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venerdì 8 novembre 2013

Sandro Bondi (pdl): dietro Berlusconi non c'è niente - Emanuelòe Macaluso (storica figura della Sinistra): il Pd è al capolinea

Il Pdl è immerso nel caos. Falchi, colombe, innovatori, lealisti si limano le fauci per acchiappare ciò che resterà nel dopo-Berlusconi.
L'ex-comunista Bondi, il più fedele al Capo-Berlusca, per tenere a bada i famelici aspiranti eredi arriva a dire:

La “storia italiana” iniziata dal Cav più di vent’anni fa è, ormai, agli ultimi spasimi: «Finisce male» perché «dietro Berlusconi non c’era niente. In questi anni non abbiamo costruito nulla di umanamente e politicamente solido o autentico».
Diventerò «un randagio finito male», profetizza l’ex comunista trasformatosi nel fedelissimo di Berlusconi.
L’immagine di un’epoca che si chiude con una riflessione amara: «Ce lo meritiamo quello che sta succedendo. Siamo il vuoto, siamo il nulla, non abbiamo saputo costruire niente di solido, capace di resistere al declino di Berlusconi».
Una valutazione politica questa, senza dubbio che arriva però fuori tempo massimo.
 
La destra di questo ventennio  sembra liquefarsi insieme all’immagine di Berlusconi. La stranezza della situazione è che a sinistra  le cose non vanno meglio.
Il senatore  Emanuele Macaluso, è stato tra i protagonisti di tutta la storia politica italiana sin da prima del dopoguerra osservandone le evoluzioni da una prospettiva privilegiata.  «Sono stato oppositore di questa entità politica sin dalla sua nascita. Io non sono mai entrato nel Pd e, non a caso, in concomitanza con la sua creazione stilai un pamphlet che aveva come titolo “Al capolinea”».
I democratici si trovino di fronte a una sorta di capolinea.
Il partito è in subbuglio per via degli strani fenomeni di moltiplicazione improvvisa dei tesserati verificatasi in più parti d’Italia. A Roma, in un circolo, i militanti hanno revocato il congresso a causa dei “gravi episodi di compravendita di tessere. Ma di casi così se ne contano a decine.
Secondo alcuni non si tratta d’altro che delle manovre di chi cerca di consolidare posizioni di forza a livello locale per marcare il territorio in previsione del “cambio al vertice”.
I cuperliani gridano alla vittoria sui segretari provinciali, smentiti dai renziani. Se fosse vero, però ci troveremmo di fronte ad un’anomalia non di poco conto: la realtà, data per scontata, di una vittoria alle primarie di Renzi contro una base di iscritti che esprime una maggioranza differente.
 
A memoria d'uomo, non si ricorda nella storia della Repubblica una campagna tesseramenti di un partito rimasta aperta fino alla vigilia di un Congresso.
 «La cosa da tenere a mente è che, all’inizio, sono stati tutti d’accordo nel trovare una soluzione così scellerata nell’organizzare il meccanismo», continua il senatore Macaluso che definisce senza mezzi termini «demenza politica generalizzata» quanto accade in queste ore nel Pd.  «Si sono accorti solo ora che era una cosa senza senso. Da che mondo è mondo si vota con i tesserati dell’anno prima».
 «Credo si tratti di un decisione dettata dalla concorrenzialità personale che si è venuta a determinare all’interno del partito. A me non stupisce affatto quello che vedo perché è insito nel modo in cui è nato il Pd, figlio di una fusione a freddo tra Margherita e Ds. Si è creato un coagulo di gruppi fatti da grandi cordate personali già esistenti all’interno dei due partiti che ha dato vita a una concorrenzialità invece che ad un dibattito. Il partito non ha mai avuto correnti, solo cordate».
Secondo Macaluso «la verità è che ormai ci si è infilati in un tunnel da quale non si sa bene come uscire». Non solo: «Io prevedo che alle primarie si scatenerà un’altra guerriglia. Abbiamo già il caso di Napoli dove furono annullate le primarie tra Ranieri e Cozzolino e alla fine spuntò “Masaniello” De Magistris sindaco.
Questo sistema dei 2 euro e della dichiarazione di essere elettore è una stupidaggine che non si riesce a correggere».
«Io penso e spero che il Pd non si sfaldi semplicemente perché dopo il Pd non vedo niente.
Spero che ci siano nel Pd, e fuori di esso, delle forze che lavorino con saggezza perché da questa crisi nasca qualcosa di positivo altrimenti le conseguenze sarebbero disastrose non solo per il Pd stesso, ma il Paese. Perché, al momento, nonostante tutto, a questo partito a cui non sono iscritto, e che critico fortemente, è affidato il compito necessario di trovare soluzioni che guardino alle necessità della democrazia italiana. Dopo il Pd, non c’è niente».

Con le immagini ... ... è più facile










martedì 5 novembre 2013

Perchè continuare a tollerare ladroni nei Consigli regionali ? L'Emilia dei bravi compagni si rivela ladrona come le altre regioni

L'Istat rileva che la disoccupazione nel 2013 ha raggiunto il 12,6% della forza lavoro ed il Pil continua a decrescere fino all'1,8%. Nonostante Enrico Letta ed i suoi ministri giurano che nel 2014 avremo la crescita e finalmente dopo anni di decrescita del Pil avremo un +0,6% i medesimi governanti riconoscono che la disoccupazione continuerà ad aumentare.
In un quadro cosiffatto che porta frustrazione alle persone oneste che vivono di lavoro sarebbe auspicabile che anche la classe dei politicanti cominciasse a dare condivisione. In pratica sarebbe auspicabile che molti dei ladroni dei vari Consigli Regionali venissero posti a riposo, se non li si vuole mandare dove meriterebbero, in galera.

lunedì 4 novembre 2013

Aspettando il nuovo Eparca ... arbëreshe. (n. 33)

Ritardi e possibili errori.
ll Pontificio Collegio Greco di Roma, ove vanno a studiare i giovani arberesh che intendono diventare Papàs è retto dai Benedettini. Sorge spontaneo chiedersi esiste un ramo orientale di tale Ordine?.
Pare di no.
Esiste in Belgio il monastero di Chevetogne i cui monaci seguono le officiature nei due riti latino e bizantino slavo ed ad essi è formalmente affidato il Collegio Greco. I monaci che si sono succeduti nel Collegio dal 1898, anno cui esso fu affidato ai Benedettini, hanno sempre officiato in rito bizantino per il tempo della loro permanenza, in un biritualismo istituzionale.

Discorso analogo dovrebbe valere per l'istituto Orientale ed il Russicum, sempre a Roma, affidati ai Gesuiti - occidentali che seguono la tradizione slava (per la precisione moscovita). Neanche in questo caso esiste un ramo orientale (dei Gesuiti), si tratta di autorizzazioni individuali al biritualismo.

In ambito bizantino cattolico esistono degli Ordini religiosi eretti ad imitazione occidentale. A parte l'"Ordine basiliano d'Italia" il cui unico monastero -ad oggi è rimasto- è quello di Grottaferrata, esiste anche un ordine femminile di Suore Basiliane "Figlie Di S. Macrina".
In ambito melkita ne esistono diversi: Basiliani Aleppini, Salvatoriani, Antoniani...

Nel mondo ortodosso non esistono, e questo è risaputo, Ordini religiosi. Ogni monastero è totalmente autonomo e segue una propria Regola (Typikon).
S. Basilio cui in occidente si attribuisce la Regola dei monaci bizantini in realtà non ne ha mai scritta nessuna.
Le allusioni e le azioni recenti già messe in atto nel Monastero di Grottaferrata fanno pensare che in Vaticano, nonostante Papa Francesco, c'è chi pensa che i cattolici-bizantini seguano semplicemente un rito (affidabile ai benedettini o ai gesuiti di turno) e non siano Chiesa con propria Storia, Cultura e Radici.
 
 

Le notizie che arrivano dal Vaticano - Riflettano, riflettano i catto-bizantini d'Italia.

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’ufficio di Esarca di Santa Maria di Grottaferrata e Superiore Generale della Congregazione d’Italia dei Monaci Basiliani, a norma del CCEO can. 210 § 1, presentata dal Rev.mo P.Archimandrita Emiliano Fabbricatore, O.S.B.I.
[01621-01.01]
 

Il Papa ha nominato Amministratore Apostolico ad nutum Sanctae Sedis del Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata S.E. Mons. Marcello Semeraro, Vescovo di Albano.
 S.E. Mons. Marcello Semeraro

 S.E. Mons. Marcello Semeraro è nato a Monteroni di Lecce il 22 dicembre 1947 ed è stato ordinato presbitero l’8 settembre 1971. Dal 1995 al 2008 è stato Consultore della Congregazione per il Clero.
È stato nominato Vescovo di Oria il 25 luglio 1998 e consacrato il 29 settembre dello stesso anno. Ha ricoperto i seguenti incarichi: membro della Commissione Episcopale CEI per la dottrina della fede e la catechesi dal 1999; Presidente dell'Istituto Pastorale Pugliese per il quinquennio 2000-2005; Segretario Speciale e Membro eletto dal Santo Padre nella X Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi nel 2001.
Il 1° ottobre 2004 è stato trasferito alla Chiesa Suburbicaria di Albano.
Attualmente è Presidente del CdA di "Avvenire - Nuova Editrice SpA"; Membro della Congregazione delle Cause dei Santi; Vescovo Delegato della Conferenza Episcopale Laziale per la dottrina della. fede, annuncio e catechesi; Segretario del Consiglio dei Cardinali per l'aiuto al Santo Padre nel governo della Chiesa Universale.
[01622-01.01]
 

Il Santo Padre ha nominato Egumeno dell’Abbazia Territoriale di Santa Maria di Grottaferrata il Rev.mo P. Abate Michel Van Parys, O.S.B.
 Rev.mo P. Abate Michel Van Parys, O.S.B.

 Il Rev.mo P. Abate Michel Van Parys, O.S.B., è nato a Gand il 10 luglio 1942; ha compiuto gli studi umanistici presso il "Collège Sainte-Barbe" a Gand.
È entrato nell'Ordine Benedettino dove ha emesso la professione monastica il 29 dicembre 1960. Licenzato in Filosofia nel 1965, ha conseguito in seguito il titolo dottorale alla Sorbona. Nel 1968 si è laureato in Lettere alla Sorbona con una tesi su Grégoire de Nysse.
È stato ordinato sacerdote il 29 maggio 1969 e nominato maestro dei novizi.
Nel 1971 è stato eletto Priore di Chevetogne e nel 1991 ha ricevuto la benedizione abbaziale come primo Abate di Chevetogne. Dal 1993 collabora con la Congregazione per le Chiese Orientali compiendo diverse missioni, e in forma stabile dal 1997 al 2002, divenendone Consultore.
Dal 2008 al 2013 ha svolto l'ufficio di Delegato Pontificio per la Congregazione Mechitarista Armena di Venezia.
[01623-01.01]

Con le immagini ... ... è più facile



A Lampedusa, il giardino della memoria per non dimenticare

Hanno detto ... ...

CARLO VIGHI, artista
Un'intera nazione in mano agli squali, in nome di una falsa democrazia e con eserciti di avvocati sfruttano il popolo per arricchirsi.
A Roma sono alla ricerca di soluzioni populiste, costano meno e rendono tanto sul piano della comunicazione. LETTA siete senza coraggio!
Si può incentivare l'assunzione di chiunque, ma se non c'è il lavoro è solo un'operazione "estetica"; LETTA ci vogliono ben altre riforme.
Nota a margine, fare figli in questo paese se non sei ricco è un'avventura, un azzardo, una sfida con rischi molto alti. Ma che Paese è?
I ragazzi devono rinunciare alla patria per vivere, sparsi nel pianeta sono i testimoni del nostro fallimento e della mancanza di coraggio.
Faccio un bel discorsetto populista di quelli che non piacciono a LETTA. Dopo 5 anni di crisi siete tutti lì NON AVETE PERSO UN POSTO LAVORO
 
RENATO BRUNETTA, capogruppo Pdl
Il Guardasigilli non deve dimettersi, anzi, martedì prossimo, quando riferirà alla Camera io la difenderò ma le ricorderò che i due pesi e le due misure non sono accettabili.
Come non si può fare un parallelo con il caso Berlusconi - ha aggiunto Brunetta riferendosi al caso Ruby nell'Intervista a Maria Latella su Skytg24- sarebbe ipocrita non farlo. Tutti gli italiani stanno pensando questo: 7 anni a Berlusconi per una telefonata in questura per sapere se una persona, che non aveva fatto nulla, poteva essere affidata a qualcuno che si prendesse cura di lei.

MAURO DEL BUE, giornalista de Avanti!
Una volta il Pci ci teneva ad alcuni valori non negoziabili: il rapporto col sindacato e in particolare con la Cgil, la pace, il valore dell’arco democratico, l’unità della sinistra alla quale spesso sacrificava legittime posizioni. La Dc aveva in mente la sua centralità sia rispetto alla destra sia rispetto ai comunisti, credeva nei valori della Chiesa, senza mai delegarle il suo ruolo politico, voleva consolidare il rapporto con gli Stati uniti. E altro, molto altro. Oggi la politica ha subito una involuzione. Certo non esiste più un mondo rispetto al quale stabilire le discriminanti del passato. Ma rispetto al nuovo mondo i partiti italiani, che hanno ripudiato quelli del Novecento, e questa è una anomalia di tutta l’Europa, non hanno saputo proporre nuovi valori. Sembra che anche il Pd sia stato ormai inficiato dal fondamentale criterio di scelta del Pdl: la popolarità, stabilita attraverso i sondaggi. Non importa se si ritene giusto quel che si sostiene, l’importante è che sia gradito. Renzi rappresenta meglio di altri questo approccio. Anche perché è certamente il più nuovo e il meno legato alle esperienze del Novecento politico italiano.

domenica 3 novembre 2013

Come e perchè in Italia è possibile che esista gente che dopo un anno e mezzo di lavoro venga liquidata con 5,5 milioni di euro ?

La vicenda del figlio della Cancellieri merita di essere  chiarita.
Essere assunto in un’azienda, come ha fatto Piergiorgio Peluso (figlio della Cancellieri), e dopo un anno e mezzo andare via facendosi liquidare con cinque milioni e mezzo di euro, è  fuori da ogni logica.
Logica da umani normali, si intende.
Mamma Cancellieri ha avuto un qualche ruolo nella esosa pretesa?
Tutti gli organi di stampa lo escludono.
Che tra famiglia Ligresti e famiglia Cancellieri trascorresse buon sangue è scontato e fin qui nulla di male. Tuttavia dalle intercettazioni sembra che il consiglio di amministrazione della Fonsai abbia deliberato contro il parere dei Ligresti.
Peluso si lamenta infatti  che i Ligresti costavano troppo, addirittura 100 milioni per spese varie, all’azienda.
I Ligresti accusano Peluso di voler svalutare l’azienda e volerla offrire a zero euro ad altri.
Da questi contrastanti punti di vista sono scaturite  le dimissioni e la buonuscita di cinque milioni e mezzo. Dunque pare che i rapporti tra le due famiglie non fossero assolutamente idilliaci.
Resta pero' il fatto del gesto della Cancellieri verso Giulia Ligresti. L’avrebbe fatto anche per altri? 
Lei lo sostiene.  
È vero che le colpe, o in questo caso i soldi, dei figli non ricadono sui genitori. Ma è anche vero che una mamma così importante non può comportarsi  così distrattamente.

Albania. C'è un paese nei pressi di Argirocastro dove si coltiva ... l'erba

Sul Corriere della Sera di oggi è offerto di leggere che a  LAZARAT (Albania) l'unico angolo di legalità è il cimitero del luogo, comunque assediato da migliaia di piante di cannabis.
Di fianco al cimitero ci sono poche case. Nel paese di quattromila abitante ci sono due bar con le tv sintonizzate sui canali di sole notizie. 
Le stradine di terra battuta portano verso le montagne.
L’odore è forte e riconoscibile. Si sente già all’ingresso di Lazarat, a 230 chilometri a sud di Tirana.
L’aria pizzica la gola. E molti tossiscono. Donne e ragazzi lavorano intensamente.
Tanto che, nelle ultime settimane, 700 di loro sono finiti in ospedale. Tutti con gli stessi sintomi: vomito, diarrea, problemi cardiovascolari. E tutti per la stessa causa: «Intossicazione da cannabis dopo aver lavorato nelle piantagioni», certifica Hysni Lluka, responsabile del pronto soccorso dell’ospedale di Argirocastro, capoluogo situato nell'area dello storico Epiro.
A Lazarat non è facile arrivare. La polizia non ci mette piede da anni. Lo sanno anche i giornalisti locali. L’hanno chiamato in diversi modi. «Villaggio della marijuana». «Capitale europea dell’hashish». «Repubblica dell’erba».
Di sicuro ci sono le 350 mila piante di canapa coltivate in 320 ettari. «Ogni anno da Lazarat escono 900 tonnellate di prodotto per un valore di mercato pari a 4,5 miliardi di euro», calcola la Guardia di finanza italiana.
«Non siamo dei criminali - si arrabbia Aferdita -. Senza la marijuana saremmo morti: non c’è uno straccio di lavoro». Giovani e anziane tagliuzzano la cannabis sedute per terra o su contenitori rovesciati di pittura per pareti.
Foglie in una mano, forbici o cesoie nell’altra, una volta finito appendono quel che resta in impalcature realizzate con assi di legno e fili di ferro.
A Lazarat nove famiglie su dieci campano su questo mercato. Ognuna produce in media una tonnellata all’anno. E ogni chilo viene venduto a 300-320 euro. Gli abitanti sono poco meno di quattromila.

Hanno detto ... ...

VITTORIO ZUCCONI, giornalista
1) Quante porcherie sono commesse nel mondo sotto l'etichetta " umanitaria".
2) La cosa piu' grave non e' la telefonata della Ministra per i Ligresti. E' il non capire di avere fatto una cosa grave.

PIETRO MANCINI, giornalista
Comunque, rispetto al "governo della malavita" come fu definito l'esecutivo Giolitti pre-Benito questo e' migliore: il governo dei Ligrestos.
Rimpiangeremo Mastella che si dimise dopo l'inchiesta sulla moglie avviata da DeMagistris che gli avvisi di garanzia non li negava a nessuno ?


MAURIZIO BELPIETRO, direttore di Libero
Proprio un peccato che Letta si sia giocato tutto il coraggio a disposizione per cacciare in malo modo Biancofiore e Idem

SALVATORE LIGRESTI, imprenditore amico della Cancellieri
Parlai con Silvio Berlusconi per non far trasfetire l'allora prefetto Cancellieri

In Sicilia il gattopardo non è mai morto ed il Pd ne incarna le funzioni. Tutti nella finta sinistra per restare a destra

Il nuovo PD  fa ridere, .... meglio .... fa piangere.
Nell'Agrigentino i segretari sezionali in molte realtà sono personaggi storicamente appartenenti al centro-destra. 
Il caso più eclatante, lo segnala finalmente pure La Repubblica (non potendo più occultarlo) è quello di Favara, dove alla guida della sezione del Partito Democratico, il partito ex-Pci, è stato eletto Carmelo Vitello, già candidato al Consiglio comunale nella lista di Futuro e Libertà e poi assessore di una giunta targata Fli, il partito del neo-fastistoide Gianfranco Fini.
A Porto Empedocle il nuovo segretario del Pd è Maurizio Restivo, aderente al movimento Sicilia vera di Cateno De Luca fino a pochi mesì fa.
 

sabato 2 novembre 2013

Ragazzi in piscina. Il pasticcio che lascia la bocca amara

La segnalazione
Ci viene segnalato che il Comune di Contessa da qualche anno promuove lodevolmente l'iniziativa "ragazzi in piscina".
La piscina prescelta e' quella di Chiusa Sclafani con cui il Comune verosimilmente intrattiene una Convenzione.
La segnalazione pero' verte su un aspetto, che se dovesse risultare fondata nella sua completezza, sarebbe auspicabile che immediatamente venissero adottate le misure correttive. Anche perche' la questione sarebbe gia' stata oggetto di una interrogazione consiliare.
 
Pare che:
1) il Comune non dispone di un regolamento che disciplini la selezione dei ragazzi beneficiari (nel sito istituzionale non vi e' traccia, infatti).
Non e' pertanto di facile comprensione come possa essere curata in senso "oggettivo" e non soggettivo la graduatoria dei beneficiari.
2) da quanto ci viene segnalato pare che ne' il reddito, ne' l'Isee, ne' la consistenza del nucleo familiare fanno incidenza nell'individuazione dei fortunati che possono andare "in piscina" sfruttando la Convenzione del Comune.
3) Se per caso in un anno gli elementi del punto 2 hanno avuto una qualche rilevanza, l'anno successivo essi diventano irrilevanti.
Pare inoltre che in Consiglio Comunale -durante la trattazione dell'interrogazione- dai funzionari sono venute delle scuse per "il pasticcio".
 
Saremo felici di riportare la notizia che a "pasticcio" appurato segua l'urgente riparazione dei guasti ai danni degli "aventi diritto".
 

Occorre un cambiamento culturale nell'inferno delle carceri italiane. Parola di ministro

Il punto di vista di Annamaria Cancellieri
"Sono serenissima e tranquilla, pronta a rispondere a qualunque domanda. Il mio è stato un intervento umanitario, mosso da un detenuto che poteva morire. Se fosse morta cosa sarebbe accaduto?".
Così ha risposto al Tg1 il ministro della giustizia Annamaria Cancellieri sulla vicenda di Giulia Ligresti: "Non siamo tutti uguali davanti alla legge? Certo! Non ci sono detenuti di serie A e serie B. Dobbiamo lottare per migliorare il sistema carcerario, ma queste cose non aiutano".
"Ribatterò punto su punto alle inesattezze e alle falsità dette e scritte su di me in questi giorni" aveva detto il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, partecipando questa mattina alla commemorazione dei caduti del Dap.  Il ministro ha tenuto a dire ai familiari delle vittime che il loro sacrificio non è stato vano.
Secondo fonti di agenzia il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, riferirà al Parlamento sul 'caso Giulia Ligresti' martedì alle 16, nell'Aula del Senato.
 
Intervenendo al Congresso del Partito Radicale, il ministro ha detto:
"Non ho intenzione di dimettermi"
"Un ministro ha molti doveri ma anche il diritto a essere umano"
"Voglio vivere in un paese libero"
"Abbiamo lavorato molto e andrò a Strasburgo a testa alta a dimostrare che l'Italia è un Paese civile e vuole essere degno della sua tradizione di civiltà".
"Ho ascoltato, ascoltato, ed ho capito che occorre un cambiamento culturale nel mondo e nell'inferno delle carceri, e ora sono pronta ad andare a Strasburgo".

Dialogare o perire - ‘të lafoset o të vdiset’.....................di Paolo Borgia

di Paolo Borgia
Kompleksitet
Prishja e vetës
Tërbimi çè zien tek ajri rreth nesh, rrjedhim i karakterit të copëtuam dhe rrëmbimthi në  ndërrim të shoqërìsë  pas-moderne, ë’ shkaktuar nga një fuqì keqane: kompleksiteti, çë ngë mënd të ndëlgonet vetëm si ngatërrimë por si ekzistencë e fshehur e njëi bote imagjinare paralele ndaj realitetit mbi të cilin pasqyron magarìnë e saj.
Si një virus, ashtu thonë, ka fëlliqur çdo mjedis të ekzistencës, tue prodhuar ndërrime, dalja fundore e të cilëvet ngë ë’ e përfytyreshme dhe e sigurt dhe për të cilën ngë kemi ngjera më sot ndonjë kundërhelm. Murtajë e vërtetë, ka fëlliqur: vetat, pa ndonjë farë përvojë të mëparshme, shtetet, të xhehur nga një kulturë e bashkëpranuame dhe të shtrënguar në një ndërmjetësì të vazhdueshme në mes realitetesh të ndryshuame, bota, tek ekuilibri shumë i paqëndrueshëm ndër lokalizëm dhe universalizëm. Pajisjet kulturore, me të cilat ka klënë pajisur ngjera më sot njeriu, ngë janë më të mjaftueshme, në gjëndje të bëjnë ballë sfidavet dhe për të stisur fshatin global të së ardhmes.
Ky filis i helmtë i ra botës së kulturës çë ë’ magjepsur nga gjerësìa e pluralizmit por ngë arrën t’e bashkojë me pyetjen përkatësìe universale, e pazonja, si ë’, të shprehë ndonjë farë vetëkritikë, për të kërkuar të bashkëlidhet me të ndryshmet të “vërteta” të pranishme te tregu i mendimit. Jermìa fuqìe e çetavet politike, satrapë të rinj, pajisi kompleksitetit lëngun kulture, tue prodhuar në jo paralizën e institucionavet, sigurisht një rënie operative te prodhimi i “së mirës së përbashkët”, të ndiejtur te një pjesë e madhe të pianetit, të tmeruam dhe të pambrojtur.
Te qëronjet e shkuame, njeriu ka marrë  parasysh dhe ndërtuar njëjtësìnë  e tij tue e lidhur përherë me një  serì faktorësh: familje, institucione, vende gjeografike, kulturë  e prejardhjes, vlera e besimevet dhe zakone. T’e bëje një njëjtësì ish një udhë nga një etapë në njetër, ku ish mjedisi njerëzor rrethues çë caktojë pëmbajtjet dhe përvojat hap pas hapi; gjithë kjo dashurohej o urrehej por kurrë mënd të mos mirrej parasysh. Nanì, transformimi i shpejtë shkenco-teknologjik e shoqero-politik gjinon një paqëndrueshmërì të pandërprerë, të pandalshme te proceset kulturore çë dërmojnë proceset formuese e njëjtësivet vetjake. “Në vetmì” pa përkrahje dhe pa sigurì individi duhet «të llojasë, të mejtojë, të planifikojë, të harmonizojë, të kontratojë, të vendosë, të hajë fjalën (të staksë) – të nisë pameta nga fillimi: këto janë urdhëroret e “lirìsë së rrezikshme” në të cilët përpiqet jeta me përparimin e të klënit modern», te krahasimi i vazhdueshëm ndër njëjtësì çë ka të ndërtohet dhe tjetërsìtë, majdena për atë çë i përket hulumtimit për të vërtetën, qoftë të brëndëshme qoftë për ndërtimin bashkëlidhore. Rritja e dialektikës e vërtetë – dyshim, tue bërë ballë procesevet të ndërveprimeve shoqërore, shton vështirësìtë o edhe ndalon t’u përbërit të lidhjes njëjtësì – tjetërsì.
Ashtu duket lënësì e pahjeshme, sot, të mendohen fjalë çë anojnë për të marrë vesh, për të ribashkuar, si ‘vëllazërì’, sepse ‘të voglat’ vëllazërì historike – si përkatësìa arbëreshe – nanimë ngë duken më ruajtëse nga ‘të tjerët’ – të ndryshmit të afërm të rinj – ndërsa veprimet politike çë i duheshin për të dhënë një ndëlgim fjalës qytetarësì ndoshta kish’t’ishën pranuar edhe nga luzmat çë ndihen të kundërta për të përbërë një ‘përkatësì organike’ kaq e gjerë: një e disiplinuame bashkëkombësì planetare. Por është njëjtësisht (paraç) e vërtetë se zgledhjet  e mëparshme bishore historike nanì bëjnë dre për kthimin në fushë të vet, ashtù si shkon përpara te brezat e rinj pyetja ekzistenciale nëse të mos jetë mungesa e njëi të rrenjosur njëjtësì – fuqi vetjake – gjithë kulturore burimi i brëndshëm çë shkakton rënie të ngjashme.
Duhen marrë parasysh vetë-pohimet e pasosme nga ana e të ndryshmit grupe etno-gluhësorë  si ushtrim kultoror i projektuar për të përvijuar karakteristikat e njeriut modern thërritur për të rruar dhe për të administruar kompleksitetin; duhet vatur mbatanë, tue plotësuar triadën e lirìsë dhe të barazìsë me të harruamen vëllazërì. Na do të rindërtojmë bashkësìnë, t’e bëjmë më mirëdashëse, pa pasur dre për të mëndshmit konflikte të brëndshëm. Ndërveprimi, edhe konfliktual, «është një karakteristikë e përjetshme e jetës shoqërore, një [nga të sajatë] pjesë përbërëse klënësore», vend fisiologjik në të cilin njeriu mënd të bëjë të shpiket veta (të spikatë vetën), individ i zoti të bashkërenditë, të ndërlidhë të ndryshmet presione në të cilat ai ndodhet të rrojë: arena nga e cila ngë jiket por te brëndësìa e së cilës bëhet përvoja e vuajtjes së përbashkët, ndahen dre dhe tmere. Me një fjalë, «dilema e sotme duket e qartë: ‘të lafoset o të vdiset’»._
31.10.2013
 
Complessità
La spoliazione della persona
L’inquietitudine che serpeggia nell’aria intorno a noi, frutto del carattere frammentario e, in cambiamento frenetico della società post-moderna, è causata da una forza malefica: la complessità, che non può essere intesa solo come complicazione ma come l’esistenza nascosta ai più di un mondo immaginario parallelo alla realtà sulla quale riflette il suo meleficio.
Come un virus, così ci dicono, ha contaminato ogni ambito dell’esistenza, producendo cambiamenti, il cui esito finale è inimmaginabile ed incerto e di cui non si possiede al momento alcun antidoto. Vera e propria peste, ha contaminato: le persone, prive di una qualche precedente esperienza, gli stati, privati di una cultura condivisa e costretti ad una continua mediazione tra diversificate realtà, il mondo, nell’equilibrio fortemente instabile tra localismo e universalismo.
Gli attrezzi culturali, di cui è stato dotato fino ad oggi l’uomo, non sono più sufficienti, adatti ad affrontare le nuove sfide e a costruire il villaggio globale del futuro.
Questo germe ha colpito il mondo della cultura che, è ammaliato dalla ampiezza del pluralismo ma, non riesce a coniugarlo con l’istanza di appartenenza universale, incapace, come è, di formulare una qualche propria autocritica, per cercare di relazionarsi con le diverse “verità” presenti nel mercato del pensiero.
Il delirio di potenza dei ceti politici, nuovi satrapi, ha fornito il brodo di coltura alla complessità, producendo se non la paralisi delle istituzioni, certo un rallentamento operativo nella produzione di ‘bene comune’ avvertito in molta parte del pianeta, sgomento e inerme.
Nel passato, l’uomo ha considerato e costruito la sua identità sempre legandola ad una serie di stabili fattori: famiglia, istituzioni, luoghi geografici, cultura di origine, valori delle credenze e costumi. Farsi una identità era un cammino fatto a tappe, dove era l’ambiente umano circostante a fissare i contenuti e le esperienze passo dopo passo; tutto ciò si amava o si odiava ma mai si sarebbe potuto ignorare. Ora, la rapida trasformazione della realtà scientifico-tecnologica e socio-politica genera una mutevolezza ininterrotta, irrefrenabile nei processi culturali che sgretolano i processi formativi delle identità personali.
“In solitudine” senza sostegni e sicurezze l’individuo deve «riflettere, pensare, pianificare, armonizzare, contrattare, determinare, ritrattare – e ricominciare da capo: questi sono gli imperativi della  “libertà rischiosa” in cui si imbatte la vita con l’avanzata della modernità», nel confronto continuo tra identità da costruire e le alterità, specie per quel che concerne la investigazionericerca sudella verità, interiore o di costruzione relazionale che sia.
La crescita della dialettica verità-dubbio, investendo i processi di interazione sociale, aumenta le difficoltà o ferma addirittura il costituirsi del rapporto identità-alterità.
Così sembra indecente follia, oggi, pensare a parole tese a convenire, a riunire, come ‘fratellanza’, perché le ‘piccole’ fratellanze storiche – come l’appartenenza arbrescia – ormai non appaiono più protettive dagli ‘altera’ – i diversi contigui novelli – mentre le azioni politiche che occorrerebbero per dare un senso alla parola cittadinanza forse dovrebbero essere accettate anche dai molti che si sentono ostili a costituire una così vasta ‘appartenenza organica’: una disciplinata connazionalità planetaria.  Ma è parimenti vero che le precedenti soluzioni belluine storiche  fanno ora paura per le ricadute in campo proprio, così come si fa largo nelle nuove generazioni l’interrogativo esistenziale se non sia la mancanza di una radicata identità-forza personale – tutta culturale la scaturigine interiore che decreta analoga decadenza.
Occorre considerare le infinite auto-affermazioni da parte dei vari gruppi etno-linguistici come esercizio culturale proiettato a delineare le caratteristiche dell’uomo moderno chamato a vivere e a gestire la complessità; andare oltre, completando la triade della libertà e dell’eguaglianza con la disattesa fratellanza. Dobbiamo ricostruire la comunità, renderla umana, senza avere paura dei possibili conflitti interni. L’interazione, anche conflittuale, «è una caratteristica perenne della vita sociale, una [sua] componente essenziale», fisiologico luogo in cui l’uomo può far emergere la persona, individuo capace di coordinare, di coniugare le diverse pressioni che vengono dal contesto relazionale in cui si trova a vivere: l’arena da cui non si scappa ma al cui interno si fa l’esperienza della sofferenza comune, si condividono paure e atrocità. Insomma, «il dilemma attuale sembra chiaro: ‘dialogare o perire’».
31.10.13
 

Sicilia. La Festa dei morti

In Sicilia oggi -2 Novembre- è la festa dei morti; non la commemorazione dei morti, ma la festa dei morti. Festa di fiori, colori, nostalgie.
I bambini nella mattinata, svegliandosi, trovano sul tavolo dolci che una volta erano i "pupi di zuccaru" ed oggi prevalentemente frutta martorana. I genitori dicono loro che sono stati i "morti" a portarli nel corso della notte.
Oggi nei cimiteri dell'isola c'è il via vai di grandi folle, famiglie, singoli e Congregazioni religiose vanno a fare "visita" ai defunti.
Nei cimiteri, sulle tombe, vengono deposti mazzi di fiori e vengono accesi i "lumini di cera".
In Sicilia oggi, il due Novembre, non si piange per i morti. Con loro, per loro, è festa; la festa dei morti.

Hanno detto ... ...

GIOVANNI VALENTINI, giornalista de L'Espresso
Caso Cancellieri: quello che più mi sorprende è l'ingenuità, la sprovvedutezza o l'improntitudine di certi personaggi che parlano al telefono!
 
CLAUDIO PETRUCCIOLI, già presidente CdA della Rai
Berlusconi continui a imperversare e Cancellieri se ne vada.
Per l'Italia di oggi va bene così.
CARLO VIGHI, artista
.. Non stiamo discutendo sulla qualità o moralità dell'intervento ma sulla strumentalizzazione del potere anche se a fin di bene.
Ed infine altre detenute probabilmente soffrono di patologie più o meno gravi, queste a chi si rivolgono?

ELVIRA TERRANOVA, giornalista palermitana

La Protezione civile aveva annunciato due giorni fa allerta meteo per Palermo e dintorni "per le prossime 24-36 ore". Da giorni splende il sole

ROSARIO CROCETTA, governatore della Regione Sicilia
«Nel giorno della ricorrenza dei morti sarò a Lampedusa, per depositare un fiore su ognuna delle tombe degli immigrati morti in mare e sepolti nell'isola».



 
 
 
 

Con le immagini ... ... è più facile



 
 
E il Pd si insedia nel Centro-Destra per soppiantare il berlusconismo decadente
Serve un Partito di Sinistra, serve un Partito Socialista
 

venerdì 1 novembre 2013

Tutti Santi. Nel terzo millennio è possibile essere santi, essere perfetti ?

Primo Novembre, festività che il calendario liturgico della Chiesa Romana dedica a “Tutti i Santi”.
«È possibile esser santi oggi?».
Molti ritengono che i santi appartengono ad un tempo passato e rtengono che il rumore, le luci del consumismo, il frastuono della tecnologia rendono impossibile –oggi- la santità.
Sicuramente la forma di santità possibile nel nostro tempo non può che essere differente da quella dei primi secoli cristiani; anche se -on bisogna dimenticarsi che- ancora oggi la forma più primitiva di santità, il martirio, ha una frequenza giornaliera in molti paesi, paesi nei quali essere cristiani è una colpa. Questa è la situazione in molte parti della Nigeria, del Pakistan e della Siria, o anche dell’Egitto.
 
In tutti i tempi la Chiesa, o meglio le Chiese cristiane hanno sempre additato delle figure che più di altre si sono accostate alla corretta immagine che il cristiano deve avere di Dio. Immagine che non è quella che frequentemente ci viene lasciata intendere in “catechismi” sbrigativi. Molti di noi hanno di Dio l’immagine del Potente, del Giustiziere o del Miracolistico.  I Vangeli invece ci mostrano un Dio, un Cristo, un Gesù, un Figlio dell’uomo che si offre, che serve gli altri,  che si china sul vicino per curargli le piaghe esteriori e soprattutto quelle interiori.
A seconda dei tempi, e delle idee religiose che prevalgono, le qualità che rendono un essere umano “santo” cambiano.  Talora “Santo”  coincide col concetto di virtù oppure di dedizione;  altre volte con lo sforzo costante e tenace per esprimere più e meglio l’interiore somiglianza divina, impressa in ogni uomo come un sigillo di predestinazione.
La santità è comunque e sempre individuata nella separazione dalla natura bruta.
Oggi l’uomo non è per niente migliore, nei suoi istinti e nelle sue passioni, dell’uomo di mille o duemila anni fa, ma ha in sé alcuni istinti, alcuni modi d’essere sconosciuti allora. La violenza oggi non passa più per coraggio, l’astuzia o la furbizia non sono più equiparate all’intelligenza.
Nella generalità dei casi -oggi- l’umanità non ammette la tortura, la privazione della dignità e della libertà umana; gli stessi tiranni e gli uomini di potere cercano di coprire i loro soprusi, le loro ruberie e le loro sconcezze di fronte all’opinione pubblica e, quando ne hanno l’occasione, parlano con disinvoltura dei diritti dell’uomo!
Ieri san Francesco e sant’Antonio suscitavano commozione predicando agli uccelli e parlando con i pesci; oggi, pur permanendo l’antica ferocia nei cacciatori, si moltiplicano le associazioni a carattere protettivo degli animali e delle piante. Il gesto di san Francesco è divenuto atto spontaneo in tanti uomini che lo compiono con naturalezza, come inerente ormai alla loro natura.
Verosimilmente oggi i “santi” saranno pochi e nascosti, però la santità come sentimento umanizzante è sicuramente molto più diffuso.
Si, sono diminuiti gli uomini straordinari ma, forse, è aumentato il livello di umanità, almeno in alcune parti del mondo.

Hanno detto ... ...

BOBO CRAXI, politico
1) I ministri degli esteri di mezzo mondo sono fuori dalla grazia di Dio per la storia delle intercettazioni. Tranne Uno.
2) Sulle Leggi il voto e' giusto che sia palese. Sulle persone no. Si tratta di un Principi non negoziabile. Come diceva Benedetto XVI
 
MATTEO RENZI, sindaco Pd Firenze
I senatori si vergognano delle proprie idee e vogliono nascondersi dietro il voto segreto? Assurdo. Ci mettano la faccia e votino
 
BEPPE GIULIETTI, portavoce articolo 21
Anche oggi un grazie a chi continua ad occuparsi dei detenuti a prescindere dal loro nome e cognome.
 
GIOVANNI PEPI, già co-direttore del Giornale di Sicilia
Cancellieri: Ligresti una questione umanitaria? Meglio dirlo in pubblico che telefonare in privato. Il telefono non fa bene alla democrazia
 
DOMENICO FORGIONE, politico
Qualcuno suggerisca a Enrico Letta di ricordarsi di dire alla Cancellieri di dimettersi.
 
GIORGIO BENVENUTO, già segretario generale Uil
 Una buona notizia. Le case di pregio di piazza di Spagna e piazza Navona non saranno più considerate dal Catasto ultra popolari. Era ora

Con le immagini ... ... è più facile



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