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domenica 23 luglio 2017

Arbëreshe in Albania (11). Tirana, “La capitale della Repubblica d'Albania"

Chiesa Cattedrale
Ortodossa, a Scutari
Ultime ore di permanenza in Albania

Il giro per scoprire l'Albania, il Paese che da ragazzi le suore basiliane ci presentavano come origine e motivo di essere degli arbëreshe, ormai è giunto all'epilogo. 
Nella tarda serata di ieri i nostri amici "contessioti" hanno lasciato Scutari, nel Nord del Paese, e sono rientrati a Tirana, da dove domani in aereo torneranno a casa, nella casa degli arbëreshe di Sicilia.

Nella mattinata di oggi, ovviamente, hanno continuato l'esplorazione nella città capitale. Hanno visitato la Chiesa dell'Annunciazione, allestita per la celebrazione di un matrimonio, come mostrano le foto qui accanto. 

Abbiamo mostrato, nei giorni scorsi parecchie immagini di Chiese ortodosse (e cattoliche a Scutari), ma va tenuto presente che la prevalenza della popolazione albanese è mussulmana.
Esterno della Moschea di Tirana, Et' em Bey, 
Questa circostanza si spiega tenendo presente che l'Albania per cinque secoli ha subito la dominazione turco-ottomana; da qui il cambiamento della conformazione identitaria cristiana e l'imposizione dell'islam. Per i decenni della seconda metà del Novecento il regime di Enver Hoxha, caratterizzato dall'ateismo di stato, ha imposto il divieto della pratica religiosa.

Qui di seguito riportiamo le immagini della Moschea più antica di Tirana, Et' em Bey, preservata dalle demolizioni durante il regime comunista contrariamente a quanto capitato alla quasi totalità delle chiese cristiane.




In queste ultime ore di permanenza nella capitale albanese, i visitatori "contessioti" contano di poter visitare alcuni bunkers fatti costruire dal dittatore comunista  Enver Hoxha.

La paranoia che generalmente investe tutte le dittature, comunista compresa, negli anni settanta indusse il presidente Hoxha a realizzare centinaia di migliaia di bunkers. 

Costruiti in cemento armato e capaci di ospitare al loro interno tre, quattro, cinque persone si diffusero come un’epidemia in tutto il paese. 
Furono realizzati con l’aiuto della Cina, ai bordi delle periferie cittadine, lungo le strade e i sentieri di campagna, nei villaggi di montagna e in quelli di pianura, vicini alla costa adriatica.