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sabato 8 dicembre 2012

Hanno detto ....... sul ritorno del cavaliere nero

MASSIMO CACCIARI: "Alfano e' un uomo senza palle che ha deciso di avallare il suicidio del suo capo".
MARIO CALABRESI, direttore de La Stampa: "In una settimana siamo passati da Renzi (37 anni) a Berlusconi (76 anni). Torniamo al passato".
ENRICO MENTANA: "Obama ha 51 anni, Cameron 46, la Merkel 58 come Hollande. Governano tutti da tempo.  Da noi Berlusconi 76 e' l'uomo nuovo. Bersani ha "solo" 61 anni".
PAOLO FERRARO "Berlusconi conferma la previsione di Marx: la storia si ripete  sempre due volte, la prima volta come tragedia la seconda come farsa".

Sambuca di Sicilia. Oggi "Babbalucia Zabut Fest"

Oggi, 8 dicembre 2012 in Piazza della Vittoria a Sambuca di Sicilia, si svolge la prima edizione del Babbalucia Zabut Fest. Dalla mattina fino allo spettacolo cabarettistico della serata si alterneranno giochi, degustazioni e premiazioni.  Si svolgerà anche il Concorso fotografico estemporaneo ‘QUATTRO SCATTI PER L’EVENTO’.

Rapporto Censis. Due italiani su tre si dichiarano cattolici.

Il processo di secolarizzazione della societa' e' divenuto oggetto di interesse della statistica. Il rapporto Censis diffuso in questi giorni ci da vari profili "fotografici" della societa' italiana, incluso quello della pratica religiosa. Fino a qualche anno fa, a precisa domanda, il 90% degli italiani si sarebbe dichiarato "cattolico". Adesso siamo al 63,8%, meno di due su tre. Il resto della popolazione naviga in una generica fede, che si traduce in un Dio non meglio definito o in un "qualcosa" che sta nell'al di la' (vai a capire cosa !). Il 21,5% degli italiani considera la religione un fattore di "comunanza".. Il 77,4% considera il matrimonio come un vincolo sacro da rispettare, mentre il 70,4% ritiene favorevolmente che i propri figli crescano frequentando la Parrocchia. Il 51,3% sostiene di partecipare  (ma non si sa con che frequenza) la messa. Solamente l'1,8% degli italiani dichiara di appartenere ad una religione diversa dalla cattolica. La quasi totalita' degli italiani si dichiara tollerante nei confronti degli altri "credi", con una punta di diffidenza pero' nei confronti dell'Islam percepito come veicolo di violenza.

Regione Sicilia. Si preparano i tagli alle retribuzioni dei dirigenti, a cominciare da quelle che superano gli incassi di Obama

Il taglio degli stipendi dei dirigenti regionali siciliani ci sara’ e crea inevitabilmente malumori e risentimenti. L’assessore alla Funzione pubblica della Regione Patrizia Valenti afferma “E’ un atto di indirizzo della Giunta in linea con le indicazioni nazionali sulla spending review e  naturalmente dovremo incontrare i sindacati. Ma i tagli dei compensi accessori ci saranno”. E ai dirigenti, che dicono di sentirsi  “delegittimati” da Crocetta l’assessore risponde: “Il problema non e’ la delegittimazione ma un problema di carattere generale che si inquadra nella spending review. Ci sono eccellenze che vanno valorizzate”.  Tuttavia  “Diciamo che ci sono eccellenze meno eccellenze…  l’importante e’ fare funzionare bene la macchina regionale”. “La Regione siciliana un pozzo di San Patrizio del malaffare? Beh, sono parole forti ma in alcuni casi veritiere. Pero’ non bisogna generalizzare”.  L'assessore alla Funzione pubblica della Sicilia commenta cosi’ le parole del Governatore Rosario Crocetta secondo cui la Regione e’ un “pozzo senza fondo del malaffare e della corruzione”. “In tutte le amministrazioni ci sono situazioni di poca chiarezza – dice Valenti – ma vanno combattute per evitare che alcune persone vanifichino il lavoro di tante altre”. ”Io delegittimerei i dirigenti regionali siciliani tagliando i loro compensi accessori? Bhe’, certo se prendono piu’ di Obama sono delegittimati…”. Cosi’, Crocetta risponde a distanza ai dirigenti regionali che si oppongono al taglio dei compensi accessori. ‘E allora che dire di quei poveri disgraziati che non trovano lavoro e che sono bravissimi? -dice ancora Crocetta- mi chiedo cosa c’entri la delegittimazione con il taglio dei compensi accessori”. Parlando dell’incontro di ieri con il neo presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, Crocetta ha commentato: “L’incontro  e’ andato benissimo, c’e’ un’intesa perfetta rispetto alle linee generali che dobbiamo affrontare sul piano istituzionale”. I due hanno parlato  “della necessita” di avere immediatamente il bilancio provvisorio” e della ”riqualificazione della spesa, la spending review e la riduzione dei costi della politica”, in particolare dell’Assemblea che “sono notoriamente altissimi”. Crocetta e Ardizzone hanno poi parlato “della questione che riguarda le societa’ da mettere in liquidazione, la vicenda dei precari che rischia di diventare una questione sociale esplosiva, e la necessita’ di un tavolo comune tra governo e Parlamento per cio’ che riguarda la revisione dei costi della politica”.

venerdì 7 dicembre 2012

Nicola Mancino. L'uomo senza qualità che ha occupato le più alte caselle repubblicane.

Lo sdegno di Agnese Borsellino
In una lettera   a "Servizio Pubblico", il programma di Michele Santoro, Agnese Borsellino, la moglie del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio, commenta – con la sua voce – gli ultimi avvenimenti relativi alla trattativa Stato-mafia.
“Non ho il titolo nè la competenza per commentare conflitti di attribuzioni sorti tra poteri dello Stato, ma sento di avere il diritto, forse anche il dovere di manifestare tutto il mio sdegno per un ex ministro, presidente della Camera e vice presidente del Csm, che a più riprese nel corso di indagini giudiziarie, che pure lo riguardavano, non ha avuto scrupoli nel telefonare alla più alta carica dello Stato, cui oggi io ribadisco tutta la mia stima, per mere beghe personali”. “Non sorprende che l’attenzione dei media – aggiunge – si sia riversata sul Quirinale, ma il protagonista di questa triste storia è solo il signor Mancino, abile a distrarre l’attenzione dalla sua persona e spregiudicato nel coinvolgere la Presidenza della Repubblica in una vicenda giudiziaria, da cui la più alta carica dello Stato doveva essere tenuta estranea”.
“Oggi io, moglie di Paolo Borsellino, mi chiedo – conclude- : chi era e quale ruolo rivestiva l’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino, quando il pomeriggio del primo luglio del ‘92 incontrò mio marito? Perchè Paolo rientrato la sera di quello stesso giorno da Roma, mi disse che aveva respirato aria di morte?”.

I problemi che caratterizzano la crisi italiana sono solamente economici ?

Per sollevare il nostro paese dalle difficoltà in cui versa servono davvero alcune decine di professori di "economia", più o meno di scuola bocconiana, che applicando le loro medicine amare ci additano una sempre più lontana uscita nel tempo dal tunnel ?
No, di malessere prettamente economico in Europa oggi soffrono la Francia, la Germania ed altri paesi. Di certo l'Italia ha mali molto più aggrovigliati che quelli semplicemente economici.
L'Italia è affetta da malanni numerosi e purtroppo molto radicati nell'identità della sua gente. Nella natura degli italiani spunta immediatamente fondamentale, ossia l'individualismo. Nessun italiano mostra grande sensibilità alla dimensione collettiva, sociale, a quella sensibilità secondo cui lo Stato non è qualcosa distinto da ciascuno di noi, ma è dimensione di ciascuno di noi.
Lo Stato è visto come cosa distinta da ciascuno di noi motivo per cui dobbiamo difenderci  dalle sue leggi mediante i mille rimedi che la fantasia suggerisce:
-elusione,
-evasione,
-esportazione illecita di capitali,
-corruzione,
-pratiche mafiose.
Se questa diagnosi ha delle fondamenta, le terapie esclusivamente "economiche" dei bocconiani non servono o comunque non sono adeguate per far rinsavire il malato.
Quale sarebbe la cura più appropriata, quindi ?
Qualcuno, 150 anni fà, avrebbe detto: "Fatta l'Italia adesso occorrerà fare gli italiani". Aveva ragione.
I problemi dell'Italia si risolveranno quando il paese sarà in grado di "educare" gli italiani al rispetto delle leggi, delle regole. Una esigenza da inevitabilmente iniziare sin dalle scuole frequentate dai bambini, bambini che non avendo alle spalle vicende tristi e deprimenti possono dar vita ad un modo nuovo di "essere italiani". Un popolo che non si riconosce nelle leggi dello Stato difficilmente avrà un futuro. Nessuna manovra economica, sia essa di scuola liberista o di scuola keynesiana, non riuscirà a dargli il benessere.
L'educazione di un popolo, il ricreare le basi della sua cultura, esigono tempi lunghi. Estirpare l'attuale stile di vita individualista e di "autodifesa" dalle leggi dello Stato ed inculcare il senso della "comunità" non è questione che può scaturire da una manovra economica.
Se accettiamo che i problemi dell'Italia prima che economici sono culturali, se accettiamo che l'attuale fase economica e di crisi della finanza pubblica sono effetto della diffidenza che ciascun italiano  nutre verso la società e verso lo Stato allora già siamo sulla buona strada, possiamo iniziare a sperare.
Le nostre coscienze sono assopite e pertanto tolleriamo conflitti di interesse ai vertici dello Stato, corruzione di politici, intrecci imprenditori-politici, discorsi di moralità da chi precedentemente si è fatto accreditare €. 98.000,oo dall'Ilva che inquina, esplosioni di moralità da chi in casa propria ha familiari che trescano con funzionari corrotti della sanità.
Il risveglio delle coscienze compete alla Scuola. E' lì che deve nascere una diversa visione del vivere da italiani.

giovedì 6 dicembre 2012

Berlusconi vuole la crisi. Danneggiare il paese per curare gli affari suoi

Come accaduto al Senato questa mattina anche alla Camera oggi pomerigio il PDL (con la voce di un residuato di altri tempi: Cicchitto) preannuncia l'astensione sul voto di fiducia al governo.
Gli interessi di bottega di un gruppo (quello berlusconiano) prevalgono sugli interessi del paese. Mandare in malora il paese assieme al destino ineludibile di chi lo ha mal governato per anni: questo è il ragionamento dei berlusconiani, ormai in rotta.
 
Cìè di più. Il governo Monti stava per definire il testo normativo sull'incandidabilità di chi ha problemi con la giustizia e -ricordiamoci che- Berlusconi ha una condanna, in primo grado, di quattro anni per questioni di truffe fiscali. La paura dei berlusconiani è che possa arrivare per il Capo l'incandidabilità. Da qui la volontà di mandare in malora il paese pur di curare gli interessi del Caimano.
 
Dal partito di Berlusconi ormai, comunque, è un fiume in piena quello dei personaggi che scappano via. Il più illiustre è sicuramente Franco Frattini, già ministro degli esteri.

Assemblea Regionale. I giochi della politica

Ieri il nuovo presidente dell'Assemblea Regionale, Giovanni Ardizzone, e' stato eletto col "brivido". Servivano (alla seconda votazione) 46 voti su 90 e ne sono arrivati giusto 46.
Eppure i due partiti che sostengono Crocetta (pd-udc) avevano stretto un accordo con i gruppi politici già sostenitori di Musumeci e pertanto si sarebbe potuto arrivare a 66 voti.
Chi non ha mantenuto gli impegni ?
I giornali di oggi non hanno dubbi. Il partito che punta a creare difficolta' al difficile cammino di Rosario Crocetta e' il Pd, partito che soffrirebbe di forti maldipancia per non essere riuscito a piazzare in giunta alcun politico di area. Da qui una marea di voti dispersi, bilanciati niente di meno che dagli uomini di Alfano, Castiglione e Musumeci.
Al Pdl e' stato promesso infatti una delle Vice-presidenze dell'Ars. I berlusconiani col loro "soccorso" ad Ardizzone hanno inoltre dal punto di vista politico tagliato fuori dai giochi gli uomini di Raffaele Lombardo e Gianfranco Micciche' che in casa Pd sono piu' digeribili.

Venti di crisi sul governo

A cosa servono i sacrifici degli italiani se poi la classe dirigente "inconcludente" non è conseguente ?
E' bastato l'annuncio che in Senato il "fu" PDL si è astenuto sulla richiesta di fiducia del governo sul Disegno di legge Sviluppo ed è bastato che una poco credibile Anna Finocchiaro, capogruppo Pd, chiedesse a Monti di trarre le conseguenze, dimettendosi, che la borsa abbia invertito le buone tendenze della mattinata e che lo spread sia tornato ad antichi e ben noti livelli.
Il PDL berlusconiano non esiste più ed i frammenti  rimasti puntano pericolosamente allo sfascio del mpaese.
Anna Finocchiaro sarebbe il caso che seguisse le vergognose vicende dei componenti la sua famiglia, coinvolti in appalti .... Ausl per nulla lineari, piuttosto che vicende di Stato.
 
L'Italia ha bisogno di una nuova classe dirigente, ripulita dagli affaristi.
 
 


San Nicola. Il santo più venerato nel mondo

Nel 1087, era trascorso qualche decennio da quando la Chiesa Una aveva subito la separazione fra il seggio di Roma e gli altri quattro seggi che fino allora avevano costituito la Pentarchia dell'intero mondo cristiano (Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme), una spedizione navale era partita dalla città di Bari, alla volta di Mira nella Licia: nei territori anatolici dell'Impero Romano d'Oriente, e senza incontrare forti resistenze si impadronì delle spoglie di San Nicola, che nel 1089 vennero definitivamente poste nella cripta della Basilica eretta in suo onore, a Bari.
Icona di San Nicola sul prospetto della
Chiesa Madre di
Contessa Entellina
L’idea di trafugare le spoglie venne ai baresi nel contesto di un programma di rilancio, dopo che la città, a causa della conquista normanna che puntava a latinizzare l'intera  Italia meridionale, aveva perduto il ruolo di residenza del Catapano e quindi di capitale dell’Italia bizantina.
In quei tempi la presenza in città delle reliquie di un santo importante era non solo una benedizione spirituale, ma anche meta di pellegrinaggi e quindi anche fonte di benessere economico.
San Nicola era ed  è uno dei santi più venerati ed amati al mondo.
Ogni popolo lo ha fatto proprio, vedendolo sotto una luce diversa, pur conservandogli le caratteristiche fondamentali, prima fra tutte quella di difensore dei deboli e di coloro che subiscono ingiustizie. Egli è anche il protettore delle fanciulle che si avviano al matrimonio e dei marinai, mentre l’ancor più celebre suo patrocinio sui bambini è noto soprattutto in Occidente (Santa Claus – Babbo Natale).

mercoledì 5 dicembre 2012

Il nuovo Presidente dell'Ars. "Non bisogna applicare lo Statuto, bisogna cambiarlo".

Per il nuovo presidente dell’Ars,Giovanni Ardizzone,l’Alta Corte per la Sicilia è un ramo secco dello Statuto siciliano. E, per questo, va tagliato. Il nuovo numero uno di Sala d’Ercole, Giovanni Ardizzone, elettobal secondo scrutiniocon il numero minimo necessario di 46 voti,  per il suo discorso di insediamento ha scelto un tema controverso: lo Statuto e l'Autonomismo. Ha subito messo in chiaro   la sua posizione: non bisogna lottare per l'applicazione dello Statuto, ma darsi da fare per modificarlo. “Il primo messaggio ai siciliani l’ho lanciato già in aula, bisogna cambiare, non c’è più regionalismo di retroguardia. Bisogna lavorare nell’interesse dei siciliani sapendo che abbiamo una grande esperienza. La Sicilia può dare molto, basta con rivendicazioni assurde, quest’aula può e deve lavorare indipendentemente da tutto” ha declamato Ardizzone. Che ha esortato a rivedere lo Statuto, eliminando quelli che per lui sono i rami secchi. Come l’Alta Corte. Ardizzone è un esponente dell’Udc, partito nazionale che in più  occasioni ha sferrato attacchi allo Statuto speciale. Soprattutto da quando appoggia il governo  di Monti che in linea con il sistema finanziario europeo che ci governa, ha dichiarato "guerra" alle autonomie locali. Ardizzone ha preso le mosse da uno delle questioni più delicate: l’Alta Corte, istituzione che per il Presidente della Regione, Giuseppe Alessi, “è stata sepolta viva". Alessi si batteva per il suo ripristino. L’obiettivo della istituzione dell'Alta Corte, disciplinata dall’ articolo 24 dello Statuto siciliano, era quello di creare un organo di costituzionalità per tutte le norme da applicare in Sicilia, qualunque fosse la fonte. Dei suoi 10 anni di attività, dal 1947 al 1957, si ricorda una celebre sentenza, quella del luglio 1949, con la quale si impedì che il Parlamento italiano modificasse con legge ordinaria lo Statuto siciliano. La botta, nel 1957, arrivo' quando lo Stato italiano decise l’assorbimento delle sue funzioni da parte della Corte costituzionale.  Un discorso, quello di Ardizzone, in linea con quanto sostiene il suo partito, ma in contrasto con le dichiarazioni del Presidente della Regione, Rosario Crocetta, che si è detto pronto a combattere in difesa dello Statuto.

San Nicola di Mira, il santo degli arbëreshë di Sicilia

Domani, 6 dicembre, nelle comunità arbëreshë di Sicilia è festa, festa religiosa e non solo connessa alle lontane origni. San Nicola di Mira, o come più comunemente si usa dire in Sicilia "di Bari", è infatti protettore e patrono di Mezzojuso, Palazzo Adriano e di Contessa Entellina.
Queste comunità, diversamente da Piana degli Albanesi, sarebbero sorte secondo la tradizione, talora contestata dagli studiosi, al seguito del passaggio in Sicilia di un contingente militare albanese, inviato dallo Scanderberg in aiuto degli Aragonesi, guidato da Demetrio Reres. Patrono di casa Reres era appunto San Nicola di Mira.
Già nei Vespri di questa sera nella Chiesa Madre di Contessa Entellina, dedicata appunto a San Nicola, verranno benedetti e distribuiti ai fedeli i tradizionali "panini" rievocativi del Santo.

Crocetta. Sono stati licenziati i 21 giornalisti assunti da Cuffaro/Lombardo

"Ho revocato ieri i contratti dei 21 giornalisti dell'Ufficio stampa della Regione siciliana".
A comunicarlo è il Governatore siciliano Rosario Crocetta, parlando con i giornalisti all'Ars, a margine delle votazioni per eleggere il Presidente dell'Assemblea (per la prima votazione non è stato raggiunto il quorum di 60 voti per il candidato designato).
Il Presidente della Regione siciliana ha però sottolineato che alcuni dei giornalisti 'licenziati' potranno essere riassunti "ma non certo con la carica di caporedattore. Ce ne potrà essere solo uno. Ma gli altri no. Deve essere una task force, io credo che debbano essere almeno un terzo degli attuali 21 giornalisti. Con un gruppo che si occupa degli assessorati e qualcuno della Presidenza", ha concluso.

Crocetta: Abbiamo una situazione dei conti terribile

 ''Sono felice che s'insedia il parlamento. Sono molto ottimista rispetto all'attivita' e al lavoro che si fara' in questo parlamento perche' infine passera' la linea del cuore''.
Lo ha detto ai giornalisti il presidente della Regione Rosario Crocetta a Palazzo dei Normanni prima di entrare a Sala d'Ercole. ''Abbiamo una situazione dei conti terribile - ha aggiunto il governatore -. Situazione che si e' creata negli anni dove insieme agli errori si e' prodotto il malcostume''. In sostanza, secondo Crocetta, ''la Sicilia non credo affatto che sia a rischio default, noi riprenderemo, bisogna invertire un percorso in cui le risorse pubbliche sono state mal utilizzate''.
Crocetta si dice pure fiducioso, ''in questo momento ci siano tutte le energie per realizzare un percorso che tenda a salvare la Sicilia, a risanarla e soprattutto per superare questa fase critica e riprendere un cammino. Non dobbiamo dimenticare che questa regione puo' divenire una delle regioni piu' ricca d'Europa.
Sulla spending review: ''Preferisco palare di riqualificazione della spesa - ha concluso - perche' tutte le spese possono essere tagliate: ci sono quelle che vanno tagliate, come quelle dei privilegi, e quelle che vanno incrementati per dare solidarieta' ai deboli''.

Ladrocinii siciliani. Avere vietato nel 2001 il controllo della Corte dei Conti ha prodotto disastri irrimediabili

«Ieri ho scoperto una cosa terrificante. In un dipartimento della Regione i soldi destinati ai fornitori transitavano nei conti correnti di alcuni dipendenti». A denunciarlo è il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, prima di entrare a sala d'Ercole, dove è appena cominciata la seduta inaugurale della XVI legislatura dell'Assemblea regionale.

Assemblea Regionale, il pianeta che impone sacrifici e disoccupazione alla Sicilia e conduce una vita da nababi

Oggi all'Assemblea Regionale si ricomincia; si ricomincia con tutti i privilegi ed i parassitismi passati e che sono rimasti intatti. Mensilita' lorda di €. 20.000, oo, fatte salve le maggiorazioni per i molteplici incarichi da dividere fra i partiti e fatti salvi inoltre  i tantissimi "soldini" che arriveranno dal bottino assegnato ai "gruppi parlamentare",  esente da rendicontazione.
Gia' da oggi Francesco Cascio, deputato ri-eletto, fruira' di un "appartamento" di quattro stanze, di un assistente parlamentare a disposizione, e anche di un “esterno” scelto dallo stesso deputato ma pagato dall'Assemblea regionale. Fruira' dell'immancabile auto blu (con annesso autista). Un privilegio, questo, del quale Cascio godrà, in aggiunta alla "tutela delle forze dell'ordine”.
Francesco Cascio, ex-presidente dell'Ars,   avra' diritto anche ad un piccolo budget, spendibile per la segreteria o per gli addetti stampa. La cifra, sara' decisa in sede di Consiglio di presidenza e si aggirerebbe intorno ai cinquemila euro mensili.
Intanto, Cascio in queste ore sta già prendendo possesso delle stanze. Il decreto di assegnazione della stanza sarebbe stato firmato dal compagno di partito Santi Formica, il “passato vicepresident”.
IL PRIVILEGIO fra questa gente che occupa le poltrone di Palazzo dei Normanni non genera vergogna, in quanto i siciliani sono adusi a mandare nei palazzi gente priva di pudore.
I deputati eletti dai siciliani non sono, nessuno, dei nullatenenti, si tratta di gente che non ha bisogno per continuare a vivere nel lusso di sconti o benefici. Sono persone che guadagnano -minimo- ventimila euro al mese e possono permettersi di pagare i conti per far quadrare la loro situazione economica.
Cio' che loro manca e' la tenzione e la passione per la loro terra, e purtroppo tenzione e passione mancano in quanto sono privi di pudore.
Si tratta -in fondo-  di "povera gente", non perche' carente di risorse, ma perche' assolutamente priva del sentimento della "vergogna".

Zichichi. Fara' l'assessore vivendo a Ginevra e riflettendo prescindendo da ....... tutto

«Sarei felice se la Sicilia fosse piena di centrali nucleari. Centrali sicure e controllate, costruite da veri scienziati». Lo dice il neoassessore alla Cultura della Regione siciliana, il professore Antonino Zichichi, a La Zanzara su Radio24 (Ascolta l'intervista).
 «Immaginate di avere una macchinetta dove metti un euro ed esce un panino - spiega Zichichi - e una macchinetta identica dove metti sempre un euro ed escono un milione di panini. Voi che scegliereste? Un milione, è chiaro. Ecco questo è il vantaggio dell'energia nucleare per il genere umano».
 E gli incidenti più recenti, chiedono i conduttori?: «Fukushima, e prima ancora Chernobyl si spiegano col fatto che la tecnologia nucleare è stata messa in mano a irresponsabili, tutto qui».
ARCHIMEDE.
Infine Zichichi si fa promotore della prima opera: dedicare una statua ad Archimede. «Nel mondo la stragrande maggioranza delle persone colte pensa che Archimede fosse greco - spiega - invece era di Siracusa. Archimede è il più grande uomo che ha usato il cervello dall'alba della civiltà a Galilei, ha fatto un'enorme quantità di cose spiegando perchè le navi non affondano, ha calcolato il Pgreco e altro ancora. A Siracusa non c'è nemmeno una statua di Archimede, facciamola. Una cosa fantastica, sarebbe il riconoscimento a un grande siciliano».
Qualcuno dovrebbe spiegare a Zichichi, assessore alla cultura, che Siracusa era una delle citta ' greche piu' importanti dell'antichita' e che i romani considerarono la Sicilia terra greca.

martedì 4 dicembre 2012

Intercettazioni Napolitano-Mancino. La Consulta da' ragione al Quirinale

I Giudici della Corte Costituzionale hanno deciso di accogliere il conflitto sollevato dal Quirinale contro i pm di Palermo, relativo alle intercettazioni indirette di quattro conversazioni tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino, coinvolto nell'inchiesta sulla presunta trattativa tra Stato e mafia. La Corte costituzionale "in accoglimento del ricorso per conflitto proposto dal Presidente della Repubblica ha dichiarato che non spettava alla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Palermo di valutare la rilevanza della documentazione relativa alle intercettazioni delle conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica, captate nell'ambito del procedimento penale n. 11609/08 e neppure spettava di omettere di chiederne al giudice l'immediata distruzione ai sensi dell'articolo 271, 3° comma, c.p.p. e con modalità idonee ad assicurare la segretezza del loro contenuto, esclusa comunque la sottoposizione della stessa al contraddittorio delle parti". Lo riferisce una nota della Consulta. Le conversazioni intercettate casualmente nel corso delle investigazioni su Mancino, la Procura le ha giudicate irrilevanti e destinate alla distruzione attraverso le procedure di legge. Cioè affidandole al Gip che decide sentite le parti: una modalità che secondo il Colle, le cui tgesi sdono state accolte dai giudici delle leggi, minaccerebbe la riservatezza delle comunicazioni e quindi lederebbe prerogative funzionali tipiche del presidente della Repubblica. E comunque, ha sostenuto oggi nell'udienza pubblica alla Consulta l'Avvocatura dello Stato che rappresenta il Quirinale, quelle intercettazioni per quanto casuali "sono diventate illegittime" nel momento in cui hanno coinvolto Napolitano. Le motivazioni della sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha accolto il conflitto tra poteri dello Stato sollevato dal Quirinale contro i pm di Palermo, in merito alle intercettazioni indirette che coinvolgono il Capo dello Stato, saranno depositate in gennaio. Il documento sara' depositato in cancelleria non prima del nuovo anno, ma prima della scadenza del mandato del presidente della Corte, Alfonso Quaranta, che lascera' la Consulta il 27 gennaio prossimo. LE REAZIONI "Le decisioni della Consulta non si commentano. Ne prendiamo atto". Lo ha affermato il Procuratore Capo di Palermo Franesco Messineo, rispondendo in merito alla decisione della Corte Costituzionale a favore del conflitto di attribuzioni sollevato dalla Presidenza della Repubblica nei confronti della Procura di Palermo.

Assemblea Regionale. I neo parlamentari cercano una nicchia

 Domani alle 11,oo si insedia la nuova Assemblea Regionale Siciliana. In queste ore fra i gruppi politici sono serrate le consultazione per occupare le caselle di prestigio all'interno dell'organo legislativo. Ovviamente nessuno cerca la persona più competentre, più seria o più istituzionale. No, l'equilibrio viene individuato in chi sa indicare futurie opportunità per i colleghi.
PRIMO INTERESSE I SOLDI.
Al presidente dell'Assemblea spettano 4.866,34 euro in più rispetto all'indennità parlamentare; i vice riscuoteranno 3.244,22 euro in più; poco meno: 2.924,86 euro andranno ai tre deputati questori; 2.089,18 ai tre segretari (che potrebbero tuttavia diventare quattro) e ai presidenti delle 12 commissioni.
Nelle commissioni, 522,30 euro in più spettano ai vice presidenti e 261,15 euro ai segretari.

Denaro pubblico. L'errore di avere ritenuto Manganelli il superburocrate più retribuito del mondo: in Sicilia c'è chi lo supera

Una circolare della segreteria generale della Regione, voluta fortemente da Crocetta, pone fine all’esercito dei consulenti, personaggi i cui cognomi sarebbe interessante che i siciliani scorressero per rendersi conto che sono quelli che nei Palazzi di Mamma Regione si ripetono da venti o trenta anni.

La scure si abbatte sulle nomine prettamente politiche. Tutti gli uffici dovranno funzionare con le proprie forze. A farne le spese saranno gli esperti esterni ancora contrattualizzati, ovvero solo una minima parte dei quasi 700 consulenti nominati da Lombardo negli ultimi quattro anni, per una spesa di circa otto milioni e mezzo di euro.

Nella prima riunione di giunta che si è tenuta venerdì scorso, il governo ha stabilito anche la riduzione delle spese di missione del 30 per cento, ovvero qualcosa in più rispetto al 20 per cento annunciato all’indomani dell’insediamento, «degli straordinari, dei compensi per le missioni e dei costi degli assessorati». Le missioni in Italia e all’estero nel 2011 sono costati alla Regione circa sei milioni e 200 mila euro all’anno, per cui il risparmio ipotizzato è di circa un milione e novecentomila euro.

Resta il nodo dei tagli alle retribuzioni dei dirigenti generali. Il provvedimento deciso dalla giunta riguarda pure i 1.800 dirigenti regionali, ma si tratta solo di un primissimo passo verso la decurtazione in busta paga. Quanto basta, però, per scatenare l’ira dei sindacati.

Crocetta ha dichiarato: “In questi anni si sono permessi salari come quello di Felice Crosta da 600 mila euro all'anno, che valgono quanto le indennità di Obama, di Barroso e di Schulz insieme. Se si lamentano dell'annunciato taglio dei compensi accessori possono sempre licenziarsi e andare a lavorare nel privato... Questa è la Sicilia dei privilegi che si rivolta: che lo faccia attraverso il sindacato non cambia nulla».

IL BILANCIO. “Abbiamo previsto una spending review da un miliardo”, dice l’assessore Luca Bianchi che ha anche avuto il primo confronto sui fondi europei con il direttore generale Felice Bonanno e lo stesso Crocetta. Una lunga riunione in vista dell’incontro di giovedì con il ministro Fabrizio Barca. “Bisogna essere consapevoli del momento – dice Bianchi – Stiamo analizzando bene i capitoli di spesa. Ma è chiaro che anche lo Stato dovrà fare la sua parte. La partita del bilancio si gioca su due tavoli: quello siciliano e quello a Roma”.

Da approvare in tempi celeri c’è la riprogrammazione del Po Fesr e nelle prossime ore gli uffici saranno impegnati a chiudere tutto per presentarsi a Roma con le carte in regola. Anche la partita aperta con Bruxelles e relativa alla sospensione dei pagamenti, è alle battute finali. I controlli dei vari dipartimenti sono stati completati e adesso si attende la risposta di Bruxelles che pure nell’ultima nota inviata all’Italia e in cui chiedeva nuovi controlli intimando come scadenza il 30 novembre, aveva sottolineato “progressi significativi”.