venerdì 1 maggio 2026

Portella delle Ginestre

 

La strage di Portella
della Ginestra
 
avvenne il 1° maggio
1947 a Piana degli
Albanesi (PA), dove la
banda di Salvatore
Giuliano aprì il fuoco
su oltre 2000 contadini
che festeggiavano la
Festa del Lavoro e la
vittoria politica delle
sinistre, causando 11
morti e oltre 30 feriti.
È un evento centrale
del dopoguerra, spesso
considerato il primo mistero
italiano con possibili
mandanti mafiosi e politici.






Era il primo maggio 1947, la banda di Salvatore Giuliano, un bandito che era stato legato al movimento separatista siciliano, attacca una manifestazione di lavoratori riuniti per festeggiare il primo maggio:  si contano dodici morti e una trentina di feriti, tra cui tre bambini, e il ferimento di oltre trenta persone. L’episodio che porta inequivocabilmente il segno della mafia, suscita viva impressione in tutta Italia. Per il giorno seguente la CGIL  indice uno sciopero generale di protesta, a cui non aderisce la corrente democristiana, la quale considera la dimostrazione un’ingerenza nella sfera della politica che esula dai compiti di un’organizzazione sindacale.

Fu uno dei primi e più gravi eccidi nell'Italia repubblicana, considerato un momento chiave della "strategia della tensione”. Si susseguiranno uno dopo l’altro gli attentati stragisti di Piazza Fontana a Milano, di Piazza della Loggia a Brescia, della Stazione ferroviaria di Bologna, del Treno Italicus, dell’aereo di Ustica ecc.

Nel processo che è seguito dinnanzi alla Corte di Assise sono comparsi i presunti esecutori materiali (i banditi di Salvatore Giuliano), ma questi non sono stati accompagnati dai mandanti, da coloro che che quella strage concepirono e disposero. Su quella vicenda, come su altre accadute in quel secondo dopo-guerra, giustizia non è stata fatta.

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