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mercoledì 21 aprile 2010

Alle 17,oo di oggi l'edizione 2010 di "Shega"

La cerimonia si svolgerà all'Albergo delle Povere


Edward Luttwak
"Si tratta di uno dei momenti più significativi della comunità albanese"
Sarà sotto il segno della cultura bizantina l’annuale incontro internazionale tra le comunità albanesi che vivono nel territorio palermitano, ovvero il giorno di Shega, letteralmente ‘il melograno’, simbolo dell'unità nella diversità, che si celebra, alle 17, all’Albergo delle Povere di Palermo. L’incontro, uno dei momenti più significativi della vita pubblica delle comunità albanesi che ne celebra l’unità, sarà dedicato a Teodora, l’imperatrice bizantina, moglie di Giustiniano.
Si tratta dell’ultima iniziativa del programma delle celebrazioni della Pasqua bizantina che coinvolge i Comuni di Contessa Entellina, Mezzojuso, Palazzo Adriano, Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela. L’incontro, “Teodora e le donne di Bisanzio”, è un convegno internazionale di altissimo livello che, partendo dalla figura dell’imperatrice Teodora, intende analizzare la cultura bizantina come oggetto di dibattito culturale per aprire nuovi dialoghi con il Sud-Est europeo, la nuova linfa delle strategie di crescita comunitaria.
Tra gli interventi, l’assessore regionale ai beni culturali Gaetano Armao, Gaetano Caramanno dell’Unione dei Comuni Besa, Adele Mormino della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Palermo, Edward Luttwak membro del Csis (Center for Strategic and International Studies di Washington) economista e politologo di livello internazionale, Giusto Traina del Dipartimento di storia dell’Università di Rouen, Francesco Gallo dell’Accademia delle Belle Arti di Roma, Camillo Palmeri dell’Istituto Maria Adelaide di Palermo e Cinzia Ferrara dell’Aiap, Associazione Italiana progettazione per la comunicazione visiva. All’albergo delle Povere sarà possibile ammirare le video istallazioni degli artisti Pauline Niks, Jesse Cremers e Marc Hansen.
Al termine dell’incontro, alle 21, si esibirà Eda Zari con la sua band: la vocalist albanese che è una delle artiste più rappresentative del suo paese. Eda Zari proporrà i suoi brani più famosi, in bilico tra la musica tradizionale dell'Albania e i ritmi jazz.

martedì 20 aprile 2010

Goldman Sachs, la banca che doveva monitorare i "derivati" americani, da cui è scoppiata la crisi finanziaria mondiale, è notizia di oggi, presenta bilanci con miliardi di utili.

Affronteremo, nelle prossime settimane, l’esame del bilancio di previsione 2010 del Comune di Contessa Entellina, preparato in termini di bozza, di schema, dalla giunta nei giorni scorsi. Lo faremo con spirito critico, che al contrario di quanto qualcuno pensa non è cattiveria, ma è la condizione necessaria per capire. Senza spirito critico, senza analisi, senza ricorso ad ipotesi alternative a come vanno le cose del mondo, si fa semplicemente l’apologeta, l’esaltatore.
Cerchiamo però, adesso, di capire, ovviamente per sommi capi, in cosa consista la crisi finanziaria in cui è massimamente esposta la Grecia e che all’orizzonte lascia intravedere lo sfascio anche di paesi che, nell’ordine analogico in cui si trovano le loro finanze pubbliche, hanno nome di Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia.

Grecia
Oggi tutte le istituzioni finanziarie del pianeta hanno cancellato dalle loro agende, per quanto riguarda investimenti e soprattutto prestiti, questo paese. La Grecia non è ritenuto un paese credibile, nel senso che non è considerato in condizione di restituire ciò che oggi gli viene prestato.



Questo paese ha un grande debito che mensilmente viene rinnovato –sia pure per frazioni-. Viene rinnovato con altri debiti che però ottiene a tassi di interessi sempre più alti. E’ comunque probabile che da qui a poche settimane nessuno gli darà più un euro, perché troppo preoccupante è la sua situazione. E se il debito non viene rinnovato questo paese dichiarerà bancarotta: non rimborserà più nessuno e resterà insolvente. Non saprà come riprendersi. Sarà un paese nel caos, non potrà pagare né dipendenti pubblici, né pensioni, né, a maggior ragione, i creditori.



L’Europa
L’Europa, ossia l’insieme dei paesi che con la Grecia condividono la moneta unica, l’euro, ha due schiere di paese che nei confronti del paese ellenico hanno atteggiamenti differenti.
Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia vorrebbero che l’Europa intervenisse in soccorso della Grecia, che si avvia -a quanto pare- verso la bancarotta. I quattro paesi ricordati temono, dicono, che la situazione greca può trascinare nei guai la moneta unica di tutti.
I paesi di tradizione anglo-sassoni, Germania in testa, non ritengono di dover, invece, pagare i conti né della Grecia, né dei paesi che si ritrovano nelle medesime condizioni. Attualmente hanno messo a disposizione una linea di credito di 30 miliardi di euro che potrà allungare di poche settimane l’agonia del bilancio pubblico greco. Non serviranno a nulla, nemmeno, i 15 miliardi messi a disposizione dal Fondo monetario internazionale.



Perché si è arrivati a questo punto ?
I greci per lunghi anni, dagli anni novanta, hanno falsificato il bilancio del loro stato. Hanno scritto poste che non coincidevano con la realtà.
Il fatto grave però è che le banche internazionali che avrebbero dovuto verificare la veridicità, la bontà, di quei bilanci sono state compiacenti. Lo sono state sulla scorta di una filosofia, che con l’economia (intesa come disciplina) non ha nulla da spartire. Quella filosofia fu definita: finanza creativa.
Questa parolina, automaticamente, ci riporta in mente il nome di un ministro italiano: Giulio Tremonti. Sette, otto anni fa, questo signore -pure in televisione- parlava di ‘finanza creativa’. Che significa ? Significa più o meno: “finchè la barca va, lasciamola andare; quando i nodi verranno al pettine saranno altri a risolverli”. Il Tremonti che teorizzava quella filosofia è ancora oggi Ministro delle Finanze e i nodi, da lui inventati (asserendo, per esempio, che l’Italia può indebitarsi all’infinito perché fra le proprie ricchezze ha la natura che, da noi, assurge ad una bellezza che altri non hanno. Egli lasciava intendere che quella bellezza della italica natura esiste, ma non ha poste nei bilanci pubblici) e, quei nodi mostrano oggi di presentarsi all’orizzonte dell’Italia, in un tempo affrettato, stante che Tremonti è ancora sulla cresta dell'onda. Tremonti guida ancora l’economia dell’Italia.
Ecco perché Tremonti, con i governi di Irlanda, Portogallo e Spagna vorrebbe essere generoso con la Grecia, perché una volta creato il precedente, Angela Merkel, premier della Germania, paese in cui la fantasia non sostituisce la concretezza, dovrà aiutare tutti.
La banca internazionale che ha occultato i conti della Grecia, e non solo di essa, è la Goldman Sachs, fino a pochi anni fa ritenuta fra i più bei nomi della finanza mondiale e che oggi è finita nel mirino di tutte le istituzioni di controllo, soprattutto della SEC (la Consob statunitense) che la accusano di avere svolto la sua funzione nel proprio interesse e non della collettività, per la quale si era invece impegnata.



L’imbroglio dove stà ?
Con questa -fino a poco tempo fa- prestigiosa banca hanno lavorato, come dipendenti e/o consulenti, la stragrande maggioranza degli attuali (e dei trascorsi) ministri del Tesoro e delle Finanze, di mezzo mondo.
Per quanto riguarda l’Italia sono state vicine a questa istituzione bancaria: Prodi, Castamagna, Gianni Letta, Mario Monti, lo studio di Giulio Tremonti e l’attuale governatore della Banca d’Italia Draghi (questi i nomi più conosciuti).
La loro filosofia, che ha fatto arricchire la Banca (i cui utili denunciati per il 2009 sono astronomici) ma distrutto i bilanci pubblici di mezza Europa era di rinviare nel tempo i problemi di finanza pubblica, nella convinzione che i bilanci truccati non sarebbero mai stati analizzati stante il prestigio della Goldman.
Quando ci lagniamo dell’irrisolto ‘conflitto d’interessi’ del premier italiano, ignoriamo che l’intero gruppo dirigente del nostro paese (di destra e di sinistra) è in aperto conflitto di interesse con gli interessi degli Italiani. Non è un caso che il (teorico) partito di opposizione, il Pd, non faccia opposizione. Come potrebbe ?

Conclusione
La “finanza creativa” degli ultimi anni, di cui si sono avvalsi governi irresponsabili (autodefinitisi di destra e di sinistra, solo per ingannare l’opinione pubblica) –sostenuti da banche internazionali come Goldman- non ha creato valore; ha distrutto e continua a distruggerne, per rinviare nel tempo (rimandando al futuro) i conti da pagare. Si tratta di conti da pagare che tornano con tutta la forza distruttiva sui governi di oggi e sulle generazioni future.
Spagna, Italia e Portogallo non sono riusciti, per ora, a convincere la rigorosa e precisa Germania a versare un aiuto diretto ed immediato alla Grecia. Ma essi nel sostenere questo paese non pensano ad esso, ma a sé stessi, a  quando toccherà il loro turno di dover mettere in discussione le pensioni, le retribuzioni ed il resto.

La crisi della Chiesa romana non sta nel fatto che un Don Mario respinge i "cattolici" di altro rito dalla SUA chiesa-edificio


E' proprio vero ! la Chiesa romana, la Chiesa di Ratzinger, è combinata male.
A) Il gruppo dei porporati di vertice, il gruppo di coloro che dovrebbero difendere l'immagine del papa, ogni volta che aprono bocca è come se suscitassero un vespaio; in pratica attorno al papa teologo pare che stiano volutamente creando terra bruciata (rif. Cardinale Bertone sull'omofobia, predicatore Cantalamessa sugli ebrei, etc.).
B) lo scandalo sulla pedofilia, per decenni illogicamente coperta, sta minando la credibilità dell'Istituzione in ogni dove del pianeta.
C) Il celibato dei preti, in ogni dove (dal più piccolo villaggio alle metropoli), fa il resto -col chiacchiericcio che l'accompagna- a distruggere quella che dovrebbe essere la santità degli uomini di Chiesa.
D) L'ignoranza delle disposizioni di vertice da parte dei sacerdoti, su ogni tema, fa pure essa la sua parte.
D.1- A Contessa Entellina, un prete (Don Mario Bellanca) ignora che verso le processioni e le preghiere dei cattolici-bizantini bisogna avere rispetto e non ha esitato a chiudere la sua Chiesa per 15 giorni (mancata celebrazione della Paraclisis all'interno della Chiesa), come non  ha esitato a far attendere l'ingresso in Chiesa della processione del Christos Anesti (domenica di Pasqua);
D.2- Al funerale di Raimondo Vianello, un prete, un prete di Santa Romana Chiesa, scordandosi delle direttive della Chiesa, dà la comunione a un uomo divorziato, risposato, nuovamente separato ..........
Se la comunione ai divorziati venisse data a tutti, non avremmo nulla da eccepire. Il fatto è che la Chiesa, come il Parlamento italiano -composto da nominati, da designati, piuttosto che da eletti- fa pure essa le "leggi ad personam". A farsi dare la comunione (da divorziato, risposato, riseparato etc. etc.) al funerale di Raimondo Vianello è stato un tale Silvio Berlusconi. Colui che di tutte le leggi se ne fa un baffo (tanto ci sono, per lui, le leggi ad personam).

lunedì 19 aprile 2010

L'Agricoltura siciliana è in crisi - Chi ne è responsabile, cioè il governo regionale, (quanto meno per l'inerzia finora mostrata) scende in piazza

Domani a Palermo, alle 9,30, si svolgerà la manifestazione ''Sicilia agricoltura day'',  indetta dalle sigle Confederazione Italiana Agricoltori - Sicilia e Confagricoltura Sicilia.

Una nota buffa è che anche l’assessore regionale alle Risorse agricole Titti Bufardeci partecipera’ alla manifestazione ”Sicilia e’ agricoltura”. Praticamente il responsabile della politica agricola locale, piuttosto che fare, dalla regia di comando che gli compete, ciò che serve in questa contingenza di crisi, scende in piazza. L'episodio ci ricorda un altro analogo episodio accaduto durante il governo Prodi; allora più di un ministro invece di fare il governante, il regolatore dei processi sociali, scendeva in piazza con i cortei di protesta. Allora come adesso, i governanti protestano contro la loro incapacità a governare.

Chi è che deve assumere le decisioni che servono, che possano alleviare la situazione di crisi ? sembrerebbe che i governanti non abbiano responsabilità, non abbiano i poteri, se scendono -accanto ai manifestanti- pure loro in piazza.
Ma si tratta di governanti o di attori comici ?

domenica 18 aprile 2010

Che bello !! Sul bilancio del Comune ci sono tutte le indennità di carica ! Che bello !! Che bello !!

Comune Di Contessa Entellina.
 La Giunta Municipale in data 15-04 approva lo schema di bilancio da sottoporre al Consiglio Comunale, le iniziative più qualificanti: ammodern. illuminazione pubblica € 500.000,00; ristruttur. campo calcetto € 70.000; viabilità € 75.000 strada colleg. P. Cavaliere "Purrazzaro"; manutenz. idrica, immobili e illuminazione... € 67.000; quota cofinanz. per recupero dell' asilo nido € 50.000 e 450.000 a carico della Regione

Quello sopra riportato è il Comunicato che sul sito Fb del Comune di Contessa Entellina è offerto di leggere. Sembrerebbe che fosse qualcosa di vero. Invece è la trasposizione di alcune voci riprese dal Piano triennale delle Opere Pubbliche. Documento questo che specie negli anni in cui Sergio Parrino è stato assessore ai lavori pubblici e poi sindaco è sempre stato un "Libro dei Sogni", talmente impregnato di sogni che pure Sergio,spesse volte,  crede nel libro.
Certo di quelle cose riportate non c'è dubbio che la manutenzione di qualche cortiletto e di qualche strada si farà, almeno fino a quando fluiranno i soldi delle multe applicate lungo lo scorrimento veloce Palermo-Sciacca. Il resto Sergio ci ha abituati a "sognarlo". Qualcosa conta di realizzarla, nelle intenzioni, col prossimo rimpasto di Giunta.
La verità vera è che questa Amministrazione non ha alcuna credibilità nella gente, non tanto per la modestia delle cose elencate e riprese dal Piano delle OO.pp. che -di per sè- sono fattibili e senza difficoltà alcuna, ma per l'abitudine a cui ci ha condotti a vedere i suoi assessori che non sanno fare altro che i 'pensionati'.
Due anni fà, l'Amministrazione, contava sul 37% del consenso elettorale. Oggi ha perso pezzi della sua base politica e consiliare ed è probabile che dai "sogni" ci porterà ai segni dell'inettitudine più totale. All'inerzia.

Fa senso avere sentito il giorno di Pasqua il sindaco dire: 'farò qualcosa per salvare le tradizioni cittadine' e scoprire che a quindici giorni da allora è stato impegnato a non far nulla, se non a girare tutte le domeniche in macchina per le strade del paese con uno o due assessore, lo sbrigaffacende e ....

Il BILANCIO
quello vero ancora non ci è noto. Il Comunicato su Fb non ne accenna; nulla sappiamo di quanta "immondizia" (cioè la tarsu) ci verrà addebitata, di quanta assistenza fruiranno le persone bisognose (previa imbeccate del sistema sbrigaffacende). Nulla sappiamo dei fondi per la retribuzione, le "una tantum" etc. etc. etc.

Siamo pazienti !
Ci capiterà di parlare del Bilancio. Di quello vero, quello che riporta quanto ci costano gli amministratori con "indennità di carica", "missioni" viaggi a Roma (per poi non trovarsi dove gli altri sindaci si ritrovano) etc.

Ci capiterà di parlare di quali sono le spese incomprimibili del nostro Ente.
Lo faremo senza peli sulla lingua e senza reticenze. L'Amministrazione attuale non ha una "politica" perchè il Sindaco, a due anni dall'insediamento, non ha ancora presentato il programma di mandato. E' una Amministrazione del giorno per giorno; nulla ci attendiamo da essa.

1987: Il dialogo ecumenico ed il rispetto delle Chiese Orientali (comprese le cattolico-bizantine) non erano ancora affossati - 2010: basta un Don Mario di Cianciana qualunque per rivelare che quel dialogo e quella visione erano finte

DOCUMENTI

LETTERA CIRCOLARE RIGUARDANTE
GLI STUDI SULLE CHIESE ORIENTALI
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Roma, 6 gennaio 1987
SACRA CONGREGATIO
PRO INSTITUTIONE CATHOLICA
Prot. N. 340/86

Eminenze,

Eccellenze,

Reverendi Rettori dei Seminari,

Reverendi Presidi e Decani
delle Facoltà Ecclesiastiche,

In considerazione degli aumentati contatti teologici e pastorali con le Chiese Orientali negli anni che hanno seguito il Concilio Vaticano II, e specialmente durante il pontificato del Santo Padre Giovanni Paolo II, la Congregazione per l'Educazione Cattolica desidera rivolgere alcune riflessioni ai responsabili della formazione sacerdotale per mezzo di questa Lettera Circolare riguardante gli studi sulle Chiese Orientali.



1. Più volte e in varie circostanze, papa Giovanni Paolo II ha parlato del bisogno di comprensione e amore vicendevoli tra Cattolici della tradizione latina e Cristiani, Cattolici ed Ortodossi, appartenenti alle diverse comunità dell'Oriente Cristiano. Commentando la mancanza di comprensione che spesso esiste e l'ignoranza delle tradizioni e dei valori spirituali che configurano l'eredità di tanti Cristiani dell'Europa Orientale, del Vicino Oriente, dell'Africa e dell'India, il Papa ha sottolineato l'importanza di queste tradizioni per la vita e il bene di tutta la Chiesa con l'incisiva affermazione che "la Chiesa deve imparare a respirare di nuovo con i suoi due polmoni, quello Orientale e quello Occidentale" (Discorso ai Membri della Curia Romana, 28 giugno 1985: "L'Osservatore Romano", 29 giugno 1985, p. 5). Le varie affermazioni del Santo Padre illustrano una situazione nella vita della Chiesa che esige seria e profonda riflessione da parte dei pastori e dei responsabili della formazione intellettuale e spirituale delle giovani generazioni della Chiesa. Tale riflessione appare ancora più necessaria e urgente se consideriamo le numerose vicende che hanno dato luogo a contatti tra Cristiani orientali e occidentali in questo secolo. Per stimolare questa riflessione, la Congregazione per l'Educazione Cattolica offre le seguenti osservazioni ed orientamenti.



2. Nei primi anni di questo secolo ci furono delle migrazioni massicce verso i continenti americani di popoli provenienti dall'Europa Orientale e dal Vicino Oriente; queste furono consolidate da nuove migrazioni dopo la Seconda Guerra Mondiale. Negli ultimi tempi, i tristi avvenimenti del Vicino Oriente hanno sradicato, tra gli altri, centinaia di migliaia di Cristiani, obbligandoli ad allontanarsi dalle terre dei loro antenati. Di conseguenza, milioni di Cristiani appartenenti ad ogni tradizione orientale si trovano nell'Europa Occidentale, nel Canada, negli Stati Uniti, in molti paesi dell'America Latina e in Australia. Alcune comunità si trovano anche nell'Africa e sparse nell'India. Non sono più cugini lontani, bensì fratelli e sorelle che vivono ormai accanto ai Cattolici della tradizione occidentale nelle diverse regioni del mondo. Questa realtà comporta nuovi problemi di tipo pastorale, che riguardano l'educazione e la formazione cristiana, la vita religiosa della famiglia, i matrimoni misti tra Cattolici di diverso rito e tra Cattolici e Ortodossi, la pastorale dei gruppi isolati ecc. Ci si potrebbe domandare fino a che punto si conosca la vita liturgica e spirituale, le antiche tradizioni cristiane di questi nuovi vicini; si compiano degli sforzi seri per acquisire e diffondere questa conoscenza e per trovarne adeguate conclusioni pastorali. Ci si potrebbe inoltre chiedere se in alcune regioni almeno la presenza di queste nuove comunità ha dato luogo ad una rinnovata incomprensione o ad un ulteriore allontanamento.



3. Il nostro secolo ha visto un notevole incremento nelle pubblicazioni degli scritti teologici, liturgici ed ascetici dei Padri e maestri spirituali dell'Oriente Cristiano. Le loro opere vengono tradotte in numerose lingue, sia in edizioni scientifiche sia in versioni popolari. Molti Cristiani si propongono di praticare la "preghiera del cuore" insegnata dagli autori spirituali orientali; le comunità religiose, nell'avviare il rinnovamento della propria vita comunitaria, attingono ispirazione dagli scrittori dell'Oriente e dell'Occidente. Può sorgere, tuttavia, la domanda, fino a che punto i Cattolici comprendano ed assimilino correttamente questi tesori che provengono da una tradizione comune: in particolare se vengono trattati talvolta in maniera superficiale, come movimento transitorio del momento, o se si cerca seriamente di studiarli a fondo perché risultino mezzi autentici di crescita nella preghiera e nella vita personale e comunitaria.



4. Il periodo del Concilio Vaticano II e gli anni seguenti hanno segnato una intensa attività a favore 'del rinnovamento e dell'aggiornamento nella Chiesa Cattolica. Lo stesso Concilio nel decreto "Orientalium Ecclesiarum" ha affermato l'importanza delle Chiese Cattoliche Orientali, ha incoraggiato lo sviluppo che dovrebbero continuare ad avere le loro comunità, ed ha sottolineato il ruolo legittimo che spetta loro svolgere nella vita della Chiesa universale. Nel decreto sull'Ecumenismo (Unitatis Redintegratio, cap. 3) il Concilio ha, inoltre, messo in evidenza i grandi tesori cristiani contenuti nella comune tradizione che i Cattolici condividono con gli Ortodossi, nonostante manchi fra loro, nel momento presente, la piena comunione ecclesiale. Il suddetto decreto fa notare, altresì, quanto sia necessario conoscere e stimare questa tradizione per promuovere con il necessario impegno la restaurazione della piena comunione nella fede, nella celebrazione dei sacramenti e nella vita comunitaria.



5. Nell'elaborazione delle proprie decisioni e nell'incoraggiamento che ha offerto ai teologi e ai professori cattolici, il Concilio ha dimostrato la profonda convinzione che uno studio sincero ed approfondito della Tradizione della Chiesa di Cristo non può ignorare le tradizioni particolari delle differenti Chiese cristiane, comprese quelle Orientali. Tornando alle sorgenti essenziali della fede, il teologo di una chiesa particolare non solo si arricchisce attraverso l'esperienza degli "altri" ma, proprio con questo metodo torna alle proprie radici. Nei primi secoli dell'era cristiana, sebbene ci fosse una grande varietà nelle forme di espressione e nella lingua, esisteva tuttavia una meravigliosa comunione spirituale, cosicché i concetti principali della fede venivano formulati nelle lingue dei diversi popoli, in maniera da servire di esempio all'intera cristianità. Studiati in questo ampio contesto storico, gli insegnamenti della fede si comprendono meglio perché sono percepiti come provenienti da un ambiente veramente vivo.



6. Un altro problema posto in rilievo dal Concilio Vaticano II (e.g. Lumen Gentium, Gaudium et Spes, Ad Gentes) è quello di come inserire il messaggio evangelico nelle genuine tradizioni dei diversi popoli. Questo bisogno di inculturazione è stato sottolineato dal recente Sinodo Straordinario dei Vescovi (Rapporto Finale, D. 4). Le Chiese Orientali possiedono una lunga tradizione in questa opera intesa ad insegnare ai popoli cristiani, fin dal battesimo, "a lodare Dio nella propria lingua" (Vita di S. Costantino, Cirillo, XVI, 1 s.). In molti paesi orientali tale inculturazione è arrivata ad una trasformazione e ad una identificazione della propria vita culturale con il modo di vivere cristiano. Lo studio di questo processo può servire di esempio e di orientamento per chi oggi si trova coinvolto in un simile processo; può indicare altresì quei metodi che sono provati, da una esperienza secolare, come vantaggiosi e che si distinguono da adattamenti superficiali, che rischiano di non far altro che danneggiare il processo stesso e forse anche di deformare la stessa fede. Questo studio comparativo può essere utile anche in altri settori della riflessione teologica e pastorale: il rinnovamento e l'adattamento della liturgia, la disciplina canonica con speciale riferimento ai rapporti tra diverse comunità, la storia ecclesiastica, in particolare dove tratta ciò che unisce i Cristiani e ciò che portò alla loro separazione e forse ancora oggi è motivo di divisione,.



7. Riflettendo su questi fatti, sorge spontanea la domanda circa i passi concreti da fare perché la nostra reazione a tali sviluppi sia così positiva da: 1) ridurre ed eventualmente eliminare le tensioni esistenti fra Cattolici occidentali ed orientali, permettendo a questi ultimi di svolgere un ruolo sempre più attivo nella vita dell'intera Chiesa; 2) incoraggiare e promuovere ulteriormente il movimento verso la comunione piena tra Cattolici ed Ortodossi, con persone che siano qualificate per il dialogo tra le due Chiese; 3) consentire alla Chiesa, nello sforzo per rinnovarsi ed andare incontro ai bisogni del nostro tempo, di trarre vantaggio dall'esperienza del passato e della pluriformità delle tradizioni cristiane, che fanno parte della sua storia e della sua eredità.



8. Una risposta completa a queste domande richiederebbe la collaborazione di diversi Dicasteri della Santa Sede, nonché degli Organismi corrispondenti delle varie Chiese Cattoliche particolari. Per quanto riguarda la sua competenza e responsabilità, la Congregazione per l'Educazione Cattolica si permette di proporre i presenti orientamenti.



9. Il Pontificio Istituto Orientale, fondato a Roma quasi settanta anni or sono, è un centro di ricerca e di studi accademici aperti non solo ai Cristiani orientali ma anche a quelli della Chiesa latina. Offre programmi di livello sia istituzionale sia di specializzazione in teologia, liturgia, spiritualità e storia. Possiede, inoltre, una facoltà speciale di Diritto Canonico Orientale. Oggi più che mai c'è bisogno di studiosi adeguatamente preparati in questi campi, a causa dei fenomeni precedentemente descritti. Questa Congregazione esorta quindi i Vescovi e i Superiori religiosi ad incoraggiare sacerdoti e laici, particolarmente qualificati, ad intraprendere studi superiori presso il Pontificio Istituto Orientale, a sostenerli in questi studi e, una volta preparati, ad impegnarli nelle istituzioni diocesane e religiose. I Seminari, ad es., gli istituti per la formazione dei diaconi, dei catechisti e degli insegnanti, sarebbero certamente più efficienti se potessero contare sull'apporto costante di persone qualificate nel campo degli studi orientali.



10. Nei Seminari e nelle Facoltà teologiche, sarebbe inoltre utile organizzare corsi di base circa le Chiese Orientali, i loro principi teologici, le loro tradizioni liturgiche e spirituali. In tutti i Seminari, secondo l'"Optatam totius", n. 16, che riserva il primo posto agli studi biblici, si dovrebbe acquisire una completa e corretta conoscenza dei Padri della Chiesa, sia Orientale sia Occidentale. La grande eredità teologica dell'Oriente deve rappresentare una parte sostanziale di tutti quei trattati che essa ha particolarmente sviluppato e approfondito, sia per arricchire il curriculum degli studi del Rito latino, sia per promuovere una più profonda conoscenza delle Chiese Orientali. La loro ricchezza teologica e spirituale si manifesta specialmente nella dottrina della Trinità, nella Cristologia, Pneumatologia e Grazia, nella dottrina circa il rapporto tra "naturale" e "soprannaturale", nella loro posizione nei confronti del "Filioque", nella natura eucaristica della Chiesa e del "Mistero" celebrato nella liturgia. Tali trattati devono essere svolti da docenti qualificati e adattati alla situazione locale. Il loro scopo è quello di preparare gli studenti al dialogo intellettuale e ad affrontare i problemi pastorali concreti che possono sorgere quando si trovano a vivere insieme comunità religiose differenti, per esempio quelli riguardanti la pastorale dei matrimoni misti e di rito diverso. Dove è possibile, questa formazione deve comprendere il contatto diretto con comunità cristiane orientali e con la loro vita liturgica. Gli studenti saranno aiutati a riconoscere e a comprendere la diversità liturgica e culturale che esiste fra le Chiese Cattoliche Orientali.



11. Nelle Facoltà di Diritto Canonico va riservato spazio sufficiente allo studio del Diritto orientale, come pure allo studio degli elementi essenziali dell'attuale Diritto ortodosso. Una conoscenza di entrambi è necessaria non solo a quelli che sono chiamati ad insegnare in questo campo, ma anche a quelli che dovranno prestare i loro servizi come consultori o officiali nelle curie diocesane, centri di orientamento pastorale, ecc.



12. Nei centri universitari cattolici si avrà cura di includere, nel curriculum generale degli studi, alcuni elementi della teologia orientale. Dove esiste un numero rilevante di Cristiani orientali tra insegnanti e studenti, si presterà particolare attenzione non solo alle loro necessità pastorali, ma si cercherà anche di garantire una loro adeguata formazione accademica secondo le proprie tradizioni religiose e culturali. Dove le circostanze lo consiglino, si possono fondare istituti o facoltà speciali per offrire agli interessati una formazione accademica specifica.



13. Bisognerà provvedere affinché, nei vari centri sopra menzionati, la biblioteca sia convenientemente fornita di libri, periodici ed altro materiale necessario per questo lavoro.



14. Nell'applicazione di questi orientamenti, la Congregazione raccomanda che, secondo le esigenze locali, venga incoraggiata la collaborazione tra autorità e studiosi della Chiesa Cattolica e di quella Ortodossa, in conformità delle prescrizioni del Direttorio Ecumenico, parte II, cap. IV.



15. Nonostante i notevoli progressi fatti finora, appare evidente che esistono ancora Cattolici latini che hanno bisogno di approfondire ulteriormente la loro conoscenza dei popoli, delle tradizioni e delle Chiese dell'Oriente. Decine di anni fa, ne erano consapevoli i sommi pontefici Benedetto XV e Pio XI, dettero inizio alla fondazione e al consolidamento del Pontificio Istituto Orientale, ed esortarono ripetutamente i Cattolici a conoscere e comprendere meglio tali questioni. La stessa sollecitudine fu ancora manifestata dai Pontefici Romani successivi ed espressa in dichiarazioni comuni, come quella di papa Paolo VI e del patriarca Ortodosso Copto, Shenouda II (1973). La Congregazione per l'Educazione Cattolica, nel proporre le presenti riflessioni e orientamenti, desidera rispondere concretamente a queste preoccupazioni più volte espresse e tuttora valide.



Eminenze, Eccellenze, Reverendi Rettori dei Seminari, Reverendi Presidi e Decani delle facoltà ecclesiastiche, vogliamo sperare che i brevi orientamenti sopra indicati abbiano la dovuta accoglienza presso i docenti e gli studenti, perché si possano ottenere i frutti auspicati. Augurando sulle Loro Persone l'abbondanza delle divine benedizioni, ci professiamo devotissimi
WILLIAM Card. W. BAUM
Prefetto

ANTONIO M. JAVIERRE ORTAS
Arciv. tit. di Meta
Segretario

Lettura evangelica domenicale nel rito bizantino

a cura di Giuseppe Caruso
La seconda domenica dopo Pasqua, nel rito bizantino, è dedicata alle donne miròfore. Il termine miròfore significa portatrici di myron, un unguento che veniva utilizzato dai popoli semitici per l’imbalsamazione del cadavere. Secondo i Vangeli, quando Gesù fu calato dalla Croce, essendo la vigilia dello Shabbàt, le donne non ebbero il tempo di ungere il corpo del Signore. Terminato il sabato, “il primo giorno dopo il Sabato”, si recarono al sepolcro per compiere questo ultimo rito di pietà e di amore verso il loro Maestro. Con loro meraviglia trovano la tomba vuota e un angelo che annunzia loro la risurrezione del Cristo e le invita a farsi esse stesse portatrici del messaggio. Esse corrono ad annunciare la lieta notizia ai discepoli e proprio per questo motivo la chiesa bizantina le venera come isapostole, cioè uguale agli apostoli. Tale titolo è riservato, oltre che per queste donne, anche per i Santi Costantino ed Elena che diedero la libertà di culto ai cristiani. Un’Ypakoì che riguarda le mirofore recita:

Giungendo prima dell'alba,
Maria e le sue compagne
trovarono la pietra del sepolcro ribaltata
e udirono dall'angelo queste parole:
Perché cercate tra i morti, come un uomo,
colui che è nell'eterna luce?
Guardate le bende sepolcrali,
correte e annunziate al mondo
che è risorto il Signore,
uccidendo la morte:
perché è il Figlio di Dio,
colui che salva il genere umano.

L’invito dell’angelo non è rivolto esclusivamente alle donne, ma anche a noi che per dono battesimale siamo diventati anche annunciatori della risurrezione del Signore, del Kyrios. Magari non un annuncio esplicito ma sicuramente, e vale a maggior ragione per noi laici, un annuncio fatto di testimonianza in tutti quegli ambienti in cui siamo chiamati a lavorare e ad operare, ambienti intra ed extraecclesiali. Un invito, dunque, a brillare anche noi della luce della risurrezione, divenendo, per dirla con San Giovanni, figli della luce e non delle tenebre. Un invito che tocca soprattutto attualmente le nostre comunità parrocchiali.

venerdì 16 aprile 2010

Grazie Papàs Nicola

Ho assistito al programma televisivo, riportante, anche, l'intervista rilasciata da Papàs Nicola sul clero uxorato.
Sono, oltremodo, orgogliosa e fiera, e come figlia di Papàs e come Contessiota, che Papàs Nicola Cuccia rappresenti il prete sposato nella nostra comunità arberӫshӫ contessiota.
Ho molta stima di Lui e chi lo conosce non può che amarLo. 
Ha un animo nobile, è buono, è mite, è prudente, è umile, è disponibile verso tutti, è dotto senza alcuna ostentazione, è....
Desidero citare un fatto accaduto a Contessa anni fa, ma che mi ha molto colpita, che ha ulteriormente confermato quello che io ho sempre pensato del prete Nicolino. Mi commuove persino il ricordo.
Festa del SS.Crocifisso. Esce la processione. Si scatena il diluvio. Tutte  le persone corrono ai ripari. I portatori contrariati per l'inclemenza del tempo perdono, alcuni, il controllo di sè stessi e nel percorso dell'anticipato rientro imprecano..., e alla fine lasciano il simulacro, proprio lì, all'ingresso della chiesa. A questo punto Papàs Nicola, togliendosi le scarpe, inginocchiandosi, si raccoglie in silenziosa preghiera, stando lì, fermo fino al mattino, con pochi fedeli rimasti.
Questo è il nostro parroco, il Nostro Papàs.
Grazie, grazie, Papàs Nicolino di ESSERCI!!!
 Lucia Schirò

giovedì 15 aprile 2010

In politica, nella religione, sopprimere il -diverso- è sbagliato. Il fascismo a Contessa costrinse a fuggire le persone più aperte

L'identità culturale di Contessa si compone di varie tradizioni. E' il loro insieme, il loro mescolarsi che fanno il "Contessioto", l’abitante del nostro paesino. Attenzione però!
Il mescolarsi non significa che l'una deve competere con l'altra. Quando ciò avviene un pezzo dell'identità muore.

1) In politica quando si fa estinguere l’avversario la società diventa povera
E' successo per esempio che una delle peculiarità locale era, a fine ottocento, la forte sensibilità per la problematica sociale del tempo (l’assurdo latifondismo che creava miseria). Un sacerdote locale, ma con levatura nazionale, Nicolò Genovese, se ne fece portavoce. Il Movimento dei Fasci a Contessa non fu inferiore per dibattito, analisi e impegno a quello di qualsiasi altro paese della provincia. Il Genovese alimentò fino a quando potè quella sensibilità, seguì con occhio di religioso i moti dei combattenti del 1919 e poi la debole resistenza al Fascismo. Si il Fascismo locale estirpò la sensibilità dei contessioti per i problemi locali, non recuperato nemmeno dalle occupazioni del dopoguerra. Molti di quegli uomini che col moto dei Fasci Siciliani e con quello dei Combattenti volevano un mondo migliore, qui a Contessa e non altrove, furono costretti da altri contessioti (che noi diciamo i più ottusi) ad emigrare, a scappare in America. Oggi a Contessa ciascuno di noi, per risolvere i problemi di natura socio-economica si rivolge al sindaco, al suo sbrigafaccende, perchè possa lavorare qualche settimana negli scarsi cantieri di cui il comune dovrebbe soltanto controllare la buona esecuzione. Ma se il comune fa il collocatore grazie a compiacenze, come può poi controllare la buona esecuzione ? Nelle realtà civili i sindaci hanno altro da fare che impostare gente.
Ebbene se la porzione di contessioti fascisti di allora non avessero estinto la porzione soccombente "aperta ai problemi sociali" oggi la sensibilità complessiva del paese sarebbe molto più civile, più evoluta dell'attuale stasi della ragione umana.
Oggi siamo al punto che piccoli personaggi si dicono di "sinistra" solo per riscuotere l'indennità di carica, ma facendo i "sirvizza" a chi persegue valori opposti. Badate bene, non avviene solo a Contessa. Alla provincia di Catania il candidato Pd ha perso le elezioni vinte dal candidato Pdl. I due si erano scontrati su visioni diverse della società. A un anno dalle elezioni, l’ex candidato pd è stipendiato dal vincitore pdl, [ un consulente. Totò direbbe “Bisogna pur campare”.
Italia 2010.

2) Tema locale fra “greci e latini”
Quanto sopra mi è servito per affrontare il problema che si dibatte (si fa per dire. Dibattere è parola seria che a Contessa non si usa da parecchi decenni) in questi giorni. Il prete di rito latino Don Mario Bellanca ha respinto i greci nella quindicina di agosto 2009 dalla sua chiesa, dove volevano cantare la Paraclisis, ed ha offerto il giorno di Pasqua 2010 il massimo della cattiva accoglienza alla processione bizantina del Christos Anesti.
Avere tradizioni, sensibilità diverse, non implica l'apertura di una competizione. Significa essere stimolati ad usare il cervello per capire meglio il mondo che ci sta attorno. Avere due tradizioni religiose, entrambi interne al mondo cattolico, fa sì che i contessioti abbiano (dovrebbero avere) una idea più aperta, più ricca, rispetto ad altri siciliani su cosa significhi Chiesa d'Occidente e Chiesa d'Oriente, Ecumenismo (da taluno, nei paesi vicini, confuso per comunismo).
A Contessa, nei secoli passati sono esistite frizioni fra "greci" e "latini". Erano, quelli, tempi tristi a causa delle difficili condizioni socio-economiche dell'isola. I greci locali avevano l'esigenza di difendere la loro identità specifica, salvaguardando il loro status che li faceva più "sicuri" socialmente sul territorio, su cui erano arrivati per primi fin dal XV secolo. I latini nel contesto socio-economico già esistente, nel tempo, tentavano di farsi largo. Ad entrambi, a greci e a latini, il rito religioso serviva da paravento per mantenere, o conquistare, la solidità sociale.

3) La politica 200 anni fa non esisteva
Oggi siamo nel 2010. Voler usare oggi il rito, la chiesa, per duelli che non possono più avere valenze sociali è quanto di più vergognoso si possa immaginare. Le tensioni sociali oggi si scontrano e confrontano su un altro terreno, quello della politica. Nella politica dovrebbero essere presenti protagonisti che sappiano programmare, sappiano selezionare contenuti da portare avanti, realizzare progetti ed infine sappiano consegnare agli elettori risultati concreti.
Attardarsi -nel 2010- a tenere vive tensioni fra i riti di una stessa Chiesa Cattolica fino al punto di respingere processioni, vietare canti che provengono dai primi secoli del Cristianesimo non è altro che IGNORANZA. Certo, i protagonisti alla Don Mario, ma anche i suoi fiancheggiatori, si danno da fare per rivestire il loro pagano e anticristiano comportamento con paroloni che sembrano tolte di bocca a Bersani, a Fini o altri politici, che suonano come par condicio. La verità, però, è una; se la Chiesa di Contessa del 2010 (ma il discorso vale per la Chiesa Universale) non sa leggere il Vangelo, e peggio ancora non lo sa applicare, non lo sa porgere a chi ha sete di giustizia, non può pensare di salvare se stessa gridando "200 - 300 anni fà fu commessa una ingiustizia ai danni dei latini".
Allora, 200, 300 anni fà si era prima della rivoluzione francese e tutte le tensioni della società si scaricavano all'interno della Chiesa, la politica non era stata inventata (per tutti, a Contessa, decideca il barone di casa Colonna). La Chiesa era tutto, allora. Con la Rivoluzione francese è sorta, è venuta fuori la 'politica'. La Chiesa oggi ha un compito, sottolineato a tutto tondo dal Vaticano II, ed è quello di coltivare le coscienze, di aiutarci a percorrere nel miglior modo possibile, dandoci un senso per attraversare la 'valle di lacrime' che è la vita dell'uomo.
E' ignoranza grassa, senza sconti, quella di voler splolverare archivi antichi per aizzare la gente all'orgoglio dei "riti", è salsa di altri tempi e di altre sensibilità. E' fondamentalismo fuori dal mondo. E' roba, come ha lasciato intravedere su questo blog l'amico G.ppe Caruso, di gente frustrata. Come facciamo a criticare il fondamentalismo islamico se a Contessa ci sono proseliti con quei parametri ?
Oggi, tutti, greci e latini, sono sulla medesima barca di una Chiesa che ha problemi ben più seri che valutare se la Paraclisis o il Christos Anesti hanno titolo o meno di essere cantati all'interno di una Chiesa di rito latino.
Conosco sacerdoti, culturalmente di notevole spessore, appartenenti al rito latino che farebbero "carte false" (come si usa dire) per avere all'interno delle loro parrocchie visite e canti bizantini.
4) La chiesa romana rivaluta la chiesa bizantina e padre Mario cerca autonomia che gli faccia ottenere un posto al sole

La valorizzazione della spiritualità bizantina in Italia non la fanno i 'papas' e nemmeno i loro due vescovi di Piana degli Albanesi e di Lungro, la fanno grossi esponenti del mondo cattolico latino che si chiamano Enzo Bianco (priore di Bose), Mons. Paglia, guida della comunità di Sant’Egidio e molti altri uomini di valore "latini".
Rivedete tutto, cambiate le carte in tavola

Insomma:
Padre Mario, Amici di Padre Mario, i tempi odierni esigono il contrario di ciò che ci fate capire che vogliate fare. Aprite, pertanto, le porte della chiesa della Madonna della Favara, fate entrare i 'greci' tutte le volte che lo desiderino (e quando vi pare che si siano stancati di venire, andateli a cercare). Invitate non solo i 'greci' di Contessa (che sono cattolici come voi. Il Vangelo vi direbbe per questa ospitalità: Che merito ne avrete?) ma anche i 'rumeni-ortodossi' delle decine di parrocchie che sono state aperto in Sicilia, e dite loro che se vogliono la vostra Chiesa possono averla, eventualmente, per officiare anche ogni giorno.
Non fate ridere il mondo con la "par condicio" (si, il nostro sito ha quintuplicato le visite dal giorno di Pasqua).
Cristo richiamò severamente quei discepoli che volevano essere primi e premiò, o premierà, coloro che erano e saranno ultimi. Nulla disse per i parconditi.
Leggete gli atti del Vaticano II , additate i greci come fratelli a cui volete consentire non solo quei canti su cui avete posto in forma ufficiale o ufficiosa il veto. Ai greci consentite di elevare nella vostra chiesa altre decine e decine di canti provenienti dai repertori dei primi cristiani (che, lo saprete, cantavano in greco).
La Chiesa di Roma vuole che le Chiese orientali non tengano per sè questo patrimonio che, oltre che culturale, è espressione di una fede antichissima.
Inserite pure voi, nella liturgia italiana di ogni domenica, i canti bizantini. Non solo, state vigili sui greci perchè non contaminino questi preziosi canti con i moderni canti in idioma italiano. Richiamate papas Nicola a non fare troppo uso dell'italiano all'interno della liturgia bizantina.
Rivoltate il calzino, non sostenete l'indifendibile. Date ai greci non un solo un 8 settembre l'anno, ma altre dieci, cento, mille occasioni di preghiera con il vincolo che tirino fuori quanti più inni dei primi cristiani.

5) Lasciare alla politica le chiacchiere da par condicio
Le guerre, quelle dal sapore prettamente politico, che sanno di rivincite, prepotenze, arroganze, lasciatele fare a Sergio Parrino, a Enzo Spera e ai finti partiti del 2010: Pd e Pdl. Nel 2010, in Italia, soltanto i politici fanno ridere.
La Rivoluzione francese ha più di 200 anni. Ciò su cui vi attardate con scontri greci/latini, Messori, il grande giornalista cattolico del Corriere della Sera, lo denominerebbe Satana.

Ogni comunità, così come ogni uomo, possiede una storia che la identifica

di Giuseppe Caruso
Mentre la psichiatria e la psicologia moderna, mediante studi scientifici comprovati, iniziano ad affermare il bisogno di appartenenza dell’individuo ad una comunità fatta di storia, cultura, tradizioni, valori, a Contessa stiamo assistendo ad un fenomeno opposto: alcuni Contessioti, con la scusa di sostituire il lievito vecchio con uno nuovo, tentano di distruggere quelle plurisecolari tradizioni che ci appartengono come cittadini di Contessa e non come greci o latini. Ogni uomo è fatto di una storia che lo ha preceduto, una storia familiare, una storia religiosa, una storia comunitaria, e nell’appartenenza a queste “storie” ritrova se stesso, nella scoperta delle sue origini riscopre la sua personalità. Vorrei ricordare a questi contessioti a cui ormai la nostra cultura sembra superata, che molti disturbi di personalità (e lo dico da studente di medicina tirocinante nel reparto di psichiatria del policlinico) hanno come causa una perdita identitaria dovuta ad una carenza di valori alla cui base sta una mancanza del background personale causato da una svalutazione della propria cultura, del proprio patrimonio culturale, delle proprie tradizioni che costituiscono la basa su cui si forma la nostra personalità. Tale bisogno di questo background viene appunto chiamato dagli psichiatri “bisogno di appartenenza”.
Da cattolico praticante la cosa mi lascia ancor più perplesso. Mettiamo da parte per un momento, magari ci potremo tornare in un altro intervento, la questione dell’inculturazione della fede così tanto caldeggiata dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Quello che mi fa più soffrire è che una comunità parrocchiale, che dovrebbe essere un punto di riferimento per giovani e meno giovani, voglia spazzare via questo bisogno di appartenenza. A questo punto più che aiutare i suoi fedeli, li rende molto più vulnerabili. Per non parlare poi dell’importanza che la Chiesa cattolica ha dato sempre alla storia. Basta pensare come la disciplina “storia della Chiesa cattolica” sia appunto una materia della facoltà teologica. Tutto questo è solo un puro caso? O forse anche la Chiesa dona questa importanza fondamentale al proprio patrimonio culturale e al patrimonio culturale dell’individuo? Sono delle domande che lascio alla riflessione di tutti i contessioti soprattutto in questo momento in cui la Chiesa ricorda il quarto centenario del padre gesuita Matteo Ricci, grande missionario in Cina che non si è posto problemi di pari dignità ad ammettere l’importanza della cultura cinese, a studiarla e ad evangelizzare il popolo cinese non imponendo una cultura europea ma valorizzando e rispettando quella locale, tanto da essere venerato non solo dai cattolici ma anche dai comunisti di Mao che non distrussero la sua tomba ma continuarono a farne meta di pellegrinaggio.
Giuseppe Caruso

Il disprezzo del passato o è ignoranza o è paura.


Sono pervenute e volentieri pubblichiamo le seguenti citazioni sull'ignoranza.
Il mittente ci fa sapere che constata, a Contessa, l'espandersi dell'ignoranza fino al punto, dice lui, di disporre della maggioranza assoluta in occasione delle prossime elezioni amministrative. Basta vedere le mosse che i soliti 'intenditori' stanno mettendo in atto in questi frangenti, a discapito della dignità e dell'immagine del paese.
Il sindaco non parla
Il presidente del consiglio si è trovata una nicchia

1. Niente è più terribile di un'ignoranza attiva

2. Un cretino è un cretino. Due cretini sono due cretini. Diecimila cretini sono un partito politico.

3. Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente. Le prove si colgono nell'attualità.

4. L’ignoranza è il peggiore dei mali. Persino peggiore della malvagità, che presuppone un minimo d’intelligenza.

5. Chi confessa la propria ignoranza la mostra una volta, chi non la confessa, la mostra infinite volte

6. Nell'anima di chi è ignorante vi è sempre posto per una grande idea

7. Le sole conquiste che non lasciano nell'animo amarezza sono quelle che si vincono contro l'ignoranza.

8. L'ignoranza è un'arma legale

9. Essere o non essere. Essere o avere. Preferisco esserci e sapere.

10. L'ignoranza è temporanea, la stupidità è per sempre.

11. Gli uomini, non avendo nessun rimedio contro la morte, la miseria e l'ignoranza, hanno stabilito, per essere felici, di non pensarci mai.

12. Parla da saggio ad un ignorante ed egli dirà che hai poco senno.

13. C'è un'ignoranza da analfabeti e un'ignoranza da dottori.

14. L'ignoranza è la notte della mente, ma una notte senza luna nè stelle.

mercoledì 14 aprile 2010

Nulla avviene a caso. Contessa non può salvare le tradizioni culturali se non elimina, prioritariamente, la miseria. Miseria materiale dal bisogno e miseria spirituale (intellettuale) di tanti esponenti

Dal 9 marzo la Giunta Municipale di Contessa Entellina è andata in ferie. Stando al sito web del Comune da quella data non c'è stato nulla da discutere e nulla da deliberare. (Ma potrebbe pure essere che si ritiene non necessario caricare le deliberazioni sul sito. Che motivo c'è di far sapere in giro ? In Municipio, quando non si dorme, o non si riscuote la pensione dell'indennità di carica, si fanno cose che non bisogna far sapere alla gente).
D'altronde le cose in paese vanno bene. Il programma del Sindaco, quello gridato durante la campagna elettorale (perchè di programmi seri non ne sono mai stati presentati in aula consiliare), è ovviamente disatteso. Quelle promesse servivano per dire qualcosa alla gente, alla piazza, poi si sa come vanno queste cose. Ogni giorno è un giorno nuovo. 
Tutte favole quelle che prevedevano la tutela e la salvaguardia delle tradizioni locali. D'altronde intervenendo c'è il rischio di perdere il voto di Don Mario Bellanca, che di tradizioni non ne vuole sentire parlare. Tutte favole quelle che parlavano di trasparenza della conduzione della cosa pubblica:  la trasparenza non consentirebbe di poter avvicinare qualcuno (preso dal bisogno) ed eventualmente dirgli c'è un posto da manovale nel cantiere della ... palestra, ovvero in quell'altro della ...

Cambiano i tempi, cambiano gli uominicchi, ma le abitudini (al contrario delle tradizioni) restano quelle di sempre.
Auguri Contessa !!

martedì 13 aprile 2010

Bene a Papas Nicola: Apprezzamenti dagli utenti Rai

Gent.mi de " Il Contessioto" ,

desidero informarvi .... di avere visto questa mattina .. un programma della RAI che trattava della questione .. ora divenuta d'attualità ....del sacerdozio coniugato, nel corso del prograamma ...sono stato benevolmente sorpreso di una bella intervista rilasciata a Contessa dal nostro Parroco Papas Nicolino, che interrogato sul senso della missione pastorale in costanza di matrimonio .... ha risposto con naturalezza del ruolo di uomo di fede seppur sposato, in mezzo alla sua comunità e con competenza delle citazioni ... canoniche e teologiche.

Vorrei fare i complimenti tramite vostro al nostro parroco Papas Nicolino di cui credo la Comunità di Contessa Entellina debba andar fiera, dando seguito ad una schiera di Parroci di grande fede e cultura.

Nicolò Graffagnini

La Chiesa bizantina ha sempre saputo che Dio è nel bello, nel buono, nel vero. - Ratzinger ha virato in quella direzione con la lettera agli irlandesi sulla pedofilia.

Il problema che ha diladiato la Chiesa in questi ultimi anni sulla pedofilia, e che oggi la sta sottoponendo a severe critiche dei giornali, e degli osservatori di tutto il mondo sta in questo: nello scontro fra due beni, che purtroppo non collimano fra loro; da un lato il bene delle vittime della pedofilia (le vittime innocenti, i bambini) e dall'altro il bene della Chiesa, sposa di Cristo.
All'interno della Chiesa, a cominciare da Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI,  coloro che hanno avuto ed hanno il potere di decidere, sono stati posti davanti ad una scelta, per loro, difficile: proteggere le vittime della pedofilia per opera di uomini della Chiesa o proteggere la Chiesa (dagli scandali), abbandonando le vittime ?
Su un giornale di questi giorni leggiamo di un colloquio fra Socrate ed un sacerdote dei suoi tempi. La discussione era impiantata su questo tema:  un'azione è buona perchè piace a Dio, o piace a Dio perchè è buona ? Il sacerdote non ha esitazione e dice che un'azione è buona se piace a Dio. Socrate avrebbe voluto che la risposta fosse stata che ogni azione piace a Dio perchè è buona.
Il giornale riporta un altro esempio riferendo che Gandhi incontrando la folla che era andata a trovarlo dice: "Fino a ieri credevo che Dio fosse la verità, oggi so che la verità è Dio".
Socrate e Gandhi, in buona sostanza sono su una lunghezza d'onda distante dai tre pontefici romani sopra ricordati (almeno fino alla lettera di papa Ratzinger ai cattolici irlandesi di poche settimane fà).

Se una cosa è buona perchè piace a Dio, allora i preti pedofili (portatori di scandalo per la Chiesa dei credenti -essa che è portavoce di Dio-) non vanno denunciati alla polizia, ai carabinieri, ai Tribunali; il non denunciarli non solo non è una colpa, ma addirittura è meritorio.
Se c'è infatti da scegliere fra Dio e la Giustizia, scegliendo il primo scegli anche il secondo.
Con la lettera ai fedeli irlandesi avviene una svolta, perchè dice ai preti pedofili: "Dovete rispondere davanti a Dio onnipotente, come pure davanti ai tribunali debitamente costituiti". Da questo momento non è più vero che, se c'è da scegliere tra Dio e giustizia, scegliendo il primo scegli anche il secondo. E' vero l'inverso: scegliendo la giustizia scegli Dio. Nel passato la Chiesa ha sempre sostenuto che scegliendo Dio (ossia occultando, allontanando, lo scandalo dalla Chiesa) si sceglie il bene.
E' un operazione titanica quella di tentare di spostare la Chiesa, ossia convincerla che è scegliendo il bene, nella convinzione che lì sta Dio, che si scopre Dio. Questo cammino è iniziato, appunto, con la lettera agli irlandesi. Molte delle accuse rivolte proprio a Ratzinger, piuttosto che ai predecessori, non ha quindi molto senso. Va dato atto al Papa teologo che egli si sta incamminando dove già Socrate e Gandhi erano arrivati.

P.s.
L'ospitalità è il bene. L'autonomia assoluta, lontana dalla contaminazione dei "greci", della parrocchia di Don Mario è Dio. Se Socrate incontra Don Mario, questi, invitato a scegliere, come il sacerdote dell'epoca andata, per cosa opterà ? Opterà per Dio ?
Eppure Papa Ratzinger, il Papa teologo, sta virando per il bene, per il bene dell'ospitalità nel nostro caso, nel caso che si dibatte a Contessa Entellina (quello di respingere i bizantini dalla Chiesa romana). E' nel bene, nel bene dell'ospitalità, che c'è Dio. Dio non è una astrazione, nemmeno se lo si vuole nascondere nell'edificazione di una Chiesa dagli scandali nascosti.
Rifletta, rifletta, padre Mario Bellanca.

lunedì 12 aprile 2010

COSTITUZIONE della Repubblica Italiana. Artt. 33 e 34: l'istruzione

di Lorenza Carlassare
LA COSTITUZIONE E L'ISTRUZIONE
L'attuale maggioranza, favorevole alla scuola privata, ha portato a una mortificazione crescente della scuola pubblica che la Repubblica avrebbe il dovere di potenziare.

L'art. 35 comma 1 "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento" è l'importante premessa alle norme sull'istruzione e sulla scuola. Due garanzie costituzionali distinte vengono qui stabilite, relative l'una alla libertà della cultura, l'altra alla libertà d'insegnamento, condizioni necessarie allo sviluppo e rinnovamento della società. Non una cultura di Stato imposta e ideologicamente orientata, ma la libertà di espressione artistica, di ricerca scientifica e del relativo insegnamento. E' un preciso divieto di interventi diretti a orientare la cultura o a limitarla: l'arte così come la ricerca scientifica ( e qui il discorso porterebbe lontano ) . Evidentemente è la connessione con l'art. 21 sulla libertà di manifestazione del pensiero, ma il momento della libertà è ancora più accentuato. Un segno chiaro dell'importanza che la Costituzione annette alla cultura e alla ricerca scientifica è la loro espressa menzione già nei "Principi fondamentali" (art. 9) affinchè la Repubblica ne promuova lo sviluppo.
All'affermazione di libertà -e dunque al divieto di limitare e interferire- si accompagnano gli obblighi gravanti sulla Repubblica per soddisfare il diritto all'istruzione, che come tutti i "diritti sociali", richiede interventi pubblici  per essere realizzato: strutture in grado di prestare i servizi, organizzazione, docenti idonei, mezzi adeguati. I diritti sociali sono i più esposti, i meno facili da garantire perchè sono appunto "diritti che costano". La Repubblica "istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi" dispone il comma 2, e "detta le norme generali sull'istruzione" affinchè in tutto il territorio sia garantita l'omogeneità necessaria, pur trattandosi di materia di competenza regionale (art. 117). "Soltanto l'ente rappresentativo dell'intera comunità nazionale è in grado di dettare le regole generali volte ad assicurare, senza distinzione di aree geografiche, un trattamento scolastico in condizione di eguaglianza a tutti i cittadini" (Corte Costituzionale, sent. n. 290/1994). Il 5 comma prescrive inoltre "un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini  e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale", esame, quest'ultimo per garantire la competenza di chi eserciterà le diverse professioni.
Ma lo Stato -obbligato a predisporre strutture adeguate-  non ha il monopolio dell'istruzione. Il pluralismo che pervade la Costituzione è anche pluralismo scolastico , libertà di orientamento culturale e d'indirizzo pedagogico-didattico, con diritto alla "parità"  e a un "trattanento scolastico equipollente". "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato" precisa il comma 2. Su questa formula, chiara e indiscutibile, si è invece aperto un dibattito che, con sottili "distinguo" e interpretazioni forzate, ha condotto quasi a negarne il senso. L'atteggiamento dell'attuale maggioranza, particolarmente favorevole alla scuola privata, ha portato ad una mortificazione crescente della scuola pubblica che la Repubblica avrebbe il dovere di potenziare al massimo grado. Istruzione e democrazia vanno insieme; solo cittadini coscienti e informati sono in grado di tenerla in vita sottolineavano già i pensatori settecenteschi. "L'ignoranza è l'appannaggio del popolo schiavo: la scienza del libero" scriveva Giuseppe Compagnoni nel 1797. Ma forse l'ignoranza a taluni piace proprio per il suo effetto negativo sulla democrazia.
"La scuola è aperta a tutti", così inizia l'art. 34 garantendo il diritto allo studio. "L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi". L'obbligatorietà deve necessariamente coniugarsi alla gratuità e, quando l'obbligo finisce, affinchè per i capaci e meritevoli il diritto allo studio non resti mera declamazione, "La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso". L'pistruzione è fattore potente di mobilità sociale e di emancipazione della persona come riconosce la Corte Costituzionale (sent. n. 219/2002): "Il diritto di studiare nelle strutture a ciò deputate, al fine di acquisire o arricchire competenze anche in funzione di una mobilità sociale o professionale, è d'altra parte strumento essenziale perchè sia assicurata a ciascuno, in una società aperta, la possibilità di sviluppare la propria personalità, secondo i principi espressi negli articoli 2, 3 e 4 della Costituzione". In questo senso l'istruzione è uno dei principali strumenti per realizzare l'eguaglianza fra le persone, per dare a tutti se non la piena parità dei punti di partenza, almeno la possibilità di non partire assolutamente svantaggiati. Il divario culturale e l'inferiorità che ne deriva è il primo degli ostacoli che la Costituzione (art. 3, comma 2) impone alla Repubblica di rimuovere, perchè "limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione". "Il diritto all'istruzione non può essere rifiutato a nessuno", sanciscono le norme europee; e "ogni individuo ha diritto all'istruzione e all'accesso alla formazione professionale e continua". L'affermazione solenne dell'art. 34 "La scuola è aperta a tutti" vale, ovviamente, per tutti bambini anche per i figli degli immigrati che, almeno in questo, non potrebbero subire discriminazioni: ma ai bambini nomadi che vivono in campio continuamente distrutti e spostati, l'allontanamento ripetuto da scuole che avevano iniziato a frequentare, consente un effettivo diritto all'istruzione ?

domenica 11 aprile 2010

Papas Nicola su Rai3 martedì mattina: preti sposati, spretati e celibato

Nel programma di attualità curato da Fabrizio Fizzi, su Rai3, martedì mattina (dalle 10,oo in poi) interverrà, fra altri, Papas Nicola Cuccia, parroco sposato -di rito bizantino- di Contessa Entellina.
E' ovvio che i temi che saranno affrontati rientrano nell'attualità di questi giorni.

Chi respinge, chiude, socchiude, si attarda nelle prove è figlio di una scuola che non produce più uomini, ma individui pronti a recepire la vacuità delle telenovelle

Le radici dell'intolleranza sono tante e complesse, ma una forte componente resta l'ignoranza dell'altro. Quell'ignoranza che impedisce di cogliere cause vere e potenzialità dalla presenza dall'altro diverso (arbrëshe, bizantino, nel caso che sta accadendo a Contessa). In pratica i latini attuali non sanno cogliere (meglio dire) ricogliere le nuove ricche prospettive, in termini di spiritualità, che possono scaturire dall'altro. Gli amministratori, che si tirano indietro per non perdere il sostegno elettorale degli intolleranti, non capiscono quale ricchezza economico-culturale potrebbe arrecare a Contessa Entellina la sopravvivenza (e soprattutto la riscoperta) delle tradizioni locali.
Una ignoranza (quella degli intolleranti e quella di chi si gira dall'altro lato perchè ha troppi impegni da accudire) che ha alle spalle quanti hanno interessi contrari ad una società plurale, democratica e civile, che ha purtroppo alle spalle una atavica irrazionale diffidenza per il diverso da noi. Una intolleranza, intendiamoci vicina alla stupidità, che scavando scavando, come in tutte le cose di questo mondo ha radici economiche, politiche (nel senso di piccoli, piccoli poteri), culturali profonde ma precise. Oltre che ben mimetizzate dietro paraventi da par condicio, comitati, rosari da recitare in più o in meno etc..
Negli ultimi tre anni al seguito di una tunica a Contessa Entellina si vanno moltiplicando gli episodi di intolleranza. Sono espressioni non di un passato -come si vorrebbe far credere- che affonda l'intolleranza nei libri datati o negli atti notarili non condivisi (ma comprensibile pei secoli passati stante il basso livello culturale mediamente allora esistente), ma si tratta dell'apparire, nella piccola Contessa Entellina,  di una cultura che rischia di seminare germi di 'violenza' che cresceranno fra otto, dieci anni. Attorno ad una Chiesa si lascia vedere ai bambini che oggi hanno dieci, dodici anni, che è possibile chiudere le porte a chi canta, porta insegne e simboli diversi da quelli a cui si è abituati. Costoro, crescendo, imprimeranno nella propria coscienza che l'ospitalità non è una virtù da praticare ma una negatività da respingere "violentemente". Questi ragazzini si ricorderanno per tutta la vita che un prete, non un soldato libico di Gheddafi, ha chiuso il portone a chi voleva cantare in Chiesa la Paraclisis.
Tutto ciò, cosa grave, avviene al seguito di preti giovani e di coadiutori laici muniti di diploma e di laurea. Gli anziani che oggi assistono si scorderanno fra qualche decennio dell'accaduto, ma i bambini imprimeranno nella mente in maniera indelebile tutto quanto è passato sotto i loro occhi. Possibilmente il cattivo esempio che oggi ricevono non lo applicheranno con gli arbrëshe (perchè scopriranno senza sforzi che quella ricchezza non è solo culturale ma anche fonte di risorse potenzialmente economica), applicheranno, purtroppo, i portoni chiusi con gli immigrati, con gli extracomunitari, con coloro che hanno la pelle diversa, con i poveri, i miserabili del mondo e coloro che professano credi differenti. Saranno fermi nei loro comportamenti perchè conviti di averlo appreso in Chiesa. Una Chiesa che, come assistiamo in questi giorni dai media è davvero in preda alla confusione. La Chiesa della Verità Unica, ci si presenta, purtroppo, con mille facce, dalle feroci, alle violente, alle corrotte, alle omertose...
Non additiamo, a questo punto, come responsabile dei fatti di Contessa Entellina la tunica o le tuniche. E' assodato che nel 2010 le tuniche confondono, come se nulla fosse, un codice per il Vangelo e viceversa.Puntiamo il dito invece sulle istituzioni scolastiche: quale cultura per il bello, per il buono, per l'integrazione producono le scuole oggi per arginare il male dei disadattati ?