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venerdì 19 agosto 2016

Riflessioni laiche. Tutti hanno diritto di fare sopravvivere le proprie culture, confessioni, lingue; ma ...

È innegabile che, oggi, le regole del gioco non 
si fermano alla democrazia procedurale, 
fondata sul principio di maggioranza ...

Tempo fa mi è capitato di leggere lo stralcio di un libretto sul perchè la gente in luogo di studiare, provare di capire e cogliere il senso delle culture diverse, delle religioni diverse, dei punti di vista diversi, preferisce combattere -e nel passato ha combattuto seriamente- molte guerre.
Grosso modo, la spiegazione  che veniva data era che ogni civiltà, ogni modo di vedere il mondo, ogni convinzione "forte", quali sempre sono le religioni e/o le confessioni, vuole imporre il proprio punto di vista, considerato anche negli aspetti secondari come verità assoluta. 
Nella presentazione di quel libretto veniva asserito che le religioni nascono dalla paura, perchè l'uomo di paure -forse di più in tempi passati- ne ha coltivate parecchie, cosicchè dalla paura spunta fuori l'aggressività che non esita a dare sfogo alla rabbia fino a produrre, nelle dimensioni e ai livelli statuali, addirittura le guerre. 

Nei paesi meno sviluppati queste tensioni, soprattutto in materia religiosa, si manifestano sotto forma di vere e proprie guerre (l'Africa lo testimonia) mentre nei paesi occidentali -ai nostri giorni- si manifestano sotto forma di discriminazione, di allontanamento dai centri decisionali (che siano Parlamenti, Consigli di Amministrazione e/o Curie diocesane). 
Da sempre si sono verificate situazioni in cui un'etnia o una confessione, predominante su un'altra punta a plasmare la società a propria immagine e somiglianza.
L'Europa della prima metà del Novecento ha dato prova di odio verso gli ebrei, di astio verso le minoranze etniche dai Paesi baschi, passando per i cattolici irlandesi, per i tedeschi altoaltesini, e arrivare sulle tante minoranze dei Balcani, sugli zingari di ovunque etc. etc.

Non c'è da stupirsi se ogni volta che avanza il pensiero "liberale", quello del rispetto del prossimo in quanto prossimo, e quindi diverso, dopo qualche tempo magari pochi decenni spuntino sussulti da parte delle più varie maggioranze (siano etniche, religiose, linguistiche etc.) per riportare l'ordine, la regolarità, la conformità. Ovviamente si prescinde oggi, nella nostra Europa, dall'uso di metodo pesanti e immediatamente odiosi e si utilizzano di contro tutti gli accorgimenti furbeschi -ma leciti- per mortificare le minoranze ed evitare di irritare la sensibilità dell'opinione pubblica che grazia a Dio qui da noi resta una ancora di salvezza. Almeno oggi.

A discolpa della maggioranza, della gente che ama la conformità e l'uniformità che non ama usare l'intelligenza per scoprire la poliedricità del vivere umano, diciamo che essa generalmente non si accorge di far del male alle "varie minoranze del continente", anzi è convinta di imporre la "verità", la "civiltà" e la "strada giusta". Nella semplificazione la maggioranza trova la propria tranquillità, è sempre disposta a dimostrare di trovarsi nel lecito (o nella legalità, o addirittura nella pienezza dell spirito evangelico).

La minoranza -che non sempre è in condizione di saper valorizzare il proprio patrimonio culturale, linguistico e/o religioso- commenta a bassa voce sull'ignoranza, sulla prepotenza, sull'ingordigia della maggioranza livellatrice e cieca. Bassa voce perchè nelle proprie file regna sempre il dubbio di trovarsi nella parte del torto. E' noto infatti che le minoranze, per dirla con Brecht, non trovando posti nella parte della ragione siedono sempre nella parte del torto. Sempre !!! 
Raramente le minoranza, anche nella moderna Europa, riescono da parte loro, e purtroppo per loro, a individuare i mezzi di tutela appropriati, che pure esistono, e come se esistono !!!

A discolpa della minoranza, incapace in molte circostanze di sapersi fare apprezzare per ciò che porta nei propri bagagli, c'è da considerare che essa è  -purtroppo- facilmente filtrabile. In genere a rappresentarla sono proprio coloro che della cultura, della confessione, della lingua delle più varie minoranze odiano e deprezzano il tutto. Loro missione, spesso confessata, è di standardizzare e livellare.