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giovedì 20 luglio 2017

Falcone e Borsellino. Rispetto al tempo del loro sacrificio sussiste -in giro- l'ipocrisia della politica

Poche settimane fa è stata ricordata la memoria del giudice Falcone, ieri quella del giudice Borselliino.
Inevitabilmente alle cerimonie commemorative si sono uniti politici, politicanti ed imbroglioni tipici della nostra terra. Probabilmente  pure i mandanti di quelle stragi hanno partecipato alle cerimonie. E' tipicamente siciliano ostentare rincrescimento. E' tipicamente mafioso camuffarsi fra la parte lesa.
Qualcuno si è chiesto "Ce li siamo meritati? Abbiamo onorato con le nostre scelte e i nostri comportamenti quei sacrifici  Abbiamo dato seguito agli impegni moralmente assunti davanti a quelle bare o, placato il suono della retorica cerimoniale, siamo tornati alle antiche, radicate e invincibili abitudini?".
Le risposte, al di là delle chiacchiere dei soliti politicanti che dalla mattina alla sera occupano gli spazi televisivi per sciorinare ipocrisia e sciocchezze, non sono per nulla confortanti. 
Il sistema produttivo ha fatto passi indietro. Se prima esisteva il clientelismo per chi non sapeva superare un concorso pubblico, oggi esiste o il sottomettersi ai mascalzoni che dirigono persino le aziende pubbliche o l'emigrare o il mettersi in pensione (sempre che sussistano i requisiti).
I  magistrati continuano a combattere nel segno di Falcone e di Borsellino, contro le mafie. Hanno vinto più di una battaglia ma non la guerra. 
Perchè la guerra non è stata ancora vinta ? Sicuramente per colpa di un ambiente che con le mafie convivere per formazione culturale e/o per sottocultura. 
La criminalità è pervasiva, ha risalito la penisola, è penetrata profondamente nel mondo della politica, della burocrazia, dell’economia pubblica e privata, della finanza, della produzione. 
Per quanto attiene la politica, da qualche parte ho addirittura letto che la mafia non ha bisogno di pervadere la politica, essa è diventata politica. Ed in effetti chi non conosce i nuovi protagonisti della politica ? "gente al servizio", maggiordomi ambiziosi e privi di dignità.
Il giudice Pier Camillo Davigo, ha riconosciuto che dal punto di vista della corruzione la situazione non è migliorata rispetto alla Prima Repubblica, ma decisamente peggiorata.
Noi cittadini di questo tempo corrente abbiamo tratto con Falcone, con Borsellino e decine e decine di altri uomini integerrimi delle istituzioni un debito che non solo non abbiamo ancora onorato, ma di cui non riusciamo nemmeno a pagare gli interessi.
Gli italiani dii oggi nemmeno sognano ciò che serve: la rivoluzione delle coscienze morali.