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domenica 12 aprile 2015

Cristianesimo nella Storia, nella Cultura ed oltre. ---8---

Le predicazioni del galileo Gesù tese a delineare un "Regno" di vera giustizia e di reinterpretazione delle regole di vita in Israele, fino ad allora basate sulle leggi di Mosè, dal momento che sostanzialmente rimettevano in discussione molti precedenti punti fermi -dal significato del Tempio e via via altre pratiche quotidiane fino alla valenza del riposo di sabato- non potevano non allarmare i conservatori di Israele (grandi sacerdoti sadducei, scribi, "anziani", ...), coloro che condividevano il Potere con gli occupanti romani, e pure i riformatori che da alcuni decenni tentavano di affermarsi senza comunque riuscire ad emergere nella vita pubblica e nel confronto con i romani (tali erano i Farisei, da cui successivamente scaturirà l'ebraismo rinnovato, quello rabbinico ancora esistente dopo duemila anni).  
Va dà se che nemmeno i rivoluzionari (gli Zeloti, i sicari etc.), che odiavano sia le vecchie strutture della tradizione ebraica (sacerdoti del Sinedrio e del Tempio) che gli occupanti romani, si lasciarono attrarre dagli orizzonti di speranza additati da Gesù di Nazareth. Dalle file di questi ultimi comunque provenne una pattuglia dei discepoli di Gesù, pattuglia che assurse a compiti di responsabilità all'interno della comunità. Zelota (fautore della lotta armata, quindi) era stato originariamente Giuda l'Iscariota che divenne il cassiere del gruppo; Zelota -secondo alcuni studiosi- era stato in origine pure Pietro, colui che, prima di dileguarsi e poi rinnegare l'amicizia con Gesù temendo di essere arrestato, al momento in cui nel campo degli ulivi venne incatenato il Nazareno tirò fuori una spada e con essa colpì all'orecchio un componente della milizia del Tempio. 

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Il Cristianesimo nasce
dalla riconsiderazione della vita e morte del Nazareno

Gesù verso la fine della sua vita, dal momento che aveva deciso di recarsi a Gerusalemme -centro della nazione giudaica-, sapeva bene che col suo messaggio destabilizzante degli assetti sociali esistenti andava a porsi in aperto conflitto con i capi del popolo, con i capi delle svariate fazioni (oggi diremmo partiti). 
Da questo presupposto e da questa consapevolezza, tentò di preparare i suoi discepoli all'imminente destino di morte. 
L'ultima cena può essere, pure, letta come luogo di invito a non disperare anche se per i discepoli fu quasi impossibile capire, al momento,  il significato salvifico del tragico avvenimento che avrebbe visto la strana intronizzazione in croce del loro maestro. 
Gesù in più occasioni -stando ai vangeli- aveva spiegato che quello che appariva il fallimento della sua missione terrena non avrebbe impedito l'avvento del "Regno", ma addirittura quel fallimento umano avrebbe costituito l'adempimento misterioso della sua volontà salvifica.

Quando la condanna, voluta dalle autorità religiose (il supremo Tribunale del Sinedrio) ed eseguita formalmente dall'autorità politica romana, condusse i resti del Crocifisso in una tomba quei discepoli che per lungo tempo non avevano affatto capito granchè del messaggio del loro maestro furono protagonisti di strane, inimmaginabili, esperienze.
Solo con la morte del maestro, e dopo aver esaurito la grande paura di finire pure essi in croce, cominciarono a riflettere e a considerare le avvertenze mai capite che avevano ricevuto da lui.
Capirono che quella morte in croce aveva un significato che andava oltre l'attuazione di un ordine delle Autorità terrene.   
Essi si resero conto che quel Gesù con cui avevano convissuto aveva lasciato la tomba vuota. 
In pratica -in loro si formò la convinzione- che quel Gesù non era rimasto morto sotto una pesante pietra, ma era il Risorto, il Vivente.
Le apparizioni del maestro li confermò nella convinzione che Egli non fosse davvero morto.
Riconsiderarono in pratica tutta la sua vita e la lessero, rilessero, come un percorso di progressiva rivelazione di gloria. 
Lessero e rilessero, la crocifissione -appunto- come un "innalzamento", una "intronizzazione" e un preannuncio di resurrezione. 
La sua morte in Croce la rilessero -con ritardo rispetto al centurione pagano e romano, colui che lo aveva affisso al legno e che aveva proferito "Costui è veramente il Figlio di Dio"- come il modo di essere del Divino (preferire subire il male altrui piuttosto che infliggerlo agli altri). 

Da allora, in seguito alla ri-lettura di quella vita, cominciò ad essere tramandata oralmente la memoria dei suoi gesti e dei suoi insegnamenti. 
Era nato il Cristianesimo, che per alcuni decenni sarà solamente un filone dello storico giudaismo.