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domenica 24 giugno 2012

Sicilia. Sottosviluppata e bisognosa di tutto, però spendacciona e parassitaria

La Regione Sicilia ha a libro paga 250 dipendenti del dipartimento per la Formazione professionale più 750 nei Centri per l’impiego.
Finora dei 2 miliardi di euro del Fondo sociale europeo, per progetti di formazione e inserimento al lavoro dei disoccupati, della programmazione 2007/2013 sul territorio sono arrivati solo
-i 40 milioni dell’Avviso 6 per gli «antichi mestieri artigianali»,
-i 55 milioni del bando 19 per l’Obbligo formativo
-e, si spera, adesso i fondi dell’Avviso 20 che sostituisce il vecchio Piano dell’offerta formativa.
Fra un anno e mezzo saremo alla fine della programmazione 2007-2013 ed appare più che presumibile che il resto dei bandi annunciati in pompa magna dal 2008 resteranno nel cassetto.
Sono attualmente fermi
= i 18 milioni per «lo sviluppo dei nuovi saperi »,
=i 40 milioni della Formazione permanente,
=i 5 milioni della formazione «per i mestieri del mare».
Sulciando lo stato della spesa del Fondo sociale, salta fuori che effettivamente sono stati spesi milioni di euro andati a società esterne, per la famosa consulenza che la Regione Sicilia predilige: a esempio per l’assistenza tecnica, con gara da 17 milioni di euro aggiudicata alla Price Waterhouse.
Altri 9 milioni di euro sono andati al gruppo Moccia, per curare tutta la comunicazione delle iniziative avviate con i fondi europei e rimasti però lettera morta.
La Sicilia, gestita da Raffaele Lombardo, col sostegno del PD regionale, risulta essere in assoluto la regione più sprecona del bacino mediterraneo; penisola Ellenica compresa.
E’ un puro caso ? oppure il parassitismo (unito all’inconcludenza) è intrinseco dei siciliani ?


sabato 23 giugno 2012

Corruzione. Cambiano le vesti e le sigle ma i "politicanti" rubano tutti. In Italia mancano da decenni gli statisti

Alla fine l'avviso di garanzia è arrivato anche per lui, a conferma che l'intera, ripetiamo l'intera classe dirigente del nostro paese e' corrotta e non c'e' Monti che tenga per salvare il paese dei ladri, ladri distribuiti con sapienza dal nord al sud senza ci siano differenze.
A sud le operazioni si fanno mediante la mafia al nord con gli affaristi "finanzieri", ma la sostanza non cambia.
Il governatore della Lombardia Roberto Formigoni è stato iscritto nel registro degli indagati nell'inchiesta della Procura di Milano sui 70 milioni di euro che il polo privato della sanità Fondazione Maugeri ha pagato negli anni al consulente-mediatore-affarista Pierangelo Daccò, amicone di Formigoni.
Le ipotesi di reato sarebbero due: corruzione per la somma dei benefit ricevuti da Daccò e finanziamento illecito per oltre mezzo milione di euro relativi alle elezioni regionali 2010.
Il finanziamento elettorale illecito sarebbe provenuto da un'azienda sanitaria privata in vista della campagna di Formigoni per le regionali lombarde. L'ipotesi di reato di corruzione farebbe invece riferimento ai molteplici benefit di ingente valore patrimoniale - vacanze, soggiorni, utilizzo di yacht, cene di pubbliche relazioni a margine del Meeting di Rimini, termini della vendita di una villa in Sardegna a un coinquilino di Formigoni nella comunità laicale dei Memores Domini (Comunione e Liberazione), messi a disposizione del governatore da Pierangelo Daccò.
Formigoni segue dunque il destino dell'amico mediatore-affarista e di Antonio Simone, altra conoscenza stretta di vecchia data del presidente della Regione, pure egli in galera.
Sulla questione delle vacanze e dei regali ricevuti, Formigoni era sempre stato vago e spesso contraddittorio. Prima aveva detto di aver pagato tutto, ammettendo però di aver buttato le ricevute, poi aveva ammesso di non aver dovuto sborsare un centesimo grazie alla generosità dell'amico.

venerdì 22 giugno 2012

Lo sport ed il simbolismo

Forza Grecia !
E' il grido che si leva oggi in molti ambienti, non solo sportivi.
Non tocca a noi -in questo Blog- giudicare tecniche e motivazioni che il calcio sa mettere in campo. Non c'è alcun dubbio comunque che oggi, da un punto di vista simbolico, si affronteranno due modi di essere europei; il modo mediterraneo, sciolto e disinvolto che spesso sa assumere il ruolo della vittima, pur consapevole di non volere svolgere i propri doveri ed il modo nordico, freddo e preciso, il modo di far precedere i doveri alle distrazioni e alle disinvolture.

Forse però, per chi ama lo sport, è preferibile seguire la partita prescindendo dai sentimenti pseudo-politici e contingenti alle vicende socio-economiche di questi mesi.
No, la partita non attiene allo scontro Davide contro Golia.
L'Europa, quella che non si riesce a costruire, necessita della disinvoltura controllata mediterranea e della metodicità nordica.
Sul campo vinca il migliore.

giovedì 21 giugno 2012

Il dilemma della crisi: nuove tasse o tagli .... agli sprechi. Ovviamente sono sprechi quelli che non ci coinvolgono personalmente

Fra alcuni giorni il governo, nel tentativo di evitare che da settembre possa aumentare l'iva (aliquota ordinaria), metterà in atto un aspetto della spending review (taglio degli sprechi nella pubblica amministrazione).
Gli strumenti che dovrebbero essere attivati dal prossimo decreto sulla revisione della spesa pubblica ed avviare quindi la cura dimagrante nel pubblico impiego sarebbero
-Pensionamenti,
-esoneri dal servizio con funzioni di ammortizzatore sociale
-e mobilità.
Con queste operazioni -a raggio ridotto, si dice- verrebbero coinvolti tra uscite e mobilità 35-40mila statali (dirigenti compresi), di cui 25mila delle amministrazioni centrali.
La prospettiva però nel tempo si presenterà a più vasta scala per coinvolgere ulteriormente -più in là-  130/150mila unità lavorative. 
I sindacati già sono sul piede di guerra.

Sicilia. Ogni indice statistico è buono per capire quanto dai regimi Cuffaro-Lombardo siamo identici alla Grecia

In Sicilia da quando esistono gli ATO disponiamo di un netturbino ogni 398 abitanti.
Nel milanese secondo dati recenti esiste un netturbino ogni 4.000 abitanti.
Intanto nel palermitano, causa il caldo vicino ai 40 gradi, vanno in fiamma cumuli di spazzatura, cassonetti e sterpaglie che nelle ventiquattro ore hanno implicato quaranta interventi dei vigili del fuoco.
Carini, Bolognetta, Villabate, Misilmeri e Bagheria, oltre che Palermo, i luoghi dove la spazzatura la si preferisce "bruciare" piuttosto che rimuovere dai centri abitati.
Grazie ai mascalzoni politicanti che si sono inventati gli Ato e le conseguenti alte tariffe TIA o TARSU che dir si voglia.

I tesori artistici di Palermo

La Cappella Palatina è una "basilica" (sala del Re)  all'interno del Palazzo dei Normanni a Palermo.
Per raccontare la stupefacente bellezza dei mosaici bizantini della Sicilia si deve anzitutto riferire delle differenze etniche e religiose che erano presenti nell'isola all'inizio dell'epoca Normanna (dopo l'anno 1000).
In questo capolavoro che è la Cappella Palatina sono presenti molti elementi adottati dal re Normanno e riassunti sia nei moduli architettonici che nella decorazione musiva.
La cappella è dedicata ai santi Pietro e Paolo e fu fatta costruire per volere di Ruggero II. Venne consacrata il 28 aprile del 1140, come chiesa della famiglia reale.
Le maestranze che vi hanno lavorato non fanno altro che esprimere le culture di appartenenza.
Gli Arabi sono rappresentati nel famoso soffitto in legno formato da una miriade di alveoli intagliati secondo l'usanza orientale. In ogni spicchio sono presenti stelle lignee con rappresentazioni di animali, danzatori e scene di vita della corte Islamica.
La Cappella Palatina si presenta a pianta Basilicale Latina a tre navate ed il Presbiterio Bizantino è sormontato da una cupola, eretta sopra le tre absidi del santuario.
Le tre navate sono separate da colonne in granito e marmo cipollino a capitelli compositi che sorreggono una struttura di archi.
La cupola il transetto e le absidi sono interamente decorate nella parte superiore da mosaici Bizantini raffiguranti il Cristo Pantocratore benedicente, gli evangelisti e altre scene bibliche.
Nelle navate laterali sono narrati episodi della vita di San Pietro e San Paolo e in quella centrale scene dell'antico testamento.
La Cappella Palatina nella convivenza tra culture religioni e modi di pensare apparentemente inconciliabili, sintetizza straordinariamente le necessità liturgiche del rito latino e di quello greco, testimonianza indiscussa di un epoca in cui la chiesa e il culto si conciliavano con il gusto per l'arte, ammaliati dallo sfarzo che li aveva portati ad attingere alla collaborazione della corte bizantina, nonostante la resistenza dei due imperi d'Oriente e d'Occidente e dello stesso papato che ambivano ciascuno al grandioso e al fastoso.

Sicilia. Da noi "u postu" lo garantisce la mala politica. La competenza, cosa è ?

L’Assessore all’Economia della Regione Sicilia, Gaetano Armao, è un illustre giurista (diritto amministrativo), tuttavia la sua più grande ambizione, tenuto conto che il governo di Raffaele Lombardo si avvia al tramonto, non è quella di tornare nello studio professionale da lungo tempo trascurato, bensì di approfittare (è un buon siciliano, infatti) del momento in cui è si trova a contatto con i politicanti e farsi nominare presidente dell’Irfis, istituto del medio credito.
Pare di capire che il suo cruccio non sia tanto la Regione, con le casse vuote, col clientelismo, il favoritismo e l’inneficenza che incalzano. Il suo cruccio è cosa lo attenda, personalmente, domani. Ha il problema del suo avvenire nel mondo pubblico-reddituale. Nel mondo illusorio dove egli, come quasi tutti i siciliani, ritiene che si sia “qualcuno”. Nel mondo in cui si è riveriti perché si puo’ dare qualcosa, non di proprio bensì qualcosa che è di tutti.
Armao è in effetti un buon, un tipico, siciliano. Auguriamogli che trovi “u postu”, quel posto che invece il 50% dei siciliani non trovano; lui lo vuole trovare mentre il “ferro è ancora caldo”, mentre è in compagnia di Raffaele Lombardo. Domani nessuno gli darà “u postu”; come nessuno lo dà ai siciliani qualunque. La Confindustria Sicilia gli crea problemi perchè all'Irfis non serve un giurista ma un economista.
Figurarsi se Armao in questi giorni ha tempo per preoccuparsi dei fondi comunitari che in Sicilia restano inutilizzati perché manca il co-finanziamento regionale.
Effige esposta sui muri dell'ex masseria Vaccarizzo
(Contessa Entellina)
In mancanza dell’iniziativa di chi è preposto al bene comune, vediamo cosa i giornali suggeriscono in questi giorni al distratto governo regionale per evitare il default, che è purtroppo alle porte.
1. Stipulare un contratto di solidarietà con i 21 mila dipendenti e dirigenti che preveda la riduzione del 20 per cento dei loro compensi, con l’eliminazione totale di straordinari, premi e altre indennità supplementari allo stipendio nudo e crudo.
2. Abrogare la Lr 44/65 di modo che l’Ars costi 67 milioni (quanto il Consiglio Regionale lombardo) e non 167 milioni.
3. Sanità: tagliare 400 milioni di spesa per farmaci in più rispetto alla media nazionale. E tagliare altri 400 milioni riorganizzando e accorpando i servizi tra ospedali e presidi sanitari.
4. Abrogare la lr 9/86 con la contestuale trasformazione delle Province regionali siciliane in Consorzi di Comuni, secondo le prescrizioni dell’articolo 15 dello Statuto siciliano, con un risparmio di oltre 500 milioni di euro.
5. Eliminare tutte le auto blu e relativi autisti e manutenzione, a eccezione di un’unica auto per il presidente. Assessori e dirigenti possono circolare in taxi o con Ncc (Noleggio con conducente) o meglio ancora con gli autobus pubblici (lo fa il re di Norveggia non si capisce perché non lo può fare Raffaele Lombardo o Gaetano Armao.
6. Taglio di tutti i consulenti e utilizzo delle risorse professionali interne, licenziando tutti i dirigenti che non possiedano le professionalità per assolvere al loro compito (e pare che siano tantissimi, essendo al 95% stati nominati per meriti elettorali). Come è noto, i dirigenti possono essere licenziati senza alcuna motivazione, ovvero per la loro incompetenza (e secondo gli esperti ne resterebbero meno di una decina).
7. Trasferire la gestione dei 15 mila pensionati regionali all’Inpdap, eliminando costi di gestione di circa 10 milioni di euro.
8. Informatizzare tutti i servizi regionali in tempi brevi, in modo che le richieste di cittadini e imprese vengano soddisfatte esclusivamente per via telematica. Così il tasso di trasparenza aumenta sensibilmente e, con esso, l’efficienza e la velocità di evasione (comunque fissata in 30 giorni, pena sanzione a carico dei dirigenti responsabili).
9. Istituire, assessorato per assessorato, Presidenza compresa, i Niai (Nuclei investigativi affari interni) con lo scopo di accertare i casi di corruzione e inefficienza interna, che a dire di chi con la Regione ha a che fare sono consistenti. Tali nuclei devono essere composti da professionisti integerrimi estranei all’apparato regionale.

mercoledì 20 giugno 2012

Trattativa Stato-Mafia. Gli uomini (gli ominicchi) delle istituzioni finalmente sotto processo

30 gennaio 1992 - Quel giorno la Cassazione chiude il maxi-processo con tanti ergastoli per i boss di Cosa Nostra.
Il tradizionalee collaudato rapporto tra mafia e politica, tra dc corrotta e mondo mafioso.
Calogero Mannino, ministro siciliano della Democrazia Cristiana, percepisce di essere in pericolo e confidandosi con il maresciallo Giuliano Guazzelli dice: "O uccidono me o Lima".
Una intuizione profetica.
Il 12 marzo, l'eurodeputato Salvo Lima è immersa in una pozza di sangue, sull'asfalto di Mondello.
Mannino ha paura. La sua paura diventa terrore il 4 aprile 1992, quando anche Guazzelli viene assassinato.
Mannino passa a cercare aiuto: in segreto incontra a Roma il generale del Ros Antonio Subranni, lo 007 palermitano Bruno Contrada e il capo della Polizia Vincenzo Parisi.
L'obiettivo del ministro siciliano è aprire un contatto con Cosa Nostra per verificare se c'è un modo per fermare la furia vendicativa ed omicida della mafia dopo la conclusione del maxiprocesso.
Ma il 23 maggio 1992, sulla collinetta di Capaci, Giovanni Brusca preme il telecomando che fa saltare in un tratto di autostrada Palermo-Punta Raisi con 500 chili di tritolo Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, e tre uomini di scorta. L'Italia è nel caos.
Il 25 maggio, dopo la mancata elezione di Giulio Andreotti, e una votazione che a sorpresa ha attribuito 47 voti al giudice Paolo Borsellino, sale al Quirinale Oscar Luigi Scalfaro.
L'8 giugno, Claudio Martelli, ministro socialista della Giustizia, vara un decreto antimafia che contiene misure repressive, come l'inasprimento del regime carcerario per i boss, che però non viene reso operativo immediatamente.
Le istituzioni sono in preda al terrorismo mafioso.
In questo contesto il capitano del Ros-Carabinieri Giuseppe De Donno contatta, guarda caso in un volo aereo, Massimo Ciancimino e gli chiede un colloquio con il padre, l'ex sindaco mafioso democristiano di Palermo, don Vito.
Inizia la trattativa nell'intento di fermare lo stragismo.
Ciancimino collabora, ovviamente non "gratis", vuole coperture "istituzionali". De Donno informa dei colloqui il direttore dell'Ufficio affari penali, Liliana Ferraro, che, a sua volta, ne parla a Martelli. La Ferraro riferisce l'iniziativa del Ros anche a Borsellino.
Il giudice non pare sorpreso: "Ci penso io", dice.
Il boss dei boss Totò Riina, fautore della sfida stragista, esulta: "Si sono fatti sotto!".
E' Riina a preparare il cosiddetto "papello" con dodici richieste, tra cui la revisione del maxiprocesso e la legge sulla dissociazione.
Sono i giorni in cui Giuliano Amato vara il nuovo governo dei tecnici; Vincenzo Scotti, ministro democristiano degli Interni, considerato dal suo partito un "falco" in materia anti-mafia, viene silurato. Al suo posto al Viminale arriva Nicola Mancino, Dc di sinistra (se questa definizione ha mai avuto un significato) allo stesso modo di Mannino, ritenuto più malleabile.
Anche Martelli rischia di saltare, ma resta alla Giustizia; il democristiano Giuseppe Gargani (anche lui della sinistra Dc) viene proposto dalla dc al suo posto, promettendo di fermare Tangentopoli.
Totò Riina intanto continua a progettare omicidi. Il killer Giovanni Brusca, accompagnato dal complice Gioacchino La Barbera, effettua sopralluoghi a Sciacca e a Palermo nelle segreterie di Mannino per pianificare l'agguato che dovrà colpire il ministro siciliano.
A fine giugno, Borsellino in lacrime confida ai colleghi Massimo Russo e Alessandra Camassa: "Un amico mi ha tradito". Il sospetto degli inquirenti è che si riferisse ad un uomo in divisa, forse a Subranni. Agnese Borsellino, racconterà ai magistrati nisseni di aver saputo dal marito che il comandante del Ros era un uomo d'onore. E che "c'era un colloquio tra la mafia e parti infedeli dello Stato".
Subranni oggi ammette di aver saputo della trattativa, ma solo a cose fatte, cioè quando i colloqui tra Mori e don Vito Ciancimino erano già avviati.
Il 1° luglio è il giorno dell'insediamento di Mancino quale Ministro degli Interni.
Mentre si trova a Roma per interrogare Gaspare Mutolo, Borsellino viene convocato al Viminale. Il giudice palermitano incontra il neo-ministro, anche se Mancino ammette la circostanza solo dopo vent'anni.
Al ritorno dal colloquio col ministro, riferisce Mutolo, Borsellino era  nervoso.
Il pentito riferisce inoltre che durante quell'interrogatorio un funzionario della Dia parla di dissociazione. E che Borsellino commenta: "Questi sono pazzi!".
19 luglio 1992- un'auto imbottita di esplosivo salta in aria in via D'Amelio a Palermo e muoiono Paolo Borsellino, che secondo il pentito Giovanni Brusca viene considerato un intralcio alla trattativa, e cinque uomini della scorta.
Antonino Caponnetto, l'uomo che ideò il pool antimafia (grazie ad un'intuizione di Rocco Chinnici, magistrato ucciso da Cosa Nostra nove anni prima), intervistato dalla tv pronuncia queste parole: "È finito tutto, non mi faccia dire altro".
Il nuovo atto terroristico mette lo Stato in ginocchio, ma neppure adesso la classe politica trova la forza di reagire compatta.
Il ministro della Giustizia Martelli deve firmare personalmente il decreto che istituisce il 41 bis, varato il mese precedente, trasferendo i boss detenuti a Pianosa e all'Asinara, perché - dice lui stesso - "non si trovava chi volesse firmare".
A dicembre finisce -finalmente- per la prima volta nella sua lunga vita affaristico-mafiosa in carcere don Vito Ciancimino, e a gennaio '93 è la volta di Riina, il cui covo non viene pero' perquisito.
L'arresto del capo dei capi avviene all'insaputa del ministro dell'Interno Mancino. "L'ho saputo da una telefonata del capo dello Stato, che si congratulava con me. E anche il presidente del Consiglio non ne sapeva niente", dirà Mancino al presidente della Corte di assise di Firenze, che non ha potuto commentare: "È formidabile".
Intanto i corleonesi si affidano a Brusca e Bagarella con Provenzano più defilato, dietro le quinte. E nelle parole dei pentiti spunta Dell'Utri come "uomo-cerniera" tra mafia e Stato, in regime -ormai- di II repubblica.
La trattativa prosegue sulla gestione del 41 bis, quel decreto firmato da Martelli.
A febbraio '93 salta Martelli (accusato da Silvano Larini e Licio Gelli di avere usato il Conto Protezione) e al Ministero arriva Giovanni Conso. "Non ho mai capito che era in corso una trattativa - dice oggi Martelli - altrimenti avrei scatenato l'inferno".
Le bombe continuano in via Fauro a Roma contro Maurizio Costanzo, che scampa all'attentato, e in via dei Georgofili a Firenze: 5 morti e 48 feriti.
A giugno il duo Capriotti-Di Maggio, con la regia del presidente Scalfaro e l'input dei cappellani delle carceri sostituisce Nicolò Amato al vertice del Dap, il Dipartimento.
Il 26 giugno Capriotti propone di confermare i provvedimenti di 41 bis. E la risposta di Cosa nostra arriva a fine luglio con le bombe di Roma e Milano.
Il 10 agosto la Dia avanza l'ipotesi di una trattativa in corso.
E a novembre arrivano 343 revoche di provvedimenti di 41 bis decise da Conso "in assoluta solitudine".
Questa fase del dialogo si chiude il 27 febbraio del '94 con l'arresto dei boss Giuseppe e Filippo Graviano, che segna la fine delle ostilità.

Silvio Berlusconi si insedia a palazzo Chigi, quando dietro le quinte, secondo i pentiti, Marcello Dell'Utri ha già siglato il nuovo patto di convivenza con Cosa Nostra.
Dal 1996, e per circa dieci anni, la lotta alla mafia esce dall'agenda dei segretari dei partiti; Cosa Nostra appare definitivamente sconfitta e così viene raccontata dai media, che si tratti di media di destra o di sinistra, dei media di De Benedetti o delle tv di Berlusconi.
Riemerge improvvisamente nel dicembre del 2005 con il volto di Massimo Ciancimino, che tra annunci e mezze verità comincia a parlare con i pm e racconta degli incontri tra suo padre e gli ufficiali del Ros, sollecitando la memoria di Martelli, Conso, Ferraro, Violante, Scalfaro, Ciampi, Mancino, Amato.
E dopo quattro anni di tira e molla, consegna ai magistrati il "papello".

Nelle procure di Palermo e Caltanissetta lo Stato tenta di processare se stesso.
Sfilano davanti ai pubblici ministeri ministri, parlamentari e funzionari in una commedia di reticenze, di bugie e di smemoratezze.
Caltanissetta, che sulla stressa materia conduceva indaggini, archivia il fascicolo, ritenendo le condotte dei politici "non penalmente rilevanti", ma formulando pesanti giudizi morali sui personaggi reticenti e smemorati.
Palermo, la procura, va invece avanti ipotizzando il reato di "violenza o minaccia al corpo politico dello Stato".
Dopo quattro anni, i magistrati depositano gli atti, centinaia di intercettazioni svelano le manovre per aiutare Mancino, che si sente "uomo solo" e che chiede a tutti (magistrati di Cassazione, vertici di ogni genere delle istituzioni) di essere tutelato .... per non essere costretto di .... fare dei nomi.
Partono, sono notizie di queste ore, le interferenze del Colle per salvare la classe politica (classe politica da quattro soldi) che ha trattato con Cosa Nostra, e comincia da questo punto il romanzo, la telenovela, Quirinale. Telenovela molto seguita sulle pagine de IL FATTO-quotidiano.
In mano di chi sono stati in tutti questi anni  gli italiani !
Come e' possibile che in questo paese siano scomparsi gli "statisti " ?
E arriviamo ad oggi pomeriggio, alla Camera ?
La trattativa Stato-mafia è qualcosa che non riguarda il ministro Severino.
«Non appare configurabile alcuna violazione di legge e quindi non sono attivabili iniziative da parte del ministero», ha riferito il ministro.
La guardasigilli ha comunque espresso, nel corso del question time, tutto il desiderio affinché si faccia chiarezza.
«A 20 anni dalle stragi di mafia non può che condividersi l'esigenza di piena verità su quella dolorosa stagione».
Ma «a tale debito si può assolvere solo nel rispetto delle leggi, fuori da ogni strumentalizzazione».
Chi ha da intendere, intenda.

I politicanti non capiscono che più si chiudono a difesa di privilegi e più saranno cancellati dall'illusoria possibilità di tornare a fare ... i parassiti

A) I partiti politici finora dominanti Pdl, Lega, Pd, Udc non hanno ancora capito nulla.
Non colgono che la gente, gli elettori, non tollerano ulteriormente, nemmeno per un minuto ancora, il loro parassitismo.
Alla Regione Sicilia, per non ridurre il numero dei "nullafacenti" da 90 a 70, questi partiti, o meglio il loro insieme, la "casta" ha inventato la via di uscita: andare alle elezioni, in Ottobre, prima che il Parlamento Nazionale ratifichi la riforma costituzionale (Statutaria) di riduzione del numero dei deputati regionali (da 90 a 70). Qui in Sicilia, in uno scambio di favori, a sporcarsi le mani in prima battuta sono stati MPA (Raffaele Lombardo) e Pd (regionale).
B) Al Parlamento nazionale, per evitare che da 960 i "nullafacenti" passino a 600/700, a sporcarsi, in prima battuta le mani, sono stati PDL e Lega.
Lega Nord e Popolo della libertà questa mattina in Senato ancora insieme. Proprio come ai vecchi tempi.
I due partiti congiuntamente, questa mattina nell'Aula del Senato hanno infattoi bloccato l'articolo 1 del disegno di legge sulla riduzione del numero dei parlamentari, preferendo mettere ai voti le norme sul Senato federale.
Le due forze del centro destra in buona sostanza hanno  ritenuto che ancora non sia arrivato il momento di ridurre i privilegi ed il benessere immeritato della "casta".

Il vicepresidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, l'amico di Formigoni, entrambi Comunione e Liberazione, ha spalleggiato la proposta di rinvio.
Contro la richiesta di rinvio della "riduzione" si sono espressi il relatore socialista Carlo Vizzini, il senatore del Partito democratico Luigi Zanda che ha parlato di «baratto» tra le proposte dei padani e il semipresidenzialismo del Pdl.
Molto dura la presa di posizione dell'Italia dei valori: «Non c'entrano niente la forma di Stato o quella di governo», ha tuonato il senatore Luigi Li Gotti.
«Qui si sta parlando della riduzione dei deputati. Siete d'accordo o no? O avete un problema di posti? Se avete problema di posti ditelo».

martedì 19 giugno 2012

Albania. Cattolico-bizantini all'innaugurazione della Cattedrale Ortodossa di Tirana




6 - 7 Luglio a Piana degli Albanesi convegno su Iconostasi e Liturgia Celeste



Italia mafiosa. Quanti uomini da quattro soldi hanno occupato ed occupano ruoli istituzionali ?

"Tranquilla cara, sto tornando a casa. Riguardo a Gava non ho detto niente". Con queste parole Nicola Mancino, ex ministro degli Interni, ex presidente del senato, ex vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, è stato iscritto nel registro degli indagati per falsa testimonianza, in merito alla trattativa tra mafia e Stato avviata dopo le stragi del 1992.
L'ex ministro dovrà chiarire durante l'ormai prossimo processo ai magistrati cosa non ha voluto dichiarare riguardo al suo ex collega nella DC, Antonio Gava.  Cosa non doveva essere detto ai sostituti procuratori Di Matteo, Sava, Del Bene ed il procuratore aggiunto Ingroia?
Toccherà all'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino chiarire perché, messo alle strette, egli continua a ribadire che "se trattativa ci fu, non fui certo io ad autorizzarla". Da chi partì l'ordine di trattare? 
Uno dei segnali fu certamente mandato dall'ex Ministro della Giustizia, Conso, che cancellò ad una serie di boss mafiosi il regime del 41 bis, decreto discusso in Parlamento e firmato dal Presidente della Repubblica.
Ma qual'è il nesso?
Ancora una volta, un'altra telefonata intercettata tra Nicola Mancino e Loris D'Ambrosio, magistrato e  consigliere fra i più fidati del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, manifesta: "Sono un uomo solo, ma un uomo solo che va protetto, altrimenti potrei chiamare in causa altre persone".
Altre persone all'interno del governo dell'epoca erano e sono tutt'ora a conoscenza di quanto accadde tra il 1992 ed il 1994, stando a quanto detto è quindi innegabile.
Non solo, Mancino in un passaggio chiede espressamente a D'Ambrosio che "non venga tirato in ballo il presidente Scalfaro", passato nel frattempo a miglior vita. 
Claudio Martelli, ex ministro di Grazia e Giustizia prima di Conso, ha confermato di avere saputo che i Ros dialogavano con Vito Ciancimino.
Sembra quindi che dal 1993 si sia tentata una mediazione tra Stato e mafia che in qualche modo terminò nel 1994, con i protagonisti dell'epoca tutti impegnati a coprire l'esistenza della trattativa.   

Il sistema maggioritario alla francese

In Francia, il Partito socialista ha fatto il "pieno". Con i suoi alleati più stretti, Radicaux de gauche e Divers gauche, ha conquistato 314 seggi all’Assemblea nazionale su 577.
Il presidente della Repubblica, Francois Hollande, avrà anche il sostegno del Senato, ove il Partito socialista è in maggioranza. Vi è anche da ricordare che tutte le regioni di Francia sono governate dal Partito socialista, oltre a importanti città, fra cui Parigi.
Il sistema elettorale nazionale, regionale e comunale consente di governare a chi prende un voto in più ( e questo è legittimamente riconosciuto da chi perde) e l’elezione dei deputati, col maggioritario a doppio turno, non sarà una rappresentazione capillare dei votanti, ma ha il pregio di eleggere maggioranze stabili e durature.
Con l’effetto benefico che consente al popolo di giudicare chi ha lavorato bene e chi male, senza le perniciose zone grigie che In Italia ci ricordano la Democrazia cristiana.

lunedì 18 giugno 2012

L'orgoglio greco

Grande iniezione di fiducia dei greci, che ieri hanno voluto -col voto- manifestare la volonta' di restare nell'eurozona. Orgoglio nazionale e volonta' di non allontanarsi dall'Europa hanno compiuto il miracolo.
Certo, va pure detto: votare per l'Europa ha implicato di dover confermare alla guida del paese i due partiti, squalificati e clientelari, neo-democratia e pasok, che hanno portato chi piu' e chi meno il paese al disastro.
Va pure detto che il voto, in attesa della formazione del nuovo governo, non sposta di un millimetro la drammaticità della situazione economica.
Gli impegni assunti sono una montagna da scalare, mentre si sta raschiando il fondo del barile di una cassa pubblica praticamente vuota.
Vedremo come finira'.

domenica 17 giugno 2012

Sicilia. I 90 di Palazzo dei Normanni ... però non hanno ridotto il tenore di vita

I debiti delle famiglie nel 2011 in Sicilia sono aumentati del 3% e sono, ora, ad un  livello più alto della media nazionale. È cresciuto pure l’indebitamento della Regione (5,3 miliardi) e quello degli enti locali dell’Isola (oltre 7 miliardi).
Di contro nell’ultimo anno è calato di oltre un miliardo il gettito delle entrate fiscali prodotte nella regione.
E' quello che viene definito ...l'avvitamento;  da cui difficilmente si torna indietro.
Per la Cisl regionale siamo ad un  “fallimento storico”. Meglio: “il fallimento economico e politico della classe dirigente regionale che, negli anni, ha consolidato il proprio consenso sui trasferimenti finanziari e sulla mera gestione clientelare delle risorse pubbliche”.

Sicilia. Crisi del settore dell'edilizia ed obbligo della protezione di sicurezza nel lavoro

La crisi del settore edile è evidente nella zona interna dell'isola.
La difficoltà è ancora maggiore in quella parte dell'isola ove intensa è stata nei decenni passata la ricostruzione dal terremoto del 1968.
Per avere il senso della crisi, oltre che coglierlo nella ripresa dello storico fenomeno dell'emigrazione -adesso tutto giovanile-, basta rilevare l'irrisorietà degli appalti conferiti dal Comune (Contessa Entellina) che hanno importi che definire "ridicoli", di poche migliaia di euro, è poco.
 L'attività di controllo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro in questi ultimi mesi si è di molto intensificato, a cagione dell'emergenza sociale degli infortuni.
L’attività di controllo è concentrata sui pochi cantieri edili e tende a rilevare le eventuali violazioni in materia di sicurezza (...  non aver dotato le scale in costruzione di parapetto,  mancata consegna ai lavoratori dei necessari dispositivi di protezione individuale -l’elmetto, l’imbracatura, ecc.- , oppure esecuzione di lavori sul tetto di un fabbricato senza l'uso di attrezzature idonee ad evitare il rischio di caduta).
 Tutti reati previsti dal D.Lgs 81/2008 (T.U. Sicurezza nei luoghi di lavoro).

Contessa Entellina. Il costo del personale è quasi in linea con i parametri

Le pubbliche amministrazioni sono tenute, annualmente, a fare il punto sulla dotazione di personale di cui dispongeno per prendere atto di eventuali esuberi.
Nel piccolo comune di Contessa Entellina (poco meno di 1.900 abitanti) la pianta organica prevede 18 unità lavorative a cui, però, si aggiungono alcune decine di lavoratori precari, assegnati dalla Regione Sicilia.
Secondo l'attestazione rilasciata dalla Ragioneria nei giorni scorsi il costo del personale, di quello previsto dalla pianta organica dove ci sarebbero 6 posti liberi, è lievemente superiore al 40% di tutte le spese correnti dell'Ente.

sabato 16 giugno 2012

Crisi. Il sistema bancario italiani ha i mezzi per fronteggiare un voto anti-euro in Grecia

Le banche italiane sono pronte a gestire le turbolenze e gli effetti negativi di un voto in Grecia che porti quel paese verso l'uscita dall'euro ma non sono previste unita' di crisi domenica o riunioni speciali come sembra stia accadendo nelle banche americane e britanniche.
Secondo indicazioni provenienti dagli istituti di credito italiani infatti i sistemi di contrasto esistono gia' e scatterebbero in automatico.

Sicilia e Grecia. Due realtà finora governate da imbroglioni

La Grecia domani scegliera il nuovo Parlamento.
Il paese è divenuto il simbolo di come non deve essere governato uno Stato.
Quali i mali ?
-l’eccessivo numero di pubblici dipendenti,
-l’eccessiva remunerazione nel pubblico impiego,
-l’eccesso di spesa pubblica improduttiva,
-l’incapacità di sostenere le imprese,
-la quasi assenza di cantieri per opere pubbliche.
Da qui, in puro stile levantino, bilanci truccati negli ultimi 20 anni, e cosa ancora più grave mai controllati dall’Unione Europea, a cui venivano regolarmente inviati.
L’elenco delle patologie sembrano la fotografia della Regione Sicilia, regione in pieno dissesto.
Il più grave elemento è che, anche qui, esistono bilanci falsi negli ultimi 20 anni, ma nessuno, ripetiamo nessuno è mai andato in galera per questo crimine che evidenzia "avanzi" inesistenti.
Però nelle casse regionali non c’è più un euro e i siciliani vengono ingannati da politicanti da quattro soldi.

Emigrazione, impegno, prospettive di chi ha voluto vivere del proprio lavoro

L'emigrazione dei contessioti in Germania, Svizzera e Benelux ha avuto inizio negli anni sessanta.
Chi in quegli anni aveva quattordici/quindici anni ha nitido il ricordo della corriera Stassi che ogni mattina alle 5,oo/5,30 partiva carica fino all'inverosimile di gente che aveva consegnato per essere sistemate sul tetto della corriera le valigie legate col laccio.
C'era un nostro concittadino, Minicu di Gerlando, che alle dipendenze della ditta ordinava i bagagli, li saliva sul tetto e li legava.
Gli emigranti salutavano i parenti venuti alla fermata "te ponti" e partivano alla volta di Palermo; dalla stazione centrale la tappa successiva, nel gran numero delle volte, era Sackingen, cittadina tedesca al confine con la Svizzera. Lì i contessioti costituivano una grossa comunità di centinaia e centinaia di unità.
Altri andavano a Freiburg, Murg, Costanza ...
Pochi sono gli emigrati degli anni sessanta (e poi quelli degli anni settanta) che sono ritornati a Contessa.
Chi, fra i pochi, è tornato ha puntato tutto sulla costruzione di una casa comoda ed accogliente, nella prospettiva di poter godere serenamente e senza ansie gli anni del pensionamento.
Il senso di avere compiuto il proprio dovere nella vita, per se stessi, per la famiglia e per la comunità nazionale in essi è stato ed è forte.
Il destino con essi -come con altri- tuttavia si presenta sempre in maniera imprevedibile. L'avere assolto ai doveri di serio ed impegnativo lavoro lontani dalla terra nativa non sempre implica infatti la possibilita di poter godere dei frutti del proprio lavoro.
Oggi il Blog sente di dover rivolgere un caro ed affettuoso "ciao" a Pietro, emigrato contessioto a Costanza e poi rientrato, che ci ha lasciati.
Sia eterna la sua memoria.