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domenica 3 novembre 2013

Albania. C'è un paese nei pressi di Argirocastro dove si coltiva ... l'erba

Sul Corriere della Sera di oggi è offerto di leggere che a  LAZARAT (Albania) l'unico angolo di legalità è il cimitero del luogo, comunque assediato da migliaia di piante di cannabis.
Di fianco al cimitero ci sono poche case. Nel paese di quattromila abitante ci sono due bar con le tv sintonizzate sui canali di sole notizie. 
Le stradine di terra battuta portano verso le montagne.
L’odore è forte e riconoscibile. Si sente già all’ingresso di Lazarat, a 230 chilometri a sud di Tirana.
L’aria pizzica la gola. E molti tossiscono. Donne e ragazzi lavorano intensamente.
Tanto che, nelle ultime settimane, 700 di loro sono finiti in ospedale. Tutti con gli stessi sintomi: vomito, diarrea, problemi cardiovascolari. E tutti per la stessa causa: «Intossicazione da cannabis dopo aver lavorato nelle piantagioni», certifica Hysni Lluka, responsabile del pronto soccorso dell’ospedale di Argirocastro, capoluogo situato nell'area dello storico Epiro.
A Lazarat non è facile arrivare. La polizia non ci mette piede da anni. Lo sanno anche i giornalisti locali. L’hanno chiamato in diversi modi. «Villaggio della marijuana». «Capitale europea dell’hashish». «Repubblica dell’erba».
Di sicuro ci sono le 350 mila piante di canapa coltivate in 320 ettari. «Ogni anno da Lazarat escono 900 tonnellate di prodotto per un valore di mercato pari a 4,5 miliardi di euro», calcola la Guardia di finanza italiana.
«Non siamo dei criminali - si arrabbia Aferdita -. Senza la marijuana saremmo morti: non c’è uno straccio di lavoro». Giovani e anziane tagliuzzano la cannabis sedute per terra o su contenitori rovesciati di pittura per pareti.
Foglie in una mano, forbici o cesoie nell’altra, una volta finito appendono quel che resta in impalcature realizzate con assi di legno e fili di ferro.
A Lazarat nove famiglie su dieci campano su questo mercato. Ognuna produce in media una tonnellata all’anno. E ogni chilo viene venduto a 300-320 euro. Gli abitanti sono poco meno di quattromila.

Hanno detto ... ...

VITTORIO ZUCCONI, giornalista
1) Quante porcherie sono commesse nel mondo sotto l'etichetta " umanitaria".
2) La cosa piu' grave non e' la telefonata della Ministra per i Ligresti. E' il non capire di avere fatto una cosa grave.

PIETRO MANCINI, giornalista
Comunque, rispetto al "governo della malavita" come fu definito l'esecutivo Giolitti pre-Benito questo e' migliore: il governo dei Ligrestos.
Rimpiangeremo Mastella che si dimise dopo l'inchiesta sulla moglie avviata da DeMagistris che gli avvisi di garanzia non li negava a nessuno ?


MAURIZIO BELPIETRO, direttore di Libero
Proprio un peccato che Letta si sia giocato tutto il coraggio a disposizione per cacciare in malo modo Biancofiore e Idem

SALVATORE LIGRESTI, imprenditore amico della Cancellieri
Parlai con Silvio Berlusconi per non far trasfetire l'allora prefetto Cancellieri

In Sicilia il gattopardo non è mai morto ed il Pd ne incarna le funzioni. Tutti nella finta sinistra per restare a destra

Il nuovo PD  fa ridere, .... meglio .... fa piangere.
Nell'Agrigentino i segretari sezionali in molte realtà sono personaggi storicamente appartenenti al centro-destra. 
Il caso più eclatante, lo segnala finalmente pure La Repubblica (non potendo più occultarlo) è quello di Favara, dove alla guida della sezione del Partito Democratico, il partito ex-Pci, è stato eletto Carmelo Vitello, già candidato al Consiglio comunale nella lista di Futuro e Libertà e poi assessore di una giunta targata Fli, il partito del neo-fastistoide Gianfranco Fini.
A Porto Empedocle il nuovo segretario del Pd è Maurizio Restivo, aderente al movimento Sicilia vera di Cateno De Luca fino a pochi mesì fa.
 

sabato 2 novembre 2013

Ragazzi in piscina. Il pasticcio che lascia la bocca amara

La segnalazione
Ci viene segnalato che il Comune di Contessa da qualche anno promuove lodevolmente l'iniziativa "ragazzi in piscina".
La piscina prescelta e' quella di Chiusa Sclafani con cui il Comune verosimilmente intrattiene una Convenzione.
La segnalazione pero' verte su un aspetto, che se dovesse risultare fondata nella sua completezza, sarebbe auspicabile che immediatamente venissero adottate le misure correttive. Anche perche' la questione sarebbe gia' stata oggetto di una interrogazione consiliare.
 
Pare che:
1) il Comune non dispone di un regolamento che disciplini la selezione dei ragazzi beneficiari (nel sito istituzionale non vi e' traccia, infatti).
Non e' pertanto di facile comprensione come possa essere curata in senso "oggettivo" e non soggettivo la graduatoria dei beneficiari.
2) da quanto ci viene segnalato pare che ne' il reddito, ne' l'Isee, ne' la consistenza del nucleo familiare fanno incidenza nell'individuazione dei fortunati che possono andare "in piscina" sfruttando la Convenzione del Comune.
3) Se per caso in un anno gli elementi del punto 2 hanno avuto una qualche rilevanza, l'anno successivo essi diventano irrilevanti.
Pare inoltre che in Consiglio Comunale -durante la trattazione dell'interrogazione- dai funzionari sono venute delle scuse per "il pasticcio".
 
Saremo felici di riportare la notizia che a "pasticcio" appurato segua l'urgente riparazione dei guasti ai danni degli "aventi diritto".
 

Occorre un cambiamento culturale nell'inferno delle carceri italiane. Parola di ministro

Il punto di vista di Annamaria Cancellieri
"Sono serenissima e tranquilla, pronta a rispondere a qualunque domanda. Il mio è stato un intervento umanitario, mosso da un detenuto che poteva morire. Se fosse morta cosa sarebbe accaduto?".
Così ha risposto al Tg1 il ministro della giustizia Annamaria Cancellieri sulla vicenda di Giulia Ligresti: "Non siamo tutti uguali davanti alla legge? Certo! Non ci sono detenuti di serie A e serie B. Dobbiamo lottare per migliorare il sistema carcerario, ma queste cose non aiutano".
"Ribatterò punto su punto alle inesattezze e alle falsità dette e scritte su di me in questi giorni" aveva detto il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, partecipando questa mattina alla commemorazione dei caduti del Dap.  Il ministro ha tenuto a dire ai familiari delle vittime che il loro sacrificio non è stato vano.
Secondo fonti di agenzia il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, riferirà al Parlamento sul 'caso Giulia Ligresti' martedì alle 16, nell'Aula del Senato.
 
Intervenendo al Congresso del Partito Radicale, il ministro ha detto:
"Non ho intenzione di dimettermi"
"Un ministro ha molti doveri ma anche il diritto a essere umano"
"Voglio vivere in un paese libero"
"Abbiamo lavorato molto e andrò a Strasburgo a testa alta a dimostrare che l'Italia è un Paese civile e vuole essere degno della sua tradizione di civiltà".
"Ho ascoltato, ascoltato, ed ho capito che occorre un cambiamento culturale nel mondo e nell'inferno delle carceri, e ora sono pronta ad andare a Strasburgo".

Dialogare o perire - ‘të lafoset o të vdiset’.....................di Paolo Borgia

di Paolo Borgia
Kompleksitet
Prishja e vetës
Tërbimi çè zien tek ajri rreth nesh, rrjedhim i karakterit të copëtuam dhe rrëmbimthi në  ndërrim të shoqërìsë  pas-moderne, ë’ shkaktuar nga një fuqì keqane: kompleksiteti, çë ngë mënd të ndëlgonet vetëm si ngatërrimë por si ekzistencë e fshehur e njëi bote imagjinare paralele ndaj realitetit mbi të cilin pasqyron magarìnë e saj.
Si një virus, ashtu thonë, ka fëlliqur çdo mjedis të ekzistencës, tue prodhuar ndërrime, dalja fundore e të cilëvet ngë ë’ e përfytyreshme dhe e sigurt dhe për të cilën ngë kemi ngjera më sot ndonjë kundërhelm. Murtajë e vërtetë, ka fëlliqur: vetat, pa ndonjë farë përvojë të mëparshme, shtetet, të xhehur nga një kulturë e bashkëpranuame dhe të shtrënguar në një ndërmjetësì të vazhdueshme në mes realitetesh të ndryshuame, bota, tek ekuilibri shumë i paqëndrueshëm ndër lokalizëm dhe universalizëm. Pajisjet kulturore, me të cilat ka klënë pajisur ngjera më sot njeriu, ngë janë më të mjaftueshme, në gjëndje të bëjnë ballë sfidavet dhe për të stisur fshatin global të së ardhmes.
Ky filis i helmtë i ra botës së kulturës çë ë’ magjepsur nga gjerësìa e pluralizmit por ngë arrën t’e bashkojë me pyetjen përkatësìe universale, e pazonja, si ë’, të shprehë ndonjë farë vetëkritikë, për të kërkuar të bashkëlidhet me të ndryshmet të “vërteta” të pranishme te tregu i mendimit. Jermìa fuqìe e çetavet politike, satrapë të rinj, pajisi kompleksitetit lëngun kulture, tue prodhuar në jo paralizën e institucionavet, sigurisht një rënie operative te prodhimi i “së mirës së përbashkët”, të ndiejtur te një pjesë e madhe të pianetit, të tmeruam dhe të pambrojtur.
Te qëronjet e shkuame, njeriu ka marrë  parasysh dhe ndërtuar njëjtësìnë  e tij tue e lidhur përherë me një  serì faktorësh: familje, institucione, vende gjeografike, kulturë  e prejardhjes, vlera e besimevet dhe zakone. T’e bëje një njëjtësì ish një udhë nga një etapë në njetër, ku ish mjedisi njerëzor rrethues çë caktojë pëmbajtjet dhe përvojat hap pas hapi; gjithë kjo dashurohej o urrehej por kurrë mënd të mos mirrej parasysh. Nanì, transformimi i shpejtë shkenco-teknologjik e shoqero-politik gjinon një paqëndrueshmërì të pandërprerë, të pandalshme te proceset kulturore çë dërmojnë proceset formuese e njëjtësivet vetjake. “Në vetmì” pa përkrahje dhe pa sigurì individi duhet «të llojasë, të mejtojë, të planifikojë, të harmonizojë, të kontratojë, të vendosë, të hajë fjalën (të staksë) – të nisë pameta nga fillimi: këto janë urdhëroret e “lirìsë së rrezikshme” në të cilët përpiqet jeta me përparimin e të klënit modern», te krahasimi i vazhdueshëm ndër njëjtësì çë ka të ndërtohet dhe tjetërsìtë, majdena për atë çë i përket hulumtimit për të vërtetën, qoftë të brëndëshme qoftë për ndërtimin bashkëlidhore. Rritja e dialektikës e vërtetë – dyshim, tue bërë ballë procesevet të ndërveprimeve shoqërore, shton vështirësìtë o edhe ndalon t’u përbërit të lidhjes njëjtësì – tjetërsì.
Ashtu duket lënësì e pahjeshme, sot, të mendohen fjalë çë anojnë për të marrë vesh, për të ribashkuar, si ‘vëllazërì’, sepse ‘të voglat’ vëllazërì historike – si përkatësìa arbëreshe – nanimë ngë duken më ruajtëse nga ‘të tjerët’ – të ndryshmit të afërm të rinj – ndërsa veprimet politike çë i duheshin për të dhënë një ndëlgim fjalës qytetarësì ndoshta kish’t’ishën pranuar edhe nga luzmat çë ndihen të kundërta për të përbërë një ‘përkatësì organike’ kaq e gjerë: një e disiplinuame bashkëkombësì planetare. Por është njëjtësisht (paraç) e vërtetë se zgledhjet  e mëparshme bishore historike nanì bëjnë dre për kthimin në fushë të vet, ashtù si shkon përpara te brezat e rinj pyetja ekzistenciale nëse të mos jetë mungesa e njëi të rrenjosur njëjtësì – fuqi vetjake – gjithë kulturore burimi i brëndshëm çë shkakton rënie të ngjashme.
Duhen marrë parasysh vetë-pohimet e pasosme nga ana e të ndryshmit grupe etno-gluhësorë  si ushtrim kultoror i projektuar për të përvijuar karakteristikat e njeriut modern thërritur për të rruar dhe për të administruar kompleksitetin; duhet vatur mbatanë, tue plotësuar triadën e lirìsë dhe të barazìsë me të harruamen vëllazërì. Na do të rindërtojmë bashkësìnë, t’e bëjmë më mirëdashëse, pa pasur dre për të mëndshmit konflikte të brëndshëm. Ndërveprimi, edhe konfliktual, «është një karakteristikë e përjetshme e jetës shoqërore, një [nga të sajatë] pjesë përbërëse klënësore», vend fisiologjik në të cilin njeriu mënd të bëjë të shpiket veta (të spikatë vetën), individ i zoti të bashkërenditë, të ndërlidhë të ndryshmet presione në të cilat ai ndodhet të rrojë: arena nga e cila ngë jiket por te brëndësìa e së cilës bëhet përvoja e vuajtjes së përbashkët, ndahen dre dhe tmere. Me një fjalë, «dilema e sotme duket e qartë: ‘të lafoset o të vdiset’»._
31.10.2013
 
Complessità
La spoliazione della persona
L’inquietitudine che serpeggia nell’aria intorno a noi, frutto del carattere frammentario e, in cambiamento frenetico della società post-moderna, è causata da una forza malefica: la complessità, che non può essere intesa solo come complicazione ma come l’esistenza nascosta ai più di un mondo immaginario parallelo alla realtà sulla quale riflette il suo meleficio.
Come un virus, così ci dicono, ha contaminato ogni ambito dell’esistenza, producendo cambiamenti, il cui esito finale è inimmaginabile ed incerto e di cui non si possiede al momento alcun antidoto. Vera e propria peste, ha contaminato: le persone, prive di una qualche precedente esperienza, gli stati, privati di una cultura condivisa e costretti ad una continua mediazione tra diversificate realtà, il mondo, nell’equilibrio fortemente instabile tra localismo e universalismo.
Gli attrezzi culturali, di cui è stato dotato fino ad oggi l’uomo, non sono più sufficienti, adatti ad affrontare le nuove sfide e a costruire il villaggio globale del futuro.
Questo germe ha colpito il mondo della cultura che, è ammaliato dalla ampiezza del pluralismo ma, non riesce a coniugarlo con l’istanza di appartenenza universale, incapace, come è, di formulare una qualche propria autocritica, per cercare di relazionarsi con le diverse “verità” presenti nel mercato del pensiero.
Il delirio di potenza dei ceti politici, nuovi satrapi, ha fornito il brodo di coltura alla complessità, producendo se non la paralisi delle istituzioni, certo un rallentamento operativo nella produzione di ‘bene comune’ avvertito in molta parte del pianeta, sgomento e inerme.
Nel passato, l’uomo ha considerato e costruito la sua identità sempre legandola ad una serie di stabili fattori: famiglia, istituzioni, luoghi geografici, cultura di origine, valori delle credenze e costumi. Farsi una identità era un cammino fatto a tappe, dove era l’ambiente umano circostante a fissare i contenuti e le esperienze passo dopo passo; tutto ciò si amava o si odiava ma mai si sarebbe potuto ignorare. Ora, la rapida trasformazione della realtà scientifico-tecnologica e socio-politica genera una mutevolezza ininterrotta, irrefrenabile nei processi culturali che sgretolano i processi formativi delle identità personali.
“In solitudine” senza sostegni e sicurezze l’individuo deve «riflettere, pensare, pianificare, armonizzare, contrattare, determinare, ritrattare – e ricominciare da capo: questi sono gli imperativi della  “libertà rischiosa” in cui si imbatte la vita con l’avanzata della modernità», nel confronto continuo tra identità da costruire e le alterità, specie per quel che concerne la investigazionericerca sudella verità, interiore o di costruzione relazionale che sia.
La crescita della dialettica verità-dubbio, investendo i processi di interazione sociale, aumenta le difficoltà o ferma addirittura il costituirsi del rapporto identità-alterità.
Così sembra indecente follia, oggi, pensare a parole tese a convenire, a riunire, come ‘fratellanza’, perché le ‘piccole’ fratellanze storiche – come l’appartenenza arbrescia – ormai non appaiono più protettive dagli ‘altera’ – i diversi contigui novelli – mentre le azioni politiche che occorrerebbero per dare un senso alla parola cittadinanza forse dovrebbero essere accettate anche dai molti che si sentono ostili a costituire una così vasta ‘appartenenza organica’: una disciplinata connazionalità planetaria.  Ma è parimenti vero che le precedenti soluzioni belluine storiche  fanno ora paura per le ricadute in campo proprio, così come si fa largo nelle nuove generazioni l’interrogativo esistenziale se non sia la mancanza di una radicata identità-forza personale – tutta culturale la scaturigine interiore che decreta analoga decadenza.
Occorre considerare le infinite auto-affermazioni da parte dei vari gruppi etno-linguistici come esercizio culturale proiettato a delineare le caratteristiche dell’uomo moderno chamato a vivere e a gestire la complessità; andare oltre, completando la triade della libertà e dell’eguaglianza con la disattesa fratellanza. Dobbiamo ricostruire la comunità, renderla umana, senza avere paura dei possibili conflitti interni. L’interazione, anche conflittuale, «è una caratteristica perenne della vita sociale, una [sua] componente essenziale», fisiologico luogo in cui l’uomo può far emergere la persona, individuo capace di coordinare, di coniugare le diverse pressioni che vengono dal contesto relazionale in cui si trova a vivere: l’arena da cui non si scappa ma al cui interno si fa l’esperienza della sofferenza comune, si condividono paure e atrocità. Insomma, «il dilemma attuale sembra chiaro: ‘dialogare o perire’».
31.10.13
 

Sicilia. La Festa dei morti

In Sicilia oggi -2 Novembre- è la festa dei morti; non la commemorazione dei morti, ma la festa dei morti. Festa di fiori, colori, nostalgie.
I bambini nella mattinata, svegliandosi, trovano sul tavolo dolci che una volta erano i "pupi di zuccaru" ed oggi prevalentemente frutta martorana. I genitori dicono loro che sono stati i "morti" a portarli nel corso della notte.
Oggi nei cimiteri dell'isola c'è il via vai di grandi folle, famiglie, singoli e Congregazioni religiose vanno a fare "visita" ai defunti.
Nei cimiteri, sulle tombe, vengono deposti mazzi di fiori e vengono accesi i "lumini di cera".
In Sicilia oggi, il due Novembre, non si piange per i morti. Con loro, per loro, è festa; la festa dei morti.

Hanno detto ... ...

GIOVANNI VALENTINI, giornalista de L'Espresso
Caso Cancellieri: quello che più mi sorprende è l'ingenuità, la sprovvedutezza o l'improntitudine di certi personaggi che parlano al telefono!
 
CLAUDIO PETRUCCIOLI, già presidente CdA della Rai
Berlusconi continui a imperversare e Cancellieri se ne vada.
Per l'Italia di oggi va bene così.
CARLO VIGHI, artista
.. Non stiamo discutendo sulla qualità o moralità dell'intervento ma sulla strumentalizzazione del potere anche se a fin di bene.
Ed infine altre detenute probabilmente soffrono di patologie più o meno gravi, queste a chi si rivolgono?

ELVIRA TERRANOVA, giornalista palermitana

La Protezione civile aveva annunciato due giorni fa allerta meteo per Palermo e dintorni "per le prossime 24-36 ore". Da giorni splende il sole

ROSARIO CROCETTA, governatore della Regione Sicilia
«Nel giorno della ricorrenza dei morti sarò a Lampedusa, per depositare un fiore su ognuna delle tombe degli immigrati morti in mare e sepolti nell'isola».



 
 
 
 

Con le immagini ... ... è più facile



 
 
E il Pd si insedia nel Centro-Destra per soppiantare il berlusconismo decadente
Serve un Partito di Sinistra, serve un Partito Socialista
 

venerdì 1 novembre 2013

Tutti Santi. Nel terzo millennio è possibile essere santi, essere perfetti ?

Primo Novembre, festività che il calendario liturgico della Chiesa Romana dedica a “Tutti i Santi”.
«È possibile esser santi oggi?».
Molti ritengono che i santi appartengono ad un tempo passato e rtengono che il rumore, le luci del consumismo, il frastuono della tecnologia rendono impossibile –oggi- la santità.
Sicuramente la forma di santità possibile nel nostro tempo non può che essere differente da quella dei primi secoli cristiani; anche se -on bisogna dimenticarsi che- ancora oggi la forma più primitiva di santità, il martirio, ha una frequenza giornaliera in molti paesi, paesi nei quali essere cristiani è una colpa. Questa è la situazione in molte parti della Nigeria, del Pakistan e della Siria, o anche dell’Egitto.
 
In tutti i tempi la Chiesa, o meglio le Chiese cristiane hanno sempre additato delle figure che più di altre si sono accostate alla corretta immagine che il cristiano deve avere di Dio. Immagine che non è quella che frequentemente ci viene lasciata intendere in “catechismi” sbrigativi. Molti di noi hanno di Dio l’immagine del Potente, del Giustiziere o del Miracolistico.  I Vangeli invece ci mostrano un Dio, un Cristo, un Gesù, un Figlio dell’uomo che si offre, che serve gli altri,  che si china sul vicino per curargli le piaghe esteriori e soprattutto quelle interiori.
A seconda dei tempi, e delle idee religiose che prevalgono, le qualità che rendono un essere umano “santo” cambiano.  Talora “Santo”  coincide col concetto di virtù oppure di dedizione;  altre volte con lo sforzo costante e tenace per esprimere più e meglio l’interiore somiglianza divina, impressa in ogni uomo come un sigillo di predestinazione.
La santità è comunque e sempre individuata nella separazione dalla natura bruta.
Oggi l’uomo non è per niente migliore, nei suoi istinti e nelle sue passioni, dell’uomo di mille o duemila anni fa, ma ha in sé alcuni istinti, alcuni modi d’essere sconosciuti allora. La violenza oggi non passa più per coraggio, l’astuzia o la furbizia non sono più equiparate all’intelligenza.
Nella generalità dei casi -oggi- l’umanità non ammette la tortura, la privazione della dignità e della libertà umana; gli stessi tiranni e gli uomini di potere cercano di coprire i loro soprusi, le loro ruberie e le loro sconcezze di fronte all’opinione pubblica e, quando ne hanno l’occasione, parlano con disinvoltura dei diritti dell’uomo!
Ieri san Francesco e sant’Antonio suscitavano commozione predicando agli uccelli e parlando con i pesci; oggi, pur permanendo l’antica ferocia nei cacciatori, si moltiplicano le associazioni a carattere protettivo degli animali e delle piante. Il gesto di san Francesco è divenuto atto spontaneo in tanti uomini che lo compiono con naturalezza, come inerente ormai alla loro natura.
Verosimilmente oggi i “santi” saranno pochi e nascosti, però la santità come sentimento umanizzante è sicuramente molto più diffuso.
Si, sono diminuiti gli uomini straordinari ma, forse, è aumentato il livello di umanità, almeno in alcune parti del mondo.

Hanno detto ... ...

BOBO CRAXI, politico
1) I ministri degli esteri di mezzo mondo sono fuori dalla grazia di Dio per la storia delle intercettazioni. Tranne Uno.
2) Sulle Leggi il voto e' giusto che sia palese. Sulle persone no. Si tratta di un Principi non negoziabile. Come diceva Benedetto XVI
 
MATTEO RENZI, sindaco Pd Firenze
I senatori si vergognano delle proprie idee e vogliono nascondersi dietro il voto segreto? Assurdo. Ci mettano la faccia e votino
 
BEPPE GIULIETTI, portavoce articolo 21
Anche oggi un grazie a chi continua ad occuparsi dei detenuti a prescindere dal loro nome e cognome.
 
GIOVANNI PEPI, già co-direttore del Giornale di Sicilia
Cancellieri: Ligresti una questione umanitaria? Meglio dirlo in pubblico che telefonare in privato. Il telefono non fa bene alla democrazia
 
DOMENICO FORGIONE, politico
Qualcuno suggerisca a Enrico Letta di ricordarsi di dire alla Cancellieri di dimettersi.
 
GIORGIO BENVENUTO, già segretario generale Uil
 Una buona notizia. Le case di pregio di piazza di Spagna e piazza Navona non saranno più considerate dal Catasto ultra popolari. Era ora

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Facciamo profitti, non l'amore



giovedì 31 ottobre 2013

Cuffariani siciliani confluiscono nel berlusconismo declinante

Il gruppo dirigente del Pid-cantiere popolare, parlamentari nazionali e regionali aderiscono a Forza Italia, a fianco di Silvio Berlusconi.
E’ quanto si legge in un comunicato del partito, firmato dal leader Saverio Romano e da altri 21 dirigenti.

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Il Ministro si interessa dei carcerati .... quelli di un certo livello, però

"Ridi che ti passa ! " 
.... oppure .....
"le iniziative umanitarie rendono gioia"
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              Il Pd si propone di sostituire il Pdl nel Centro-Destra ?
Costui è il nuovo "Segretario del PD" di Favara
Pochi mesi fa era col neo-fascistoide Fini, adesso è col centro-destra Pd
Craxi voleva abolire il voto segreto.
Allora il Pci lo attaccò pesantemente perché
il voto palese non consentiva libertà di coscienza ai
parlamentari

Precari di Sicilia. Allo stato attuale mancano punti di vista risolutori condivisi

La soluzione per salvare i 20 mila precari degli enti locali siciliani  dipende da una legge regionaleda una legge regionale; a Roma infatti hanno fissato parametri entro cui il lungo lassismo isolano non puo' essere assorbito.  La soluzione la si vorrebbe trovare in un albo unico dal quale attingerebbero i Comuni, che consentirebbe di superare alcuni vincoli stabiliti dalla normativa relativi ad esempio alla spesa per il personale. I contratti dei lavoratori andranno in scadenza il 31 dicembre ed sindaci  ritengono non praticabile la strada suggerita da Roma e intrapresa da Palazzo d’Orleans perché, dicono, i Comuni hanno ridotti spazi di manovra a causa del patto di stabilità, ovvero dei vincoli alla spesa imposti da Roma. Per il ministro Gianpiero D’Alia, siciliano,  «il testo affronta con coraggio emergenze sociali non rinviabili. Rispondiamo a due ingiustizie: quella dei contrattisti, ai migliori dei quali diamo una speranza di assunzione stabile attraverso selezioni riservate, e quella dei vincitori di concorso, verso cui lo Stato non ha onorato l’impegno preso di inserirli nelle amministrazioni». La particolare situazione siciliana rende, questo e' il problema, più difficili i percorsi. Per l’assessore regionale alla Funzione pubblica, Patrizia Valenti  «il testo del decreto è rivolto a tutti i precari d’Italia e non è favorevole alla situazione siciliana. Ma le proroghe ai contratti si possono fare. I Comuni non devono aver sforato il patto di stabilità ed è necessario che ci siano dei posti vuoti in pianta organica. A tal fine stiamo lavorando a una norma per favorire i prepensionamenti anche negli enti locali». Paolo Amenta dell’Anci Sicilia, spiega che «senza una deroga al patto di stabilità, anche le stesse le proroghe saranno difficilissime. C’era un accordo tra Roma e la Sicilia secondo il quale le somme per pagare i precari sarebbero dovute derivare da risparmi e tagli alla spesa. Ciò non è però avvenuto». La  Cisl, per voce di Maurizio Bernava e Gigi Caracausi, chiede di «obbligare sindaci e amministratori locali a recuperare risorse, tagliare sprechi in via amministrativa e confrontarsi col sindacato per ridurre, ente per ente, ogni fattore di deficit». La soluzione, secondo l’assessore Valenti, potrebbe arrivare dall’istituzione del bacino unico: «In questo modo avremo una lista che ci consentirà di agire con maggiore flessibilità. Ma serve una legge e il nostro obiettivo è approvarla entro l’anno».  Claudio Barone della Uil Sicilia ritiene che questa «graduatoria regionale degli Lsu non risolverebbe il problema, rimangono tutti i vincoli che impediscono le assunzioni». La Cgil, con Michele Pagliaro, paventa «il rischio di impugnativa del Commissario dello Stato di un’eventuale provvedimento costruito su quei presupposti».

mercoledì 30 ottobre 2013

Contessa Entellina - La Camera del Lavoro Cgil informa i ricorrenti contro la Tarsu 2008

CAMERA DEL LAVORO-Cgil
di Contessa Entellina
Via Cucci, 10
Con riferimento all'Avviso di Trattazione del ricorso Tarsu 2008, notificato in questi giorni dalla Commissione Tributaria di Palermo, curato a suo tempo con l'assistenza della Camera del Lavoro e della FederConsumatori si informa che  con l'ausilio del legale proposto dalla Federconsumatori saranno assunte le conseguenti iniziative.
I contribuenti possono intanto contattare Mimmo Clesi, Piero Cuccia, Salvatore Verardo e consegnare loro gli Avvisi di trattazione.

martedì 29 ottobre 2013

Historia magistra vitae ..... lo scriveva Cicerone (n. 2)

Un uomo moderno che si trova faccia a faccia con figure di "uomo" ed esempi di epoche passate cosa può pensare di se stesso oggi ?
Oggi che nessuno si accorge di avere un Parlamento con 960 parassiti-ignoranti ed inconcludenti oltre che affaristi ? 
Gli italiani (10 milioni alle ultime elezioni) che seguono Berlusconi pensando che sia un grande statista piuttosto che un condannato per "frode fiscale" cosa penserebbero se si trovassero a paragonarlo con De Gasperi, con Pertini,  con Giolitti, con Napoleone o con Augusto ?
Ma anche quelli che hanno votato Bersani, il segretario che si circondava di Filippo Penati e di Zoia Veronesi (ovviamente a sua insaputa).
Chi si trova ad andare a votare a testa bassa in Italia partiti che sono solo uno peggiore dell’altro (... ci sentiamo di dire ... senza eccezioni) che cosa penserebbe di se stesso confrontandosi con i francesi che hanno lottato per la rivoluzione? con un Mandela che ha trascorso gran parte della sua vita in galera ?
Chi è giovane e come unico obiettivo nella vita si trova a finire la scuola, andare all’università e cercare di divertirsi il più possibile, e poi chissà… che cosa penserebbe di grandi moti ideali come la resistenza della repubblica romana, la resistenza antifascista, le decine e decine di milioni di uomini massacrati dalla furia stalinista per il semplice motivo che erano attaccati alla millenaria fede Ortodossa ? cosa penserebbero dei milioni di ebrei che con dignità di "u-o-m-i-n-i" sono stati sterminati dagli assassini nazisti e razzisti ?
Carlo Vighi, l'artista ravennate, scrive che oggi la cultura ha perso appeal, non stimola, a nessuno interessa più il punto nave della nostra vita, da dove veniamo chi siamo e dove andiamo.
Continuando così è chiaro che non andremo lontano. Durante la prima Repubblica (con l'odiato Craxi) siamo arrivati ad essere la quinta potenza del mondo, avendo superato allora la Gran Bretagna. Adesso apprendiamo che siamo usciti dal G8 e che verosimilmente occupiamo il dodicesimo posto. E chissà cosa ci attende ...

Flash sul 1900
Il 19 luglio viene  inaugurato a Parigi il primo tratto del metrò.
In Sicilia, a Palermo, è da decenni che si spende denaro pubblico per promettere, studiare, ripromettere nelle campagne elettorali, ipotesi di traffico rapido. Nel 2013 -ancora- attraversare la circonvallazione di questa città implica coraggio da giganti e tempo da nullafacenti.

Il 30 novembre il pittore Pelizza da Volpedo termina il suo quadro più celebre, il Quarto Stato, frutto di un lavoro decennale. Oggi nulla è finalizzato verso mete e prospettive in avanti. Seguendo Carlo Vighi  siamo ossessionati dall'elettronica, dai giocattoli simbolo, viviamo proiettati nelle vite virtuali offerte dalle TV, culturalmente siamo inermi.
Inseguiamo consumi simbolo, attività e politici simbolo, una vita ossessionata da status symbol, feticci che hanno depauperato il tessuto culturale.

Hanno detto ... ...

CARLO VIGHI, artista
Il Parlamento è il nostro riflesso; è qualitativamente la nostra società.
Le sue incapacità sono le nostre.
Senza cultura ci attende solamente l'inesorabile declino.

ANTONIO POLITO, editorialista del Corriere della Sera

A giudicare dai risultati elettorali, mi piacerebbe vivere in Trentino Alto Adige.

 
 
 

Con le immagini ... ... è più facile



 



Marina o Angelino ? il dilemma ...


 

Precari degli enti locali. Fiato sospeso

Migliaia di lavoratori restano col fiato sospeso, in attesa della fumata bianca. Fra poche ore il Senato dovrà convertire il decreto giunto al limite della decadenza.
Entro domani, infatti, il decreto dovrà essere tramutato in legge e, per decine di migliaia di precari della pubblica amministrazione dovrebbe arrivare la speranza di trovare una via per l’assunzione dopo tante proroghe dei contratti a tempo determinato.
Il Senato, insomma, non potrà fare altro che votare il provvedimento così come è stato trasmesso dalla Camera dei deputati, se davvero vorrà rendere effettive le disposizioni di legge in esso contenute. E tutto ciò dovrà avvenire nell’arco di poco più di 24 ore.
Il testo è andato incontro a profonde revisioni nelle sedute della Camera, dove il MoVimento 5 Stelle ha portato a casa il successo di far passare qualche proprio emendamento, dilungando però, insieme alle altre fazioni politiche, i tempi per l’approvazione definitiva.
 
Tra le norme in attesa di diventare a tutti gli effetti legge dello Stato, vi è la previsione del 50% dei posti nei concorsi pubblici da qui al 2016 per coloro che abbiano svolto almeno 3 anni di servizio nella pubblica amministrazione negli ultimi 5.
Allo stesso modo, le graduatorie vengono prorogate fino alla medesima scadenza e ciò per effetto del blocco al turnover previsto proprio nella legge di stabilità.
Alcuni degli ultimi accorgimenti riguardano l’impossibilità di svolgere a livello locale i concorsi dei dirigenti, i cui bandi verranno indetti esclusivamente dall’amministrazione centrale, preso atto delle indicazioni per il corretto riequilibrio degli organici da parte degli organi deputati all’analisi relativa.
 
Questo testo tuttavia in Sicilia, dove i precari superano le 20.000 unità non pare assolutamente soddisfacente. Da qui i forti malumori che si colgono presso tutti i municipi dell'isola.