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domenica 13 giugno 2010

Conoscere il patrimonio culturale-religioso bizantino: III domenica di Matteo

a cura di Giuseppe Caruso
Il brano che questa Domenica, terza di Matteo, la Liturgia ci propone è tratto dal capitolo 6 dell’Evangelista Matteo (Mt 6, 22-33). Esso comincia con l’immagine della lucerna, simbolo dell’occhio interiore o spirituale, dal quale traspare la luce della fede che rischiara la mente e suscita nella volontà lo slancio dell’amore. Più in generale la lucerna è il simbolo dell’anima che irradia la sua luce attraverso il corpo.
L’ultima sezione del brano e anche del capitolo sesto di Matteo, mette in evidenza l’alternativa di fronte a cui si trova il cristiano e che implica la scelta del proprio “padrone”: Dio o la ricchezza o meglio la cupidigia con cui l’uomo la ricerca e li possiede. Non si disprezzano qui i beni che sono posti, invece, a servizio dell’uomo e perché l’uomo se ne possa servire. Ad essere condannato è l’affannarsi per essi, il vivere come se essi fossero il fine della nostra vita, l’essere schiavo di essi. L’uomo, al contrario, è chiamato a libertà, è chiamato ad essere amministratore del beni datici da Dio Creatore ed ad usarli per il suo bene e per il bene del prossimo. Risuonano sempre attuali le parole del Concilio Vaticano II. “Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all'uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli, e pertanto i beni creati debbono essere partecipati equamente a tutti, secondo la regola della giustizia, inseparabile dalla carità. […]L'uomo, usando di questi beni, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a lui ma anche agli altri. Del resto, a tutti gli uomini spetta il diritto di avere una parte di beni sufficienti a sé e alla propria famiglia.” (Gaudium et Spes n° 69).
E ancora: “La proprietà privata o un qualche potere sui beni esterni assicurano a ciascuno una zona indispensabile di autonomia personale e familiare e bisogna considerarli come un prolungamento della libertà umana. Infine, stimolando l'esercizio della responsabilità, essi costituiscono una delle condizioni delle libertà civili. […]Ogni proprietà privata ha per sua natura anche un carattere sociale, che si fonda sulla comune destinazione dei beni. Se si trascura questo carattere sociale, la proprietà può diventare in molti modi occasione di cupidigia e di gravi disordini, così da offrire facile pretesto a quelli che contestano il diritto stesso di proprietà.” (Gaudium et Spes n° 70) Concludo con le parole di Sua Santità Benedetto XVI nella sua enciclica Caritas in Veritate: La grande sfida che abbiamo davanti a noi, fatta emergere dalle problematiche dello sviluppo in questo tempo di globalizzazione e resa ancor più esigente dalla crisi economico-finanziaria, è di mostrare, a livello sia di pensiero sia di comportamenti, che non solo i tradizionali principi dell'etica sociale, quali la trasparenza, l'onestà e la responsabilità non possono venire trascurati o attenuati, ma anche che nei rapporti mercantili il principio di gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità possono e devono trovare posto entro la normale attività economica. Ciò è un'esigenza dell'uomo nel momento attuale, ma anche un'esigenza della stessa ragione economica. Si tratta di una esigenza ad un tempo della carità e della verità.(Caritas in Veritate n° 36).

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