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domenica 22 marzo 2015

Cristianesimo nella Storia, nella Cultura ed oltre. ---7---


Stiamo tentando di capire quale e' stato il contesto storico, sociale e culturale entro cui e' nato il Cristianesimo.
Abbiamo in piu' modi e sotto piu' aspetti evidenziato che esso si immette nella vita di una precisa regione, la Palestina ormai greco-romana, per l'opera iniziale di Gesu' di Nazareth e poi di Paolo di Tarso che lo diffondera' ovunque gli sara' possibile. 
Abbiamo quasi insistentemente evidenziato che il Cristianesimo e' nato dal tronco del giudaismo.
L'AVVENTO DEL REGNO
I discepoli che seguivano Gesu' nelle strade della Galilea e della Giudea erano affascinati dall'annuncio che la venuta del "regno" di Dio era imminente ed inoltre dall'affermazione che egli stesso era il Messia di Israele.
Cosa immaginavano ?
Ritenevano che fosse giunto il tempo in cui Dio avrebbe restituito la liberta' e conseguentemente l'indipendenza a Israele. Quale migliore opportunita' se non quella di mettersi al seguito del Figlio di Davide.
Eppure fino alla decisione di andare a Gerusalemme il problema di una dignita' messianica e' rimasto in secondo piano rispetto alla venuta del Regno. 
La stessa venuta del Regno sia nelle beatitudini  che nelle parabole aveva un carattere e una ampiezza molto diversa  da cio' che intendevano i discepoli. Mai Gesu' ha invitato a prendere le armi contro i Romani o si e' limitato a promettere la liberazione dal dominio straniero ma, addirittura, andava oltre.
LA SALVEZZA
Sosteneva che tutti gli oppressi che riponevano la loro fiducia in Dio Padre avrebbero visto riconosciuto il loro diritto di fronte agli oppressori. 
Le "cose di Cesare", e quindi anche la liberta' di Israele, passavano decisamente in secondo piano  rispetto all'annuncio di questo tipo di "salvezza" portata da Dio.
Il problema di liberare Israele pero' in quel tempo era molto sentito. e chiunque parlasse di liberazione veniva ascoltato. 
La salvezza annunciata da Gesu' portava inoltre alla  memoria israelitica il messaggio di consolazione gia' recato da Isaia ai Giudei esiliati a Babilonia, messaggio di gioia e di imminenza.
La predicazione del Nazareno recava comunque e in ogni caso grande speranza agli abitanti della Palestina oppressa dal dominio romano. Speranza che la promessa di liberazione dall'oppressione e dall'ingiustizia sociale  fatta da Dio al suo popolo fosse imminente e speranza che all'interno del popolo  Dio si sarebbe preso cura dei ceti piu' oppressi e sfruttati.
Erano tempi quelli in cui accanto alla predicazione di Gesu' in Israele andava diffondendosi un altro filone culturale e religioso: la spiritualita' 
farisaica basata sull'osservanza rigorosa, spesso formale, della Legge mosaica.
Gesu' si pose in posizione di ferma avversione rispetto al riformismo farisaico; egli antepose infatti l'abbandono fiducioso alla misericordia divina ( il perdono) e una grande presa di liberta' rispetto alla Legge. Egli inoltre aggiunse per contrastare il movimento dei Farisei un grande moralismo.
Per Gesu' "giusto" non e' chi osserva con scrupolo la Legge di Mose'  ed accumula meriti ma chi si affida alla volonta' di Dio.
In pratica tutti i vincoli familiari, religiosi, etnico-nazionali non valgono nulla rispetto all'unica priorita": il Regno di Dio.
Era ovvio che prima o dopo questo tipo di predicazione avrebbe urtato contro i tantissimi nemici, Farisei riformatori dell'antico ebraismo in primo luogo, ma non solo loro.