martedì 18 agosto 2026

Ed è nata l’industria del riposo (1)

Il modo di viaggiare degli
italiani ha subito una
metamorfosi profonda
negli ultimi sessant'anni,
trasformando il concetto
stesso di vacanza. Il
passaggio 
dalla
villeggiatura degli
anni Sessanta al viaggio
agostano dei nostri
giorni
 riflette non solo
un cambiamento nei trasporti
e nell'economia, ma una vera
e propria rivoluzione
antropologica e culturale.






 Fino a qualche decennio fa si parlava di 

“Villeggiatura”, oggi, in alcuni ambienti sociali

si parla di “Viaggi agostani”.

I viaggi di piacere hanno smesso di essere prerogativa delle classi alte fin da più decenni, quando il migliorato tenore di vita e i mezzi di trasporto via via più celeri e confortevoli consentono ormai di spostarsi a masse crescenti di persone.

Fino ad allora solo chi aveva denaro e cultura si era dedicato ai viaggi preferendo località salubri per ritemprare il fisico e paesi lontani per arricchire le proprie conoscenze. Gli imperatori romani e il patriziato, grandi estimatori delle lunghe vacanze, avevano costruito ville sontuose al mare o in campagna: Tiberio si ritirava a Capri, Adriano a Tivoli e così via. 


Ville suburbane accoglievano d'estate i signori rinascimentali in fuga dall'afa della città; la massa si spostava solo per qualche pellegrinaggio religioso o per tornare al paese d'origine a trovare i parenti.


 In effetti, fino agli anni Cinquanta del Novecento chi godeva delle ferie, non disponendo di mezzi adeguati, evitava alberghi e pensioni: la famiglia contadina, una fitta rete di «compari», amici d'infanzia, colleghi di lavoro offrivano la loro ospitalità, che veniva poi ricambiata in città per quanti di loro dovessero andarvi.


 Chi poi non aveva nessuno a volte partiva accampandosi in zone non troppo distanti dal luogo di residenza: è il caso di molte famiglie sarde o siciliane che dai paesi montani dell’interno, ossia al centro delle due Isole, scendevano al mare, nelle incantevoli spiagge.


Piccoli nuclei di pescatori e sperdute località montane divennero via via vere e proprie cittadine grazie alle ville che i borghesi benestanti vi andavano costruendo e agli alberghi lussuosi che cominciavano a sorgere: cosi nacquero San Remo, Forte dei Marmi, Cortina d'Ampezzo e qualcosa di molto più vago nella nostra Sicilia.


Le famighe partivano sulle prime auto rombanti alla media di 40, 50 km l'ora; essendo ancora molte le strade non asfaltate (come in fondo ancora oggi da noi, in più ambiti siciliani), si sollevava un gran polverone e ci si riparava con lo «spolverino», sorta di soprabito leggero che insieme agli occhialoni e alle sciarpe proteggeva.


Non eravamo, ancora, proprio al turismo di massa.


(Segue)

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