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domenica 11 marzo 2018

Hanno detto ... ....

VITTORIO ZUCCONI, giornalista
Secondo i collaborazionisti del PD, gli sconfitti dovrebbero salvare i vincitori. La democrazia alla rovescia.

MASSIMO D'ALEMA, politico
 “Populisti? No, li votano a sinistra e il Pd si confronti coi Cinque Stelle”.  
«Non sono contento del risultato, ma le ragioni per cui ce ne siamo andati sono le stesse per cui in cinque anni se ne sono andati 2 milioni e mezzo di elettori. Non erano critiche di un gruppetto di rancorosi; era un esame pertinente della situazione. Avevamo ragione».
«Abbiamo di fronte lo stesso problema: costruire un nuovo centrosinistra. Liberi e uguali può dare un contributo fondamentale».
«Pur avendo compreso i motivi del fallimento della politica del Pd, non abbiamo saputo mettere in campo una proposta che ci distinguesse. Siamo apparsi una parte di quel centrosinistra che gli elettori hanno condannato; infatti andiamo bene dove va bene anche il Pd, e andiamo male dove anche il Pd va male. Ci siamo mossi tardi».
«Sì. Ce ne siamo andati poco prima delle elezioni, abbiamo cambiato due simboli — Articolo 1, Mdp, Leu — in pochi mesi. Se lanci un prodotto sul mercato in questo modo, non hai nessuna possibilità di successo. E dovevamo marcare una più netta discontinuità di programma, dare un profilo più chiaro di novità, anche con le candidature».
«Lo riconosco: accettare la candidatura è stato un errore politico. Ma sul piano personale ho fatto quel che mi sentivo: combattere per le cose in cui credo. Ognuno deve seguire il suo demone. Io sono fatto così».
«Abbiamo avuto un milione e 100 mila voti: pochi per dire “la sinistra siamo noi”; troppi per dire che abbiamo sbagliato tutto. È un voto militante, appassionato, che non va disperso. Liberi e uguali deve essere la forza propulsiva del nuovo centrosinistra. Ora dobbiamo organizzarci in quel campo, che può tornare a essere competitivo; come dimostra la vittoria di Zingaretti».
«Il Pd non perde perché c’è Leu; perde perché si è separato dal suo popolo. E la campagna sul voto utile per fermare la destra ha spinto molti verso i 5 Stelle».
«Sono fiducioso che in quel partito maturi la consapevolezza che non si tratta solo di cambiare leader, ma linea politica. La propaganda sulla crescita non ha commosso nessuno: perché l’Italia cresce meno degli altri; e perché la crescita può convivere con l’aumento delle disuguaglianze e della povertà, se non c’è un’azione politica sulla qualità sociale dello sviluppo».
«Diffido dell’uso troppo facile di questo termine. Qualcuno ha detto: la sinistra chiama populismo tutto quello che non riesce a capire. Gran parte dell’elettorato dei 5 Stelle viene dalla sinistra. Di fronte alla condizione del Mezzogiorno, tema in questi anni del tutto dimenticato, i 5 Stelle hanno detto: noi diamo un reddito ai poveri e combattiamo i privilegi. Sono le due bandiere della sinistra».
«Ma se i riformisti rinunciano a dare risposte praticabili a questi temi, qualcuno prende il loro posto. E non puoi dire ai tuoi elettori: siete fascisti, ho una pregiudiziale nei vostri confronti, con voi non parlo. È sbagliato politicamente e culturalmente».
«Non so se ci siano le condizioni per fare un governo. So che il centrosinistra non può sottrarsi al confronto; ha il dovere di andare a vedere. Nel momento in cui i 5 Stelle passano dalla propaganda elettorale alla responsabilità di governo, dovranno fare una selezione delle priorità dei passi possibili. È una sfida cui io li chiamerei. Se invece tutti si alleano per impedire loro di governare, la prossima volta prendono il 50%».
«Che senso di responsabilità nazionale è dire “sto all’opposizione”, quando è evidente che non c’è modo di formare un governo? All’opposizione di che? Capisco che Renzi viva una fase di smarrimento; ma la sua posizione non ha senso compiuto. Vogliamo tornare al voto con il Rosatellum? Pensano di essere così furbi da indurre i 5 stelle a fare il governo con la Lega? Mi ricordano Tecoppa: “Fermati, che ti infilzo!”».
«Sarebbe un suicidio». Pregiudiziale anti Salvini? «Su Salvini non ho un pregiudizio ma un giudizio: non possiamo avere nulla a che fare con un lepenista. Vorrebbe dire prendere quel che resta della sinistra italiana e consegnarla a Di Maio».
«Semmai tutti fuori. È una soluzione estrema: se non si trova nessuna via, il presidente della Repubblica dà l’incarico a una personalità esterna e chiede a tutti i partiti un atto di responsabilità. Può durare alcuni mesi, il tempo di fare la legge elettorale. Certo se la fanno la Lega e i 5 Stelle le elezioni successive diventano un ballottaggio Salvini-Di Maio; noi possiamo anche non presentare le liste».
«Il doppio turno di collegio. In ogni caso, ci troviamo in questa situazione per una legge pessima imposta dal Pd. A maggior ragione il Pd non può disinteressarsi del governo del Paese».