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domenica 12 aprile 2015

Opere Pubbliche in Sicilia. Non esiste posto al mondo in cui si senta dire che una "AUTOSTRADA" ceda a causa dei fenomeni atmosferici: la pioggia

La Palermo-Catania è chiusa nel tratto compreso tra Scillato e Tremonzelli, in entrambe le direzioni.
Il pilone inclinatosi si è spezzato alla base e, inclinandosi, si è adagiato sull’altra campata. 
La rimozione della struttura è giudicata -dai tecnici- una misura preliminare per ricostituire le condizioni di sicurezza e riaprire il traffico su una sola carreggiata. 

I politici sostengono che  quello che sta accadendo in Sicilia è drammatico. Per i politici si tratterrebbe degli effetti del cambiamento climatico: le piogge di quest’inverno sarebbero la causa dei dissesti che si stanno verificando. Essi, i politicanti, ovviamente, puntano ad assolvere sè stessi  in quanto "categoria" (tangenti, cenere e terriccio al posto del cemento, armature con ferro carente ...). 
La realtà è che -in Sicilia-  siamo di fronte a un’emergenza da affrontare con estrema serietà, che si tratti di autostrade, strade statali, provinciali, comunali o trazzere. 
In Sicilia politici e mascalzoni da decenni hanno considerato le opere pubbliche come "affare" piuttosto che come soluzione ai problemi dell'isola.

Il Codacons, associazione dei consumatori, annuncia che nei prossimi giorni invierà un esposto alla Procura della Repubblica di Palermo per le gravi responsabilità nel crollo del pilone al chilometro 61 dell’autostrada Palermo - Catania, tra gli svincoli di Scillato e Tremonzelli, «che avrebbe potuto provocare delle vittime». «La situazione di allarmante rischio - afferma in una nota - è nota ormai da decenni ma non si è mai intervenuti in alcun modo. La sicurezza degli automobilisti siciliani è sempre più messa a repentaglio dal cattivo stato manutentivo delle autostrade siciliane».

Il cedimento del pilone sull’autostrada A19 Palermo-Catania non è altro che l’ultimo tassello di un mosaico di crolli che hanno coinvolto negli ultimi due anni le strade siciliane. 
Un elenco che si apre con il crollo di una porzione del viadotto Verdura il 2 febbraio 2013, lungo la statale 115 che collega Agrigento con Sciacca, in territorio di Ribera. Il ponte, allora, si squarcio’ a metà. In quell’occasione non si registrarono feriti solo perché qualche ora prima un’automobilista aveva segnalato un avvallamento e il ponte, in via precauzionale, era stato chiuso. 
Anche il 7 luglio in contrada Petrulla, in territorio di Licata (Ag) sulla statale 626 che collega Campobello di Licata, Ravanusa, Canicattì fu sfiorata la tragedia: le carreggiate di un ponte si piegarono a causa di un cedimento strutturale. Il collassamento del viadotto provocò due incidenti che coinvolsero tre automobili: quattro i feriti lievi, tra i quali una donna incinta. 
L’Anas istituì una commissione d’indagine: la causa del crollo fu imputabile ad una rottura delle travi in cemento precompresso. 
Ma il caso più emblematico è quello del viadotto Scorciavacche sulla statale Palermo-Agrigento, inaugurato alla vigilia di Natale scorso e crollato dopo appena una settimana
A febbraio un altro cedimento del manto stradale a poca distanza dal viadotto.

Evitiamo perora di parlare dello stato di isolamento a cui sono ridotti i paesini di provincia, come Contessa Entellina, che non hanno voce per evidenziare di essere tanto isolati da essere tagliati fuori da ogni desiderio di "rinascita".