Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.
“La storia personale ci rende
===Nel momento stesso in cui compie una
serie di atti nella sua vita, ciascuno di noi
"scrive" un capitolo della propria "storia".
E capisce quasi istintivamente di essere, nel
presente in cui vive, il risultato di un complesso
intreccio di azioni compiute, di condizionamenti
familiari, di influenze derivanti dall'esser nato e
cresciuto in un determinato paese, in un gruppo
sociale, in un ambiente piuttosto che in altri.
= = = Quando poi costruiamo progetti per il futuro,
siamo naturalmente portati a tirare bilanci.
E perciò siamo spinti a guardare indietro, a
riflettere sui nostri passi, a valutarli criticamente.
Chi non sappia farlo, finisce per non sapere chi sia.
| Il professore emerito dell'Università di Torino e illustre storico delle dottrine politiche – interpreta il senso della Storia non come un disegno provvidenziale o un'evoluzione fatalmente orientata verso il progresso, bensì come un immenso fiume in cui scorrono insieme acque limpide e acque terribilmente torbide. |
Per Salvadori la storia è il terreno del conflitto, della scelta morale e della responsabilità umana. Il suo pensiero sul valore del cammino storico e sulla sua interpretazione si articola attorno ad alcuni nodi fondamentali: -Nel suo saggio In difesa della storia. Contro manipolatori e iconoclasti, Salvadori affronta il declino dello studio storico a favore di un appiattimento sul presente e sulle discipline puramente tecniche. Il senso profondo della storia risiede invece nella sua funzione di bussola civile. Senza la memoria del passato e delle sue contraddizioni, le società contemporanee perdono la capacità di fare scelte pubbliche consapevoli ed etiche. Lo storico prende posizione contro la cancel culture e i tentativi ideologici di riscrittura retrospettiva, ricordando che il passato va compreso nella sua complessità cronologica e contestuale, non cancellato o giudicato con la moralità del presente.
Un tema cardine della sua riflessione (sviluppato in L’idea di progresso. Possiamo farne a meno?) riguarda lo scacco dell'ottimismo illuminista. Salvadori evidenzia una drammatica scissione avvenuta nel Novecento: da un lato, il progresso scientifico e tecnologico ha corso a velocità esponenziale. Dall'altro, il progresso etico-politico ha subito clamorose regressioni, sfociando nei totalitarismi, nei genocidi, nei gulag e nei campi di sterminio. Il "senso" della storia non è quindi una marcia trionfale e garantita verso il meglio; la storia può regredire fino all'annullamento se gli esseri umani non si assumono la piena responsabilità delle proprie scelte.
Per Salvadori studiare la storia serve a ricordarci che gli straordinari strumenti creati dall'uomo (tecnologici ed economici) non hanno una direzione intrinseca: spetta esclusivamente alla cultura, all'orientamento morale e alle decisioni della classe dirigente e dei cittadini stabilire se tali mezzi verranno usati per il progresso o per la catastrofe
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