Ciò peraltro non giustifica alcuna deliberata turris eburnea: un poeta non deve rinunziare alla vita. E’ la vita che si incarica di sfuggirgli. (…) non nego che un poeta possa o debba esercitarsi nel suo mestiere, in quanto tale. Ma i migliori esercizi sono quelli interni, fatti di meditazione e di lettura.
Letture d’ogni genere, non letture di poesie: non occorre che il poeta passi il tempo a leggere versi altrui, ma neppure si concepirebbe una sua ignoranza di quanto s’è fatto dal punto di vista tecnico, nell’arte sua.
Il linguaggio di un poeta è un linguaggio storicizzato, un rapporto. Ale in quanto si oppone o si differenzia da altri linguaggi. Naturalmente il grande semenzaio d’ogni trovata poetica è il campo della prosa. Una volta tutto era esprimibile in versi, e questi versi sembravano, e talvolta erano, poesia.
Oggi si dicono in versi solo determinate cose … . Il bisogno di un poeta è la ricerca di una verità puntuale, non di una verità generale. Una verità del poeta-soggetto che non rinneghi quella dell’uomo-soggetto empirico”.
(Intenzioni).
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