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lunedì 25 ottobre 2010

Concilio Vaticano II. “La varietà nella Chiesa non solo non nuoce alla sua unità, ma anzi la manifesta”

RESI PUBBLICI GLI ATTI DEL II SINODO INTEREPARCHIALE: Orientamenti pastorali e norme canoniche
Dal 17 ottobre scorso è operante all’interno dell’Eparchia di Piana degli Albanesi l’Ordinamento canonico scaturito dal II Sinodo Intereparchiale svoltosi nel Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata nei periodi
17 – 22 ottobre 2004
15 – 18 novembre 2004
10 – 14 gennaio 2005.
Il nuovo Ordinamento, assieme agli Orientamenti pastorali, ha ottenuto infatti l’assenso della Congregazione per le Chiese Orientali il 10 maggio 2010 ed è stato promulgato l’8 settembre scorso congiuntamente:
-dall’Amministratore Apostolico dell’Eparchia di Lungro, Mons. Salvatore Nunnari,
-dall’Eparca di Piana degli Albanesi, Mons. Sotir Ferrara,
-dall’Esarca di Santa Maria di Grottaferrata, Archimandrita Emiliano Fabbricatore.

Di cosa si tratta ?
Orientamenti pastorali e Norme canoniche costituiscono un tassello di ciò che è il costituendo “diritto particolare” delle tre realtà bizantine d’Italia, ossia del loro vivere regolamentato interno.
Il lavoro che ha condotto alla stesura della nuova ‘disciplina’ è avvenuto alla luce dell’insegnamento del Concilio Vaticano II che, come è noto, ha dato un positivo apprezzamento delle tradizioni orientali all’interno della Chiesa Cattolica, affermando che “la varietà nella Chiesa non solo non nuoce alla sua unità, ma anzi la manifesta” ed ha richiesto che rimangano salve ed integre le tradizioni di ogni Chiesa.
Il Blog tenderà -nel tempo- di scandagliare l’interessante assetto normativo e di orientamento pastorale che è scaturito dal II sinodo intereparchiale.

Nota
Il 17 ottobre, nella Chiesa della Favara, l’inviato del Vescovo Don Enzo Cosentino non è stato posto in condizione dai “fedelissimi” di leggere il testo del decreto vescovile inerente quanto da noi sopra riportato.

E padre Giorgio Ilardi si presenta a tutti i contessioti all'insegna dell'umiltà e della pace

La presentazione

Dopo aver superato senza attribuirgli alcuna significanza (fra le risate di alcuni sciocchi “veri latini”*) l’atto di teppismo messo in atto da “fanatici”, che per vietargli l’ingresso in Chiesa hanno otturato il buco della serratura della porta di accesso in sacrestia, ieri è stata la giornata della grande accoglienza dei contessioti tutti tributata a padre Giorgio Ilardi, il nuovo responsabile della parrocchia della Favara.
Le due celebrazioni, quella delle ore 11,oo e quella delle 18,oo, sono state seguite da centinaia di contessioti; tutti i banchi della chiesa sono stati infatti occupati da fedeli (con l’esclusione dei “fedelissimi”, impegnati altrove). Il sacerdote si è presentato all’insegna dell’umiltà e della pace, aiutato in ciò dalla lettura evangelica che ieri prevedeva la parabola del pubblicano (colui che senza additare il comportamento altrui, si riconosce sempre peccatore) e del fariseo (colui che ritiene di avere sempre la coscienza apposto).

I propositi
Da oggi, ogni sera, padre Giorgio celebrerà la messa alle ore 18,oo, senza avere alcuna intenzione -sul piano organizzativo- di voler innovare rispetto all’assetto fatto consolidare dal predecessore, ma col proposito di voler accogliere nella Chiesa tutti i contessioti disponibili, greci o latini che siano. E già da ieri, durante le due distinte celebrazioni, i bizantini sono stati ben rappresentati da una buona affluenza, accanto a tanti parrocchiani della chiesa, che per la prima volta hanno potuto sedere nei primissimi banchi, quelli da sempre riservati ai "fedelissimi".
Abbiamo la sensazione che a Contessa Entellina la pace e la serenità sia davvero tornata. Ieri abbiamo visto sedere l'uno accanto all'altro contessioti a cui non interessava nulla quale fosse il loro certificato di battesimo.

Nota
* Ci pare di non avere mai attaccato su questo blog né greci nè latini in quanto tali. Avremmo smentito la natura del blog se lo avessimo fatto, siamo infatti portatori dell'annuncio che siamo figli di una "unica famiglia" umana. Con “veri latini” non vi è alcun dubbio che ci riferiamo a quei “fedelissimi” che l’altra domenica hanno insinuato, nella Chiesa della Favara, la distinzione fra “veri latini” e “… (fasulli ?)”.
Quando si fanno queste distinzioni non c’è dubbio che si è entrati all'interno del fenomeno del  “fanatismo”.
Il Fascismo distingueva fra “veri italiani” e “antipatriottici” (=coloro che difendendo i valori della democrazia furono costretti a scappare all’estero); Berlusconi distingue fra “veri italiani” ed “anti italiani” (=coloro che osano dire che il nostro paese va a rotoli).

Inaugurato a Venezia dal Patriarca Angelo Scola l’ottavo convegno internazionale di arte e liturgia

di Nicola Graffagnini
Secondo Scola “la chiesa-edificio, per sua natura, si fonde con il resto dell’architettura della città, diventa per il culto cristiano il luogo d’incontro con gli altri uomini”
Riprendiamo da L’Avvenire del 22 Ottobre una corrispondenza da Venezia di Francesco Dal Mas che apre la nota con una considerazione di merito, “Né al Card. Scola, né a Paolo Baratta, Presidente della Biennale d’Arte, piace l’architettura fine a se stessa, ovvero l’opera monumentale solo da ammirare”.
Numerosi i progettisti, soprattutto architetti, che presenziano: perché edificare una chiesa è tutt’altra cosa che realizzare una opera architettonica come altre , seppur di pregio.
Sottolinea Mons: Stefano Russo Direttore dell’ufficio CEI per i Beni Culturali: “Per noi le chiese sono per definizione dei luoghi d’incontro. Tanti sono i modi in cui potremo chiamarle: la casa di Dio, il luogo di incontro privilegiato della comunità cristiana, spazi di preghiera. Difficilmente riusciremo a trovare una espressione che non metta in evidenza la dinamica relazionale degli edifici di culto. E se le pensiamo rispetto alla città, come non mettere in rilievo l’incidenza che le chiese hanno sugli spazi urbani, di cui spesso diventano le architetture che li caratterizzano, dando origine a dei veri e propri luoghi d’incontro? I sagrati, le piazze, i corsi principali delle nostre città”.
In conclusione secondo Scola: “La chiesa di mattoni, al tempo stesso è chiamata ad esaltare la “Chiesa di popolo” , …. Non è mai pensabile lo spazio architettonico di una chiesa in maniera separata dal popolo che si incontra ….. Una architettura che non …favorisce il rinvio del popolo alla presenza reale di Cristo, alla dimensione verticale, è un’architettura non adeguata all’incontro. Anzitutto all’incontro dei fedeli e quindi, inesorabilmente, all’incontro con gli altri. E siccome la chiesa-edificio, per sua natura, si fonde con il resto dell’architettura della città, diventa per il culto cristiano, il luogo d’incontro con gli altri uomini”.
Il Convegno di Venezia, che si conclude oggi, spazia dalle esperienze di chiese del XX secolo nell’Est europeo, in particolare in Ungheria a quelle maturate nel Sud America e in Italia e si sofferma sulla cattedrale di Reggio Emilia.
Nicola Graffagnini

Le Settimane Sociali di Reggio Calabria

di Nicola Graffagnini

Abbiamo dato la notizia della 46° Settimana Sociale e giunti alle conclusioni,vogliamo riportare qualche giudizio di osservatori esterni qualificati e successivamente fermarci su qualche documento finale varato dall’Assemblea dei 1200 delegati delle 227 Diocesi d’Italia.
Su Famiglia Cristiana N. 43 del 24 Ottobre, Franco Garelli, noto sociologo traccia un bilancio finale dell’Assise dei cattolici e sottolinea che l’obiettivo era quello di stilare una “agenda di speranza” per il futuro dell’Italia, per ribadire che il mondo cattolico intende fare la sua parte in una epoca piena di crisi e di sfide.
“Gli interventi della Settimana hanno messo a fuoco il sentire cattolico su questioni emergenti e spinose, tra cui la condanna dell’evasione fiscale, la richiesta di dare la cittadinanza ai figli degli emigrati, l’insoddisfazione per una legge elettorale che impedisce agli Italiani di scegliere i politici che li rappresentino, la domanda di più trasparenza e democrazia dentro i partiti”.
“Il tutto, tenendo presente che il cambiamento reale lo si fa ripartendo dal “piano terra”, dalle parrocchie e dal territorio”
Nicola Graffagnini

domenica 24 ottobre 2010

Iniziativa da "fanatici"

   Padre Giorgio Ilardi, nel primo giorno di insediamento da Amministratore Parrocchiale, riceve il benvenuto dai "veri latini". Gli è stato inibito l'ingresso in Chiesa inserendo l'Atack nella serratura della porta di ingresso (dalla sacrestia).
   Noi non sappiamo chi siano i responsabili; ma come non pensare ai veri fedeli del fanatismo ottuso ?
   Saranno le forze dell'ordine a dover risolvere il dilemma. La libertà di ciascuno, compresa quella di padre Giorgio è infatti garantita dalla Costituzione repubblicana. E' certo che gli atti di vigliaccheria appartengono a chi non si assume le responsabilità di fronte alla collettività.
   Alla fine il 'primo ostacolo' dei "veri credenti" risulta superato: la porta è stata aperta. Vedremo cosa altro riserverà la fantasia dei "vigliacchi".

sabato 23 ottobre 2010

Finchè non ci si è dentro, nessuno può comprendere cosa vuol dire essere cristiani dentro due riti diversi: P. Pietro Gullo così scriveva venti anni fà

di padre Pietro Gullo
(oggi guida spirituale della Comunità Trinità della Pace - a Pizzillo)
1. Finchè non ci si è dentro, nessuno può comprendere cosa vuol dire essere cristiani dentro due riti diversi: rito romano, rito bizantino. Si tratta dell'Unica Chiesa Cattolica che -nel rapporto con Dio- si esprime in un rito distinto. Ed è bene che sia così: chi di noi può esaurire le potenzialità gestuali, l'anelito del cuore che prega, la persona che nel dialogo e nell'alleanza con il suo Dio, ha ricchezze inesauribili ?
Comunione di Comunita' ! E' un bene per l'uomo, per la chiesa, per il mondo ...
2. Rito Romano-Rito Bizantino. Cattolici, con due tradizioni diverse. Con la stessa fede e gli stessi santi. Cattolici, con due espressioni diverse; ma, con il fuoco dello stesso Amore. Che credono nella Risurrezione del Dolce Cristo Crocifisso.
3. A Contessa Entellina, Diocesi di Piana degli Albanesi (Pa), sono presenti i due riti, sotto il carisma dell'unico pastore di Rito Bizantino. Ma importa poco il "rito del pastore"! ... poichè, lui non segue un rito; ma è chiamato con soavità e l'autorità di Cristo, a condurre l'Unico gregge che appartiene al Redentore.Per questo, -come sacerdote di rito romano, parroco di una Comunità di rito romano, - non mi fa problema il vescovo di rito bizantino.
4. La parola è sempre ambigua. Solo quella della Scrittura nella Chiesa, porta salvezza.
Scrivo, affinchè almeno possa essere chiara.
Scrivo con il cuore aperto; per questo non ho paura di sbagliare, di essere corretto, accettato o rifiutato.
Scrivo con il cuore libero; per questo non temo il giudizio di nessuno.
Scrivo per me stesso (per avere chiari i problemi); per gli altri (affinchè cadano tante bugie e cristo si viva con Verità); per i nemici (ispirati da Satana, principe accusatore ...)
Credo in Dio ... con ogni fibra del mio corpo e con tutta l'adesione del mio cuore, inquieto, ma fermo e stabile sulla Roccia di Cristo.
Credo in Dio ... e non posso nascondere la presenza "personale" di satana che attira tranquillamente.
Più di quanto si pensa, a Contessa E. è presente satana; perchè molti sono quelli che appartengono a Cristo. E lui -sobillatore malefico- cerca di rapirli alla verità distruggendo la carità. Ma Cristo è più vivo che mai a Contessa E. !
5. Sono arrivato a Contessa E. -tra queste stupende montagne e infiniti panorami- il 15 luglio 1989.
Nei cuori di molti, c'era attesa.
Per quanto adesso mi concerne, parlo della mia comunità di rito latino: ho trovato una solida pietà religiosa. Tanta gente ha radici di vita nella vita di Cristo: mediante la devozione mariana, l'adorazione eucaristica, la vita sacramentale, l'invocazione dei santi ...
Queste radici sono il lavoro, l'apostolato, il frutto nascente di tanti sacerdoti che con entusiasmo -nella solitudine o nell'applauso- hanno lavorato nella vigna del Signore.
Tra questi molti, molta stima c'è per i sacerdoti.
6. Con il passare dei mesi, la pietà di molti si è frantumata e ... la pietà!; quella di altri è emersa; quella di tanti ... "non entra in chiesa"; quella di pochi ... attende.
La classificazione è riduttiva; ma, noi umani, non abbiamo un altro metodo.
7. Arrivando qui, ho avuto la sensazione (vera o falsa ? ...) che in pochi avessero il monopolio di questa comunità. Qualcuno -e questa è verità- spadroneggiava persino sul parroco !
Questo tipo di persone non hanno più potuto esercitare il loro monopolio se non, in un programma di pastorale d'insieme. E hanno confuso (a causa dell'egoismo, della poca frequentazione ai sacramenti di vita, di una carità fasulla) il mio esercizio pastorale come una autorità negativa che voleva annullare la loro. E ai margini, con il cuore chiuso, è iniziata la loro lotta.
Gli chiedo: se la mia "sensazione" era falsa ... da se stessa sarebbe caduta. Sarebbe bastata la loro piccola, semplice, quotidiana testimonianza cristiana per "dimostrarmi" (se tale era la loro intenzione) che non seguono al prete ma a Cristo. Se la mia "sensazione" era vera ... bastava aprire il cuore senza usurparsi consigli, ammonimenti, etc., che non gli spettavano. Con il cuore aperto sempre la grazia di Dio opera il miracolo della comunione !
Non sono un mistico, nè un grande uomo di preghiera per comprendere certe cose. E' certo che -questo tipo di persone- che hanno chiuso il loro cuore si sono allontanate, hanno cominciato (o meglio continuato) a seminare cattiverie, rancore, odio ... si sono date a satana, sotto tante scuse false di onesta cristianità. Chi ha intenzione di camminare con il Cristo della chiesa sempre ritorna, perchè nulla e nessuno può separarci dall'amore di Dio.
Questo tipo di persone (che tutti riconosciamo poichè ancora attua lo spirito di verità) se persistono con il cuore chiuso (non al prete o al vescovo) ma alla Grazia trasformante, non vanno più ascoltate.
Se non vogliono convertirsi - anzi ogni miracolo gli serve per condannare l'uomo che opera in nome di Cristo ... - non possiamo sciupare il tempo nell'ascoltarli. Non si accarezza il demonio. Si scaccia con tutte le forze.
E c'è un peccatore su cui non dobbiamo riversare le nostre preghiere: quello chiuso alla verità dell'amore manifestato in Cristo.
Con tremore scrivo questo.
Ma in queste poche persone è presente l'opera diabolica di satana: suo compito è chiudere i cuori.
A Contessa E. ci sono pochi cuori chiusi. C'è il demonio. C'è satana. E una grande miniera di Forza d'amore, d'apostoli e donne devote.
C'è Cristo!
8. Qualcuno può sbagliatamente pensare che bisogna cercare la pecora smarrita. Certo! Infatti, la pecora smarrita bela ... e il pastore riconosce l'invocazione di salvataggio.
Solamente chi ha il cuore aperto –e si è smarrito, o è debole, e ha peccato, o non ha forza …- può lasciarsi ritrovare.
L’esperienza di Cristo nel Vangelo lo dimostra: l’albero o si decide ad aprire il cuore e dare frutti … o si taglia e si brucia.
E la scure è già posta alla radice.
9. C’è poi un tipo di persona che hanno il cuore semiaperto, dipendono dal vento: se il vento va verso di loro, la porta si apre per richiudersi felici con il vento. Se va contro di loro, si chiudono.
Sono quelli che non hanno una spina dorsale: alla prima critica, cambiano chiesa; alla seconda delusione, rinunciano alle tradizioni; alla terza critica, diventano cembali sonanti, parolai, passeggiatori di piazze. Vuoti.
Questo tipo di persone bisogna accoglierle, dialogare serenamente, andare incontro con l’azione e la preghiera.
Sempre la Grazia irrompe in un cuore semiaperto, perché il vento dello Spirito è più forte di tutti i venti. E se sono docili (non al prete) ma all’invasione dello Spirito … saranno i futuri apostoli e martiri.
10. Ci sono poi (parlo sempre della mia comunità di rito romano) di quelli che non si decidono a darsi totalmente a Cristo –finchè, dicono loro, non si risolvono le “questioni con i greci”.
Questo tipo di persone si mettono una maschera (e la maschera è sempre una finzione; in questo caso le povere “questioni con i greci”), per nascondere la loro identità: o sono vili –e vogliono apparire difensori … di che ? Non si difende un rito; bensì Cristo—o sono innamorati di Cristo e avendo paura di essere “presi” totalmente da lui, si camuffano sotto la maschera.
Queste persone vanno accolte: con pazienza bisogna spiegare, una e più volte –e poi lasciare che maturino le parole in scelta di vita: o con Cristo o contro Cristo. Non ha senso: o con i Greci o con i latini—E’ Cristo che si sceglie !
11. Ci sono quelli che hanno paura del sacerdote: non di me; bensì, del sacerdote come eletto di Dio, ribelle al mondo, obbediente a Cristo, figlio della chiesa.
Queste persone hanno paura, perché sanno che un sacerdote così, le può “cantare e contare” in qualsiasi momento, non avendo peli sulla lingua, difendendo sempre la verità e la giustizia.
Queste persone attaccano il sacerdote in tutti i modi immaginabili. Sembrano pieni di odio. Ma è solo paura. La paura che il sacerdote gli sveli il volto di Cristo.
Non vogliono responsabilizzarsi –per questo criticano lontano dal sacerdote.
Non vogliono convertirsi –per questo sanno dove attaccare il sacerdote.
Questi tipi sono i migliori. Cristo li perseguita e, con la nostra paziena, arriveranno nel cuore del Signore.
12. Ci sono quelli attaccati alle tradizioni (non alla Tradizione della chiesa). Sempre nostalgici. Anche se giovani, sembrano anziani dopo una guerra.
A persone così –che possono anche essere uomini che noi consideriamo di studio, di cultura, etc.- non gli interessa nulla di Cristo.
Ma
= se hanno il cuore aperto –anche se restano arroccati alle tradizioni- si può dialogare e pregare per loro, perché l’Amore di Dio supera ogni barriera.
= se hanno il cuore chiuso non serve a nulla, nulla. E’ parlare col vento o combattere il vento.
Le tradizioni non esistono. Esiste la persona. Per questo –se hanno il cuore chiuso, mai si convinceranno: perché in sé non esistono le tradizioni. Chi ama il vento, disperde con il vento. Chi ama la persona, ha sempre un punto d’appoggio.
I primi vanno accolti e cercati. I secondi, non considerati.
13. Ci sono quelli che spesso confessano e ricevono Cristo, ma guai a parlargli di Carità!
Se hanno il cuore aperto, cresceranno come cedri lungo il fiume della Vita; se hanno il cuore chiuso, sconfessano Cristo che è Carità, e non possono essere accettati alla mensa dell’Amore.
Se mai perdonano, come possono ricevere Cristo che è Perdono ?
Se non si aprono alla Carità, come possono ricevere Cristo Amore ?
Se hanno il cuore chiuso, e insistono – che gli si dia Cristo: mangiano e bevono la loro condanna.
14. Ci sono quelli che hanno problemi con la moglie, il marito, i figli, con i parenti e –non potendo primeggiare in questi casi- si sfogano criticando il prete e il suo “seguito” (così lo chiamano).
A simili persone, bisogna consigliare un buon terapeuta e amarli sempre con pazienza.
Non sono cattivi. Sono deboli. E per loro bisogna essere sordi.
15. Ci sono quelli che dovunque e in tutti i casi (sociali, politici …) sono al centro, vogliono esserlo, e approfittano tutte le situazioni per prendersele su di loro e … risolverle! Ma poi non fanno nulla. Non sono cattivi. Lo fanno per carattere.
Vorrebbero persino essere martiri!
Se hanno il cuore aperto, guidati da un buon e severo Padre Spirituale, possono essere cime d’esempio.
Altrimenti, seguono il vento e … arrivano al cielo.
16. Ci sono quelli prepotenti: sempre hanno ragione, sempre bisogna discutere una decisione, sempre devono dire l’ultima. E tutti –se non l’accettano- devono almeno ripeterla.
E’ chiaro che non seguono Cristo: agiscono così o per ignoranza o per stile caratteriale.
Dai prepotenti bisogna guardarsi; ma non respingerli. Se hanno il cuore aperto, non appena sbattono, si riprendono dalla botta, coscienti che cristo non è un gioco.
I prepotenti in nessun caso bisogna farli vincere, anche se hanno ragione; poiché, cercano non la “ragione”, bensì l’appagamento alla prepotenza, forma di potere, che viene dal peccato.
Un prepotente con il cuore aperto, può essere una colonna d’esempio non appena si converte.
17. Ci sono gli opportunisti: non appena il posto è vuoto, eccoli all’attacco.
Di loro non bisogna avere paura. Durano poco. Da se stessi capiscono.
18. Ci sono –oh sì !- i sensibili … non delle cose divine e spirituali: sono gli ammalati di scrupoli, quelli che soffrono complessi … ma mai cantano. Quelli per cui ogni parola è una spada e ogni sguardo una ferita.
Sono come un termometro guasto. Non segnano mai il positivo; sognano affetti e devozioni inesistenti.
Guarirli è una impresa. Tutto può Dio.
19. Ci sono i superficiali: le mogli sono a casa e loro chiacchierano “profondamente e con sapienza”! sulle cose di Dio in una panchina qualsiasi.
Oppure: i mariti sono con altre donne e loro si azzuffano per sapere chi è l’ultimo entrato nella casa del prete.
Queste persone hanno tutte le carte in tavola: essendo superficiali, si può scrivere con profondità.
20. Ci sono i tiepidi: né l’acqua li vagna ni lu ventu (molto forte a Contessa) l’asciuca.
I tiepidi non valgono nulla. Per loro è Apocalisse 3, 15-16.
21. Ci sono quelli che non vengono più a Messa perché il prete non è vestito da prete. Gesù non era vestito da Gesù! Vestì come uomo del suo tempo, con il solo distintivo dei capelli lunghi, perché nazareno.
A queste persone, mai nulla starà bene. Quindi, non bisogna preoccuparsi per quello che pensano.
22. Ci sono quelli che hanno il cuore aperto e con gioia iniziano il cammino non verso il Cristo dell’ultimo prete arrivato, ma verso il Cristo della Chiesa.
E se lo iniziano con l’ultimo prete arrivato, forse Cristo non può servirsi di un sacerdote ?
Queste persone sono ancora deboli –ma saranno i prossimi santi.
23. Ci sono quelli che si sentono maltrattati dall’ultimo sacerdote arrivato. Forse Cristo non può servirsi anche dell’ultimo sacerdote per fargli comprendere che non è più tempo di lotte –direbbe S. Paolo- né di baci e abbracci e carezze- ma di cibo solido, come la croce, la riparazione, la cooperazione alla salvezza attraverso il cammino della via crucis ?
24. Ci sono i nostri fratelli evangelisti –che non sono cattolici- ma cristiani come noi.
Mantenendo la nostra identità, con loro possiamo meditare la Scrittura, pregare, vivere della carità. Fare comunità.
25. Ci sono i testimoni di Geova.
Secondo la prassi della Chiesa cattolica e una chiara e ferma indicazione scritta dal cardinale Martini, arcivescovo di Milano, non si tratta e non si fa entrare in casa, colui che vuole rubarci la fede in Cristo e in Maria, Corredentrice della Salvezza.
26. Ci sono quelli che già camminano con fatica e con allegria verso la santità.
Si, qui a Contessa E., ci sono persone che amano disinteressatamente Cristo e i fratelli, che obbediscono con orgoglio al Cristo della Chiesa, che si umiliano non per paura, ma perché Cristo è il loro Signore.
Sono persone semplici. E come sempre, Dio si rivela ai semplici.
Bisogna ringraziare queste persone che si offrono vittime e camminano svelte verso la salvezza.
Per merito loro, il demonio si nasconde e la Grazia di Dio aumenta. Cristo accetta il loro sacrificio.
Grazie.
27. Varie altre classificazioni si potrebbero fare. Ognuno di noi si scopra di fronte a Cristo.
Ormai mi sono reso conto che la lotta a Contessa non è per le chimeriche questioni tra greci e latini. E’ davvero puerile seguire su questo tono.
Non è per i diritti di una bella processione l’8 settembre. E’ davvero scandaloso seguire su queste giustificazioni.
Qui, come in ogni città, in ogni diocesi, nel mondo, è la lotta apocalittica tra il bene e il male. Sempre il bene vincerà.
Tra la Vergine e i suoi nemici. Sempre la Madonna vincerà. Siamo nel tempo in cui –in ogni parte del mondo- anche qui- la zizzania deve crescere insieme alle spighe. E con la pazienza guadagneremo le nostre anime e di quanti hanno il cuore aperto. Questo è il problema vero di Contessa: Aprire il cuore a Cristo.
Se il cuore è aperto a Cristo, si accetta il prete per quello che è. Si accetta il fratello “romano” per quello che è. Si accetta il fratello “bizantino” per quello che è.
Non possiamo sognare tempi migliori per iniziare ad essere santi: questo è il tempo che abbiamo a disposizione in questo tempo –drammatico, contraddittorio, conteso- in questo tempo che è spazio provvidenziale dell’incarnazione di Dio nella nostra storia di Contessa, dobbiamo aprire il cuore a Cristo e correre verso la Redenzione.
29. Lo ripeto ancora: non è risolvendo le fantasiose questioni tra latini e greci, che si risolve tutto. E’ risolvendo la nostra questione con Cristo (conversione), che tutto si risolve.
30. Il peccato o l’ingiustizia non è nei famosi diritti o nei più famosi doveri, non è nelle strutture. E’ nel cuore di ognuno di noi.
Il cammino è inverso: se ci convertiamo, aprendo il cuore a Cristo, si risolvono gli altri problemi e tradizioni.
E’ l’amore che tutto risolve e cambia. Non è la gestione di una processione che genera l’amore !
La Chiesa non è un bar per cui cambiando gestione le cose possono migliorare.
La chiesa è una comunione di cuori aperti nell’amore che con giustizia difendono la verità.
Se non ci convertiamo, aprendo il nostro cuore, nulla serve.
31. In definitiva: è Cristo che a Contessa non si vuole vivere. Tutto il resto è una maschera.
Qualcuno può dire: non è vero !
Proviamo a vivere di Cristo, ad aprire il cuore e vedremo se le cose non cambiano.
Se non cambiano, vuol dire che Cristo non è così onnipotente come crediamo.
Se cambiano, vuol dire che l’errore era in noi.
In fondo, siamo così pochi ! E presto si svela l’intenzione dei cuori.
32. Brevemente: in rito romano, la domenica si celebrano 3 messe. Quante persone ricevono il corpo di Cristo ? Non più di 20 ! La vitalità e la presenza di Cristo Risorto, si vedono subito dalla partecipazione ai sacramenti della Redenzione.
Non schieriamoci più dietro ai paraventi.
Pochi cercano il sacerdote per ricevere il perdono di Cristo. Ciò vuol dire che non circola il perdono che è il volto più bello dell’amore di Dio.
Su cosa vogliamo costruire il nostro Regno ? Sui diritti risolti ? (sempre cose umane sono). Sulle nuove prepotenze ? (poi ne verrà un’altra).
Solo su Cristo un Regno, il suo Regno, è stabile.
33. Qualcuno si chiede: abbiamo un sacerdote latino o greco ? Non sono né latino né greco, sono di Cristo. E potrei anche fare il sacerdote in rito bizantino, perché non seguo il rito, bensì Cristo, Unica Salvezza e Redenzione.
34. Il senso profondo e la giusta ed equilibrata difesa del proprio rito è, perché siamo persone specifiche con una identità spirituale che caratterizza il nostro cammino verso Cristo. E’ per essere comunità, insieme uniti per gioire della Pasqua del Signore.
E qui si cambia comunità come se fosse un gioco, o un circo: chi più mi è simpatico, chi meglio parla, dove più si fa, lì vado !
Non si gioca con Cristo che è la comunione della comunità.
34.bis. Sulla chiusura della Parrocchia Maria SS. Della Favara.
La Parrocchia è di rito romano.
Dall’immagine sacra “della Favara”, prende il nome la chiesa parrocchiale, consacrata alla Madre di Dio, Maria SS. La giurisdizione di questa parrocchia appartiene solamente al parroco che rappresenta l’autorità personale del vescovo. Nessun movimento, buon consigliere o gruppo, o consiglio parrocchiale, etc. … solo il Vescovo ha giurisdizione, rappresentato personalmente dal Parroco.
Ci piaccia o no, è così.
Chi ha chiuso la chiesa ? Né il vescovo né il parroco, né il sindaco, né il tecnico comunale, né l’ordine pubblico … L’ha chiusa il terremoto. E il terremoto non chiede permesso a nessuno.
Se a causa della chiusura della chiesa, qualcuno ha perso la fede, vuol dire che l’aveva nascosta in qualche parete e dovrà aspettare la riapertura della chiesa per riprenderla, se Dio la mantiene in vita. Frattanto, gli conviene meditare su Giovanni 4, 21-26.
Se la nostra fede verso Cristo si misura in base alla chiusura di una chiesa … allora sì, si è chiuso ciò che bisognava chiudere. Cristo ritorna a parlare in parabole.
35. Sulla natività della Vergine Maria.
L’8 settembre non è la festa di Contessa E. E’ la festa di tutta la Chiesa: si celebra la Natività della Vergine Maria.
A Contessa ha un rilievo particolare: in quel giorno si accomunano “romani” e “bizantini”, credenti ed atei, bestemmiatori e cristiani anonimi, giovani ed anziani, donne e bambini.
E’ la festa di un paese dove si intessono religione e folclore senza equilibri. E’ la tipica festa di un popolo cristiano del meridione, dove il cristiano si è ormai perduto, ed è entrato il consumismo, la competenza …
Aspetto generale: è la festa di tutto il paese di Contessa E.. Nel risvolto folcloristico, non interessa la Comunità Cattolica, di cui Maria SS. È Madre, Regina e Vergine. Lei ha bisogno di altre testimonianze ed impegni, non di questo.
Se noi ne abbiamo bisogno, Lei come Madre non ce li nega. Ci viene incontro, a patto che siano salve almeno l’integrità cristiana e il rispetto che Lei merita.
Aspetto particolare: l’immagine sacra “della Favara” appartiene alla giurisdizione della Parrocchia di Rito romano. Non la Madre di Dio o la sua Natività dell’8 settembre. Lei è libera. Bensì, la sacra statua “della Favara”.
Su questo, nessun diritto altrui esistente o sognato, può valere: se si ferisce (non si parla di contrasti o pettegolezzi, bensì di giurisdizione), se si ferisce la giurisdizione propria di una parrocchia, si annulla il Diritto Canonico, si viola il diritto della Chiesa Cattolica. Chi così difenda o perpetua un tale stato di cose, non è né prudente, né nella Chiesa Cattolica.
Questa Parrocchia –come ogni altra- è autonoma nella giurisdizione. Nessuno serve nessuno. Solo Cristo serviamo in comunione di comunità.
Se diritti da parte altrui potevano esserci, cadono di per sé: siamo i cristiani del futuro, non i nostalgici del passato. Ogni comunità si gestisce da sé e può fare comunione con le altre comunità, solamente se la propria comunità è definita, ha fisionomia propria e stile proprio …
Ciò vuol dire che giuridicamente la festa religiosa della Natività della Madre di Dio è, per diritto proprio, della Parrocchia di Rito Romano.
Questa appartenenza giuridica “della Favara” non significa chiudere le porte a quanti desiderano con cuore aperto e libero, onorare la Natività della Vergine. Sono spalancate a tutti !
E’ ridicolo che ancora si discuta su queste competenze !
Anche se il parroco e la comunità di rito romano hanno questa competenza che non si appropriano, ma spetta di diritto, l’8 settembre è da vivere in comunione e collaborazione con la comunità di rito bizantino.
Chiarita la giurisdizione, non sono ospiti e nemmeno invitati. Insieme veneriamo la Madre della Chiesa, la quale merita una gloria e una devozione ancora maggiore di quella dell’8 settembre.
36. Sia chiaro per sempre: non sono contro le processioni. Se il cuore è aperto, potete salire e scendere l’immagine sacra 70 volte 7. Se il cuore è aperto, salire e scendere può operare miracoli.
37. Ma non posso tacerlo: persone che non credono sono pronte a sacrificarsi pur di non far perdere la vara, perché ha un certo valore artistico. Chi gli ha dato questo valore ? Il cristiano. Perdendo questo e non credendo in Dio, è consequenziale: non ha nessun valore nemmeno artistico.
Ipotesi assurda: è come colui che prega, avendo certezza che Dio non esiste. Chi prega ? Quale valore ha la sua preghiera ?
38. Tornando al n. 7. Come si combatte il demonio ? Non con gli incontri, non con l’ascolto delle sue ragioni. ..
Parla Cristo: con il digiuno e con la preghiera.
Non abbiate paura che si parli del demonio: vuol dire che Cristo è risorto tra di noi !
Non abbiate paura d’incontrarvi con il demonio: Cristo è nostra difesa, salvezza e protezione.
Al solo nome di Maria Santissima, il domonio scappa. E molti fuggono. Infatti.
Parentesi sulla Madonna: esiste solamente l’8 settembre ? e negli altri giorni ?
Accusate me di non volere bene “la Favara”, eppure sono l’unico –anche se indegno- che ogni giorno la prega … offrendo per mezzo di Lei –l’unico sacrificio- anche se indegno, io –sempre accettato: la Messa.
39. Si dice che mi sono scelto un gruppetto che in tutto mi condiziona e decide.
Non conoscete il mio carattere !
Pensate che la Comunità parrocchiale è un’agenzia dove il risultato dipende dall’efficienza degli impiegati ?
L’ho sempre annunciato e lo credo: ogni battezzato ha un posto, un compito, un carisma che Dio gli ha regalato al servizio di questa comunità particolare. E nessuno può occupare quel posto.
Non ho scelto nessuno … E le porte di questa comunità sono ancora aperte a tutti.
40. Che abbia amici anche a Contessa, sì. Gli amici si scelgono.
41. Qualcuno si è scandalizzato della mia durezza e severità: e si scandalizzera ancora di più.
Sono un sacerdote di Cristo e chi viene a me con prepotenza, se la prepotenza è “per le cose di Dio”, ferisce il Cristo che è in ogni uomo e sacramentalmente in me.
A una persona così, rispondo con altrettanta prepotenza, senza odio. Solo per difendere il Cristo che è in me. Il cristiano non è un fesso. Qualcuno deve pur difendere Cristo.
42. Qualcuno si è meravigliato della mia semplicità: e si meraviglierà ancora di più.
Chi viene con il cuore aperto, riceverà il centuplo. Mai troverà la porta del mio cuore chiusa.
43. Ho fatto sbagli a Contessa in questi pochi mesi ?
Se pensate che sono Dio, no.
Se credete che sono un sacerdote che –come ogni persona- ha la volontà di camminare verso Cristo, sì.
Se ciò vi scandalizza, non avete fede.
Non sono Cristo nella sua pienezza di Dio, bensì sacramentalmente; un poco segno, un poco realtà. Un poco ombra, un poco luce. Un altro Cristo, quando Lui attua in me da Cristo.
O avete dimenticato le parole della Scrittura ? “Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i deboli, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nilla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio” -1Corinti 1, 26-29.
44. Chi mi giudicherà ?
Se il vostro giudizio è sereno –in vista della correzione … ben venga! Avete corretto il mio cammino e salvato la vostra anima.
Se il vostro giudizio è di condanna, ciò che in me giudicate, Dio ve lo applicherà nel giorno del giudizio.
45. Ciò che più mi ha offeso a Contessa.
Una persona che mi ha detto: a lei lo pagano, per cui è obbligato a dire tutte le messe che vogliamo.
Una prostituta si tratta con più gentilezza. E loro, al dire di Gesù, ci precederanno in Paradiso.
Ciò che più mi consola a Contessa.
Una vecchietta che ogni volta che mi vede, è felice di avermi incontrato.
46. Non vi ingannate … cari amici, parrocchiani e nemici con il cuore aperto: solo uno è il cammino affinchè la p’ace si viva tra queste strade di montagna: non cambiate le strutture e le giurisdizioni –che è urgente cambiare. Ma l’acqua parte dalla sorgente: E’ a Cristo che dobbiamo ritornare-.
Nessuno vi inganni e non lasciatevi illudere: è Cristo che deve regnare. Il resto viene da sé.
“Alla fine dei tempi vi saranno impostori, che si comporteranno secondo le loro empie passioni. Tali sono quelli che provocano divisioni, gente materiale, privi dello Spirito. Ma voi, carissimi, costruite il vostro edificio spirituale sopra la vostra santissima fede, pregate mediante lo Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna. Convincete quelli che sono vacillanti, altri salvateli strappandoli dal fuoco, di altri infine abbiate compassione con timore, guardatevi perfino dalla veste contaminata dalla loro carne” – Lettera di Giuda 1, 17-23.
47. Nessuno vi inganni e non lasciatevi illudere.
Uno solo è il cammino: che ritorni Cristo in noi. Come ?
47.1 La strada è Maria SS. Lei che lo ha dato alla luce, lo fa ancora rinascere in noi. Senza di Lei, Cristo non può esistere in noi. Forza ! che sia più forte, più bella, più pura la nostra devozione alla Madre di Dio.
47.2 Solo Lei ci porta verso la fiducia e l’abbandono nel suo figlio Gesù.
47.3 Da Lui sgorga la comunione e le comunità. Secondo l’esperienza dei cristiani degli atti.
Comunità che ascoltano la Parola, sono al servizio della Parola, si consumano con Carità per la Parola.
Non ci sono altre soluzioni o vie, né per Contessa, né per il mondo.
48. Preghiera
Oh Signore! Fammi strumento.
Strumento attuale nella tua storia d’Amore.
Strumento efficace nel tuo piano di Redenzione.
Unito a Te, percorrerò montagne e pianure, senza il rischio o la paura di perdermi.
Tu sei la Via, il Riparo e la Stella.
Attirami al Tuo cuore infocato, al tuo cuore innamorato, al tuo cuore sofferente e per sempre glorioso.
Oh Signore, senza età e stagioni … fammi strumento. Del Tuo amore imprudente nella prudenza della Tua Provvidenza.
Nulla sono senza Te: un vuoto di miseria e meschinità.
Apri il mio cuore, allarga il mio cuore, spalanca le poveri e deboli pareti del mio cuore: Te voglio che regni!
Mi consacro senza riserve a Tua Madre:
Strada stabile per entrare nel Tuo cuore.
Mi abbandono senza rimpianti alla giovane di Nazareth, Maria Nostra Corredentrice: Cuore senza sponde che ci porta nel mare del Figlio. Amen
49. “La nostra bocca vi ha parlato francamente … e il nostro cuore si è tutto aperto per voi. Non siete davvero allo stretto in noi; è nei vostri cuori invece che siete allo stretto.
Io parlo come a figli: rendeteci il contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore!”
(2 Corinti 6, 11-13)
Presbitero Pietro Gullo
2 febbraio 1990 Festa della Presentazione del Signore

venerdì 22 ottobre 2010

Dove va il clero? - Ku ësht’e vete kleri?

Dove va il clero?
di Paolo Borgia 


L’idea del prete come uomo perfetto è radicata nella nostra cultura occidentale: non gli si perdona né una debolezza o imperfezione, né un errore. È l’extraterrestre!
In un mondo, specie nel vecchio continente, che è alla deriva verso un declino, forse inesorabile, culturale e egemonico, la fiducia verso il prete diminuisce. La crisi appare profonda e con effetti duri a medio e a lungo termine. È tutto il popolo-di-Dio, che paga i costi della fuga da un modello di Chiesa pensato per una determinata situazione storica trascorsa del tutto. E ciò, malgrado le puntuali, inequivocabili, preziose indicazioni ri-fondative del Vaticano II e di quanto ne è seguito. Ciò vale in primo luogo per il popolo-di-Dio, di cui i preti sono una espressione qualificata al pari degli altri carismi e ministeri nella Chiesa.
Il messaggio del Vaticano II, autentico e ancora attualissimo, attende di essere saputo leggere e fatto fruttificare nella vita della Chiesa nonostante le innumerevoli immissioni di luce ed energia, presto spente da resistenti visioni feudali interne. Mentre ciò che “gli uomini desiderano trovare in un sacerdote è Dio, la sola ricchezza” (B.XVI).
Ciò diventa realistico, oggi, se il prete si rende testimone credibile (e adeguatamente qualificato) di quella presenza di Dio nella storia, solo se sa porsi in relazione con le altre vocazioni parimenti importanti nella comunione della Chiesa. Nella sua capacità di dialogo con tutti - e mai preso a sé stante o pensato in modo verticalistico - l’affascinante e necessario servizio del prete può tornare a fiorire e a fare storia. Come già oggi ogni giorno in tante forme e situazioni accade soprattutto nella speciale cura della liturgia che fa corrispondere i gesti del rapporto con Dio alla sua essenza intima ritrovando il suo incanto.
La capacità sempre missionaria di condurre a Dio le persone affidate al servizio del prete è “l’arte delle arti” e questa va appresa. Ad un tempo, la missione sacerdotale va rimodulata per rimettere in luce la sua identità evangelica originaria in un mondo radicalmente cambiato - ad iniziare dai seminari - per tornare ad essere necessario richiamo permanente all’Altro e all’Oltre.
A tale comune “funzione sacerdotale” partecipano i laici (cap.IV.L.g.), perché - in quanto battezzati - sono Chiesa, costituita da Gesù con un unico sangue per ciascuno e per tutti, resi “consanguinei” e partecipi della vita soprannaturale. Quando il laicato si sia “sproletarizzato”, acquista coscienza del proprio essere e scende in campo attivamente, fugge dalla mediocrità, assume la responsabilità propria per uscire dall’inerzia emarginante e attivare la costruzione della Chiesa stessa. La sua attività diventa testimonianza della sua vita evangelica, la separazione tra sacro e profano si stempera nella gioia e la sua stessa vita può tendere ad esser grande, festa, liturgia.
Il laico quando si fa carico di vivere nel matrimonio religioso - che è autentica vocazione - costituisce una “minuscola Chiesa”, luogo d’impegno personale perenne d’amore verso la “comunità familiare”. Ad ostacolare una piena realizzazione di tale progetto di Dio grava un lungo passato in cui l’esaltazione della vita religiosa ha falsato il valore del matrimonio, fino a farlo considerare come “uno stato d’imperfezione” - di serie B - e non il luogo ove si prolunga l’incarnazione di Cristo, in cui gli sposi sono chiamati alla santificazione non nonostante il matrimonio bensì attraverso il matrimonio, (e come tutti attraverso) la professione e il lavoro nella cultura, nell’economia, nella politica, nel sociale (M. Schlüter-Hermes, I.Giordani, R. Spiazzi, B. Petrà, C. In Hye Kim).
Bisogna, allora, abbattere il muro feudale di lunghi secoli che separa sacerdozio e laicato, verginità e matrimonio e far sì che operino insieme per la divinizzazione dell’uomo. Penso alla grande potenzialità del prete-sposato (peculiarità anche della Chiesa Arbresce), la doppia dimensione magistrale e di testimonianza vissuta, vera ricchezza disponibile in un’unica persona.Questa grande potenzialità consente un genuino incontro relazionale di condivisione esistenziale dei problemi della vita. Sì, grammatica e pratica (D. Salachas).
Oggi, invece, il prete sposato vive in sofferenza, avverte quel senso di non dissimulata ma ostentata tolleranza intorno alla sua figura - quasi un retaggio primordiale sconveniente da esorcizzare, da sterilizzare -. E patisce spesso anche una povertà materiale così come soffre per la sua famiglia a cui sono negati persino alcuni dei fondamentali riconoscimenti previdenziali di cui beneficano tutte le altre famiglie di cittadini italiani.

Ku ësht’e vete kleri?
Idèja e priftit si njerì i përsosur është rre/ënjosur te kultura jonë perëndimore: atij ngë i ndjehet as një dobësì o papërsosurì, as një gabim. Është jashtëtokësori!
Te një Botë, majdhena te kontinenti i vjetër, çë griset tue vatur ndaj një ndëruljeje, ndoshta e pamëshirë, kulturore dhe hegjemonike, besimi ndaj priftit pakësohet. Kriza duket e thellë dhe me pasoja të forta me afat të mesëm dhe të glatë. Ë’ gjithë lauzi-i-Perëndìsë, çë paguan çmimet e jikjes nga një model Klishe i menduar për një të caktuar situatë historìke tërësisht të tejshkuar. E kjo megjithë të përpiktat, të qartat, të çmueshmat porosìtë ri-themeluese të Vatikanit II dhe për sa u ndodh pas atij. Kjo vlen për të parën për lauzin-e-Perëndìsë, të cilit priftërat janë një shprehje të cilëzuame si gjithë të tjerat hire dhe dëtyra në Klishë.
Lajmi i Vatikanit II, autentik dhe shumë i gjallë, pret të jetë dijtur të zglidhet (djavaset, lexohet) dhe të jetë vënë të japë fryte te jeta e Klishës megjithë se u futën burì drite dhe energjìe, shpejt të shuara nga të forta pamje feudale të brëndshme. Kur atë çë “njerëzit dishirojnë të gjejnë te një të *hjeruam është Perëndìa, e vetmja qosme” (B.XVI).
Kjo bëhet realiste, sot, nëse prifti bëhet dëshmitar i besueshëm (dhe i cilësuam me përshtatshmëri) t’asaj pranìe të Perëndìsë te historìa, vetëm nëse di të vë/ihet në bashkëlidhje me tjerat thërritje të rëndësishme njëllojèsh te bashkimi i Klishës. Te zotësìa e tij të lafosë me gjithë - e kurrë marrë veç o menduar në mënyrë vertikaliste - magjèpsësi dhe i duhuri shërbim i priftit mund të kthehet të lulëzojë dhe të bëjë historì. Si çë sot ngaditë në të shumëllojèshmet mënyra dhe situata ndodhet kryesisht te kujdesi i përpiktë për liturgjìnë çë bën te përkojnë gjestet e bashkëlidhjevet me Perëndìnë me të thellën klënësì të saj tue gjetur përsërì magjepsjen e saj.
Zotësìa përherë misionare të prihen ndaj Perëndìsë vetat e truara shërbimit të priftit ë’ “arta e artavet” e kjo duhet të mësohet. Në të njëjtin qërò misioni *hjeruamor duhet të jetë rimoduluar për të dhënë vezullim njëjtësìsë vangjellore zanafillëse te një Botë e ndërruame çë nga rrenjët - tue nisur nga seminaret - për t’u bërë përsërì thërritje e duhur e përhershme Tjetrit dhe Përtej-t.
Këtij “shërbimi *hjeruamor” të përbashkët marrin pjesë laikët (kap.IV.L.g.), sepse - si të pagëzuam - janë Klisha e themeluar nga Jisui me një gjak të vetëm për nganjerì e për gjithë, të bërë “njëigjaku” dhe pjesëmarrësë në jetën e mbinatyrshme. Porsa laikati të “shproletarizohet”, merr ndërgjegje për të klënit të vet e del në fushë aktivisht, jik nga gjysmakërìa, merr përsipër përgjegjësìnë e vet, për të dalë nga plogëtìa çë lë mënjanë dhe për të vënë në lëvizje ndërtimin e vetë Klishës. Aktiviteti i tij bëhet dëshmì e jetës së tij vangjellore, ndarja ndër e hjeruashmen dhe jofetaren shkrihet te gëzimi dhe vetë jeta mund të priret për të klënë e madhe, festë, liturgji.
Laiku kur nglakohet të lidhë kurorë - ç’ë’ thërritje autentike - themelon një “Klishë të vogël”, vend zotimi të përjetshëm vetjak dashurìe ndaj “bashkësìsë familjare”. Ajò çë pengon një të plotë kryerje të këtij projekti të Perëndìsë rëndon një e shkuar e glatë në të cilën lartësimi i jetës së kushtuame shtrëmbëroi vlerën e kurorës, ngjera sa ajò u bë të mbahej si “një gjëndje papërsosurìe” - e dorës së dytë - e jo vendi ku nglatet mishërimi i Krishtit, në të cilin nuse me dhëndër janë thërritur shejtërimit jo megjithëse ë’ kurora por nëpër kurorën, (e si gjithë nëpër) profesionin e punën te kultura ekonomia politika socialja. (M. Schlüter-Hermes, I. Giordani, R. Spiazzi, B. Petrà, C. In Hye Kim).
Andaj duhet të rrëzohet muri feudal çë ndan nga shumë shekuj priftërì e laikat, virgjërì e kurorë, e të bëhet çë të veprojnë bashkë për hyjnizimin e njerìut. Mendoj mundësìtë e mëdhà të priftit të martuam (veçorì edhè t’Arbëreshes Klishë), përmasën dyfishe mjeshtërore e dëshmìe të jetuar, qosme e vërtet e gatshme në një njëshe vetë. Kjo mundësì e madhe lejon një përpjekje e çiltër bashëlidhore bashkëpranimi ekzistencial të problemevet të jetës. Ëj, gramatikë dhe praktikë (D. Salachas).
Sot, përkundra, prifti i martuam rron në vuajtje, ndien atë ndijim qëndrese jo të fshehur por të dëftuar rreth figurës së tij - ndoshta një trashëgim një x(/zv)arrisje parake të pahjèshme çë duhet të yshtet, të shërohet, të d(/t)redhet -. Dhe vuan shpesh edhè një varfërì materiale ashtù si për familjen e tij, të cilës ngë i jipen edhè disa shpërblime themelore të sigurimevet shoqërore çë gëzojnë gjithë të tjerat familje të shtetasvet italianë.
Paolo Borgia

giovedì 21 ottobre 2010

L'arcivescovo di Palermo rientra nel rango dei cardinali

Mons. Paolo Romeo -Arcivescovo di Palermo-
verrà nominato Cardinale nel Concistoro del 20 Novembre
di Nicola Graffagnini

Sua Santità Benedetto XVI, all’udienza generale di Domenica ha annunciato il concistoro del 20-21 Novembre durante il quale creerà 24 cardinali tra cui Mons. Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo.
Mons. Romeo appresa a caldo la notizia attraverso un collegamento video col Centro Televisivo Vaticano ha commentato la notizia ai presenti in Curia ricordando il sacrificio di Don Puglisi.
Ecco uno stralcio delle sue dichiarazioni riprese dal sito dell’Arcidiocesi Palermitana:
“Avverto la fragilità umana nel momento della disponibilità ad offrire la vita e il sangue per servire Dio e per questo vi chiedo la preghiera per rimuovere tutti i se e i ma che accompagnano la nostra vita come seppe fare Padre Puglisi”.
A nome dei presenti in Curia ha portato il saluto augurale al Cardinale il Vescovo ausiliario Mons Cuttitta che aveva già telegrafato al papa ringraziandolo per i due doni offerti alla città, la visita e l’alto riconoscimento alla sede Vescovile.
Mons. Cuttitta che ha ricevuto l’ordinazione episcopale proprio da Mons Romeo è nato a Godrano il 24.03.1962 ed è membro della Commissione Diocesana per la canonizzazione del servo di Dio, Don Giuseppe Puglisi che per otto anni dal 1970 al 1978 svolse il ministero sacerdotale di Parroco a Godrano…

Una vita spesa nella carriera diplomatica all’estero quella dell’Arcivescovo Paolo Romeo
Mons.Romeo è nato ad Acireale il 20.02.1938, quinto di una famiglia di nove figli. Ha studiato al Seminario Vescovile di Acireale , dove dopo gli studi del liceo ha iniziato quelli di Teologia. Inviato a Roma nel 1954 ha conseguito la licenza in teologia alla Gregoriana e la laurea in Diritto Canonico presso la Pontifica Università Lateranense.
Ordinato sacerdote nel 1961, nel 1967 è entrato nella Pontificia Accademia Ecclesiastica per intraprendere la carriera diplomatica, viene inviato nelle Filippine, in Belgio nella UE, in Venezuela, nel Ruanda e Burundi.
Nel 1976 viene richiamato a Roma per seguire gli Affari della Chiesa in America Latina in preparazione della 3° Conferenza dell’Episcopato di quel Continente, inaugurato il 29.01.1979 da Giovanni Paolo II.
Il 6.01.1984 viene nominato Arcivescovo e Nunzio Apostolico in Haiti, poi in Colombia e nel 1999 in Canada. Nel 2001 viene richiamato in Italia e nominato Nunzio Apostolico per l’Italia e per la Repubblica di S.Marino. Nel 2007 viene chiamato a succedere al Card. De Giorgi, a Palermo.

I retroscena del Concistoro
Fino a pochi giorni fà secondo autorevoli fonti si registravano voci contrastanti nell’ambiente e il Direttore del Mensile “Inside the Vatican” l’americano Robert Maynihan,. ospitato nel sito degli amici del Papa, scriveva sulla lettera Internet che la Segreteria di Stato consigliava il rinvio in Primavera ma la decisione era appannaggio esclusiva del sommo Pontefice che poteva decidere in ogni momento. Infatti è ciò che è avvenuto in coerenza con la linea scelta dal Papa Benedetto XVI intesa ad occupare i posti vacanti nel Sacro Collegio che in atto sono 20, infatti dei 24 cardinali nominati solo 20 sono elettori.
Il plenum dei posti fissato dal Papa Paolo VI nel caso di un nuovo Conclave è di 121 elettori di età inferiore ad 80 anni . . Con il nuovo Concistoro i Porporati saranno complessivamente 203 di cui solo 121 gli aventi diritto al voto. Il rango di cardinale è la più alta carica nella Chiesa e coloro che sono assunti alla dignità della porpora non sono soltanto elettori ma anche possibili candidati al soglio pontificio. Marco Tosatti su La Stampa, aveva preannunciato un concistoro a Novembre, infatti sosteneva a ragion veduta che è consuetudine dei Papi annunciare i nomi dei nuovi Cardinali in anticipo di un mese per dare il tempo di preparare il loro viaggio a Roma per la cerimonia.
A Palermo in Curia vi è già uno staff operativo per la preparazione del pellegrinaggio a Roma del prossimo Novembre.
Nicola Graffagnini

Il Cardinale Angelo Scola in un libro azzera il Bellanca-pensiero

Padre Mario. Il giacobino del terzo millennio che vorrebbe una statua come quella di Atanasio Schirò


Il giacobino
Contessa Entellina tutta ha -negli anni e nei mesi passati- seguito le imprese del “teologo delle porte chiuse”. Non c’è stata famiglia, non c’è stato ambiente che non abbia argomentato sull'intuizione che grosso modo suona in questi termini: “La chiesa è mia, è dei miei fedelissimi, è dei miei parrocchiani, e pertanto lascio fuori da essa papas Nicolino ed i suoi seguaci”.

Interesse generale e l’indifferenza
Contessa Entellina religiosa, Contessa Entellina laica, Contessa Entellina indifferente si è interessata, è stata interessata da questa tesi, compresi i/le falsi/e intellettualoidi che su facebook sbuffavano; costoro erano primi nel leggere sul blog ogni “diceria” e a creare “gruppi” su facebook. Tutti hanno fatto bene, benissimo, riteniamo noi, ad interessarsi. Questo interesse generale ci ha fatto ricordare la Costantinopoli di Giustiniano, quando dallo scaricatore di porto al senatore dell’Impero tutti dibattevano -in ogni dove- della Santa Trinità.
Sappiamo benissimo che tanto interesse risente in parte minima di fede, in parte di interesse culturale ed in parte di “amor di cortile”. Trattandosi comunque di un interesse generale potrebbe essere utile che qualcuno, a Piana degli Albanesi, raccogliesse tanta attenzione per modulare opportune iniziative di canalizzazione.
In ogni caso, ci piace evidenziare che l’interesse dei contessioti è preferibile al diffuso disinteresse che investe su ogni aspetto della vita sociale l’Italia e l’Europa dei nostri tempi.
Oggi la politica, la vita civica, l’intransitabilità delle nostre strade, il tenore di vita generale che si contrae, le tasse sempre più incisive, il Bersani dormiente, il Berlusconi sempre più ricco, non suscitano da parte della gente alcun interesse, tutto è lasciato all’indifferenza.
Però se padre Mario è riuscito a coagulare tanto interesse non è detto che l’indifferenza debba essere la condizione esistenziale di oggi e di domani, o la pratica quotidiana del nostro esistere. A dirlo non siamo noi del Blog, ma lo dice in un bellissimo libro che ci piacerebbe (lo diciamo con sincerità) regalare a Padre Mario (se sapessimo che egli non pensa di noi che stiamo gongolando).
Il libro è di un principe della Chiesa, del cardinale Angelo Scola: “Buone ragioni per la vita in comune”.

Il Cardinale
Il patriarca di Venezia, nel libro, apprezza la società “plurale” di oggi (quale per fortuna è, anche sotto l’aspetto religioso, Contessa Entellina) ed esalta le differenze culturali fino al punto di gioire delle differenze. Egli è preoccupato che dalle differenze (che esalta a più non posso) si possa passare alle in-differenze, all’appiattimento. Appiattimenti che a Contessa potrebbero avvenire dagli accordi presunti, affermati e/o negati. Il Cardinale in ogni tentativo che punta alle parificazioni, alle cancellazioni di origini diverse, vede un pericoloso scivolamento verso l’in-differenza. Sappiamo, infatti, che il peggior nemico della Chiesa del Terzo millennio è l’in-differenza. Egli fra le righe chiama ignoranti tutti gli operatori dell’appiattimento.
Scola prosegue auspicando una società in cui la convivenza civile consista nella reciproca valorizzazione di identità e di esperienze diverse; esperienze diverse che devono restare tali, infatti il Cardinale ammonisce perché nessuno punti a “neutralizzare” le visioni sostantive e religiose differenti.
I “giacobini” della religione (ci chiediamo: ma il Cardinale ha avuto modo di conoscere padre Mario ?) oggi, dice Scola, sono fuori tempo. Oggi la Fede cammina con la ragione e pertanto è tenuta a rispettare tutti i “diversi”.
Scola auspica che il laicato -cattolico e non- sostenga la multietnicità e la convivenza democratica non tanto in vista della tolleranza ma soprattutto per scoprirne la “positività”.
Le tradizioni, dice il Cardinale, non devono né essere trascurate né annacquate. Tutte le tradizioni devono poter portare il proprio contributo all’edificazione del “bene comune”. E’ preoccupato che il laicato possa non saper raccogliere le idee così lucidamente da lui esposte e si chiede, verso la fine delle pagine del libro, quali forze politiche e culturali possano raccogliere in Italia ed in Europa queste tesi, traducendole nelle adatte forme giuridico-istituzionali.

Angelo Scola
“Buone ragioni per la vita in comune”
Mondadori, Milano, pagg. 108, €. 17,50

Agricoltrura. Serve l'assistenza di un agronomo per districarsi nella complessa legislazione comunitaria

Agricoltura. Dal pezzo di terra all'azienda agricola - Il "Pacchetto giovani" 

Il Psr Sicilia 2007/2013 prevede iniziative (misura 112) di “Primo insediamento dei giovani in agricoltura”. Si tratta del cosiddetto “Pacchetto giovani”. Sono stati già pubblicati dei bandi per parecchi milioni dei euro, ed alcuni sono scaduti recentemente.
L’obiettivo è quello di far insediare risorse umane nuove, giovanili, in agricoltura. La struttura dei bandi della misura 112 prevede l’erogazione di un contributo a fondo perduto di 40 mila euro per ogni giovane insediato; questo contributo dovrà, contrariamente ad altre analoghe iniziative (quelli Por), essere investito nell’azienda oggetto di insediamento, a titolo di quota parte per l’attivazione di altre misure obbligatorie.
Il giovane agricoltore, infatti, dovrà effettuare investimenti per una cifra almeno doppia del premio ricevuto, impegnando quindi almeno 80 mila euro. Pertanto chi ottiene il premio dovrà farlo tenendo conto di dover investire risorse pari almeno al premio ricevuto. Investimenti che comunque non dovranno eseguirsi con risorse proprie. Per ottenere il premio, infatti, bisogna partecipare anche ad un’altra misura tra le seguenti del Psr:
la 121 “Miglioramenti nelle aziende agricole”,
la 122 “Accrescimento del valore economico delle foreste”,
la 221 “Primo imboschimento di terreni agricoli” e
la 311 “Diversificazione verso attività non agricole”.
Inoltre, potranno essere attivate anche altre due misure, complementari e volontarie:
la 114 “Utilizzo dei servizi di consulenza in agricoltura” e
la 132 “Partecipazione degli agricoltori ai sistemi di qualità alimentare”.
Sappiamo che anche sul nostro territorio, Contessa Entellina, alcune iniziative sono state presentate e che verosimilmente verranno ammesse.

mercoledì 20 ottobre 2010

Chi dice la Verità ?

  Giungono richieste alla e-mail del blog perchè sia rivelato chi dei due sacerdoti:
-Padre Mario Bellanga, ex parroco della Favara;
-Papas Sepa Borzì, Amministratore Parrocchiale della Chiesa dell'Annunziata e San Nicolò;
dice la verità
in merito all'esistenza o meno di un accordo fra i due, sottoscritto ai primi di settembre 2010, che oltre ad intaccare le Tradizioni locali avrebbe avuto anche (in forma non esplicità, ma indiretta) il fine di discreditare papas Nicolino.
  Nel precisare che, a parere del Blog, quel documento discrediterebbe (se esiste veramente) i sottoscittore per il disamore da loro mostrato verso le Tradizioni cittadine, vogliamo dire che, ad oggi, non siamo in condizione di poter dire se abbia ragione:
A)  padre Mario (CHE SOSTIENE CHE IL DOCUMENTO E' STATO ADDIRITTURA SOTTOSCRITTO FRA I DUE SACERDOTI)
B) o abbia ragione papas Sepa (CHE SOSTIENE DI NON AVERE MAI FIRMATO DOCUMENTI DEL GENERE, E ADDIRITTURA DICE DI AVERE UN SEMPLICE RAPPORTO DI CONOSCENZA CON PADRE MARIO).
  Dai nostri tentativi di capire qualcosa, condotti nella giornata di ieri e di oggi, possiamo trarre l'evidenza che da fonti vicine al Teologo viene pienamente confermata l'avvenuta sottoscrizione del documento in due copie. Una sarebbe stata cestinata dal Vescovo e l'altra conservata dal Teologo o dai suoi sostenitori, mentre da parte di papas Sepa si asserisce l'assurdità della triplice affermazione di padre Mario durante il discorso di addio di domenica scorsa.
  Contessa Entellina attende di conoscere la verità della vicenda !

Per un teologo che va via arrivano due nuovi sacerdoti

   Domenica prossima a Contessa Entellina sarà possibile assistere a tante messe celebrate da sacerdoti diversi. Dopo l'addio al teologo, domenica scorsa, sono stati infatti nominati, con decreto di Mons. Sotir Ferrara, due nuovi Amministratori Parrocchiali. Padre Giorgio Ilardi per la parrocchia della Favara e papas Giovanni Stassi per la parrocchia di Piano Cavaliere.
Di seguito è riportato l'orario delle messe di domenica 24 Ottobre 2010
Chiesa dell'Annunziata e San Nicolò
(papas Sepa Borzì)
-ore 9,oo
-ore 11,30: (ricorrenza cinquantennario coniugi Ragusa Gioacchino/Cuccia Antonina)

Chiesa della Favara
(padre Giorgio Ilardi)
-ore 11,oo
-ore 18,oo

Chiesa borgo Piano Cavaliere
(papas Giovanni Stassi)
-ore 10,15

Chiesa Comunità Trinità della Pace (a Pizzillo)
(padre Pietro Gullo)
-ore 17,30

Il Blog continuerà a ricevere opinioni sulla realtà locale e su quella più vasta. Intanto riflettiamo sulla infinita vicenda ecclesiale locale

Riflessione. E’ nostra opinione che …


Ciò a cui da qualche tempo ci è dato assistere a Contessa Entellina, in ambito ecclesiale e non solo è preoccupante.
Da noi la Fede chi ce l’ha è fortunato perché gode del dono divino, chi non ce l’ha è sopraffatto dal contesto poco cristiano e si adegua ad esso. Sia gli uomini di fede che quelli dalla fede fragile o privi sono da noi abbandonati tra l’altro agli umori ed al carattere personale di “padroni di chiese”, a quelli di “fedelissimi”, e non è improbabile che rimangano oggetto anche di sotterranei giochi di … potere, se di potere si può parlare.
Il Blog è nato sulla scia della “teologia delle porte chiuse”, applicata come si ricorderà da uno dei “padroni di chiesa” -dal “cuore durissimo”- sul corpo sociale e religioso del nostro paesino nella prima quindicina di agosto 2009, quando con “Carità” furono invitati ad uscire fuori dall’edificio di culto, e poi tenuti lì per tutti i quindici giorni, i “prepotentissimi, arrogantissimi dominatori” travestiti da cattolici-bizantini, che con la scusa di voler pregare si proponevano in verità di creare “frustrazione” ed “umiliazione” al “padrone di casa”, che intelligentemente (in siciliano si direbbe grazie au ciaraveddu) non li ha fatti entrare.
In tutti questi mesi di operatività, il Blog si è imbattuto nella nostra comunità contessiota tra tanta ignoranza e profonda sconoscenza del Cristianesimo e nel dire questo evitiamo di soffermarci -perché non sfiorano le nostre persone- sugli insulti verbali e gestuali nei confronti di chi nel blog offre appassionata e disinteressata collaborazione.
E’ necessario, a questo punto, interrogarci: La situazione in cui ci troviamo è conseguenza dei tempi oppure ha origini prettamente locali ? (sarebbe utile ricevere su questo punto varie chiavi di lettura).
Scrivendo per il Blog intravediamo, da lontano, e con buone possibilità di non trovarci in errore, che dietro il “trasferimento” a Palazzo Adriano di papas Nicola c’è qualcosa, più di qualcosa, che non quadra. Il fatto che egli sia stato impegnato su più fronti, sia uomo di cultura, sia ineccepibilmente un credente, ha prodotto nella nostra realtà, come sopra l’abbiamo tratteggiata, un corto circuito. Alcuni, pochi rispetto alla stragrande massa della popolazione, l’hanno visto come uno che stava “fuori posto”. Egli, da costoro, non è stato visto come l’uomo di cultura che invece egli è, come uomo impegnato per la conservazione delle Tradizioni locali, bensì come un ostacolo nel disegno di fare di Contessa Entellina una bellissima realtà, … gemella di Cianciana.

Ci piacerebbe conoscere, intanto, come stanno veramente le cose con il “feeling”, quello asserito da padre Mario e negato da papas Borzì.
Se un giorno usciremo dal tunnel in cui da tempo siamo immersi ci rifiuteremo di dover constatare che nel nostro ambiente le amicizie e le collaborazioni possano costruirsi solo per far danno a qualcuno, alle persone scomode, scomode perché giuste, scomode perché culturalmente attrezzate.
Fra i collaboratori del blog si era fatta strada nelle ultime settimane l’idea di continuare con le pubblicazioni fino all’avvenuta attuazione del provvedimento di trasferimento di padre Mario, trasferimento che segue, come è noto, quello di papas Nicolino e quindi di sospendere; si tratterrebbe di sospendere in attesa di lanciare un nuovo blog con un taglio meno provinciale, meno paesano, e con collaboratori radicati su un territorio molto più vasto. Ebbene, il quadro recente che ci sta davanti non ci piace: verità e giustizia qui da noi riescono a farsi strada solo con difficoltà e contraddizioni, pertanto il Blog continuerà a pubblicare riflessioni e contraddizioni sociali fino a quando non emergerà nitidamente che papas Nicola non sia rimasto vittima di … giochi di potere, o presunti poteri, con riverberi sull'identità locale, che appartiene non solo ai greci ma a tutti (latini, evangelici, testimoni di geova e così via).