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sabato 9 luglio 2016

Regione Sicilia. Come vanno le cose ...

La Repubblica/Palermo
UNA RIVOLTA trasversale dei superburocrati in servizio e in pensione della Regione contro i tagli e i tetti ai loro stipendi. Nell'era dell'austerity, fioccano le proteste contro il tetto da 100 mila euro per i dirigenti delle controllate e contro il limite dei 160 mila euro per i pensionati d'oro di Palazzo d'Orléans. E se per i primi la partita è aperta, per i pensionati non lo è: la Corte dei conti ha rigettato il ricorso di uno dei cinquanta pensionati che non volevano il tetto a 160 mila euro. In compenso dovranno "tirare la cinghia" ancora solo per qualche mese: dal prossimo 1° gennaio riprenderanno la pensione per intero. 
REALE ALLE PAGINE II E III

ANTONIO FRASCHINA CLAUDIO REALE 

Una rivolta trasversale dei super burocrati in servizio e in pensione della Regione contro i tagli e i tetti ai loro stipendi. Nell'era dell'austerity, fioccano le proteste e i ricorsi alla Corte dei conti contro il tetto da 100 mila euro per i dirigenti delle controllate e contro il limite dei 160 mila euro per i pensionati d'oro di Palazzo d'Orléans. E se per i primi la partita è aperta, per i pensionati non lo è e a loro stanno arrivando due notizie: la prima cattiva, e cioè che la Corte dei conti ha rigettato il ricorso di uno dei 50 pensionati che non volevano il tetto a 160 mila euro; la seconda positiva, e cioè che dovranno "tirare la cinghia" ancora solo qualche mese: dal primo gennaio riprenderanno la pensione per intero e il provvedimento non potrà essere rinnovato dall'Ars. 

IL TETTO Al BUROCRATI 
II taglio degli stipendi negli enti controllati dalla Regione — che secondo la Finanziaria-bis sarebbe dovuto entrare in vigore il 23 giugno — si risolve al momento in un nulla di fatto: almeno 11 dirigenti sono saliti sulle barricate contro la riduzione dei compensi a 100 mila euro lordi, rifiutando le proposte di taglio e agitando lo spettro di un contenzioso. Tanto che a metà giugno il ragioniere generale Salvatore Sammaritano ha avvertito l'esigenza di mettere nero su bianco una minaccia esplicita: per chi non accetta il nuovo contratto deve scattare il licenziamento, e per gli amministratori che non mettono alla porta i dirigenti arriverà la decadenza. Risultato? Uno stallo assoluto. 
Sulle barricate ci sono ad esempio i dirigenti dell'Irsap. Francesco Gallo, Giuseppe Sutera Sardo, Piero Rè, Antonino Montalbano e Dario Castrovinci hanno ricevuto la nuova proposta di contratto una ventina di giorni fa, ma hanno risposto picche. «A quel punto — spiega il vicedirettore Carmelo Viavattene — ho chiesto un parere all'ufficio legislativo e legale della Regione». Già, perché c'è un problema: molti dei dirigenti in questione superano i centomila euro lordi per la mera applicazione del contratto nazionale del loro settore. Un problema che ad esempio si pone il commissario della Crias Marcello Giacone, che deve rinegoziare il contratto della direttrice generale Lorenza Giardina: «Io — commenta — sono un commissario ad acta. Non ho neanche i titoli per forzare la mano». All'Ircac, invece, le proposte di taglio sono state comunicate a cinque persone: dell'elenco fanno parte il direttore generale Vincenzo Mini, la dirigente del personale Elisa Di Francesco, i capoufficio Giacomo Terranova e Raffaele Amato e la caporedattrice dell'ufficio stampa Donatella Palumbo. E per loro è stato chiesto un parere all'assessorato Attività produttive. 

LA PROTESTA DEI PENSIONATI 
I super pensionati della Regione hanno presentato ricor- si contro il tetto a 160 mila euro scattato per loro a fine 2014. Ma nei giorni scorsi la Corte dei conti ha rigettato il primo ricorso. Risultato? «Per loro il taglio continua», dice il dirigente generale del Fondo pensioni Rosolino Greco. Al momento sono 50 i pensionati che sull
a carta superano i 160 mila euro e incappano nel taglio. Soltanto da queste riduzioni U Fondo ha risparmiato lo scorso anno 1,8 milioni di euro. Il taglio riguarda ad esempio l'ex dirigente dell'Arra Felice Crosta, che subisce una decurtazione della pensione pari a 8 mila euro al mese: ma anche con questo taglio a lui rimane una pensione di 160 mila euro all'anno. Altra pensione pesante che incappa nel tetto è quella dell'ex dirigente generale Gaetano Scaravilli, con taglio fino a dicembre di 5.600 euro a mese, ma ne continua a pendere circa 12 mila mensili. Stesso discorso per gli ex dirigenti Gaetano Di Franco, Francesco Paolo Guerrera, Giuseppe Grado, Francesco Busalacchi, Riño Lo Faro e Sergio Marino, quest'ultimo andato in pensione a 58 anni e adesso assessore al Comune di Palermo. 
A gennaio tutti i 50 pensionati d'oro di Palazzo d'Orléans potranno tornare a prendere l'assegno pieno, che in alcuni casi vale oltre 250 mila euro. Ma oltre al tetto da 160 mila euro, nel 2015 per le pensioni regionali è scattato anche il prelievo di solidarietà pari al 5 per cento la parte eccedente i 50 mila euro all'anno: un prelievo che oggi riguarda 1.754 pensionati e che ha fatto risparmiare 1,5 milioni. Anche per questo prelievo molti hanno fatto ricor so, ma il dirigente del Fondo Greco è ottimista: «Alla luce della sentenza della Corte costituzionale che ha approvato il prelievo a livello nazionale penso che anche i ricorrenti siciliani non possano vincere». La battaglia continua. 

Con le immagini ... ... è più facile

C'è la crisi economica,
ma, adesso, sta per aggiungersi
la crisi della finanza.

Però a monte potrebbe sussistere
la vera causa di tutto:
l'inconcludenza delle classi dirigenti

I grandi istituti bancari del Nord Europa hanno più del 20% del loro attivo in derivati. Lo evidenzia un'analisi della Cgia sui dati dell'Autorità Bancaria Europea relativi a marzo per le banche finlandesi, inglesi e tedesche. 
In Italia la quota è del 5,3%, meno della metà rispetto alla media Ue (12,9%). "Non è da escludere - sottolinea la Cgia - che i derivati possano rappresentare un rischio sistemico, specie in questa fase di turbolenza".

E l'Itala ?

Hanno detto ... ...

ANTONIO POLITO, editorialista del Correre della Sera
Ma guarda un po', adesso la riforma costituzionale è diventata perfettibile e l'Italicum modificabile...

GAD LERNER, giornalista

Ammetto di avere provato un certo sollievo nell’apprendere che il killer dei poliziotti di Dallas era uno solo. 
Cade l’ipotesi diffusa nelle prime ore di un agguato paramilitare in piena regola organizzato da una formazione terroristica. Neanche l’Isis si è fatto vivo stavolta per intestarsi un altro massacro. Perchè Micah Xavier Johnson, il pluriomicida di 25 anni a sua volta freddato da un robot, era un single della follia armata, un ex militare seguace piuttosto del linguaggio antagonista del rap nero d’America che non di una fede e/o ideologia.
Così ci appare meno pericoloso. Ma anche su di lui si estende l’interrogativo: perchè un giovane uomo, poco più di un ragazzo, manifesta una tale propensione a suicidarsi attraverso l’abominio che lui considera una “bella morte”? 
Ogni anno che passa, sono di più i ragazzi-bomba.

RICCARDO NENCINI, segretario psi

I grillini stanno trasformandosi in perfetto partito della prima repubblica: scontri interni su assessori e vice sindaco, addirittura candidature in conflitto sul capo gabinetto del sindaco. E una pressante vigilanza del Direttorio. 
Che il modello vincente sia il Politburo?

venerdì 8 luglio 2016

Canone Rai. Questi gli utenti che dovranno pagare col mod. F24

Quegli utenti che detengono un televisore e 
--che risiedono in una casa in affitto, ma senza aver intestata la bolletta elettrica
--svolgono il lavoro di portinaio abitando nella casa messa a disposizione dal condominio-titolare dell’utenza elettrica.

COME E QUANDO PAGARE 
Il pagamento dovrà effettuarsi direttamente dal contribuente, compilando un modello F24 ed inserendo il codice tributo “TVRI” nel caso del rinnovo dell’abbonamento tv e “TVNA” se è il primo anno di abbonamento. 
Il versamento va fatto in un’unica tranche, pari a 100 euro.

Lavoratori Forestali. Anno dopo anno le stesse problematiche: ritarda l'opera di prevenzione




PALERMO ··· Cresce l'allarme tra i forestali, soprattutto nella categoria che deve svolgere 78 giornate di lavoro. 
Mancano ancora i fondi per avviare i contratti e c'è il timore che molti non riescano a effettuare tutti i giorni di lavoro entro la fine dell'anno, perdendo dunque parte della retribuzione. 
Sono oltre 5 mila gli operai coinvolti, di cui almeno la metà si trova a Palermo e provincia. Ed è proprio nella sede palermitana dell'Azienda foreste che ieri si è tenuto un incontro coi sindacati nel quale l'amministrazione regionale ha chiarito in sostanza che senza fondi non è possibile avviare i lavoratori. 
«È un fatto gravissimo - tuona Salvatore Tripi della Fiai Cgil così di fatto non è partita l'opera di prevenzione contro gli incendi, non è certo una bella risposta dopo i fatti di cronaca accaduti. In alcune province come Agrigento i lavoratori sono stati addirittura sospesi». 
Tripi spiega quindi che si attende lo sblocco dei 500 milioni da Roma ma l'Azienda è interessata solo per una ventina di milioni mentre altri 60 dovrebbero arrivare da progetti finanziati con fondi comunitari. «Ritengo che i dipartimenti provinciali abbiano le risorse - dice Vincenzo Vinciullo, presidente della commissione Bilancio all'Ars - e dunque possano pagare sin da subito i forestali. Li convocherò per fare il punto sulla situazione». 
Per erogare i soldi da Roma serve una legge dell'Ars che dovrà poi andare in Gazzetta. Lo scorso anno i forestali che dovevano svolgere 78 giornate iniziarono in ritardo e alla fine lavorarono una decina di giorni in meno, perdendo dunque parte della retribuzione. 
Non dovrebbero esserci particolari problemi invece per le altre categorie. «I tempi rischiano di allungarsi anche quest'anno- spiega Caterina Provenza della Uila Palermo se non arriveranno risposte nell'arco di pochi giorni, siamo pronti a nuove azioni di protesta». Mercoledì a scendere in piazza erano stati i forestali del Sifus, guidati da Maurizio Grosso: «Non è possibile - ha detto il segretario regionale- che il patrimonio boschivo e forestale venga bruciato a causa dell'incapacità di questo governo di fare azione di prevenzione, così come previsto dalla legge

La riflessione di Gjovalin ... 08.07.2016

La politica negli ultimi due decenni si è geneticamente modificata, scommette sempre più sulla biografia di successo dei leader e/o sul loro giovanilismo, talora accompagnato alla bellezza esteriore.

E' ovvio che si tratta di un azzardo che fa leva sulla capacità di indurre, presso la percezione generale, il convincimento che esista correlazione fra i successi personali del giovanilismo e gli interessi comunitari.

Questo nuovo modo di vivere in politica da solo non basta, anche perché il giovanilismo enfatizzato con la disinvoltura e in modo scenografico, non è inedito nei libri di storia e paventa anche antipatiche nostalgie.

Per rinnovare la vita politica non basta cavalcare onde emotive di trasposizione tra la vanità dei cittadini e quella dei leader. 

L’individualismo dei nuovi protagonisti  politici (che siano locali o nazionali) non costituisce nulla di nuovo e nulla di taumaturgico. 
  
L’anima dei popoli e lo spirito autentico della politica, non stanno nel saper sfociare giovanilismo e/o prestanza fisica, ma sono deposte nella forza dei valori e delle idee, temi che non si rinnovano escogitando affascinanti espedienti.

La Politica e l'Amministrare la cosa pubblica non si improvvisano; ad esse si attinge dalla cultura, dal pensiero, dalla capacità dialettica che non è arte argomentativa di saper prendere in giro il prossimo ma saggezza della sintesi.

L’anima dei popoli e lo spirito della politica, non si scaricano dal web  oppure appiccicando qua e là "like=mi piace", si ricavano dai valori sedimentati nella memoria.

E’ dal passato che può scaturire l’energia di un autentico progresso che consolidi e rinnovi il senso del presente. Quella traccia indispensabile per costruire ogni possibile  e credibile futuro.

Castello Calatamauro. Traeva la sua maggiore difesa dal sito inaccessibile.


La Storia ci ha lasciato importanti testimonianze sul ruolo assolto nei secoli feudali dal Castello di Calatamauro.

A dare rilevanza al Castello era la posizione strategica nel contesto della Sicilia Occidentale: dalla fortezza le vedette avevano -nelle giornate di sereno- la possibilità di controllare la costa isolana da Marsala a Sciacca e di comunicare inviando messaggi col fumo fino alla costa settentrionale (Castellamare del Golfo). Tutto questo territorio (da Salemi a Caltanissetta) per qualche tempo fu dominio, fra altri, dei Peralta.

Le memorie storiche assegnano al Castello la partecipazione alla Grande Storia dell'isola solamente in due circostanze:
1) Nel periodo di assedio e poi di distruzione di Entella, quando verosimilmente Federico II sostò in esso;
2) Nel periodo della guerra del Vespro quando l'alleanza  fra Palermo e Corleone puntò a neutralizzare il ruolo svolto nel campo angioino dalla fortezza di Calatamauro.
In questa seconda circostanza furono distrutti centinaia e centinaia di ettari di boschi che circondavano il Castello, messi a fuoco per giorni e settimane dagli insorti palermitani e corleonesi.

Il Castello conservò un qualche ruolo ancora con i Peralta fino all'inizio del Cinquecento, ma con la fondazione del paese arbëresh di Contessa e poi con i Cardona perse qualsiasi ruolo politico-strategico e si avviò al degrado che ancora oggi lo caratterizza.
Già nella seconda metà del Quattrocento lo stile di vita ed i costumi dell'aristocrazia isolana erano divenuti meno barbari  di quelli della prima fase del feudalesimo. L'aristocrazia preferì abbandonare i Castelli isolati nelle campagne per trasferirsi nei nuovi e lussuosi alloggi baronali all'interno dei loro "stati". 
I Cardona stettero anche dopo la costruzione di Contessa per qualche tempo fra Chiusa, Giuliana e Burgio; ma soprattutto a Messina e a Palermo (città demaniali) gustavano le comodità della vita cittadina.

I Castelli, sebbene sicuri rispetto alla diffusa violenza che regnava nell'isola durante il feudalesimo, non furono mai luoghi di comodità e di lusso; d'altronde col finire del Quattrocento cominciò a diffondersi  l'uso dell'artiglieria e le famiglie nobiliari abbandonarono pure i loro "stati" feudali per le città demaniali dove le mura cittadine offrivano nonostante tutto qualche garanzia di difesa e soprattutto il lusso.

Caratteristica del feudalesimo isolano
In Sicilia il feudalesimo assunse caratteri tutti suoi, differenti dal resto d'Italia e d'Europa. Le realtà locali, ossia i domini, non vennero sul piano amministrativo quasi mai aggregati e gestiti con una medesima struttura unificante.
Gli arbëresh di Contessa sebbene ricadenti nei domini dei Peralta e poi dei Cardona furono costituiti in "stato di Kuntissa",  scisso e senza alcuna funzionalità con gli altri "stati" degli stessi Peralta e/o Cardona, ossia con lo "stato feudale di Chiusa", lo "stato feudale di Giuliana" e così via. Eppure questi "stati" e altri erano tutti limitrofi fra loro. 
Con l'abbandono dei Peralta-Cardona, anche fisico, del Castello di Calatamauro, però avvenne che il territorio di diretto domini di esso fu aggregato al nascente "stato feudale di Kuntissa", a cui vennero aggregati molti altri feudi rustici.

Nel resto d'Italia ogni "stato feudale" era invece costituito su vasti territori comprendenti diverse e grandi città. 
Sarà stata -verosimilmente- questa circostanza di isolamento territoriale ed amministrativo ad avere garantito la conservazione linguistica e di costumi religiosi agli arbëresh ? 
E' probabile.
Viene da chiedere perchè mai questa separatezza e questa netta separazione di governo ? 
la risposta è semplice: il Signore, chiunque egli fosse, vendeva gli "stati" e relative popolazioni, li assegnava per nozze e per testamento, li affittava, ne faceva ciò che riteneva di fare. Territori e persone non possedevano diritti: ciò che veniva riconosciuto non era altro che "graziosa concessione". 

Certo è che i Peralta e poi ultimamente i Colonna ebbero a rappresentare nel Parlamento dell'isola fino a 30/40 stati feudali, ma mai esistette una amministrazione unica o un legame governante -sia pure formale- fra i singoli "stati".  Solamente la contea di Modica, in Sicilia regno nel regno, fu gestita con organismi unificanti.

Razzismo. Gli ignoranti e gli incivili non sanno che tutti gli esseri umani appartengono ad una sola razza: quella u-m-a-n-a

Cosa è accaduto a Fermo ?
Per la destra italiana a Fermo un "balordo" ha chiamato scimmia una donna africana sopravvissuta a Boko Haram (in Africa è l'equivalente dell'Isis).
La verità è che non di "balordo" si tratta; tutt’altro che di un pazzo e di un isolato, di uno che fa parte di una deviante e minoritaria cultura ultrà, ma del portatore italico di un senso comune che non sfigurerebbe -scrive Il Manifesto- nel parlamento della Repubblica, dove un esponente politico, di destra, tempo fà si è permesso di definire  “orango” una donna nera (l’ex ministro Cécile Kyenge) . 
Questi fatti accaduti in Parlamento e/o a Fermo (nelle Marche) non sono fatti isolati, se pensiamo che tempo fà in un paesino, in Sicilia, dove su 10 abitazioni ben sette sono disabitate (a causa dell'emigrazione) ci sono state persone ( e mi pare di ricordare pure amministratori pubblici, uomini delle istituzioni)  che si sono lamentate all'ipotesi, all'idea, che si potessero accogliere sotto l'egida delle associazioni di volontariato e delle Istituzioni statali alcuni "immigrati". 
Si tratta di fatti accaduti in un paesino siciliano, dove non esiste famiglia che non annoveri genitori, fratelli, avi, cugini e figli che non siano stati e/o siano tuttora "migranti" ed "emigrati". 
No. Altro che balordi. L'inciviltà e l'ignoranza regna fra noi italiani.
Le Istituzioni
In questa Italia, solo sulla carta definita cristiana e cattolica,  solo sulla carta definita civile ed europea, il marito della donna offesa a Fermo (nelle Marche) ha reagito, allora -per noi italiani (o per meglio dire, per quelli di destra)- l’aggressore è lui: i neri devono stare al loro posto, prendersi ingiurie e insulti e stare zitti !
Quando la Chiesa, quando la Scuola, quando la Società insegneranno ?
Quando chi di dovere insegnerà che le vite dei neri in un mondo civile contano non solo per i neri ma per chi appartiene all'unica razza umana ? all'unica razza degli esseri umani ?
E ancora! Quando la Chiesa, la Scuola, la Società insegneranno che:
La Shoah non è un’offesa che riguarda solo gli ebrei ?
La strage di Orlando non è una questione dei gay ?
Gli assassini di polizia negli Usa e gli assassini razzisti in ogni angolo del mondo non sono offese a una “razza ?
ma sono tutte offese all’umanità ?  all'unica razza che le persone civili conoscono ? La razza umana ?

La Sicilia affonda socialmente ed economicamente. Eppure certi ambienti discutono ancora di Cuffaro si - Cuffaro no.

Il Fatto Quotidiano

Sicilia, sala Ars vietata al dibattito con Cuffaro. Ardizzone: “È inopportuno”

Polemiche per la mancata concessione di una sala di Palazzo dei Normanni che avrebbe dovuto ospitare un dibattito sui detenuti con intervento dell'ex governatore, condannato a cinque anni per favoreggiamento alla mafia.

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(Così su La Repubblica)
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Ricordiamo ... ..

L'8 luglio 1978 Sandro Pertini, esponente del Partito Socialista, viene eletto Presidente della Repubblica Italiana con 832 consensi su 995 grandi elettori.

giovedì 7 luglio 2016

Razzismo. Quanta ignoranza fra noi italiani !

La moglie dell'uomo nigeriano ucciso per odio razziale a Fermo decide per la donazione degli organi. 

Lei rappresenta la civiltà. 
Qui -fra noi- crescono di contro  tanti italiani selvaggi ed ignoranti che non sanno  che milioni di italiani dall'Ottocento ad oggi sono stati "migranti" in tutti i paesi del mondo.



Hanno detto ... ...

Banche
ALESSANDRO BARBERA, giornalista de La Stampa
Abbattere l’enorme mole di crediti deteriorati: questo è ciò che oggi dovrebbe ufficializzare il Monte dei Paschi, nella speranza che il governo si faccia carico del problema. 
Le regole europee dicono però che se vuoi salvare una banca con soldi pubblici devi sacrificare gli obbligazionisti subordinati. Renzi non ne vuol sentir parlare, e la ragione è comprensibile: i detentori di quei titoli sono sessantamila, sei volte quelli coinvolti dal crac di Etruria e CassaMarche. 
È questo il nodo più grosso da sciogliere nella trattativa fra Roma e Bruxelles per risolvere - si spera una volta per tutte - i problemi della banca senese

(razzismo 07/07/2016
MASSIMO GRAMELLINI, GIORNALIStaNon riesco a trovarci un senso, Emmanuel. Nasci in Nigeria, trentasei anni fa. Ti sposi e metti su famiglia, finché un giorno i feroci saladini della macelleria islamista di Boko Haram (significa «vietato leggere», bel programma davvero) fanno saltare per aria la chiesa con dentro tuo figlio, i tuoi genitori e i tuoi suoceri. Vendi tutto ciò che possiedi e scappi in Libia, dove un trafficante di esseri umani malmena tua moglie facendole perdere il secondo figlio che ha in grembo. Riuscite a salire su un gommone e a scampare alla traversata. Risalite l’Italia dalla Sicilia alle Marche per scorgere uno sprazzo di luce: l’arcivescovado di Fermo vi accoglie in seminario, aiutandovi a presentare domanda di asilo. Nei tuoi pensieri si riaffaccia la speranza di qualcosa che sia degno di chiamarsi futuro: un lavoro, una casa, magari un altro figlio per lenire quel dolore che non se ne va.

Due giorni fa, martedì, stai camminando per la strada con la tua donna quando un ultrà della squadra di calcio locale ti urla addosso che hai sposato una scimmia africana. Tu difendi tua moglie, lui insiste, venite alle mani, un palo della segnaletica stradale viene divelto (ancora non è chiaro da chi) e usato come arma. La tua breve vita finisce sul selciato, sotto una gragnuola di pugni e di calci. Non ci capisco più niente, Emmanuel. Sei sopravvissuto ai terroristi, agli scafisti e a un mare in tempesta per farti dare la morte da un razzista di paese.  

martedì 5 luglio 2016

Politici indagati. Nessuna dimissione annunciata, nessuna espulsione annunciata



Strisce riprese dal
  Corriere della Sera

Castello Calatamauro. Traeva la sua maggiore difesa dal sito inaccessibile.

Foto da cellulare dalla
piana di Scirotta
Tanti sono stati gli studiosi e gli appassionati di storia che hanno provato a fissare una data ( o quanto meno un periodo) relativa alla fondazione del "Castello". 
Da parte contessiota tutti coloro che si sono cimentati nella ricerca hanno provato ad individuare il periodo di realizzazione del "Castello" nel periodo bizantino, quello anteriore all'arrivo degli arabi in Sicilia. Non sappiamo se l'abbiano fatto con serio scrupolo scientifico o per affetto, da arbëresh, nei confronti degli antenati dell'Impero Romano d'Oriente che erano stati ed avevano vissuto sul territorio ad essi, adesso, assegnato dalla sorte.

E' certo che i bizantini in Sicilia avevano da tempo iniziato a costruire fortezze e castelli per meglio resistere alle possibili e -da tempo- ipotizzate invasioni mussulmane. E' con loro che in Sicilia iniziarono a sorgere i Castelli veri e propri, al posto dei "castrum" romani precedenti che, pur posti in luoghi riparati per la protezione dei militi, non venivano mai situati in posizione da essere definiti castellum.

Sicuramente è col periodo Normanno, nel secolo XI e fino al XV, che il Castello di Calatamauro ha partecipato alle vicende della Storia di Sicilia. In quel periodo di vita feudale esso fu dimora fortificata con specifici caratteri originali adatti a difendere il territorio di quasi tutta la Sicilia Occidentale.

Chi decise di realizzare il Castello lì, che siano stati i bizantini o i mussulmani o i normanni, lo fece perchè la rupe si eleva alta e scoscesa nel territorio circostante.
Come tutti i castelli feudali esso ebbe una via di accesso ben difesa, un torrione con pareti più che robuste ed una uscita posteriore protetta; ebbe verosimilmente -come quasi tutti i castelli dell'isola- dei sotterranei utili per l'eventuale fuga.

All'interno del perimetro ben difeso stavano i locali per la gente d'armi, i mezzi di guerra, le scuderie, le dispense, i magazzini, i granai e le grandi cisterne.
(segue)

La riflessione di Gjovalin ... 05.07.2016

Cambiare perchè tutto resti come adesso ? (Il Gattopardo)
Ovvero, cambiare perchè i forti diventino più forti ed i deboli più deboli ? (Il Liberismo)

Molti anni fà, quando la politica era impegno e passione, esisteva una parola, "cambiamento", contrastata dai partiti di destra e dai democristiani. Cambiamento era il termine usato dai socialisti, mentre i comunisti usavano "svolta".  

Oggi non esiste forza politica, di governo o di opposizione, di destra  o di finta sinistra che non propugni il "cambiamento".

Gli schemi persuasivi delle forze governative adottano ovunque, in Europa, previsioni ottimistiche, mentre quelle populistiche -diffuse pure esse in tutti i paesi del vecchio continente-  cavalcano la paura e l’odio che ne consegue. 
Le prime, col termine "cambiamento" puntano a raffreddare le tensioni, le seconde ad alimentarle.

In comune tra i differenti stili resta lo slogan del cambiamento che rompe col passato, oggi usato come totem rassicurante, dotato di forza simbolica in grado di aggirare le oggettive difficoltà inerenti alle specifiche argomentazioni.

La gente adesso mostra di cogliere il potere suggestivo delle parole ("cambiamento") piuttosto che il loro reale contenuto.
Suggestione sta ad indicare potere simbolico, in grado di colpire l’immaginario collettivo ed individuale direttamente nella sfera emotiva annullando i filtri della ragione.


Nessuno però riflette: "il cambiamento, in un mondo liberista, significa che i forti diventeranno più forti, i deboli sempre più deboli".

No, l'Italia nel mondo con questa classe dirigente resterà per l'eternità l'Italietta !!!

Era il 2011, così si leggeva sui giornali:

Laurea in economia e commercio fasulla e concorso pubblico per diventare segretario generale della Camera di Commercio di Trapani taroccato. 
E’ la pesante ipotesi accusatoria che gli inquirenti sollevano nei confronti di Alessandro Alfano, fratello minore di Angelino, segretario del Pdl.

Siamo nel 2016, così leggiamo sui giornali:
IL FRATELLO "RACCOMANDATO"
È il 9 gennaio del 2015. I finanzieri registrano una conversazione tra Pizza e Davide Tedesco, collaboratore politico del ministro dell'Interno Alfano. "Pizza - scrivono le fiamme gialle - sostiene di aver facilitato, grazie ai suoi rapporti con l'ex amministratore Massimo Sarmi, l'assunzione del fratello del ministro in una società del Gruppo Poste".

Pizza: "Angelino lo considero una persona perbene un amico... se gli posso dare una mano... mi ha chiamato il fratello per farmi gli auguri...tu devi sapere che lui come massimo (di stipendio, ndr) poteva avere 170.000 euro... no... io gli ho fatto avere 160.000. Tant'è che Sarmi stesso glie l'ha detto ad Angelino: io ho tolto 10.000 euro d'accordo con Lino (il soprannome di Pizza, ndr), per poi evitare. Adesso va dicendo che la colpa è la mia, che l'ho fottuto perché non gli ho fatto dare i 170.000 euro... cioé gliel'ho pure spiegato... poi te li facciamo recuperare...sai come si dice ogni volta... stai attento... però il motivo che non arriviamo a 170 è per evitare che poi dice cazzo te danno fino all'ultima lira. Diecimila euro magari te li recuperi diversamente"

Tedesco: "Ma di chi parlava?"

Pizza: "Hai la mia parola d'onore che questo (Alessandro Alfano, il fratello del ministro, ndr) va dicendo in giro che io l'ho fottuto. Perciò io ho paura... dico... cazzo te faccio avere un lavoro... aoh... m'avve a fare u monumento... mo a minchia la colpa mia che quistu dice che (incomprensibile) 10.000 euro in più... che è stata una scelta politica come tu sai"

Tedesco: "Oculata e condivisibile"

Pizza: "E condivisa... no ma.. io glie l'ho fatto dire da Sarmi al fratello davanti a me".

Hanno detto ... ...

GAD LERNER, giornalista
Franceschini definisce strategica l'alleanza con Alfano-Verdini. De Luca chiama bambolina la nuova sindaca di Roma. Così il Pd va a sbattere

TOMMASO LABATE, giornalista
1) Per me, De Luca che dà della "bambolina imbambolata" alla Raggi un po' insulta anche i romani che l'hanno votata in massa
2) De Luca sul referendum dice che ha a cuore l'Italia. Poi esulta ("Dio c'è") perché a Roma la Raggi si è impantanata. Mah !

MATTEO RENZI, segretario del Pd 

«Se la misura sulle Popolari fosse stata presa nel 1998, con ministro del Tesoro Ciampi e direttore generale del Tesoro Draghi, la questione delle Popolari non si sarebbe posta come si è posta»

ANTONIO POLITO, editorialista del Corriere della Sera
A differenza di Jo Cox e dei suoi bambini, che sono stati davvero derubati della vita, le vittime politiche del referendum britannico hanno perso solo potere e gloria. Però è impressionante osservare come la falce del Leave abbia decapitato un’intera classe dirigente, in modo trasversale, senza fare distinzioni. È caduto chi ha perso, David Cameron; è caduto chi ha vinto, Boris Johnson; se ne è andato chi ha trionfato, Nigel Farage; sta per essere cacciato chi si è barcamenato, James Corbyn. I Conservatori si accoltellano alle spalle, i Laburisti si scazzottano in pubblico. Il caos politico è totale. Volevano ridare il potere al popolo, ma il potere di scegliere il primo ministro da domani è nelle mani di 330 deputati tories. Perfino quelli cui il popolo ha dato ragione non sanno ora indicargli la strada da seguire.