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mercoledì 25 aprile 2018

25 Aprile. La Cattiveria e la follia umana non conosce limiti

Un contessioto nei campi di concentramento.

La Prussia Orientale oggi rientra in gran parte nei confini della Polonia, ma per una porzione più piccola è territorio della Federazione Russa.

In quella regione, nell'inferno di un Campo di Concentramento, fu condotto un nostro concittadino che era militare in Campania, in provincia di Caserta. Era stato richiamato alle armi per partecipare alla guerra di Mussolini il 28 febbraio 1941. 
Dopo l'armistizio dell'8 Settembre 1943, grazie alla viltà della classe dirigente di allora (Monarchia e governo Badoglio) l'esercito italiano rimase privo di disposizioni ed in preda alla vendetta nazista. Il nostro concittadino che si trovava in zone di operazioni fu catturato dalle Forze Armate Tedesche e messo su un carro bstiame assiepato con decine e decine di altri prigionieri italiani e portato in Germania, un viaggio durato parecchi giorni in conseguenza dei bombardamenti alleati. Durante il viaggio fu concesso ai prigionieri di scendere dal carro bestiame una volta ogni due giorni per bere presso le fontane delle stazioni di sosta, per un tempo limitato e chi si attardava a salire sul carro assegnato assaporò le mitragliatrici germaniche. L'ntero viaggio durato ben più di venti giorni nessun pasto fu distribuito ai prigionieri,  i bisogni fisiologici venivano soddisfatti nel fondo del vagone bestiame. I vagoni venivano sigillati, piombati, in modo che nessuno potesse fuggire. Solamente nelle stazioni di sosta entro il territorio italano  era consentito alla gente del luogo di passare attraverso le grate degli sportelloni del treno del cibo, mai sufficente per quei priginieri ammassati all'interno.

Il nostro concittadino in Germania passò da un campo di prigionia ad un altro, provando sofferenze, privazioni e violenze. Con inimagginabili marce forzate, imposte a colonne e colonne di prigionieri, gli fu imposto di attraversare gran parte del territorio polacco fino a raggiungere la Prussia Orientale, nei pressi di Koenigsberg dove lo attendeva il trasferimento da uno all'altro dei  45 sotto-campi di concentramento che facevano riferimento al lager IA di Stablack, che complessivamente arrivarono ad accogliere circa 200-250.000 prigionieri, tutti obbligati nei mesi invernali -con la neve alta anche due metri- ai lavori forzati in fabbriche, stazioni, linee ferroviarie, effettuazione di fossati,  etc.
A Pietro, questo era il suo nome, in un certo senso andò bene. A Contessa egli faceva il mugnaio e grazie a questa attività fu assegnato a condurre un mulino piuttosto distante dal campo di concentramento  ed i cui proprietari tedeschi erano in guerra per la presunta grandezza del Reich. La proprietaria con la sorella ed  loro figlioli di età inferiori ai dieci anni furono incaricati dalle autorità naziste di vigiilare perchè il prigioniero lavorasse assiduamente e preparasse i sacchi di farina per l'esercito e per i pochi abitanti del villaggio.
Pietro potè per questa via uscire dall'inferno e dalla fame del campo di concentramento.  

La guerra in quei territori e la disfatta tedesca ad opera dell'Armata Rossa che premeva apparvero ormai evidenti ai primi del 1945. 
Pietro, il mugnaio del villaggio, sebbene prigioniero, fu trattato nel periodo in cui visse lì umanamente e la proprietaria sebbene non vivesse nel benessere, stante lo stato di guerra, frequentemente gli offriva da mangiare ciò di cui poteva disporre.
All’inizio del 1945 per contrastare l'offensiva dei sovietici nel settore della Vistola gran parte dei prigionieri dei campi della zona di Koenigsberg e dell'intera Prussia Orientale furono impiegati nello scavo di fossati anticarro.
La temperatura era talmente bassa che, pochi giorni dopo, le colonne dei prigionieri che venivano spostati verso Danzica marciarono sulla laguna ghiacciata del Frisches Haff.

Fu una vera e propria “marcia della morte” sul ghiaccio, con una temperatura di -25 gradi che fece circa 12.000 morti tra i prigionieri dei campi evacuati. Il nostro concittadino ebbe un principio di congelamento ma si salvò con accorgimenti che possono venire in mente a chi ama profondamente la vita e vuole tornare a "rivedere le stelle".
Alla fine le colonne dei prigionieri riuscirono, decimate, a raggiungere i pressi di Danzica, dove i tedeschi resistettero ai russi fino al 30 marzo del 1945. Danzica era stata quasi interamente evacuata dagli abitanti tedeschi e fu bombardata per settimane da terra e dall’aria.

Dopo la conquista di Danzica i sovietici liberarono (si fa per dire) gli italiani e qui cominciò per Pietro un viaggio quasi uguale a quello descritto da Primo Levi ne “La tregua”.
I russi non avevano nessuna organizzazione per il soccorso dei prigionieri di guerra dei tedeschi e si limitavano a dar loro da mangiare mandandoli verso le retrovie. 

Fu così che Pietro attraversò la Bielorussia, la Polonia e poi la Germania completamente distrutta. A piedi, in treno o su carri di contadini.
Tornò a casa, a Contessa Entellina, solamente nell'Ottobre del 1945, a sei mesi dal 25 Aprile, magro, pelle ed ossa, come un chiodo ma vivo. 
Nel raccontare queste storie Pietro era sempre circondato dalla parentela, che ormai ad Ottobre del 1945, a guerra conclusa,  non lo attendeva più.

Pietro ha ripreso la sua attività di coltivatore-mugnaio, si è sposato ed ha cresciuto, tornando ancora ma da emigrato in Germania, due figli.
E' morto nel 1994.