martedì 7 luglio 2026

Italiani emigrati, contessioti emigrati. (2)

Gli italiani che si trasferiscono
all'estero, che rappresentano un
esodo in forte crescita (con oltre
 150.000 partenze in alcuni anni
record) , 
mantengono abitudini
culturali forti, ma si adattano
inevitabilmente ai ritmi e alle
regole del Paese ospitante,
dando vita a un ibrido tra
integrazione e conservazione
delle proprie origini.

La cosiddetta "fuga dei cervelli"
(che rappresenta oltre il 50% di
chi parte e si concentra nella
fascia tra i 20 e i 40 anni)
impara necessariamente la
lingua e si adatta agli standard
lavorativi locali per fare
carriera. Tuttavia, anche
loro spesso cercano di
mantenere uno stile di vita
e una socialità molto legati
all'Italia.


La chiamano mobilità umana e della migrazione, in realtà rappresenta la Storia della ormai secolare migrazione italiana, la cui narrazione periodicamente è perseguita dal Rapporto İtaliani nel Mondo, edito dalla Fondazione Migrantes, che abbiamo voluto consultare prima di avviare una serie di pagine sull’emigrazione sul blog.

Tutti siamo consapevoli, noi che restiamo dove siamo nati e coloro che per ragionevoli motivi sono emigrati, che l’Italia è profondamente cambiata grazie anche a questi movimenti prevalentemente dal Sud al Nord e verso l'estero, oltre che,  in seguito alcuni, una minoranza, dall'estero sono rientrati nella terra di origine. 

 La multiculturalità fa ormai parte della nostra realtà, ma noi italiani siamo stati tra i primi a produrla e ad esserne portatori. Oggi, quando riflettiamo sull'emigrazione all’interno delle nostre famiglie significa parlare della nostra identità, in virtù dei percorsi che si sono tracciati -appunto- nelle nostre storie familiari, caratterizzate, in alcuni casi, da spostamenti lunghi centinaia o migliaia e migliaia di chilometri.

La società cambia, ma il destino migrante dell'uomo meridionale italiano resta. Tante famiglie ai nostri giorni, anche senza essersi mosse dalla nostra Italia,  vivono nella multiculturalità e nella pluralità in conseguenza dei significativi flussi immigratori.


Nel 1891 l'Enciclica Rerum Novarum, di Papa Leone XIII, parlava del Novecento ormai alle porte come del secolo delle migrazioni: cosa che è effettivamente avvenuta e che continuiamo a rilevare ancora oggi che siamo nel terzo millennio. Un uomo, una donna, una famiglia emigrano con tutto ciò che sono e, quindi, anche con col loro bagaglio culturale. E questo non deve stupite: gli italiani che vanno all’estero per alcuni decenni continuano a vivere da italiani. Non c’è pertanto da eccepire se gli immigrati prima di completamente integrarsi nei nostri costumi necessitano di anni, e persino di decenni.

Nessun commento:

Posta un commento