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mercoledì 31 gennaio 2018

Riflessione. Tutti promettono abolizioni di tasse e sconti di oneri. Dimenticano che la Costituzione promette dignità mediante il lavoro

Capita a tutti nel corso della vita di ripercorrere, di incontrare col pensiero o realmente luoghi, vicende e  persone con cui in anni ormai lontani si è stati in rapporti di vicinanza e di collaborazione. 
A chi scrive queste righe sul Blog è capitato di lavorare per poco meno di venti anni in pianta stabile nel Municipio di Contessa Entellina, fino -quasi- alla fine degli anni ottanta del Novecento.
Nei giorni scorsi è stato lì, in quegli uffici, per qualche ora per trattare una problematica e andando via  ha dovuto fare la riflessione che qui riporta.
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Gli anni sono passati... . Ne sono passati troppi ed  oggi –nel 2018- c’è gente negli uffici del Municipio di Contessa Entellina  (come in tutti i Municipi di Sicilia) che è arrivata alle soglie di compiere 50 anni ed è ancora con rapporto di lavoro precario, con quella sensazione dentro di pensare che ormai ciò che di buono poteva esserci non c’è stato, quella sensazione che, se sei stato precario fino a cinquat’anni, non avrai nessuna possibilità di non esserlo nei prossimi anni, quella sensazione che a tutto ciò cui hai rinunciato vi hai rinunciato per sempre.
Se prima, fino a qualche decennio fa, potevi almeno sognare, sperare... ora ciò in cui speri è –ancora !- che Governo, Parlamento, Assemblea Regionale, Crocetta di turno continuino a concedere proroghe.
Che strani Governi che abbiamo !
Concedono agevolazioni alle aziende che assumono giovani fino ai 35 anni, ma non pensano a  chi 35 anni non ce li ha più, a chi ha dei figli da crescere, da far studiare, l’affitto da pagare, una casa da mantenere, per chi ogni giorno deve fare i conti con il poco lavoro, i pochi soldi, e le tante rinunce per sé e per i propri figli.
Chi si candida a governare il Paese (che si chiami Gentiloni, Salvini o Di Maio) che progetto ha per chi è arrivato a cinquant’anni e intrattiene con la Pubblica Amministrazione un contratto di “precariato” ?
Davvero i Crocetta di turno pensano che tutto questo non abbia ripercussioni psicologiche sui cittadini che venticinque/trent'anni fa si sono fidati che prima o dopo il loro rapporto di lavoro sarebbe stato consolidato ?
Il disagio economico di chi arriva a cinquant’anni con un rapporto di lavoro “precario” non si traduce anche in un disagio familiare e affettivo?

La Costituzione Repubblicana garantisce dignità a tutti i cittadini; ma chi è precario nel lavoro, è inevitabilmente precario anche nella vita. 
Quanto appaiono ridicoli i vari Renzi, Berlusconi ed i loro alleati che in queste settimane si prodigano in promesse di tasse abolite, di “sconti” e altri gadget propagandistici ! 
Dimenticano però che l’urgenza che brucia nel Paese è il lavoro., il lavoro vero e stabile. 

Con le immagini ... ... è più facile

QUELLO CHE I COMPAGNI DI RENZI, 
DEL PD, NON HANNO CAPITO 

 GIANNELLI ha capito che la squadra Dem è composta soltanto dai fedelissimi di Renzi, tutti a sua immagine e somiglianza. 
Sono pallonari con facce da DEM. 
La squadra non è altro che la ripetizione ipnotica della scritta sulle magliette: significa che quella di Renzi è una coazione a ripetere e forse a perdere. 

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LA DECISIONE DI RENZI DI MANDARE LA BOSCHI A BOLZANO DIFETTA DI UN ... 
QUALCOSA, .... 



LA GENTE SI MUOVE COMPATTA ... IN DIREZIONE DELLA BANCA
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martedì 30 gennaio 2018

Dissero ... ...

70 anni senza M. Gandhi

«Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre».
il Mahatma, 
ucciso da tre pallottole il 30 gennaio 1948 

Su questa figura, gigante di umanità, così riflette e propone di riflettere p. Pietro Gullo sul libro Ho trovato una parola



Umori interni al pd. Goffredo Bettini, dirigente nazionale ed esponente della minoranza

"Non aver aperto una crisi adesso, non significa che la crisi non ci sia. Non significa che questo regime interno, nel quale non esiste più un minimo spazio democratico e nel quale uno solo comanda, con le persone a lui più fidate e vicine, possa continuare anche dopo il voto. In un modo o nell'altro valuteremo nei prossimi mesi, è un nostro diritto e dovere, come riconquistare spazi di libertà del nostro agire politico.
Anche perché non siamo di fronte a un comando assoluto ma illuminato. Siamo di fronte a un comando assoluto e capriccioso; che ha scelto le candidature, anche sulla base dei suoi umori personali e delle sue antipatie politiche".

Elezioni Nazionali. In un paese normale sono le migliori figure disponibili che si propongono per la guida del Paese

SONO RIMASTI FUORI

(Forse tutti costoro meritavano di essere candidati ?)

Nomi che la tv e la propaganda ci aveva presentati come eccellenti, e che essi tali si ritenevano, sono stati esclusi in casa Pd, ossia dal Capo di questo strumento di potere.
Alcuni esclusi sono:
--Ermete Realacci, ex ministro e rappresentante del mondo ambientalista, 
--Sergio Lo Giudice, ex presidente Arcigay e relatore, con Monica Cirinnà, della legge sulle unioni civili. 
--Beppe Lumia, ex presidente della commissione antimafia, siciliano e sponsor di Rosario Crocetta negli anni in cui questi sedeva a Palazzo d'Orleans.
--il senatore Luigi Manconi, esponente radicale che si è battuto per l'introduzione del reato di tortura. 
--l'ex governatore Rosario Crocetta, il quale sostiene di avere avuto promesso un seggio in Parlamento dal Capo del Pd. Ma il Capo non ha mantenuto l'impegno. 
--l’ex sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, definita da Papa Francesco "tra i grandi dimenticati" d'Italia per il suo impegno per l'accoglienza degli immigrati.


Nell'altro centro di Potere (azienda personale di S. Berlusconi), nel  centrodestra, niente di meno hanno avuto il coraggio di escludere  
--Antonio Razzi
-- Domenico Scillipoti è stato lasciato pure lui fuori. 
--Si è tirato fuori (dopo decenni di sedere in aula)  l'ex ministro Antonio Martino, la cui nipote però Matilde Siracusano, ex finalista di Miss Italia, figlia di un ex assessore di Messina, è però stata inserita in elenco per  sostituirlo.

--Movimento 5 Stelle fa discutere il ritiro dell'ammiraglio Rinaldo Veri, in quanto consigliere comunale ad Ortona, eletto con una lista civica collegata al Pd.

Hanno detto ... ...

PIETRO BUSETTA, economista















EMANUELE MACALUSO, già dirigente politico siciliano
La formazione delle liste ha messo in forte evidenza ciò che nel sistema politico italiano è radicalmente mutato. Ed è mutato rispetto a ciò che vuole in questo campo la Costituzione. La quale all’articolo 49 dice: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Per ciò ho sempre scritto che il M5S è una forza eversiva quando vuole sostituire i partiti e la democrazia parlamentare con la cosiddetta democrazia diretta. Ma oggi il dettato costituzionale è stato brutalmente cancellato anche dai cosiddetti partiti personali. La formazione delle liste è stata fatta con una selezione e una epurazione tale per cui i gruppi parlamentari saranno in netta e straripante maggioranza squadre di servizio dei capi. Questo è stato possibile grazie alla legge elettorale che ha sottratto agli elettori il diritto di scegliere col voto la stragrande maggioranza dei parlamentari. Infatti non solo i capilista nei cento collegi plurinominali sono non eletti ma nominati, ma anche nei collegi uninominali non si è tenuto in nessun conto il rapporto del candidato con il territorio. Chi vota PD o FI o M5S o altri nel suo collegio non ha avuto e non avrà diritto di parola. Di fronte al candidato “paracadutato”, o voti il fedele al capo o ti astieni, non hai scelta. Voglio dire che il partito personale inaugurato da Berlusconi nel 1994 ha contagiato tutti gli altri e oggi si presenta persino con un’ulteriore accentuazione. Il personalismo si manifesta anche localmente in scambi tra candidati in partiti diversi: “tu votami e fammi votare nel maggioritario e io ti voto e ti faccio votare nel proporzionale”, e viceversa. È solo la sistemazione personale che conta, è la persona che deve prevalere. Programmi, valori, storia: è tutto azzerato.
Faccio queste amare considerazioni con tristezza e preoccupazione, perché quel che cambia nel nostro paese è la democrazia costituzionale. Non sto dicendo che in Italia non c’è più la democrazia e la libertà. Sto dicendo che c’è un mutamento nella qualità della democrazia, che mortifica e limita il pieno esercizio dei diritti politici dei cittadini e il senso limpido e forte che la Costituzione assegna ai partiti e alla politica. È questo il tema vero che dovrebbe preoccupare chi ancora crede nella battaglia democratica, chi su questo terreno vuole combattere e non arrendersi.


MICHELE EMILIANO, presidente Regione Puglia





Partito di Renzi (PdR). La democrazia che tramonta ...

METODO BERLURENZISTA IN AZIONE
 la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio
nel governo Gentiloni 

Il Capo aveva detto:

"Boschi? Decideranno gli elettori"




E subito è stato preparato il colleggio blindatissimo ...

Uninominale di Bolzano



Però, anche un collegio blindatissimo può giocare brutti tiri ha pensato il Capo.
Quindi ? Servono ben cinque paracaduti, di cui tre nella terra della balena bianca, la sicula.

Capolista nel collegio di Guidonia-Velletri
Capolista nel collegio di Cremona-Mantova
Capolista nel collegio di Messina-Enna
Capolista nel collegio di Marsala-Bagheria
Capolista nel collegio di Ragusa-Siracusa

lunedì 29 gennaio 2018

Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018

 Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini hanno partecipato alla cerimonia d'apertura di Palermo capitale della cultura 2018
Il logo di Palermo capitale della cultura è
stato creato dalla palermitana Sabrina Ciprì,
22 anni, allieva dell'Accademia di Belle
 arti e della cattedra di Design grafico
guidata da Fausto Gristina. Il logo è formato
da quattro "p": quattro sono i canti
delle Teatro del sole, il cuore della città;
quattro le lingue incise sulla stele
conservata alla Zisa: arabo, ebraico, fenicio e greco.  
Gentiloni ha -fra l'altro- detto: "E' un' occasione per tutti gli italiani cui non sfugge la realtà di una città che ha sofferto e che certamente non ha del tutto superato difficoltà sociali, che è stata anche al centro di lutti, minacce, che è stata in qualche modo costretta a convivere con stereotipi a livello nazionale e internazionale. Ma è una città che sta cambiando, proiettata al futuro. Questa è una occasione per dire grazie Palermo, gli italiani sono orgogliosi di questa città". 
"Tante culture qui sono il pezzo del mosaico che Palermo compone all'interno del Mediterraneo - ha detto il sindaco Leoluca Orlando - Quest'anno sarà possibile mettere alla prova le eccellenze palermitane. Ci sono migliaia di iniziative che sono il frutto di un lavoro fatto in questi anni. Uno degli elementi caratteristici è che le periferie saranno più coinvolte del centro. Vogliamo abolire il termine periferie".
    "La vittoria di Palermo è stata basata su un progetto molto forte, di convivenza, di dialogo e di apertura, una delle caratteristiche con cui la città sta ricostruendo una vera crescita e rinascita e il logo lo rappresenta nel modo migliore possibile. Per Palermo il ruolo di Capitale della cultura non finirà il 31 dicembre 2018 ma continuerà sulla base del lavoro fatto in questi anni. Il capoluogo della Sicilia resterà anche dopo quest'anno Capitale della cultura, del dialogo e soprattutto del Mediterraneo".

Hanno detto ... ...

Il Pd che diventa
PdR (partito di Renzi)
ENRICO LETTA, già premier
«Sono attonito per quel che è accaduto. Sia per il merito che per il metodo: durante questo fine settimana si è consumata una vicenda dai contorni tragici». 
 «Leggo i sondaggi e non soltanto per quelli, sono preoccupato».
Nel rapporto con l’opinione pubblica questa vicenda si traduce in un altro insperato e immeritato regalo a Berlusconi e ai Cinque Stelle. Una incredibile corsa verso l’abisso». 

BEPPE SALA, sindaco di Milano
"Matteo Renzi s'è preso molto, a questo punto dipende da come usciremo la mattina del 5 marzo per capire se questa scommessa la vincerà o meno. Certamente si è messo una truppa che gli è molto fedele".
 "era nel suo diritto farlo: è vero che Renzi è il segretario del Pd e ha vinto largamente le primarie, è vero anche che le primarie danno una rappresentazione delle forze all'interno del Pd, ma nella composizione delle liste io mi sarei aspettato che si rispettassero un po' più gli equilibri e i pesi che sono nati dalle primarie". 
"E' chiaro che se va bene Renzi poi sono contenti tutti, ma se va male ha comunque aperto un nuovo mondo: dove lo porterà, chissà". 
Ipotesi di coalizione trasversali dopo il 4 marzo, magari anche con Forza Italia, come sostengono i detrattori di Renzi? "Io mi auguro di no perché credo che il primo punto sia la difesa del Partito Democratico, prima dei suoi protagonisti, prima di tutti noi".

Il mondo in cui viviamo. Cosa interessa alle elite ?

Il consuno materiale, 
il saccheggio di risorse, 
l'aumento delle diseguaglianze (1)

Ma tu per chi voti? 
Mai come ai nostri giorni il desiderio di votare è così basso, se non addirittura inesistente. Chi dichiara che andrà a votare lo dice come se si dichiarasse astensionista.
In anni di entusiasmi, quando la gente viveva per vivere, per far studiare i figli, per comprare la cuciina nuova, per arredare la casa, allora non si votava col naso turato, o per responsabilità, e nemmeno per dovere. La gente era economicamente povera ma fiducisa nei Partiti, nei Sindacati, nei Sindaci. Esistevano persone degne di fiducia.

Oggi, 2018, la sfiducia nei Renzi, Berlusconi e loro soci è così alta, totale, che alla gente non va di recarsi alle urne nemmeno per manifestare il dissenso del non votare, di lasciare la scheda bianca o di infarcirla di consderazioni e giudizi di condanna. 

Che percentuale di elettori si recherà a votare ?
Quanti lo faranno con entusiasmo, con convinzione, o per senso civico?

Perchè questa depressione politica ?
a) la legge elettorale voluta congiuntamte (niente di meno !) da Renzi e Berlusconi moltiplica tutti i difetti dei sistemi possibili, mescolati insieme.
2) si presentano gli stessi partiti dell’ultima volta, o meglio i loro cadaveri malamente rimbellettati.
3) la campagna elettorale prevede buffoneria, rancore, viltà. 
--polemiche su Orietta Berti, 
--selfie con Barbara D’Urso, 
--Berlusconi e Maroni che citano Lenin, 
--simboli ridicoli come quelli della lista Lorenzin, 
--Fontana e la razza bianca in pericolo, 
--faide per le candidature, 
--argomentazioni demenziali dei no vaccini. 
E la Sinistra ?
E l’utopia di una società migliore, più giusta, più sociale ? 

domenica 28 gennaio 2018

Albania. Un paese vicino (1)

Arbëreshe in Albania
Nei giorni scorsi un gruppo di contessioti, guidati da parroco Papàs Nicola Cuccia, è stato in Albania, ospite delle più alte cariche di quello Stato -assieme ad altri arbëreshe di Piana degli Albanesi e Mezzojuso- per partecipare all'apertura delle celebrazioni per il 550° anno della morte dell'eroe nazionale Giorgio Kastriota Scanderbergh. 
Un gruppo numericamente più consistente di contessioti da più anni, nel mese di luglio, è stato solito girare l'Albania da un capo all'altro con animo traboccante di passione, di fiducia e di impegno e forse di desiderio di riuscire a rinvenire in quella terra qualcosa che forse essi stessi non sanno bene in cosa consista.

Nel corso di questo 2018 ci proponiamo di scandagliare sul Blog l'Albania, il paese delle acquile,  sotto più profili. storico, politico, civile, culturale etc.
Tutto di quel paese ci interessa, come tutto ci interessa della Sicilia e dell'Italia tutta.  
Ma a dire il vero, tutto su tutto vorremmo conoscere del mondo e degli esseri umani.

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La transizione albanese

L'Albania, ufficialmente Repubblica d'AlbaniaRepublika e Shqipërisë, [ɾepublika e ʃcipəˈɾisə], ha una superficie di kmq. 29.748, poco più della Sicilia, ed una popolazione di 3,2milioni di abitanti.
Lingua ufficiale dell'Albania è
il "tosco", parlato prevaletemente
nel Sud del Paese. Il Tosco è molto
prossimo all'arbëreshe degli
italo-albanesi.
Per lunghi anni, dal dopoguerra, è stata retta da una delle dittature più ottuse del vecchio continente che si richiamava al marxismo-leninismo.
La transizione dalla dittatura comunista alla democrazia è stata complessa e a tutt'oggi necessita di essere completata perchè il Paese possa essere candidato credibile per l'ammissione alla comunità dell'Unione Europea.
La dittatura ha tenuto sotto una spessa coltre d'ombra e di silenzio il Paese dal 1944 a 1985, in pratica dalla presa del potere di Enver Hoxha fino alla sua morte. 
L'Albania in quei decenni rimase impenetrabile non solamente ai rapporti col resto del mondo (fatti salvi brevi aperture all'Urss e alla Cina) ma pure alle indagini degli studiosi e/ dei giornalisti stranieri.
Per il regime dittatoriale l'Albania doveva pervicacemente restare Terra incognita. Solamente per calcolo politico, in pochissime occasioni, furono ammesse delegazioni che potevano visitare ben definiti e circoscritti luoghi.

Quando nel 1985, il regime transitato sotto la guida del successore di Hoxha cominciò lentamente ad aprirsi al mondo, o meglio ai primi osservatori internazionali, ciò che si appalesò non fu particlarmente sorprendente. Dopo decenni di politica isolazionista il Paese era spaventosamente arretrato rispetto a qualsiasi paese che si affacciasse nel bacino del Mediterraneo. I primi osservatori poterono cogliere che il Paese aveva un livello di arretratezza più pesante che negli anni anteriori al secondo conflitto mondiale.
Il collasso del paese era conseguenza del peso dello statalismo e della burocrazia del regime; il PIL pro-capite era fra i più bassi del mondo e molto vicino ai paesi dell'Africa subsahariana. L'apparato industriale assolutamente incapace di competere sul mercato internazionale. L'edilizia urbana ed il territorio assolutamente degradati e cosparsi di oltre 700mila bunker in cemento armato, indistruttibili e disseminati in ogni angolo del paese per fronteggiare una improbabile invasione straniera.
Albanesi che tentano di
abbandonare il
Paese, ridotto alla
fame dal regime comunista.
Destinazione: l'Italia
La società era profondamente rurale e acaica, esasperata e ridotta allo stremo e -addirittura- in preda alla furia distruttiva e al saccheggio.
Impresse nell'opinione pubblica mondiale sono le immagini televisive dei giorni in cui il regime comunista fu costretto a battere in ritirata per la fame dilagante nel paese.

Da presupposti sopra tracciati, la transizione verso la democrazia e l'economia di mercato non poteva che assumere toni aspri. Il Fondo Monetario Internazionale non potè che imporre ricette  drastiche. 
Il miracolo economico non solo tardò ad arrivare ma le prime "finanziarie" crearono malumori e insurrezioni nei confronti dei governi di centro-destra guidati da Berisha e dal Partito Democratico.

Il nuovo millennio ha introdotto l'Albania nel novero dei paesi europei, sia pure con grandi disparità socio-ecnmiche: una minoranza di "nuovi ricchi" e una maggioranza di popolazione alle "soglie della povertà". 
Piazza Scanderbergh, a Tirana.
Il Paese sta molto investendo nelle
infrastrutture nella fiducia di
attrarre investimenti stranieri.
La modernizzazione  dell'economia e delle infrastrutture più recentemente stanno consolidandosi e il Paese è pure divenuto attraente per gli investimenti stranieri. L'urbanizzazione non sempre è proceduta nel rispetto degli standard  e dei valori paesaggistici e ambientali.

Il Paese dispone di un grande potenziale di energie umane; l'unico dato ben coltivato dal precedente regime dittatoriale è stata infatti la vasta alfabetizzazione e professionalizzazione della manodopera. Il Paese inoltre offre grandi opportunità di sviluppo in chiave turistica del territorio e ai nostri giorni esso è sotto più profili uno stato con standard di vita di livello  europeo.

Con le immagini ... ... è più facile

SI AVVIA ALLA CONCLUSIONE IL PROCESSO
SULLA TRATTATIVA
Sono passati 4 anni e 8 mesi; sono servite 210 udienze e una montagna di documenti.

Siamo all’ultimo capitolo, ma non all’ultima ‘pagina’, del processo su Trattativa Stato-mafia.
Si tratta di uno dei più importanti processi dal dopoguerra ai giorni nostri. 
Celebrato, dibattuto, discusso, spiegato, sussurrato ma -stranamente- non ha meritato l’attenzione del giornali e in genere dei mass media
Chissà perché, come mai ?

La procura chiede 6 anni per un ex ministro deemocristiano dell’Interno, Nicola Mancino, accusato di falso, 15 per il generale del Ros Mario Mori, 12 per l’ex senatore Forza Italia, Marcello Dell’Utri.

Nel corso del prcesso  sono apparsi in scena personaggi -i più strani-: 
criminali, mafiosi, politici, ministri, alte cariche dello Stato, delatori, carabinieri, servizi segreti, fiancheggiatori. 

Quanta gente! E non tutta bella gente !

Non volendo essere giustizialisti, ci auguriamo che verità storica e verità giudiziaria non divergano, possano coincidere. 
“La verità”  pssa trionfare !.

Il p.m. Antonio Ingroia ha coordinato le indagini, 
Gli è subentrato Vittorio Teresi, 

Nino Di Matteo ha istruito il dibattimento, insieme a Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia.

I giornali nazionali. Titolano tutti -chi più e chi meno- Renzi: il partito sono io










I giornali dell'isola. L'approdo verso il Berlurenzismo





Elezioni Nazionali. I renziani -siciliani e non- sono tutti in situazione di sicurezza

ELENCO DEI CANDIDATI DEL PD (SICILIA) RESO NOTO DA RENZI.
Ad oggi comunque non ancora depositato 



Plurimoninali Senato
Sicilia 1 (Palermo-Resuttana-San Lorenzo, Palermo-Bagheria, Marsala, Agrigento, Gela): Davide Faraone (deputato uscente e sottosegretario), Teresa Piccione, Paolo Ruggirello (trapanese, ex deputato regionale), Maria Iacono (deputata uscente Pd)
Sicilia 2 (Messina, Acireale, Catania, Siracusa): Valeria Sudano (deputata regionale uscente), Giuseppe Picciolo (ex deputato regionale), Alessandra Furnari (direttivo provincia Pd Siracusa), Fabio D'Amore (presidente Ersu Messina)

L'Italia. Dalla vacuità berluscorenziana al rancore salvingrillino


In Italia e' tempo di campagna elettorale. Dovrebbe essere rinnovata la classe dirigente del Paese, ma molti dubitano che così sarà dal momento che è stata varata una legge elettorale che imbalsama gli scheletri.
Di contro andrebbe  sostituito chi non ha saputo indicare traguardi credibili e soddisfatto aspettative perseguibili. 
Dovrebbe trattarsi di un passaggio ordinario per una democrazia matura, verrebbe da dire.

Invece ?

L'Italia smarrita
Invece scopriamo che siamo alla ricerca dell'identita', come se la Costituzione repubblicana non stia li' da settant'anni a indicarci le mete. Scopriamo la difficolta' di difendere principi che ritenevamo consolidati e invece appaiono rimuovibili a causa  delle costrizioni che ci vengono imposte -si vuol far credere- dalla geopolitica.
Correvamo fiduciosi verso la costruzione dell'Europa, nostra nuova Patria, e ci stiamo irrigidendo solo perche' la politica non sa gestire il fenomeno dell'immigrazione. Un fenomeno, questo dell'immigrazione, di cui l'Occidente porta per intero la responsabilita' dal momento che uno dopo l'altro in Medio Oriente e in Africa sono crollati i confini artificiali da esso opportunisticamente imposti nel dopoguerra.

L'Italia supponente
La religione, che ormai poco trasmette oggi alle coscienze, e' divenuta di contro elemento di appartenenza identitaria, ancor piu' della cittadinanza. Non unisce secondo il suo mandato, ma separa.

Gli ideali di un mondo globalizzato e unito dal metodo della democrazia si sono attenuati o verosimilmente eclissati al punto che appaiono addirittura una reale presa in giro di fronte alla crescente diseguaglianza e alla scomparsa della mobilita' sociale che era comparsa in Occidente nella breve stagione dei governo della socialdemocrazia, usata in quella fase storica quale antidoto contro la paura comunista.

Assistiamo impotenti alla ridicola inettitudine delle elite, oggi piu' che mai prive di credibilita'.
L'Italia da spazzare 
L'Italia in cui da
decenni manca la
politica
Assistiamo ancora piu' impotenti a come l'ideologia unica del neo-capitalismo frammenti e disperda l'unitarieta' della societa' e gli stessi valori fondanti dell'Occidente, liberta' e democrazia vanno via via svuotandosi pure essi di sostanza e contenuti dal momento che classi dirigenti al servizio della finanza hanno imbrigliato ed annullato valori arcora piu' pregnanti: la giustizia e l'eguaglianza.

Per quanto ci riguarda i successi elettorali delle odierne caste individualiste di destra liberista e sovranista che un po' ovunque in Occidente stanno accantonando i valori della precedente fase storica, guidata dalla giustizia e dall'eguaglianza sociale, stanno contestualmente rendedo sterili gli stessi valori di democrazia e liberta'. 
Viviamo infatti -in Italia- nell'ipocrisia e nella vacuità berluscorenziana a cui seguiranno addirittura fasi ancora peggiori perche' piu' rancorose.

E la gente in misura  crescente rispetto al passato diserta le urne. E' la sfiducia.

sabato 27 gennaio 2018

Contessioti. Si è tali se si conosce -almeno- il mondo entro cui si vive (5)

Alla ricerca degli Elimi
di Entella

Abbiamo affrontato nelle precedenti scorrerie nei tempi preistorici della nostra isola, che appaiono piuttosto nebulosi per non dire oscuri, la dimensione etnografica degli Elimi (e non solamente la loro).

Nel corso del Novecento ha avuto una relativa fortuna la tesi di una origine orientale (troiana) degli Elimi, anche perchè appariva suggestiva. I dati archeologici e le riflessioni degli studiosi però non sono tutti propensi ad avallare la tesi.

A) Sembrano infatti labili gli argomenti culturali e linguistici che attribuirebbero una correlazione fra le anse a forma di maschera umana proprie dell'ambiente elimo ed i coperchi antropomorfi rinvenuti nell'area dell'antica Troia. Gli studiosi, ad oggi, non hanno trovato alcun nesso fra le due classi di manufatti messi a confronto.

B) L'asserzione di Ellanico ( Mitilene, 490 a.C. circa – Atene, 405 a.C. circa; uno storico greco antico) su una origine italica degli Elimi, negli anni più vicini a noi, va trovando pertanto maggiori consensi fra gli studiosi. Gli elimi sarebbero fra i primi (arcaici) popoli immigrati in Sicilia fra il II ed il I° millennio, e la questione continua comunque a restare aperta. In quanto vexata quaestio  si arricchisce peraltro dell'ipotesi dell'origine etrusca degli abitanti di Entella, Segesta ed Erice.

C) Secondo alcuni studiosi l'ipotesi che gli Elimi provenissero da Troia è stata raccolta -senza molta ricerca- da Tucidide nel V secolo quando era in corso la guerra Atene/Siracusa ed erano passati almeno sette secoli dal loro arrivo nell'isola. 
I "diffidenti" fanno rilevare che l'ateniese Tucidide parla di Elimi (troiani) congiuntamente a Focesi (Ioni) che sarebbero scappati da Troia. Sulla presenza di Focei (Focesi e quindi "greci") in Sicilia occidentale sono parecchi gli storici che ne parlano. 
Molti insinuano però che Tucidide abbia avuto un interesse politico a fondere gli Elimi (troiani) con i Focesi (Ioni). 
Esisteva in quel V secolo di Tucidide una amicizia/alleanza fra Atene e Segesta e lo storico ateniese menzionando nelle vicende degli Elimi i Focesi (compagni di emigrazione dei troiani Elimi)  inseriva elementi di propaganda contro i greci di Siracusa, che invece erano Dori. Viene fuori -in un certo senso- un Tucidide meno storico e meno scientifico, a favore di un Tucidide propagandista della causa ateniese. 
A monte di questo presunto accorgimento esisterebbe una versione di Erodoto che includerebbe le arcaiche realtà ioniche (e quindi Focesi) e contestualmente alleate di Atene.
In pratica la cultura ateniese del V secolo riteneva i troiani storici popoli pre-ellenici e gli Elimi di Sicilia -in comunanza con gli ateniesi contro Siracusa- di matrice ionica e quindi attici-focesi.
D) La versione ora esposta viene contestata da molti studiosi che non condividono la visione attico-centrica degli elimi-troiani. 
Plutarco, vissuto agli albori dell'Impero romano, riferisce che Eracle -un semidio della mitologia greca, protettore di Siracusa -"si sarebbe adirato contro gli atenesi, perchè si alleavano con gli Elimi, discendenti dei troiani, la cui città egli aveva distrutto"-.
Il greco Plutarco contesta -quindi- la visione attico-centrica (greca) ottenuta con la sovrapposizione sulle origini degli elimi da una origine troiana e da una origine focea.

Che dire ?
Storicamente Atene non è stata una potenza colonizzatrice, però seppe coltivare i suoi interessi  strategici nel Mediterraneo con sistemi sofisticati che affermavano rapporti d'amicizia con popolazioni con cui sviluppava comunanze di interessi, compreso il recupero del mito ellenico e/o ionico. 

Elezioni nazionali. Ancora travagli per partorire le liste

Tardano ad essere pubbliche le liste dei partiti nei vari collegi e circscrizioni. Più che delle liste per le elezioni, sembra che stiano decidendo chi deve salire sull'arca di Noè

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni sarà candidato per la Camera nel collegio uninominale Roma 1 e in due listini proporzionali nelle Marche e in Sicilia.

Terremoto 1968. A Palazzo Sant'Elia la mostra fotografca



A N S A

Nell'anno del cinquantenario del terremoto del Belìce, palazzo Sant'Elia a Palermo ospita la mostra la mostra "Pausa sismica. 1968/2018 Cinquant'anni dal terremoto del Belìce. Vicende e visioni" da domenica prossima al 14 marzo, nell'ambito di Palermo capitale italiana della cultura 2018. 
L'inaugurazione è prevista domani alle 17.30. La mostra ripercorre la storia di Gibellina, dal terremoto che la rase al suolo, alla costruzione della città nuova, rifondata sul sogno del suo sindaco Ludovico Corrao, fermamente convinto che soltanto attraverso l'arte si potesse pensare alla rinascita.

    Gibellina, dunque, come un museo a cielo aperto: che parte dalle foto del sisma e arriva alle opere di oggi, avviando un percorso a più voci sul dialogo, le migrazioni, il confronto, attraverso l'inedita installazione di Mustafa Sabbagh, "http 502: bad gateway, 2017"; Susan Kleinberg, Claudio Beorchia, Adrian Paci e Daesung Lee. 

In mostra per la prima volta anche "Pausa sismica", installazione realizzata dal duo svedese Bigert&Bergstrom nel 1992 per la mostra "Paesaggio con rovine" a cura di Achille Bonito Oliva; il cartello fu collocato all'ingresso della città dove è rimasto fino ai primi anni Duemila. 
La mostra - curata dalla Fondazione Orestiadi e coprodotta dalla Fondazione Sant'Elia, in collaborazione con il Comune di Gibellina - va avanti per temi e sezioni che, nel loro intrecciarsi, restituiscono la complessità dell'accaduto. Si parte dalla notte del terremoto, tra il 14 e il 15 gennaio 1968: gli scatti dei fotografi - Enzo Brai, Nino Giaramidaro, Melo Minnella, Nicola Scafidi - che si precipitarono nella Valle, arrivando con mezzi di fortuna pur di raccontare i fatti; i primi documenti video provenienti dalle Teche RAI, il primo telegiornale che annunciò il terremoto al mondo. 
Dagli archivi del Giornale di Sicilia, un video viaggia attraverso le pagine storiche del quotidiano, i racconti degli inviati tra le macerie, raccoglie le voci di chi si ritrovò senza nulla. Poi il periodo nelle baracche: tredici lunghissimi anni di permanenza prima del trasferimento nella città nuova. Tra i documenti, anche quattro foto di Letizia Battaglia che raggiunse la baraccopoli nei primissimi anni Settanta.
(ANSA).