venerdì 1 maggio 2026

Festa dei Lavoratori

Dice l’Istat che tra il 2021 e il 2024,
il Mezzogiorno ha vissuto un boom
occupazionale grazie ai fondi del
PNRR, con una crescita del PIL
prevista (+0,7% nel 2025)
. Tuttavia,
persiste la 
"fuga dei cervelli",
con 175mila giovani emigrati e
24mila laureati in meno nel 2024, a
causa di salari bassi e lavoro povero.

La disoccupazione giovanile
(15-24 anni) resta elevata, attorno
al 18,5-19%. Molti giovani
percepiscono la mancanza di
meritocrazia come causa
principale della partenza verso
il Nord e i paesi UE.



 La società dei talenti è davvero un obiettivo impossibile?

Se lo chiedono in molti, a partire dai nostri giovani e dalle loro famiglie. Il quadro complessivo del lavoro per i giovani italiani, per quelli del Meridione in particolare, non è rassicurante e la cultura prevalente, ossia il giudizio dei documenti socio-economici pubblici o delle Istituzioni-Osservatori privati mostra, nella percezione e narrazione del lavoro, segnali di cedimento, rassegnazione, pessimismo. Destino dei giovani meridionali pare sia quello di emigrare e di essere accolti dalle istituzioni culturali e imprenditoriali straniere.

Eppure, se analizziamo in profondità i problemi, e ripensiamo alle vicende del recente e del passato che hanno coinvolto i nostri nonni e i nostri padri, c'è ancora spazio per un sano e motivato ottimismo. Una società dei talenti, e dei giovani formati,  è possibile già subito, senza cadere nei rinfacci e nei piagnistei. Basta ripartire dalle fondamenta che non sono certo le (pur importanti) riforme del mercato del lavoro, ma, prima di ogni altra cosa, le sedi dell'educazione e della formazione che devono puntare sui nostri giovani con moduli aperti verso il mondo del lavoro.

Sono la scuola e la famiglia le principali pietre angolari su cui ancora oggi, come forse da sempre, costruire la società dei talenti che siano da subito accolti dal mondo del lavoro.

 Il vero antidoto alla precarietà e alla rassegnazione, all’emigrazione, non è certo il formalismo giuridico, tanto meno quello che passa attraverso il mitico contratto di lavoro a tempo indeterminato. Nei moderni mercati l'unica strada per sopravvivere è sopratutto quella del continuo apprendimento e dell'incessante crescita umana e professionale, su cui tuttavia l'Italia non ha sino ad ora maturato un sufficiente patrimonio di esperienze e buone prassi.


Adeguati percorsi di istruzione e formazione assicurano la qualità del capitale umano sul piano delle competenze, delle attitudini e delle motivazioni  etiche, ideali e culturali.

Noi di Contessa Entellina, ne’ in piazza, ne’ all’interno delle istituzioni, abbiamo aperto veri dibattiti, non formalistici, sulla prospettiva da offrire ai nostri giovani che conseguono i titoli di studio. Siamo fermi ai lavori alla forestale, sicuramente da incentivare, e continuiamo nell’attesa di una qualche legge (ormai improbabile) del tipo occupazione giovanile da inserire nella Pubblica Amministrazione. 

Da noi serve la guida per l’inserimento nella vita attiva, e bisogna rifuggire dalle discussioni e chiacchiere del passato. Serve, fra altre, che la formazione sia sempre finalizzata da subito al fine che deve già essere noto e pronto (transizione scuola lavoro).

(Segue)





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