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sabato 5 agosto 2017

Flash sulla nostra Storia

Riflettendo sullo stato di "trazzere"
della viabilità del 2017 in Sicilia sotto 
il governo di Rosario Crocetta.

Alla fine del Settecento la Sicilia borbonica sulla problematica della viabilità era sostanzialmente ferma alle trazzere che erano state tracciate dal Greci e poi solo in qualche altro caso dai Romani. 
A quell'epoca, tranne la strada che collegava Palermo a Monreale, non ce n'era una degna di questo nome. Le trazzere erano le autostrade che attraversavano da un capo all'altro l'isola; ma nessuno immagini che servissero per la vitalità socio-economica delle popolazione. Ancora a fine Settecento erano rare o inesistenti le relazioni fra Contessa e Bisacquino ed erano di conseguenza inesistenti i viaggi da Contessa a Palermo, se non -nella buona stagione- da parte dei civili del luogo (i LoIacono) che dovevano rendere i conti alla Deputazione del Regno sui feudi sotto amministrazione dei principi Colonna. 
Le trazzere servivano solamente a "far passare il grosso e il minuto bestiame dall'uno all'altro luogo".

Percorrere le regie trazzere per raggiungere centri vicini (p.e. Corleone) o lontani (Palermo) significava munirsi di rassegnato coraggio come per andare ad esplorare nuovi continenti. 
Il sequestro e la ruberia, se non l'assassinio e l'abbandono dei corpi derubati nei burroni, erano episodi più che frequenti in quel fine Settecento. Nello scrivere queste informazioni ci stiamo rifacendo alla Lettera sulla Pulizia delle pubbliche strade in Sicilia di Vincenzo Emanuele Sergio (1778).

Certo vi erano viaggiatori che visitando l'isola potevano provare grandi emozioni nell'attraversamento dei corsi d'acqua, nn serviti da ponti.
Goethe in quegli anni visitò molte realtà della nostra isola, ma si muoveva con numerose compagnie e spesso col sostegno di militi. Quando fu nei pressi di Caltanissetta gli capitò: "Giunti al fiume Salso, dove cercammo invano un ponte, abbiamo avuto una strana sorpresa.  Alcuni uomini nerboruti, che eran lì bell'e pronti, afferrarono a due a due i nostri muli sotto la pancia con tutto il bagaglio e il cavalier sopra e ci trasportarono, attraversando un profondo braccio del fiume, fino ad un isolotto di ciottoli nel mezzo; appena tutta la carovana  fu raccolta  qui, si passò con la stessa manovra all'altro braccio del fiume, dove quelli, puntando i piedi e a furia di spinte, riuscirono a mantenere le bestie nel giusto percorso in mezzo alla corrente".

Il nostro amico Giuseppe Marchese, appassionato di Storia della Sicilia e recentemente venuto meno, in una sua ricerca scrive che il Corriere postale per raggiungere Sciacca da Palermo esposti a tutte le intemperie dalle più calde e agghiaccianti stagioni, debbono anche rischiare la vita, rischio che essi conoscono più d'appresso per i continui ladroneggi che impunemente si commettono impiegavano 20 giorni, sostando per le ore di riposo  in quei fondaci dove “uomini e bestie promiscuamente dormono”.