare il commercio delle armi' e 'Basta minacce a matrimonio e famiglia'
Questi alcuni passaggi cruciali del suo intervento. 
Bergoglio è il primo Pontefice a parlare a Capitol Hill.
Deputati e senatori hanno accolto con una standing ovation il Pontefice appena entrato nell'aula. Oltre tre minuti di applausi. 
Papa ha risposto salutando con la mano e, prima di salire sul palco, ha stretto la mano al segretario di stato, John Kerry. In prima fila con Kerry, tra gli altri, il vicepresidente Usa Joe Biden, l'intero gabinetto del presidente Barack Obama, i giudici della Corte Suprema, il segretario al tesoro Jacob Lew.

Ecco i principali passaggi del Pontefice


"Sono grato per il vostro invito a parlare davanti al Congresso della terra della liberta' e la casa del coraggio": cosi', citando un passaggio dell'inno nazionale statunitense, Francesco ha iniziato il suo discorso a Capitol Hill. 
Salutato da una seconda standing ovation da parte dei membri del Congresso.

"Imitare l'odio e la violenza dei tiranni e degli assassini è il modo migliore di prendere il loro posto". E' il monito di papa Francesco. "Questo è qualcosa che voi, come popolo, rifiutate", ha aggiunto. "La nostra, invece - ha detto ancora il Papa -, dev'essere una risposta di speranza e di guarigione, di pace e di giustizia".
"Nessuna religione è immune da forme di inganno individuale o estremismo ideologico". Ha continuato  il Pontefice . "Questo significa - ha aggiunto - che dobbiamo essere particolarmente attenti ad ogni forma di fondamentalismo, tanto religioso come di ogni altro genere".
"Fare appello al coraggio e all'intelligenza per risolvere le molte crisi economiche e geopolitiche di oggi". "Perfino in un mondo sviluppato, gli effetti di strutture e azioni ingiuste sono fin troppo evidenti. 
I nostri sforzi devono puntare a restaurare la pace, rimediare agli errori, mantenere gli impegni, e così promuovere il benessere degli individui e dei popoli. Dobbiamo andare avanti insieme, come uno solo, in uno spirito rinnovato di fraternità e di solidarietà, collaborando generosamente per il bene comune".
"Noi, gente di questo continente, non abbiamo paura degli stranieri, perché molti di noi una volta eravamo stranieri. Vi dico questo come figlio di immigrati, sapendo che anche tanti di voi sono discendenti di immigrati". "Quando lo straniero in mezzo a noi ci interpella, non dobbiamo ripetere i peccati e gli errori del passato".
"Il nostro mondo sta fronteggiando una crisi di rifugiati di proporzioni tali che non si vedevano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale". 
"Non dobbiamo lasciarci spaventare dal loro numero, ma piuttosto vederli come persone, guardando i loro volti e ascoltando le loro storie, tentando di rispondere meglio che possiamo alle loro situazioni. Rispondere in un modo che sia sempre umano, giusto e fraterno". "Ricordiamo la Regola d'Oro: 'Fai agli altri ciò che vorresti che gli altri facessero a te'".
(Fonte Ansa)

Ragionare, Capire e Decidere ............... di Ipazia 24.09.2015

La Filosofia 2:
L'iniziatore, Talete di Mileto

E' tradizione -ne riferisce pure Cicerone nelle Tusculanae- attribuire a Pitagora l'introduzione della parola filosofia.
Pitagora paragonava la vita degli uomini alle grandi feste di Olimpia dove alcuni si recavano per affari, altri per partecipare alle gare, altri per divertirsi e altri ancora per vedere che avveniva. Questi ultimi, per Pitagora, erano i filosofi.

In tal modo si evidenzia il distacco tra contemplazione disinteressata propria dei filosofi e l'affaccendamento degli altri uomini. 
Nella realtà qualsiasi uomo trova in sè i molti momenti di "contemplazione" che in greco prende il nome di theoria.
^*^*^*^*
Oltre alla filosofia, anche il mito era nato per appagare la "meraviglia" o, se si vuole il primo bisogno di "sapere". Tanto è vero che Aristotele può dire che "anche l'amante del mito è in qualche modo filosofo".

Non v'è tuttavia dubbio che filosofia e mito si distinguono; il discrimine sta nella qualità dello sguardo.
Il mito si disperde nella molteplicità dei fenomeni naturali descritti in maniera fantastica.
La filosofia va alla ricerca dell'unità  da cui la molteplicità si dispiega.

La tradizione attribuisce a Talete le prime riflessioni sul principio di tutte le cose. Egli è stato il primo filosofo proprio perchè nel suo modo di guardare le cose si era colto un mutamento radicale rispetto al modo con cui le guardavano i poeti.
Con Talete, greco di Mileto -in Asia Minore-, nasce l'indagine intorno alla "natura", indagine non più solamente descrittiva, ma esplicativa sulla molteplicità della realtà al fine di trovarvi un principio unitario.
Secondo quanto scrive Aristotele "Talete, iniziatore della filosofia, afferma che il principio, ossia la causa di tutte le cose che sono, è l'acqua, desumendo questa sua convinzione dalla constatazione che il nutrimento di tutte le cse è umido, che persino il caldo si genera dall'umido e vive nell'umido. Ora, ciò da cui tutte le cose si generano è, appunto, il principio di tutto.  Egli desunse dunque questa convinzione da questo fatto e dal fatto che tutti i semi di tutte le cose hanno una natura umida e l'acqua è il principio della natura delle cose umide". (Metafisica, A 3, 983 b 20-27)

Con le immagini ... ... è più facile

Papa Francesco va in giro in 500 negli USA 

Da ciò che conosciamo del suo passato non lo fa per esibizione 

 Dalla stampa leggiamo, ormai con ricorrenza inverosimile, 
che allo Ior ci sono conti intestati a cardinali da milioni di euro 

 leggiamo pure di cardinale e prelati che "con i risparmi della loro missione" 
sono riusciti a comprare centinaia di appartamenti 

 Papa Francesco farebbe bene ad istituire 
un corpo specializzato di "finanzieri" 
che ricostruiscano come abbiano fatto i tanti prelati a
 diventare milionari.
^^^^^^^^^^^^^^
Francia, Gran Bretagna Germania 
ri-escludono l'Italia dalle discussioni 
sulla Libia.

Nga durimi ndaj kulturës së të lafosurit - Dalla tolleranza alla cultura del dialogo ... di Paolo Borgia

“Continuate a vivere il messaggio della pace, continuate a vivere lo spirito di Assisi!”
Sono le parole di Giovanni Paolo II rivolte ad una moltitudine di  appartenenti alle più diverse professioni religiose.
A diciannove anni da allora c’è chi vorrebbe rinchiudere nel segreto dell’anima la spiritualità religiosa, tacciata di essere responsabile delle guerre. 

Nga durimi ndaj kulturës së të lafosurit
Lufta ngë ë’ kurrë e shejte, përkundër ‘lufta ë’ mosfeja’. Me gjithë këtë, ajo çë ësht’e shkatërron qetësìnë e Botës së Vjetër ka të bëjë, në dukjë, me qëndrime çë përshkojnë ndërgjegjen njerëzore, si ato fetare. Për këtë arsye ndonjerì thotë se roli i fesë kërcënon bashkëjetesën civile dhe merr pjesë për të gorromisur (destabilizuar) paqen. Te kjo arenë gjakderdhëse ka kush parashtron një ‘të l(/ll)afosur të volitshëm’, të aftë të prijë historìnë ndaj ‘njëi njerëzimi më të bashkuam dhe solidar’ dhe të stisë ‘një qytetërim të besëlidhjes’. Bëhet fjalë për të shkuar mbatanë parimit asimetrik të durimit(/tollerancës), qartësisht të pamjaftueshëm t’i rrijë prapa ndërrimevet të turbullt në veprim te zona evro-mesdhetare dhe lindore e mesme, fryt kryesisht i shk(/ar)lakimit e të pazotësìsë organizative për të bërë të përparojë integrimi kushtetues të Bashkimit Evropian. BE katandisur nanimë si i thjeshtë zotim të kontratës, ashtu si dolli jashta në krahasim të Greqìsë (dhe të Italìsë).
Dymbëdhjetë milionë të vdekurish, fshatra dhe horë të shkatërruam, zi buke dhe tridhjetë vjet luftërash ‘për fenë’ te zona e ish Hjerueshmës Perandorì Romake shkaktuan si resultat të duhurit të zglidhej durimi ndër të ndryshmet përvijime të krishterë. Borgjezìa mes-evropiane në rritje pati kështù mundësìnë të bëjë fitimet e saj, marrëdhëniet ndër Shtet dhe nënshtetas klenë disiplinuar dhe Shtetet vanë tue marrë përherë më shumë pushtet mbi nënshtetasit. Edhé sot pushteti sovran vetëcakton parësìnë e dobishme për të mbajtur të bashkuam nënshtetasit të çdo besimi o morali. Shteti i drejtësìsë vetëcakton detyrën e të vendosur vegle(/a)t për të rregulluar lidhjet ndër individët, tue i organizuar atyre bashkëjetesën, ku nganjerì është i lirë në të njëjtën masë të ndërsjellë me të tjerët. Te shoqërìtë shumë-etnike durimi qëndron parimi i rregullimit për ndryshimet kulturore. Nga këtù  mospërfillja me të cilën institucionet shoqërore merren me qytetarët me vizione të ndryshme të Botës, të njëjtësìsë, të gluhëvet o vetëm të ndjeshmërìsë së ndryshme ndaj cipës (turpit për kurmin).
Durimi, i lerë si vegle(/ël) për të rregulluar marrëdhëniet shoqërore ndër vetat, tue ndajtur ndër atë çë ë’ e ligjshme të bëhet te sh’pìa e vet dhe atë çë ka të bëhet jashta pragut, sot de(/o)jë të kish për ndonjerì ngjer’edhé pretendimin të mbyllë brënda fshehtësìsë së ndërgjegjes vetjake prirjen etike o fetare të njeriut. Ndoshta mënd të bëjmë më mirë e më shumë nëse drejtojmë vëmendjen tënë themelevet të bashkëjetesës shoqërore, tue ditur se bëhet fjalë për lidhje ndër njëjtësì, të cilat te gjendja operative rrezikojnë përherë, si mirë e dimë, të shkojnë kufirin në një sfidë bashkëlidhore. Dhe është kjo arsyeja për të vënë në vatër(/fokus) të tilla themele të bashkëjetesës, sepse janë pikërisht ndryshimet njëjtësìe ndër individë, grupe, popuj çë her’e herë mënd të vënë fitilin në mekanizma përjashtimi, margjinalizimi o persekutimi. Te ky fjalim ngë ka vend durimi, sepse kënaqet të caktojë llargësìtë e drejta ndër individët mbartës vizionesh të ndryshme të Botës dhe merr parasysh në mënyrë të përfshirë natyrën konfliktuale të çfarëdo besë fetare. Përkundërt duhet marrë parasysh se fetë monoteiste, ndryshe nga të njëfishtat besime primitive të kufizuame rreth fshatit, themelojnë një etik universale nga e cila mënd të mblidhet lidhja ekzistuese ndër suksesi i fevet dhe kultura e paqes së përgjithshme. Bëhet fjalë prandaj për të nxitur përpjekjen(/takimin) dhe të lafosurit ndër veta me besime të ndryshme, pa klënë më detyruar të fshehin besën e vet te privati i ndërgjegjes së vet.
Çë nga përherë – mendoj I. Kant dhe të tijën ‘Paqe të përjetshme’ – pyesim, tue kërkuar të mbledhim rrethanat mbi të cilat mënd të vëmë bazat për një sistem bashkëlidhjesh paqësore dhe të rregullta, te nomadizmi i ditëvet tona. Dhe gjithë mendimtarët e të sprasmet qëronje arrunë te konkluzioni se ndaj sfidavet të sotme mosgjë të jetë më të aftë se të lafosurit: sepse siell me vete kushtet paraprake e reciprocitetit.  Të lafosim me koherencë dhe me njëjtësìnë e vet, ahierna, ë’ çë nga nanì një gol ndaj paqësimit të njëi bashkësìe. Te të lafosurit kërkohen, bëhen të ditur pozita paraprake kundër luftës dhe dhunës, thuren ndërveprime të bashkërenditura dhe strukturohen forma  jetese, stiset dhe lidhet njeri me tjetrin. Ëj! Me të lafosurit fetar dhe kulturor, ti e shkon qëròin me frytëzim, tij të mbushet jeta me gëzim, të zgjerohet vizioni i Kozmit tue i hequr dretë lashta.
Te gjitonia ime, çë ë’ si një oborr ku ngë shkojnë automjete por vetëm veta më këmbë, ka ca qërò çë erdhi të rrijë një familje magrebine me tre bij. Pa lafe bashkëjetesa ngë eshtë përherë e lehtë. Mësuar te paqja ime më absolute, nani duhet të durojë gjëra çë më shqetësojnë. Por dal’e dalë me pajtime të ndërsjellë jem’e mësohemi të ndëlgohemi: më shumë me të bijtë çë nanì më flasin arbërisht, kurse prindërvet i përgjegjen arabisht dhe te skolla flasin italisht.

Dalla tolleranza alla cultura del dialogo

‘La guerra non è mai santa’, anzi ‘la guerra è l’irreligione’. Nonostante questo, ciò che sta sconvolgendo la tranquillità del Vecchio mondo ha a che fare, in apparenza, con atteggiamenti che permeano la coscienza umana, come quelli religiosi. Per tale motivo qualcuno sostiene che il ruolo della religione minaccia la convivenza civile e concorre a destabilizzare la pace. In questa arena sanguinante c’è chi propone un ‘dialogo fattivo’, capace di guidare la storia verso ‘una umanità più unita e solidale’ e di costruire ‘una civiltà dell’alleanza’. Si tratta di superare l’asimmetrico principio di tolleranza, palesemente inadeguato a star dietro ai turbolenti cambiamenti in atto nella area euro-mediterranea e mediorentale, frutto soprattutto del disimpegno e della incapacità organizzativa a far progredire l’integrazione costituzionale dell’Unione Europea. UE ridotta ormai a mero impegno contrattuale, come è emerso con squallore nei confronti di Grecia (e Italia).
Dodici milioni di morti, villaggi e paesi devastati, la carestia e trent’anni di guerre ‘di religione’ nell’area dell’ex Sacro Romano Impero produssero come risultato la necessità di adottare la tolleranza tra le varie professioni cristiane. La nascente borghesia mitteleuropea potè così realizzare i suoi utili, i rapporti tra Stato e sudditi furono disciplinati e gli Stati andarono assumendo sempre più potere sui sudditi. Ancora oggi il potere sovrano si attribuisce il primato utile a tenere uniti i sudditi di qualunque credo o morale. Lo Stato di diritto si attribuisce il compito di stabilire gli strumenti per regolare le relazioni fra gli individui, organizzandone la convivenza, dove ognuno è libero nella stessa misura reciproca degli altri. Nelle società multietniche la tolleranza resta il principio di regolazione delle differenze culturali. Di qui l’indifferenza con cui le istituzioni sociali trattano i cittadini con visioni diverse del mondo, delle identità, delle lingue o soltanto della diversa sensibilità verso il pudore.
La tolleranza, nata come strumento per regolare i rapporti sociali tra le persone, distinguendo tra ciò che è lecito fare a casa propria e ciò che si deve fare fuori della soglia, oggi avrebbe addirittura per taluni la pretesa di rinchiudere dentro il segreto della coscienza individuale l’orientamento etico o religioso dell’individuo. Potremo forse fare meglio e di più se rivolgiamo la nostra attenzione ai fondamenti della convivenza sociale, sapendo che di tratta di relazioni tra identità, le quali nel loro operativo svolgimento rischiano sempre, come sappiamo, di sconfinare in una sfida relazionale. Ed è questa la ragione per mettere a fuoco tali fondamenti della convivenza, perché sono proprio le differenze di identità fra individui, gruppi, popoli che talvolta possono innescare meccanismi di esclusione, emarginazione o persecuzione. Non ha spazio in questo discorso la tolleranza, perché si accontenta di stabilire le giuste distanze fra gli individui portatori di visioni diverse del mondo e considera in modo implicito la natura conflittuale di qualsiasi fede religiosa. Al contrario va considerato che le religioni monoteiste, a differenza delle singole credenze primitive limitate intorno al villaggio, fondano una etica universale da cui cogliere il nesso esistente tra l’affermazione delle religioni e la cultura della pace universale. Si tratta dunque di favorire l’incontro e il dialogo fra persone di fedi diverse, non costrette più a celare la propria fede nel privato della propria coscienza.
Da sempre – penso ad I. Kant e alla sua ‘Pace perpetua’ – ci si interroga, cercando di cogliere le circostanze su cui poter impostare un sistema di relazioni pacifiche e ordinate, nell'odierno nomadismo. E tutti i pensatori contemporanei sono giunti alla conclusione che rispetto alle sfide attuali nulla sia più adeguato del dialogo: perché porta con sè i presupposti della reciprocità. Dialogare con coerenza e con la propria identità, allora, è già un gol verso la pacificazione di una comunità. Nel dialogo si postulano, si dichiarano preliminari posizioni contrarie alla guerra e alla violenza, s’intrecciano interazioni coordinate e si strutturano forme di vita, si costruisce e ci si vincola. Sì! Col dialogo religioso e culturale e la sua poesia trascorri fruttuosamente il tuo tempo, ti si riempie la vita di gioia, ti si allarga la visione del Cosmo alienandone le antiche paure.
Nel mio vicinato, che è un po’ un cortile dove non passano automezzi ma solo persone a piedi, da qualche tempo è venuta ad abitare una famiglia magrebina con tre figli. Certo la convivenza non è sempre facile. Abituato nella mia più assoluta pace, ora devo sopportare cose che mi infastidiscono ma lentamente con reciproci accomodamenti stiamo imparando a capirci: specie con i figli che ora mi parlano in albanese, mentre ai genitori rispondono in arabo e a scuola in italiano.

mercoledì 23 settembre 2015

La riflessione di Gjovalin ... 23.09.2015

L’egoismo, l’indifferenza, l’alienazione, l’isolamento odierno delle persone, le ha progressivamente slegate le une dalle altre, illudendole che la costante crescita dei redditi e dei diritti personali non avrebbe mai conosciuto soste o repentini cambi di direzione.

Abbiamo pensato, sotto l’induzione artificiale personalistica ed egocentrica tipica del nostro tempo, di poter fare a meno degli altri e della condivisione dei loro destini, ci siamo illusi che la solidarietà possa essere solo il più sdolcinato slogan di utopie superate.
Il passaggio infausto dalla centralità del “noi” a quella dell’”io” è avvenuta sotto la spinta economica capitalistica, imprescindibile del resto dallo stesso concetto di democrazia e civiltà moderna.

Il capitalismo non si è mai potuto accontentare di soddisfare i bisogni primari e le virtù dei cittadini, ha piuttosto sempre avuto il bisogno di alimentare i loro vizi, la loro bramosia di crescita ed i sentimenti di invidia verso gli altri. Quando la maggior parte delle persone era povera e le seduzioni del mercato ancora sconosciute, le cose andavano diversamente.
Solo settanta anni fa, quando la civiltà contadina rappresentava ancora l’ultima propaggine dei valori medievali, nelle nostre campagne la reciproca assistenza e la solidarietà economica, surrogavano lo stato e consentivano la sopravvivenza.

Hanno detto ... ...

MARCO BASCETTA, giornalista de Il Manifesto
Le centraline truccate della Germania

Alla borsa dell’immagine, in que­sto tra­va­gliato 2015, la Ger­ma­nia balla senza sosta. 
Prima esi­bi­sce il volto spie­tato del rigore con­ta­bile e dell’austerità, poi quello uma­ni­ta­rio dell’accoglienza e della soli­da­rietà, infine quello truf­fal­dino della spre­giu­di­ca­tezza commerciale.

Pro­porsi all’Europa come modello ed esem­pio è una pre­tesa che com­porta qual­che incon­ve­niente. Cosic­ché lo scan­dalo delle emis­sioni truc­cate nelle auto smer­ciate dalla Volk­swa­gen sul mer­cato ame­ri­cano, e chissà su quanti altri, assume un signi­fi­cato e una dimen­sione ben più vasta di una frode com­mer­ciale, sia pure com­messa ed ammessa da uno “spec­chiato” gigante dell’industria mon­diale. 
È l’intera stra­te­gia di mar­ke­ting eco­no­mico e poli­tico per­se­guita da Ber­lino a rischiare di disfarsi. Nel paese dalla più svi­lup­pata sen­si­bi­lità eco­lo­gica e dalle più severe norme ambien­tali, il primo gruppo indu­striale, il fiore all’occhiello del suc­cesso tede­sco, si inge­gna nell’eludere l’una e le altre.

A poco vale allora met­tersi alla cac­cia di respon­sa­bi­lità indi­vi­duali, soste­nere che i test, quando non rap­pre­sen­tino una farsa, non sono certo un impec­ca­bile esem­pio di “neu­tra­lità della scienza”, ricor­dare che gli Stati Uniti d’America, nono­stante le aspi­ra­zioni verdi di Obama, restano un for­mi­da­bile inqui­na­tore planetario.

Il danno è com­piuto e non saranno le multe sala­tis­sime o le dimis­sioni dell’amministratore dele­gato della casa di Wol­fsburg, Mar­tin Win­ter­korn a poterlo riparare.



Il fatto è che i tre volti del Modell Deu­tschland, sono in realtà uno solo. La poli­tica di auste­rità, i bassi salari e le restri­zioni del Wel­fare, impo­sti all’interno così come agli altri paesi dell’Unione euro­pea, il biso­gno di mano d’opera stra­niera, sia pure for­zato nei suoi tempi e nei suoi modi da una pres­sione migra­to­ria senza pre­ce­denti (non dal buon cuore di Angela Mer­kel) e l’aggressiva poli­tica di soste­gno all’export, costi­tui­scono un insieme piut­to­sto coe­rente anche se non pro­prio “esem­plare”. E per nulla al riparo da cata­stro­fici inci­denti di percorso.


Solo pochi giorni fa la Can­cel­liera aveva invi­tato le indu­strie auto­mo­bi­li­sti­che tede­sche ad assu­mere un alto numero di rifu­giati. C’è da scom­met­tere che a Wol­fsburg (dove sono stati accan­to­nati 6,5 miliardi, più della cifra com­ples­siva stan­ziata da Ber­lino per l’emergenza migranti, allo scopo di far fronte a una parte delle multe che pio­ve­ranno su Volk­swa­gen) pre­val­gano tutt’altre pre­oc­cu­pa­zioni. Le “spalle lar­ghe” della Ger­ma­nia, sban­die­rate quo­ti­dia­na­mente da Ber­lino, non sono certo il risul­tato di una vir­tuosa etica pro­te­stante, ma di una poli­tica di pro­te­zione a oltranza delle ban­che e delle ren­dite tede­sche, non­ché di un’accumulazione di sur­plus com­mer­ciale a spese degli altri mem­bri dell’eurozona che, come abbiamo visto, non è quel frutto imma­co­lato dell’eccellenza pro­dut­tiva teu­to­nica che vole­vano farci cre­dere. A meno di voler rico­no­scere anche alla tec­no­lo­gia della frode una sua qua­lità di eccellenza.


Benin­teso, è assai impro­ba­bile che il grande gruppo tede­sco, sia stato il solo ad aggi­rare in un modo o nell’altro gli stan­dard ambien­tali sta­bi­liti. Solo l’idea, ali­men­tata dall’autocelebrazione del libe­ri­smo, che la com­pe­ti­ti­vità sia un mec­ca­ni­smo “pulito”, una que­stione di “merito” e di effi­cienza, di capa­cità e di rigore, può farci acco­gliere con sor­presa lo “scan­dalo” Volk­swa­gen. 
Le cen­tra­line truc­cate sono un evi­dente stru­mento di com­pe­ti­zione sul mer­cato. Le stesse regole, come talune nor­ma­tive comu­ni­ta­rie appa­ren­te­mente gene­rate dal deli­rio di qual­che euro­bu­ro­crate, nascon­dono in realtà pic­cole e grandi guerre com­mer­ciali. Altret­tanti ten­ta­tivi di spo­stare il ter­reno della con­cor­renza a favore di deter­mi­nati pro­dut­tori. In que­sto gioco di sponda tra stan­dard nor­ma­tivi e com­pe­ti­zione sul mer­cato pos­sono crearsi cor­to­cir­cuiti e “danni col­la­te­rali” come quelli in cui sono incap­pati gli stra­te­ghi di Wol­fsburg, anche se, per il momento, solo oltre Atlantico. 
Ma per la Ger­ma­nia il cui governo dif­fonde senza sosta una idea “morale” e vir­tuosa della com­pe­ti­ti­vità, rim­pro­ve­rando i part­ner euro­pei di non dedi­carvi suf­fi­cienti ener­gie e “riforme”, il gua­sto è dav­vero spa­ven­toso. Chi con­si­dera il mer­cato come lo spa­zio dere­go­la­men­tato di una con­cor­renza senza esclu­sione di colpi (i Repub­bli­cani Usa, per esem­pio) non tro­verà in que­sta vicenda par­ti­co­lare motivo di stu­pore, stig­ma­tiz­zando, sem­mai, più la frode come tur­ba­tiva degli scambi che l’inquinamento come danno per la società. Ma per chi sostiene che il mer­cato rap­pre­senta un “ordine” razio­nale e la com­pe­ti­ti­vità una disci­plina che si eser­cita al suo interno secondo regole certe non sarà facile supe­rare il trauma pro­vo­cato dalla truffa ad alta tec­no­lo­gia esco­gi­tata dalla Volk­swa­gen e le sue pro­ba­bili con­se­guenze com­mer­ciali. 
Di tanto in tanto quell’“ordine” si rivela, infatti, per quello che è: un rap­porto di forza.”