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lunedì 11 gennaio 2021

Mulini e mulinara. Ricordi d'infanzia e "Storia grande"

Ogni volta che mi capita di leggere qualcosa sui mulini ad acqua lo faccio con molta curiosità perchè con l'immaginazione risalgo ai capostipiti che dal XV secolo fino alla prima metà del Novecento hanno sempre avuto a che fare con i "mulini ad acqua", sia su territori che un tempo facevano capo a Calatamauro e poi a Contessa che -in periodi successivi-  sul  territorio di Bisacquino.

Su un testo di "Storia dal Medio Evo al Seicento" di Massimo Montanari, professore all'Università Alma Mater di Bologna, ho letto una pagina sui mulini ad acqua che mi piace riportare sul Blog.

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Il Mulino

Una delle più straordinarie invenzioni dell'uomo è il mulino che utilizza la forza naturale dell'acqua o del vento per far girare le pale di una ruota e, attraverso questo movimento, produce energia. Complessi meccanismi servono a trasferire questa energia in dei macchinari che possono servire a usi molto diversi: macinare il grano, battere il ferro, segare il legno, battere gli stracci per fare la carta o rendere più resistenti i tessuti, e cos' via. L'impiego più antico fu quello della macinatura, da cui il mulino prende nome (dal latino mola che indica la macina in pietra).

Il mulino ad acqua deriva la sua energia dalla canalizzazione di un corso d'acqua. Apposite "chiuse" governano la forza dell'acqua, utilizzata a volte per alimentare una serie di mulini posti in successione l'uno dopo l'altro. La ruota idraulica può essere orizontale su un asse verticale (di questo tipo pare fossero i mulini più antichi) o più spesso verticale su un asse orizzontale (che permette di controllare meglio la forza dell'acqua). Speciali ingranaggi consentono di trasferire il movimento verticale in orizontale, o viceversa.

Il mulino ad acqua è una invenzione antica, nota nel mondo mediterraneo così come in Cina. In età romana, una dettagliata descrizione tecnica si trova nel Trattato di architettura di Vitruvio (I sec. a.C.). Ma fino al Medio Evo le enormi potenzialità di questa macchina furono poco sfruttate. Perchè ? Lo storico francese Marc Bloch ha sostenuto che la spiegazione di questo fenomeno, apparentemente incomprensibile, sta nel carattere dell'economia antica, che, fondata sul lavoro degli schiavi (solitamente prigionieri di guerra), disponeva di mano d'opera sovrabbondante e a basso costo. Nel Medio Evo, invece, il progressivo venir meno delle guerre di conquista e la generale trasformazione della società e dell'economia resero più rara la presenza di schiavi: questo comportò una maggiore attenzione agli strumenti e alle tecnologie "alternative". E0 stato calcolato che l'energia prodotta da una sola ruota di un mulino ad acqua corrisponde al lavoro di 40 schiavi. Soprattutto nel IX-X secolo si moltiplicarono i mulini a uso agricolo, cioè adibiti alla molitura dei cereali, e i signori che avevano investito nella loro costruzione riscuotevano grandi profitti mettendoli a disposizione dei contadini dei dintorni. A volte,  costringendo con la forza a usare le nuove macchine. Nei secoli successivi i mulini furono impiegati anche per attività industriali (segherie, officine del ferro, laboratori tessili).

Al Medio Evo risale anche la diffusione dei mulini a vento. Si sa però già che nel II millennio a.C., in Mesopotania, esistevano dei congegni che sfruttavano l'ebergia eolica per rimuovere delle ruote idrauliche per irrigare i campi. In Occidente i mulini a vento incontrarono particolare fortuna nei paesi in cui soffiavano venti costanti, come l'Olanda (che li sfruttò soprattutto per prosciugare i terreni) e l'Inghilterra. Come per i mulini ad acqua, anche in questo caso l'asse di rotazione era di tipo orizzontale(al contrario dei mulini cinesi, ad asse verticale): su una torretta erano impiantate delle pale che, colpite simultaneamente dalla stessa intensità di vento, giravano trasmettendo il movimento all'asse orizzontale, questo a sua volta imprimeva la rotazione all'altra ruota che azionava pompe, macine, seghe, martelli: l'energia eolica si convertiva cioè in energia meccanica, immediatamente sfruttabile.

Ancora oggi lo stesso principio usato negli antichi mulini è sfruttato nelle moderne centrali eoliche e nelle centrali idroelettriche. La differenza è che l'energia del vento o dell'acqua non è più convertita in energia meccanica in energia elettrica, che viene accumulata nei generatori e ridistribuita in base alle esigenze. La ricerca sullo sfruttamento di queste fonti naturali di energia ha conosciuto negli ultimi decenni una fortissima accellerazione, stimolata dalla necessità  di trovare energie alternative ai combustibili fossili (come il petrolio), che siano rinnovabili -e cioè non si esauriscano con l'uso-, meno costose e più pulite. Secondo i dati ufficiali, prodotta nel mondo dagli impianti eolici ha raggiunto i 270 gigawatt di potenza, 450 milioni di persone abituate a consumare energia secondo uno standard europeo. La Cina è in testa alla classifica dei paesi produttori di eolico e l'Unione Europea prevede nel 2020 il consumo di energioa elettrica dell'UE sarà coperto per il 12% dalle sole fonti eoliche. Attualmente l'energia idroelettrica prodotta dalle centrali copre il 18% del fabbisogno mondiale di energia.

 Da queste vicende possiamo trarre una importante considerazione di metodo: la storia della tecnica e la storia dell'economia si incrociano e interagiscono in modo non lineare, talvolta imprevedibile. Le invenzioni e i progressi della tecnica danno impulsi decisivi all'economia. Ma è vero anche il contrario: un invenzione, per svilupparsi, ha bisogno di una situazione economica particolare,  che la renda utile e produttiva. Per questo il mulino ebbe grande diffusione nel Medioevo, pur essendo un'invenzione antica. Per questo oggi le moderne tecnologie hanno ripreso a sfruttare in chiave rinnovata lo stesso principio  adottato nei mulini,  ricavando energia da fonti naturali rinnovabili, pulite e praticamente inesauribili.

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