StatCounter

lunedì 30 aprile 2018

Hanno detto ... ...

Renzi ha già deciso in tv.
Che motivo c'è di convocare 
la direzione ?  
Martina dice che è impossibile guiidare
il Partito in queste condizioni.

MAURIZIO MARTINAsegretario reggente del Pd
«Ritengo ciò che è accaduto in queste ore grave, nel metodo e nel merito. Così un Partito rischia solo l’estinzione e un distacco sempre più marcato con i cittadini e la società». 
«Servirà una discussione franca e senza equivoci perché è impossibile guidare un partito in queste condizioni e per quanto mi riguarda la collegialità è sempre un valore, non un problema»
«In queste ore stiamo vivendo una situazione politica generale di estrema delicatezza. Per il rispetto che ho della comunità del Partito Democratico porterò il mio punto di vista alla Direzione Nazionale di giovedì che evidentemente ha già un altro ordine del giorno rispetto alle ragioni della sua convocazione»
«Così un Partito rischia solo l’estinzione e un distacco sempre più marcato con i cittadini e la società; si smarrisce l’impegno per il cambiamento e non si aiuta il Paese. Per questo continuo a pensare che il Pd abbia innanzitutto bisogno di una vera ripartenza su basi nuove»

ENRICO MENTANA, direttre di TgLa7
Com'era prevedibile, la reazione di Di Maio alla chiusura di Renzi è la richiesta di tornare al voto entro la fine della primavera. Molto più probabile che si torni alle urne in autunno, perché il Quirinale imporrà almeno un ritocco alla legge elettorale. La sfida è comunque già ricominciata, e sarà dura per tutti. Il m5s doveva provare a tesaurizzare il risultato del 4 marzo, ma il pd non poteva immolarsi sull'altare di un governo Di Maio, dopo tutto quello che è passato sotto i ponti della politica. Con un voto a medio termine il centrodestra porterà a compimento la sua transizione verso il forzaleghismo. Ma già da subito dopo le elezioni si era capito come andava a finire. 

Sicilia. Terra di tutti e per tutti

C'è chi legge l'identità della nostra terra su questo sintetico schema:

Fenicia XIII-VIII a.C Greca VIII-III a.C Romana 264-535 Bizantina 535-827 Araba 827-1060 Normanna 1060-1194
Sveva 1104-1266



Angioina 1266-1282 Aragonese 1282-1412 Spagnola 1412-1713 Sabauda 1713-1720
Austriaca 1720-1734 Borbonica 1734 -1860

Friuli Venezia Giulia. Il M5S si è confermato molto debole

La lista del Movimento 5 Stelle in Friuli Venezia Giulia arriva appena appena al 7,38%. Un mese e mezzo fa alle politiche aveva ottenuto il 25 per cento.
Come leggere questi dati ?
Quando i vincenti dimostrano di essere dei dilettanti, gli elettori si girano in un altro lato.

E il Pd? Nonostante Fedriga, neo Presidente della Regione, parli di «sconfitta sonora» dei Dem, per Salvatore Spitaleri, segretario regionale a Trieste, il 18% portato a casa dimostra che «il partito non è morto e farà opposizione» . 

domenica 29 aprile 2018

Verso il 10 giugno. E' proprio vero che in Sicilia i gruppi politici nelle tornate elettorali scelgono i migliori ?

LA STAMPA DEL NORD E' SEMPRE DIFFIDENTE
DEI MERIDIONALI
Tempo fa il Sole 24Ore sosteneva che con le promesse tutti i "gruppi spontanei", le "forze politiche" ed i partiti nella nostra Regione, ma diciamo noi probabilmente nell'intera penisola, sono più che bravi. Con le parole tutti bravi. Con i fatti meno. 

E' doveroso rimuovere i pregiudizi
(e certe verità) che persistono
sul Meridione
In effetti tutti noi elettori, a guardare le promesse programmatiche o a sentire le chiacchiere a briglia sciolta osserviamo -tornata elettorale dopo tornata elettorale- che i candidati che vengono presentati, che si tratti di elezioni locali (muncipali), regionali o nazionali, non temono confronti e paragoni: tutti vengono presentati come persone corrette e cristalline; tutti lottano per ripristinare la trasparenza, la legalità e per contrastare gli interessi di Cosa nostra.

Sempre il Sole 24Ore in quell'articolo sopra evocato, rivolto soprattutto alla nostra isola, scriveva: "Peccato che Cosa nostra e i sistemi criminali integrati siano ormai pozioni liquide e gassose che si muovono senza far rumore e odore in ogni ganglo dell'attività economica e sociale e, dunque, a nulla vale limitarsi ai pensieri. Servono azioni".

COSA CI ATTENDIAMO DAI PROSSIMI
AMMINSTRATORI LOCALI ?

La premessa qui sopra ha ovviamente carattere generale e verosimilmente non ha alcun senso calarla nella nostra piccola realtà locale (Contessa Entellina), dove ognuno conosce l'altro e dove di ognuno si conoscono pensieri e persino le tasche.
Attualmente conosciamo i due potenziali candidati a sindaco (potenziali perchè sul piano ufficale nessuna candidatura è stata depositata). Di entrambi, Anna Fucarino e Leonardo Spera, sappiamo come e con quale spirito hanno condotto per un mandato ciascuno, peraltro non contestuale, dai banchi dell'opposizione, il loro modo di osservare, leggere e interpretare la gestione della cosa pubblica.
Sono entrambi piuttosto giovani e hanno mostrato nella vita sociale (entro la nostra piccola realtà) buoni sentimenti.
Da noi, dove tutti ci conosciamo e tutti nell'arco della vita ci relazioniamo, i buoni risultati non dovrebbero mancare nella vita e nella gestione amministrativa. Certo, i momenti elettorali  sono occasione di confronto, dialettica e pure di distinzione. L'importante è che non venga mai meno il rispetto dell'avversario come ha recentemente evocato e sollecitato il Presidente della Regione.

Cosa ci attendiamo da chiunque andrà ad assumere responsabilità amministrative ? 
1) Anzitutto che abbiano idee chiare su cosa è, come funziona e che finalità ha la macchina politico-amministrativa comunale;
2) Capito il fine, il desiderio sentito da ciascun cittadino è che nel procedere si vada in aderenza alle leggi vigenti (principio di legalità) e con azioni e comportamenti percepibili corretti da chiunque (principio di trasparenza); come è giusto e doveroso che sia.
3) Fondamentale appare a noi, in buona sostanza, l'imparzialità dell'azione amminstrativa. Questa non può e non deve mai trasmettere sensazioni che una iniziativa, un servizio o un'opera venga eseguita o meno se essa è di interesse di amici, propri elettori o clienti.  
Ogni comportamento che non rispetta i principi di legalità e trasparenza inevitabilmente darà ragione ai giornali del Nord che quasi quasi ci vedono come popolo delle clientele piuttosto che popolo della cittadinanza.

Hanno detto ... ...


MATTIA FELTRI GIORNALISTA


Ci sono rimasto male. Ho aspettato tutto il giorno (in realtà soltanto fino all’ora di cena) che Matteo Salvini dicesse qualcosa sull’abbraccio fra le due Coree. Perché lui è un amico della Corea del Nord, delle due quella con la dittatura. Ci era andato e aveva detto che sembrava la Svizzera, bella, pulita, con un senso di comunità che noi ce lo scordiamo, e dove i bambini non si rimbambiscono davanti alla tv. Però è comprensibile: ieri Salvini era in Friuli Venezia Giulia per le elezioni regionali. Se domani lì la Lega andrà molto bene, si smuoverà qualcosa di decisivo per il governo. Pare. Perché doveva smuoversi qualcosa di decisivo anche domenica scorsa, con le elezioni in Molise e non s’è smosso nulla. Non solo per colpa di Salvini, intendiamoci. Ma non bisogna perdersi d’animo.  

Se lunedì di nuovo non succederà niente, il 20 maggio si voterà in Valle d’Aosta. Vai a sapere che la Valle d’Aosta non sposti qualche equilibrio, chessò, un balzo a sorpresa di Liberi e Uguali, un tracollo di Noi con l’Italia. Un uomo saggio come Mattarella aspetterà senz’altro i risultati della Valle d’Aosta. E comunque, tempo una settimana, ed ecco un’altra probante tornata: si eleggono i sindaci di Trento e Bolzano. Mica paglia. Tenere d’occhio la Südtiroler. Un governo Südtiroler-M5S-F.lli d’Italia ha i numeri? E non scordate che il 10 giugno si va tutti alle urne a Castelmagno, Cuneo, 61 abitanti. Nel 2019 si vota a Recco, Genova. E nel 2020 a Camastra, Agrigento. Ecco, Camastra 2020 sarà la svolta, e vedrete che governo, poi.  

sabato 28 aprile 2018

Hanno detto ... ...

L'impressione della gente comune: 
La situazione politica è un corteggiamento sull’orlo del baratro

EMMANUELE MACALUSO, già dirigente politico della Sinistra

DI SICURO SARÀ DIFFICILE AVERE UN GOVERNO AUTOREVOLE
L’editoriale del “Corriere della Sera”, firmato da Pigi Battista, mette in rilievo che “le basi di tutti i partiti sono in rivolta e i nervi degli elettori frastornati e sgomenti”. Il dramma così descritto è dovuto al fatto che per tutte le alleanze di cui si parla (Pd-Cinquestelle, Lega-Cinquestelle) e anche per le coalizioni e le forze politiche si pone lo stesso problema: Salvini-Berlusconi, Renzi e senza Renzi, Di Maio e cosa pensa la Casaleggio. E Battista sul tema scrive cose condivisibili quando nota, per esempio, che è difficile transitare dal clima respirato per anni, dovuto non alla lotta politica tra partiti diversi ma a guerriglie fatte di insulti, menzogne, diffamazioni, espressioni che richiamano la nozione del nemico irriducibile e non dell’avversario politico.
La politica non c'è più !

Tutto ormai sta nel concludere un affare.

Se però è fnita la politica il passo immediatamente
successivo è quello che da cittadini diventeremo
sudditi, oggetti, beni del patrimonio
di chi può.

==================
Di Maio è una sorta di vecchio "libertino", ci prova
con tutte. E' un Don Giovanni. che ha
provato col Centro-Destra  adesso col
Centro-Sinistra.
Martina è una fanciulla tentata che non
riesce a dire chiaramente ciò che vuole.
Questo clima, che si respirava prima e durante la campagna elettorale, certamente non può cambiare al punto da riprodurne uno di collaborazione. Battista si riferisce anche a quel che abbiamo visto nella Prima Repubblica. A quel tempo, la DC era un partito con le correnti ma un partito vero e che impiegò nove anni (nel 1954 si verificarono le prime “aperture” dei socialisti verso i cattolici e gli stessi socialisti, gradualmente, si separarono dai comunisti) per fare solo nel 1963 il primo governo DC-PSI. Fu Aldo Moro che concluse faticosamente quell’itinerario e fu egualmente Moro, con le cautele e le controversie che sappiamo, a persuadere il suo partito, e con esso l’elettorato, della necessità di aprire un varco al PCI, non per formare un governo ma per rendere possibili alternative di governo con i comunisti che potevano stare all’opposizione o al governo. Certamente, oggi non ci sono né i Moro, né i Nenni né i Longo o Berlinguer; ci sono dei nani. Ma vorrei dire a Pigi Battista, e non solo a lui, che questo è dovuto al fatto che ieri c’erano partiti con gruppi dirigenti, militanti, e un rapporto costante con l’elettorato.
Oggi ci sono agglomerati politico-elettorali, partiti personali e aziendali (non solo quello di Berlusconi ma anche della Ditta Casaleggio). Il Pd, che vuole somigliare ad un partito, in questi giorni offre uno spettacolo inedito: un segretario che si dimette dopo una pesante sconfitta elettorale ma che mantiene un potere reale visto che a lui fanno capo tanti parlamentari, nominati e fedeli; organi dirigenti pletorici con componenti il cui orientamento politico è per la gran parte sconosciuto. In questo quadro non stupisce che anche i fedeli elettori del Pd avvertono di non avere un chiaro riferimento. Un quadro politico complessivo, questo, che certamente non può produrre governi autorevoli in grado di affrontare i complessi problemi del Paese e avere una voce in una situazione internazionale sempre più pesante. Scusate ma il mio pessimismo cresce anche se mi auguro sempre di sbagliarmi.

venerdì 27 aprile 2018

Mezzojuso. Eco della Brigna n. 120, rivista edita a cura di Don Enzo Cosentino












































Rottamazione Cartelle. Scadenza al 15 maggio

Il 15 Maggio prossimo scadrà il termine per la presentazione delle istanze di accesso alla c.d. Rottamazione bis che consente la definizione agevolata dei tributi iscritti a ruolo tra il 1° gennaio 2000 ed il 30 settembre 2017, con notevole risparmio di sanzioni ed interessi di mora in capo ai contribuenti e benefici per gli Enti impositori.
Per aderire è necessario poter esaminare compiutamente le partite oggetto di definizione agevolata attraverso i cd. “Estratti di ruolo”.

Enti Locali. L'integrità civica e morale degli amministratori

QUESTA RUBRICA
Una sorta di stimolo per la elaborazioni dei programmi delle due liste (prevedibili) che saranno in competizione a Contessa nella tornata elettorale del 9 giugno. 

Tentativo per far capire che chi va in Amministrazione non gestisce una azienda ereditata dal genitore.
^^^^^^
1) In politica con la P maiuscola si opera e si procede per il bene dei propri paesi. I veri politici come lo erano un De Gasperi, un Fanfani, un Nenni ed tanti altri anche da posizioni apparentemente inconciliabili riuscivano sempre a raggiungere il punto di incontro per il bene delle comunità da guidare.
Figuriamoci se sull'intesa delle cose da fare in un paesino di provincia come è Contessa Entellina non sarà possibile convenire fra chi è eletto in una lista o in un'altra. Chi costruisce i muri nei confronti dell'oppsizione in un piccolo Comune non lo fa mai nell'interesse del paese.

2) Gli amministratori -soprattutto dei grossi Comuni e pure dei piccolssimi- hanno un ruolo rilevante e spesso gravido di responsabilità. 
Le notizie sempre più frequenti della cronaca segnalano purtroppo che nel comparto delle commesse pubbliche (pubbliche forniture, appalti) spesso gli ammnistratori incorrono in reati contro la pubblica amministrazione ed in inadempienze.
Appalti che dovrebbero durare sei mesi spesso si scopre che durano da quattro e cinque anni.
Spesso -inoltre- le sporcizie si scoprono sotto motivazioni tecnicamente insostenibili e discendenti dalle ataviche "pessime abitudini italiche".

3) Gli amministratori pubblici devono dedicare più diligenza nella cosa pubblica che in quella ereditata dai genitori.
Ogni episodio di negligenza (che si tratti della problematica dei buoni libri  o di quella della strada rurale di località ....) non danneggia solamente l'immagine dell'Ente ma anche l'economia locale. 

Hanno detto ... ...

MATTIA FELTRI, giornalista
Andare al governo coi grillini o non andare al governo coi grillini? Dentro il partito democratico ci sono i favorevoli e gli sfavorevoli, con tutte le sfumature comprese fra le due posizioni, e poi ci sono quelli che non sanno se sia giusto andare o non andare al governo coi grillini, ma un po’ grillini sono già diventati. Piero Fassino: «Dobbiamo coinvolgere la nostra gente in qualunque scelta». Graziano Delrio: «Bisogna sottoporre questa ipotesi al vaglio degli iscritti». Sandra Zampa: «Interpelliamo il popolo delle primarie». Un fantastico modo di assumersi un onere: scaricarlo su altri. Fassino e Delrio sono deputati, che significa deputati a prendere delle decisioni, non a delegarle. La delega non devono darla loro agli elettori, perché sono gli elettori che l’hanno già data a loro. Così funziona nella democrazia rappresentativa, almeno finché non sarà introdotta quella diretta (peraltro inapplicata anche da chi la professa).  

Sandra Zampa è nella direzione nazionale del partito, e cioè ne è un dirigente. Ora, avere un dirigente che non dirige è bizzarro. A che serve un dirigente se poi dirigono gli iscritti? Sembrano giochetti di parole, ma è l’essenza della politica, ampiamente smarrita in questi tempi esoterici. È come se un pilota d’aereo chiedesse ai passeggeri che rotta e quale velocità tenere. Lo farebbero scendere subito per inettitudine. La politica, come ogni attività umana, e più delle altre, presuppone la responsabilità: di riuscire o di fallire. Se manca anche quel coraggio, lasciamo perdere. 

MATTEO ORFINI, drigente Pd
“Sono contrario ad un accordo con M5s, per me Di Maio e Salvini sono la stessa cosa.In Direzione ci confronteremo, spero in una posizione unitaria” 

ANDREA MARCUCCI, dirigente Pd
“In democrazia devono essere tutti pronti a tornare a votare. Se non ci sarà un governo si tornerà a votare e noi ci faremo trovare pronti”

GIANNI CUPERLO, dirigente Pd
“Non so se il confronto col M5S darà frutti. La strada è stretta, le differenze reali ma ha fatto bene Martina a cogliere i segni positivi degli ultimi giorni”

MATTEO SALVINI, leader del Centro-Destra
 “Spero che la telenovela fra Renzi e Di Maio non duri troppo. Quando avranno finito i loro amoreggiamenti, io ci sono”.

giovedì 26 aprile 2018

Politica. Renzi ha fatto perdere al suo partiito le caratteristiche "della Sinistra", e vuole continuare


Il Pd:

Dalla sconfitta delle ultime elezioni politiche, una sconfitta devastante, il Partito Democratico non ha ancora meditato sulle ragioni. Nessun vero e  ampio dibattito si è finora svolto ed il Partito è attualmente retto da un reggente. Renzi si è dimesso da Segretario, ma controlla ancora gruppi parlamentari e ampie fette del Partito.
Adesso si è nella fase in cui incombe la prossima direzione in un clima da resa dei conti e lunghi coltelli. Il reggente Maurizio Martina è finito sotto processo per aver aperto il dialogo con i M5s e  Matteo Renzi vuole sfruttare l’occasione per riprendere il controllo pieno del Nazareno.

La domanda  diretta:
è giusto che  Renzi dopo una infinità di sconfitte iniziate col Referendum costituzionale e proseguite da tornate in tornate  sia rimasto e voglia continuare ad essere il padrone virtuale del partito, colui che detta la linea ai suoi successori?


mercoledì 25 aprile 2018

Hanno detto ... ...

SIMONA BONAFE'eurodeputata per il Partito Democratico.
Andare ad ascoltare il presidente Fico e' una responsabilità a cui il PD non puo' certo sottrarsi. Decidere di stipulare con i grillini un contratto di governo e' voltare le spalle ai nostri elettori che credono in un’idea di Italia e di Europa opposta a quella di Di Maio.

CORRADINO MINEO, giornalista
Napolitano è un gigante!
Lasciatelo dire a chi non gli ha mai risparmiato critiche. E questi che vomitano odio sono il prezzo che tocca pagare alla democrazia: uno è uno, anche se è un imbecille.

MATTEO RENZI, già premier
Bello incontrare tanta gente in piazza e sentire tanto affetto per Giorgio Napolitano. L’odio sui social di qualche cretino non scalfisce la vicinanza degli italiani al presidente emerito e alla sua famiglia




25 Aprile. La Resistenza in Italia

La guerra partigiana fu un capitolo fondamentale della storia italiana nel corso della seconda guerra mndiale, e non soltanto.

Con la firma dell'armistizio e la vigliacca fuga del Re e del governo nella zona controllata dagli alleati, in quel 8 Settembre 1943 la maggior parte dell'esercito italiano si trovò allo sbando e il territorio patrio per lo più caduto in mani tedesche.
Immedatamnte prese avvio, in luoghi diversi, l'organizzazione spontanea del movimento di resistenza. I primi episodi si ebbero a Roma, dove la popolazione e alcuni reparti dell'esercito cercarono inutilmente  di impedire l'ingresso  dei tedeschi da porta San Paolo, e a Napoli dove il 23 Settembre divampò una insurrezione  popolare che in 4 gorni liberò la città dai tedeschi prima dell'arrivo delle forze alleate.
Il socialista Sandro Pertini
fu uno dei capi del movimento partigiano.
 Dopo l'armistizio si costituì il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) che riuniva i partiti d'Azione, comunista, socialista, democristiano e liberale, e inziò il movimento di resistenza che mise in campo tutte le forze antifasciste, anche di tradizione diverse.
Le zone di maggiore attività dei partigiani furono la Toscana e l'Italia del Nord. Il movimento raggiunse una tale ampiezza da destare la diffidenza persino degli alleati, a cui il controllo della situazione strategica rischiava di fuggire di mano.

Cosa resta oggi ? Si è spenta la valida efficacia di tutto ciò nell’Italia di oggi? 
Può anche darsi. L’Italia e il mondo sono così profondamente mutati! 
Le stesse forze che della Resistenza furono le protagoniste maggiori, anche se tutt’altro che esclusive, sono tutte finite, e non tutte o del tutto bene: gli azionisti, quasi subito; democristiani, comunisti e socialisti dopo una cinquantina di anni. 
Altri fiori sono nati nel giardino della Repubblica, ma — francamente — troppo spesso non leggiadri e non di delicato e rinfrescante profumo. 
Ma questo è un altro discorso.

25 Aprile. La Cattiveria e la follia umana non conosce limiti

Un contessioto nei campi di concentramento.

La Prussia Orientale oggi rientra in gran parte nei confini della Polonia, ma per una porzione più piccola è territorio della Federazione Russa.

In quella regione, nell'inferno di un Campo di Concentramento, fu condotto un nostro concittadino che era militare in Campania, in provincia di Caserta. Era stato richiamato alle armi per partecipare alla guerra di Mussolini il 28 febbraio 1941. 
Dopo l'armistizio dell'8 Settembre 1943, grazie alla viltà della classe dirigente di allora (Monarchia e governo Badoglio) l'esercito italiano rimase privo di disposizioni ed in preda alla vendetta nazista. Il nostro concittadino che si trovava in zone di operazioni fu catturato dalle Forze Armate Tedesche e messo su un carro bstiame assiepato con decine e decine di altri prigionieri italiani e portato in Germania, un viaggio durato parecchi giorni in conseguenza dei bombardamenti alleati. Durante il viaggio fu concesso ai prigionieri di scendere dal carro bestiame una volta ogni due giorni per bere presso le fontane delle stazioni di sosta, per un tempo limitato e chi si attardava a salire sul carro assegnato assaporò le mitragliatrici germaniche. L'ntero viaggio durato ben più di venti giorni nessun pasto fu distribuito ai prigionieri,  i bisogni fisiologici venivano soddisfatti nel fondo del vagone bestiame. I vagoni venivano sigillati, piombati, in modo che nessuno potesse fuggire. Solamente nelle stazioni di sosta entro il territorio italano  era consentito alla gente del luogo di passare attraverso le grate degli sportelloni del treno del cibo, mai sufficente per quei priginieri ammassati all'interno.

Il nostro concittadino in Germania passò da un campo di prigionia ad un altro, provando sofferenze, privazioni e violenze. Con inimagginabili marce forzate, imposte a colonne e colonne di prigionieri, gli fu imposto di attraversare gran parte del territorio polacco fino a raggiungere la Prussia Orientale, nei pressi di Koenigsberg dove lo attendeva il trasferimento da uno all'altro dei  45 sotto-campi di concentramento che facevano riferimento al lager IA di Stablack, che complessivamente arrivarono ad accogliere circa 200-250.000 prigionieri, tutti obbligati nei mesi invernali -con la neve alta anche due metri- ai lavori forzati in fabbriche, stazioni, linee ferroviarie, effettuazione di fossati,  etc.
A Pietro, questo era il suo nome, in un certo senso andò bene. A Contessa egli faceva il mugnaio e grazie a questa attività fu assegnato a condurre un mulino piuttosto distante dal campo di concentramento  ed i cui proprietari tedeschi erano in guerra per la presunta grandezza del Reich. La proprietaria con la sorella ed  loro figlioli di età inferiori ai dieci anni furono incaricati dalle autorità naziste di vigiilare perchè il prigioniero lavorasse assiduamente e preparasse i sacchi di farina per l'esercito e per i pochi abitanti del villaggio.
Pietro potè per questa via uscire dall'inferno e dalla fame del campo di concentramento.  

La guerra in quei territori e la disfatta tedesca ad opera dell'Armata Rossa che premeva apparvero ormai evidenti ai primi del 1945. 
Pietro, il mugnaio del villaggio, sebbene prigioniero, fu trattato nel periodo in cui visse lì umanamente e la proprietaria sebbene non vivesse nel benessere, stante lo stato di guerra, frequentemente gli offriva da mangiare ciò di cui poteva disporre.
All’inizio del 1945 per contrastare l'offensiva dei sovietici nel settore della Vistola gran parte dei prigionieri dei campi della zona di Koenigsberg e dell'intera Prussia Orientale furono impiegati nello scavo di fossati anticarro.
La temperatura era talmente bassa che, pochi giorni dopo, le colonne dei prigionieri che venivano spostati verso Danzica marciarono sulla laguna ghiacciata del Frisches Haff.

Fu una vera e propria “marcia della morte” sul ghiaccio, con una temperatura di -25 gradi che fece circa 12.000 morti tra i prigionieri dei campi evacuati. Il nostro concittadino ebbe un principio di congelamento ma si salvò con accorgimenti che possono venire in mente a chi ama profondamente la vita e vuole tornare a "rivedere le stelle".
Alla fine le colonne dei prigionieri riuscirono, decimate, a raggiungere i pressi di Danzica, dove i tedeschi resistettero ai russi fino al 30 marzo del 1945. Danzica era stata quasi interamente evacuata dagli abitanti tedeschi e fu bombardata per settimane da terra e dall’aria.

Dopo la conquista di Danzica i sovietici liberarono (si fa per dire) gli italiani e qui cominciò per Pietro un viaggio quasi uguale a quello descritto da Primo Levi ne “La tregua”.
I russi non avevano nessuna organizzazione per il soccorso dei prigionieri di guerra dei tedeschi e si limitavano a dar loro da mangiare mandandoli verso le retrovie. 

Fu così che Pietro attraversò la Bielorussia, la Polonia e poi la Germania completamente distrutta. A piedi, in treno o su carri di contadini.
Tornò a casa, a Contessa Entellina, solamente nell'Ottobre del 1945, a sei mesi dal 25 Aprile, magro, pelle ed ossa, come un chiodo ma vivo. 
Nel raccontare queste storie Pietro era sempre circondato dalla parentela, che ormai ad Ottobre del 1945, a guerra conclusa,  non lo attendeva più.

Pietro ha ripreso la sua attività di coltivatore-mugnaio, si è sposato ed ha cresciuto, tornando ancora ma da emigrato in Germania, due figli.
E' morto nel 1994. 

25 aprile. Un giorno di festa e l'attesa che si realizzi la terna "Libertà Ugualianza Fraternità" di Paolo Borgia


                                                          Attualità di Antonio Gramsci
Nessuno più celebra il pensatore Antonio Gramsci. Forse perché ogni pensiero oggi vale poco nella piazza del mondo o forse per l’impropria etichetta di marxista. O forse, perché oggi con il predominio della prepotenza, che sfrutta la liquidità, il pensiero del “popolo” sfugge ad ogni controllo e perciò trionfa l’etichetta “populismo”. E forse molto di più perché è stato sotterrato il concetto di genuina egemonia, quella che non confida nell’automatica connessione tra partito e potere politico, da parte di una “casta” che non si cura affatto di “far fare ai propri membri ogni cosa in nome della sua visione del mondo”: sulla essenza della fratellanza, della fraternita.
Sì, “Gramsci stimava il cattolicesimo molto più di noi cattolici”. Il suo partito del suo libero pensare ne ebbe paura. Il Fascio, ostile al suo partito, grazie al “tribunale speciale” lo chiuse per 20 anni in galera, in altro continente, lontano dall’operaismo torinese, dall’indipendentismo della sua Sardegna e dal meridionalismo come saldatura tra contadini e operai - oggi aggiungerei gli impiegati -.
C’è chi sostiene che il Nostro, nato ad Ales – storpiatura sabauda di Abbes – il 22 gennaio 1891, sia l’autore degli ultimi quattro secoli più citato. “Il cervello di quest’uomo non deve più funzionare” era il pensiero che accompagnava l’ordine di carcerazione di Mussolini. Invece Nemesis la giusta ha fatto diventare le sue Lettere dal carcere e i suoi Quaderni patrimonio dell’umanità.
Il suo esser Gramsci, gli è stato fatto pagare caro con patimenti che ne fiaccarono il fisico ma non la mente. Del suo duro sacrificio personale restano le parole da essa sgorgate. All’intelligenza espressa, tutto questo aggiunge un valore umano imponderabile che ne fanno, insieme ai molti martiri della prima metà del Novecento, un esempio di coerenza da considerare con rispetto religioso. È chiaro, questa generosità non costituisce da sola una garanzia verace delle idee ma certo ne supporta la intelligenza dal particolare all’universale del pensiero che gli è riconosciuto anche da molti tra coloro che seguono altri orientamenti. Ma cosa ci può ancora dire questo ragazzo del ‘novantuno?
Oggi stiamo vivendo entro certe forme d’inciviltà diffuse nel teatro politico estero e domestico. Quella che era la prima taccia al marxismo è ora divenuta diffusa modalità, la prepotenza del più forte viene impunemente ostentata con spudoratezza: in quel pensiero si trattava del meccanico legame tra gli apparati dello Stato e gli interessi di classe, tramite il partito -cinghia di trasmissione-. Oltre a tale potere “duro”, però, c’è un “potere leggero” -J. S. Nye, A.M. Baggio, soft power-. Oggi si manipolano le diverse dinamiche in gioco tra i diversi soggetti in maniera diffusa grazie ai vari mezzi di comunicazione di nascosto e talora palesemente, mezzi facilmente a disposizione di tutti e solo trenta anni fa inesistenti.
Dell’originale pensiero di Gramsci oggi se ne fa un generale uso ed abuso -forse istintivamente-. Basti pensare a “l’applicazione che egli fa dell’idea di egemonia intesa come pedagogia” della società, per comprendere quanto ormai sia diventato importante nell’attuale contesto il rapporto pedagogico che pervade la vita nel suo insieme e non solo scolastico.
C’è insomma chi vedrebbe l’uomo, quale è, al centro del pensiero e chi ha sempre cercato di forgiare un “uomo nuovo”. Che non si tratta di una semplice dialettica ma di una vera e propria violenza psicologica, ce lo mostra l’esperienza giacobina o il martirio cambogiano da parte dei Khmer rossi e, su un piano più domestico, la ossessiva trombetta della campagna per “i consumi”.
Siamo grazie alle nuove tecnologia della comunicazione giunti a condizioni di possibilità per un passaggio epocale, forse alla estrema possibilità di salvare il pianeta. Dall’oggi che vede cinquecento persone arricchirsi e l’umanità -anche quella occidentale- che boccheggia ad una distribuzione della ricchezza -sharing economy, J. Rifkin-. Tale passaggio come possiamo giornalmente vedere è osteggiato attraverso infinite guerre distruttive ma, maldestramente nascoste, e attraverso il potere leggero dei mezzi di comunicazione di massa.
Paolo




                               Aktualitet i Antonio Gramshit
Mosnjerìkremton më mendimtarin Antonio Gramshi.Ndoshta,pseçdomendimsotvlenpak te pazari i botës o ndoshta për etiketën e pasakte marksiste. O ndoshta, pse sot me mbisundimin e prepotencës, çë shfrytezon lëngësinë, mendimi i “popullit, ik nga çdo kontroll dhe prandaj triumfon etiketa “popullizëm”. Dhe ndoshta më shumë pse u varros ndëlgimi hegjemonie të natyurshme, ajo çë ka besim te automatika lidhje ndër partia dhe pushteti politik, nga ana e “kastës” çë ngë kujdeset fare “për të ngalkuar pjesatarët e vet me çdo gjë në emër të njëi pamjeje të botës”: për thelbin e vëllazërisë, e vëllamërisë.
Ëj, “Gramshi çmojë katolicizmin më shumë se na katolikë. Partia e tij pati dre për të menduarut të tij. Fashi, armik i partisë së tij, në sajë të “gjykatës së posaçme”, e mbylli për 20 vjet në burg, te një tjetër kontinent, llargu nga lëvizjapunëtore tyrinase, nga lëvizja për pavarësinëe Sardenjës së tij e nga meridionalizmi si bashkëlidhje ndër fshatarë dhe punëtorë -sot, deja të shtojanëpunësit-.
Ka kush thotë se Yni, lerë në Ales -shtrëmbërim sabaud  të Abbes (Ujëra)- më 22 janar 1891,do të jetë autori i të sprasmvet katër shekuj më i cituar. “Trutë e këtij burri duhet të mos funksionojnë më”ish halli çë shoqërojë urdhrin burgimi të Musolinit. Përkundra Nemesise drejta bëri të ktheheshin të tijatLetra nga burgu dhe të tijat Fletore në qosmë të njerëzimit.
Të klënit të tij vetë, ia bërën t’e paguajë shtrenjtë me vuajtje çë i dobësuan kurmin por jo mendjen. Nga sakrifica vetjake e ashpër e tija qëndrojnë fjalët nga ajo mendjegufuar. Ndëlgimit të shprehur, gjithë kjo shton një vlerë njerëzore të panjohshme çë e bëjnë atë, bashkë me të shumëtit dëshmorë të të parës gjysmë të Nëntëqindit, një shembull parimësie të mirret parasysh me respekt fetar. Është qartë, kjo shpirtmadhësi ngë është vetë garanci e vërtetë e idevet por sikurisht mbeshtet ndëlgimin nga e veçanta ngjera tek e përgjithshmja e mendimit çë ia njohin shumë nga ata çë ndjekin tjerë drejtime.
Por çë mund të na thetë ende ky djalë i vitit‘nëntëdjetë e një?
Sot jem
e rrojmë brënda disa forma mungese qytetërimitë përhapura te teatri politik i huaj dhe shtëpiak. Ajo çë ish i pari nam marksizmitnani u bë mënyrë e përhapur, prepotenca e më të fortit tregohet pa u dënuar paturpësi: tek ai mendim bëhej fjalë për lidhjen mekanike ndër aparatet e Shtetit dhe interesat e klasës, nëpër partinë -rrip transmisioni-. Por përveç të këtillë pushteti të “fortë” ka një “pushtet i lehtë” -J. S. Nye, A.M. Baggio, soft power-. Sot përzihen dinamikat e ndryshme në loje ndër subjekteve të ndryshëm në mënyrë të përhapur në sajë të të ndryshmevet mjete komunikimi fshehtas dhe her’e herë haptas, me lehtësi në disposicion të gjithëve dhe çë vetëm tridhjetë vjet prapa ngë i kishim.
Të origjinalit mendim të Gramshit sot i bëhet njëpërdorim dhe shpërdorimtë përgjithshëm-ndoshta instinktivisht, vetvetiu-. Mjafton të mendojmë për “aplikimin çë ai bën e idesë së hegjemonisë së ndëlguar si pedagogji” e shoqërisë, për të ndëlguar sa u bë nanimë e rëndësishme te konteksti aktual lidhja pedagogjike çë mbush jetën në tërësinë e saj dhe jo vetëm shkollore.
Pra ka kush dejë të shihjë njeriun, si është, te qëndra e mendimit dhe kush ka përherë kërkuar të farkëtojë një “njeri të ri”. Se ngë bëhet fjalë për një dalektike të thjeshtë por për një të vërtetë  dhe të mirëfilltë dhunë psikologjike na e dëfton përvoja jakobine o martirizimi kamboxhian nga ana e Khmervet të kuq dhe, mbi një plan shtëpiak, trombeta  e ankthshme të fushatës për “konsumevet”.
Në sajë të teknologjivet të reja të komunikimit jemi arritur në kushte mundësie për një kalim epokal, ndoshta tek ekstrema mundësi të shpëtohet planeti. Nga dita e sotme çë sheh pesëqind veta çë qosen dhe njerëzimi -edhe ai përëndimor- çë gulshon ngjera njëi shpërndarje të qosmës-sharing economy, J. Rifkin-.
Ky kalim si mënd të shohim ditë për ditë kundërshtohet nëpër luftra të pasosme shkatërruese por, të fshehura ngathët, dhe nëpër pushtetin e lehtë të mjetevet masive komunikimi.
Paolo

martedì 24 aprile 2018

Verso il 10 giugno. Anna Fucarino ed il Comitato Elettorale


Verso il 10 giugno. Dice Musumeci: "La politica non è una professione ma va fatta con professionalità e rispetto per l'avversario"

Essere eletti non è il punto di
arrivo ma di partenza. 

Un recente intervento del Presidente
della Regione è utile ai prossimi neo
amministratori per avere un quadro
della Finanza Pubblica.

Secondo il Presidente della Regione, Nello Musumeci, gli enti locali (Comuni e Province) in Sicilia, continuando di questo passo non avranno più futuro fino al punto che non saranno in condizione di garantire i “servizi essenziali”.

Sempre secondo Musumeci la Regione ogni anno paga 1miliardi e 350milioni allo Stato per ripianare la finanza pubblica. "Invece di ricevere aiuti da Roma siamo costretti a dissanguarci per finanziare lo Stato e, di contro, alcune entrate contemplate dallo Statuto sin dal 1947 continuano ad essere negate".

La Regione ha un indebitamento di €. 8,5miliardi  e non riusciamo nemmeno a chiudere il bilancio ordinario se non fosse per i fondi extra-regionali, né riusciremmo ad investire in opere pubbliche.
Disponiamo attualmente di 6miliardi extra-bilancio che non riusciamo a spendere perché mancano i progetti. Ci stiamo pertanto impegnando su questo versante per  dare lavoro alle imprese. Un primo bando di €. 272milioni è stato rivolto ad edilizia scolastica (dalle materne alle superiori), viabilità, riqualificazione di centri storici.

Musumeci ha inoltre affermato che la Sicilia, fra le altre regioni, avrà fra dieci anni il più alto numero di anziani di oltre 65 anni e occorre creare, sin da adesso, le condizioni di una vecchiaia serena programmando le relative risorse finanziarie.

Hanno detto ... ...

La Scuola. 
La crisi italiana è leggibile persino nei 
ragazzi che fanno violenza agli insegnanti
MAURIZIO BALLISTRERI, collaboratore della Fondazione Pietro Nenni  
Il declino della società italiana, il suo drammatico arretramento sociale verso il basso e il suo evidente impoverimento culturale, con intere generazioni annichilite da programmi televisivi spazzatura (proposti non solo dai canali commerciali ma anche da quelli pubblici, in cui mediocri personaggi percepiscono retribuzioni milionarie, alla faccia della povertà diffusa) sono frutto dello svuotamento delle funzioni che in una società orientata dall’etica del lavoro e dalla stella polare del progresso dovrebbe avere la scuola: diffondere la cultura e i valori civici
promuovere la tolleranza democratica
sostenere l’ascesa sociale verso l’alto
Ma la scuola pubblica purtroppo (come del resto l’università), versa in condizioni di abbandono, grazie a (contro)riforme come quelle “Gelmini” del governo-Berlusconi nel 2008 e della cosiddetta “Buona scuola” di Renzi.
Nessuno ha, ovviamente, nostalgie per la scuola dei maestri con la bacchetta in mano, né per quella classista tratteggiata nel libro “Cuore” da Edmondo de Amicis, che proprio nelle pagine del suo libro descrive le forti differenze sociali del tempo, che egli nei suoi scritti successivi, riteneva da superare attraverso una concezione socialista tipica del riformismo gradualista, della conciliazione tra le classi e del progresso sociale; ma la rivendicazione, questa sì, di una scuola pubblica che dia a tutti pari opportunità di partenza per la vita. E un paese senza un sistema scolastico inclusivo (ed efficiente!) per formare i ragazzi, è destinato a scivolare nel baratro dell’arretratezza.