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venerdì 21 luglio 2017

Arbëreshe in Albania (9.1). Tirana, “La capitale della Repubblica d'Albania"

Nella mattinata di oggi il gruppo di "contessioti" (che in verità annovera pure arbëreshe di Piana degli Albanesi) ha visitato l Museo nazionale della Capitale Albanese 

Museo storico nazionale di Tirana
Il grande mosaico intitolato ‘Gli albanesi
raffigura il popolo albanese nella storia


E' il museo più importante dell’intera Albania. All’interno degli otto padiglioni, che occupano una superficie di 18 mila metri quadrati, il visitatore ripercorre un viaggio nella storia del popolo albanese e del suo territorio, dal paleolitico ai genocidi del regime comunista. Il Padiglione del Genocidio Comunista e’ stato aperto nel 1996 e comprende gli eventi dal 1943 - 1992.


Il Museo sorge in Sheshi Skënderbej – Piazza Skanderbeg, la storica piazza della capitale albanese, che un tempo (sotto il regime comunista) per gli albanesi assolveva alle medesime funzioni della Piazza Rossa di Mosca. 
La curiosità storica

Tirana: la vetrina del Museo Nazionale
dove sarebbe esposta il mitra con cui
fu fucilato Mussolini e Claretta  Petacci 
Uno dei misteri irrisolti della Resistenza italiana che vede gli storici in posizioni divaricate troverebbe nel Museo di Tirana la soluzione ? Dal 2004 (una pagina de La Repubblica) si è aperta la polemica.
Secondo il professor Giuseppe Vacca, direttore dell'Istituto Gramsci, il mitra, un Mas 7.65 di fabbricazione francese, con cui i partigiani avrebbero ucciso Mussolini e Claretta Petacci si troverebbe in questo museo, esposto al pubblico. A riprova dell' autenticità dell'arma c'è un documento, una lettera autografa del colonnello Valerio. 
Nella lettera, l'autore dell' esecuzione del Duce, dichiara di regalare ad Enver Hoxha, leader comunista dell'Albania, il fucile grazie al quale eseguì la condanna a morte. 
Secondo altri studiosi la vicenda del mitra è ancora un enigma. Il professor Paolo Murialdi, storico ed ex partigiano della Brigata "Garibaldi" di Voghera: «Il mitra di Mussolini a Tirana? Macché - afferma - , ogni anno esce una versione diversa sulla fine fatta dall'arma che ha ucciso il Duce. Sono state dette tante sciocchezze, ma questa è una delle più grosse che ho sentito finora». 
Il giornalista e storico Arrigo Petacco, autore di numerose opere sul fascismo e la Resistenza, è dubbioso: «A Tirana? è curioso. Perché mai Walter Audisio avrebbe dovuto regalare un cimelio storico di quel valore ad un dittatore comunista di seconda fila?».

Con le immagini ... ... è più facile


Due turisti sono morti, e più di 100 persone sono rimaste ferite in Grecia, nell'isola greca di Kos, nel mar Egeo, a causa di una scossa di terremoto di magnitudo 6,7 che ha colpito la citta' turca di Bodrum (l'antica Alicarnasso), la costa turca meridionale e le vicine isole greche. 

I giornali: Non c'era mafia a Roma, c'erano Buzzi e Carminati

BUZZI era alla cena di Renzi, 
CARMINATI da quarantanni è uomo della destra noir

I Sindaci Pd e Alemanno (Centro-destra) ... che potevano sapere ?

Prima Pagina La Stampa 21/07/2017






Hanno detto ... ...

Tito Boeri, presidente Inps dice una cosa che tutti sanno: 
Il nostro paese, con una natalità bassa che viene massicciamente alimentata proprio dagli immigrati, di chi viene dall’estero non può fare a meno di questi se vuole salvaguardare il suo welfare e in particolare il suo sistema pensionistico. 
Essi versano otto miliardi e ne “consumano” tre, evidentemente determinano un saldo positivo di cui tutti noi finiamo per essere beneficiari


giovedì 20 luglio 2017

Arbëreshe in Albania (9). Tirana, “La capitale della Repubblica d'Albania"

Shqipëria  (storicamente Arbëria)
è una Repubblica che culturalmente, etnicamente e linguisticamente si distingue dai vicini  popoli slavi e greci.
Suo riferimento storico sono gli antichi illiri. 


TIRANA, è la capitale dello Stato,  centro finanziario del paese.
E' sede di istituzioni pubbliche, università, e cuore della vita amministrativa, politica, economica e culturale del paese.

Nel pomeriggio di oggi i "contessioti" in visita nel Paese delle Aquile  sono giunti a Tirana.

Le prime inevitabili foto, nella piazza Scanderbergh, sono state quelle alla statua dell'eroe nazionale.

La prima visita, anche questa inevitabile, è stata alla maestosa Cattedrale Ortodossa de "La Resurrezione", ricostruita dopo la caduta del Comunismo cn contributi giunti da tutto il mondo. 




 Kryekisha Ngjallia e Kristhtit
(La Cattedrale della Resurrezione di Cristo)

Nel 2011, dopo dieci anni di lavori, è stata completata la nuova cattedrale, a poca distanza dalla Piazza Giorgio Castriota Scanderbeg

Si tratta della terza chiesa ortodossa più grande d'Europa, inaugurata e consacrata ufficialmente il 24 giugno del 2012, nell'ambito delle celebrazioni del 20º anniversario della consacrazione dell'Arcivescovo Anastasio Primate di Albania.

E' una chiesa moderna, ma che richiama tutti i canoni della tradizione.
La cupola e la forma vogliono richiamare la ex-chiesa di Santa Sophia di Costantinopoli, a sottolineare anche il richiamo alla Chiesa Greco Ortodossa, da cui la chiesa Ortodossa Albanese discende. 

Oltre alla chiesa vi è un battistero (con lavori incorso all'interno) e il campanile. 
L'ingresso nella chiesa si fa attraverso dei portoni di bronzo (che diventano dorati quando colpiti dalla luce del sole) decorati con simboli cristiani e si entra nella cattedrale; passata la zona d'ingresso (dove si trovano le due icone che gli ortodossi baciano e pregano prima di entrare) vi è il centro della chiesa. 

La cupola (che ha sotto 52 finestre come Santa Sophia) è decorata con un mosaico raffigurante al centro un Cristo Pantocratore. 

Notevole anche il bellissimo lampadario e l'iconostasi lignea che ha la particolarità di avere i nomi dei santi non solo in lingua greca, ma anche in quella albanese.




Ius soli. L'ipocrisia del governo pd e la speculazione m5s e del centro-destra

Sul blog ho seguito l'istruttiva visita in terra albanese del folto gruppo di contessioti desiderosi di conoscere la terra che presumibilmente fu la terra dei padri, anche se alcuni dei cognomi usuali a Contessa potrebbero avere origini un pò più a sud, dai territori oggi greci.

Ho immaginato quale deve essere stato cinquecento anni fa il disagio di quelle popolazioni costrette a fuggire dalle loro case sulla spinta del dilagare dell'invasione turca sull'intera penisola balcanica.
Non abbiamo idea come sia avvenuta l'attraversata dell'Adriatico o del mar Ionio. E' certo che il mondo  e la natura dell'uomo non è mai cambiata. Pure allora esistevano gli speculatori e i trafficanti che da una sponda all'altra portavano carne umana. Oggi questo tipo di lavoro lo fanno  i libici o forse altri, allora a speculare sul destino degli sventurati erano veneziani, genovesi e forse altri ancora.

Gli sventurati di allora non trovavano ad attenderli gli speculatori che con forme  di cooperative legate a politicanti guadagnano i fondi europei sull'immigrazione.
Gli sventurati di allora venivano accolti da uomini al servizio del feudalesimo dei baroni meridionali e del regno di Sicilia. Nel XV secolo il pendolo del benessere stava volgendo dal Mediterraneo al Nord Europa; i trafficanti di grano genovesi, francesi ed in parte spagnoli chiedevano di acquistare grano da rivendere a Nord ma la Sicilia era disabitata (specialmente dopo la cacciata di circa 200mila ebrei). I baroni avevano fame di braccia per mettere a coltura le loro terre, in gran parte dedicate a pascolo. 
Gli sventurati che venivano nel Meridione in fuga dai territori dell'ex Impero Romano d'Oriente servirono al bisogno della valorizzazione delle terre e per fornire grano al Nord Europeo che grazie al Rinascimento intraprendeva la guida del continente, mai più abbandonata. 
Vedasi: Flash sulla nostra Storia n. 1
Vedasi: Flash sulla nostra Storia n. 2

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A tutti noi, lettori del Blog e non, capita di seguire sui media la avvilente problematica che sugli odierni immigrati conducono i partiti politici. Hanno, in forme indirette (mediante cooperative) rubato il denaro destinato agli odierni sventurati (un esponente delle cooperative, una volta rosse, a Roma è stato intercettato mentre diceva: con gli immigrati si guadagna di più che trafficare con la droga; altri esponenti delle coop, una volta dette bianche, hanno fatto saccheggio in vari Centri).
La sporcizia che l'essere umano sa fare sulle disgrazie altrui non ha limiti.

In questi giorni il governo ha rinviato alle calende greche la disciplina dello "ius soli" per non dare vantaggi al centro-destra e al m5s. L ha fatto immaginando le intenzioni dell'elettorato che disprezzerebbe e odierebbe chi parla una lingua diversa ed ha un colore diverso della pelle. Non sappiamo se Elettorato abbia davvero questi sentimenti. Se li avesse è segn che esso si è dimenticato che nella seconda metà dell'Ottocento milioni e milioni di  italiani fecero gli immigrati nel Sud e nel Nord America, per non parlare d quegli italiani che -a milioni- nella seconda metà del Novecento fecero gli immigrati con le valigie legate con lo spago in Germania, Belgio, Francia, Svizzera e Gran Bretagna. 
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Come mai noi italiani non sappiamo essere umani nei confronti del prossimo ?
Tutti noi conosciamo immigrati che da decenni vivono in Italia. Parlano in italiano e spesso con l'inclinazione regionale in relazione ai territori in cui vivono e lavorano. Sono sposati, hanno figli e fanno tifo per le squadre di calcio della città in cui risiedono.
Per l'attuale normativa vigente in Italia però essi continuano ad essere "stranieri". 
A casa hanno cassetti pieni di carte burocratiche che ritmicamente portano in questura, in prefettura, all'Ausl, all'Inps. La loro vita è molto più che per noi residenti e cittadini italiani un percorso ad ostacoli: se si distraggono rischiano di perdere il diritto di soggiorno e di dover tornare da dove sono venuti. Tutto ciò con i loro bambini che frequentano la scuola ed hanno pure imparato l'Inno di Mameli.
Questi bambini che sono nati nella nostra penisola perchè non possono essere italiani ?
Il diritto di essere cittadini del Paese in cui si nasce (ius soli) è stato conseguto dai milioni e milioni di italiani che andarono nelle Americhe e/o nei paesi europei. Perchè chi è nato qui non deve avere questo riconoscimento ?
Un grande arbëresh deceduto recentemente, Stefano Rodotà, asseriva che lo ius soli è segno di civiltà "L'Italia ha bisogno di una nuova legge sulla cittadinanza, senza pregiudizi !".   

Arbëreshe in Albania (8). Berat, “La città dalle mille finestre"

I nostri amici che sono in visita in Albania, dopo avere trascorso ieri una giornata di distensione nella città turistica di Samanda, nel Sud estremo del Paese, oggi sono a Berat, ancora nel Meridione ma ormai avviati verso il Centro dove verosimilmente sono attesi a Vallona e poi a Durazzo e Tirana.

Berat è una città museo e le piccole finestrelle delle bianche case ottomane danno al visitatore la sensazione di essere sempre osservato in ogni movimento.

Cosa c'è di interessante da visitare ?

Il castello e la cittadella di Berat (Kala)
Si può godere il panorama sulla città, passeggiare per le vie medioevali, tra le basse case, i panni stesi al sole e le piccole chiese e poi vedere le bancarelle dell'artigianato locale.
Vi sono due musei: il museo Onufri e il museo Etnografico.
La cittadella è raggiungibile in salita.

Il quartiere di Gorica 
sorge sul lato opposto rispetto al castello, è il quartiere cristiano della città. 
È piacevole passeggiare per Gorica, fermarsi ad ammirare vicoletti e case in pietra, fiori e panorami stupendi. 
Si possono ammirare il Monastero di San Spiridione e la Chiesa di San Tommaso e poi raggiungere la fortezza illirica.

Il quartiere Mangalemi 
è il quartiere mussulmano e si capisce immediatamente dai tre minareti che si vedono svettare. Vi sono infatti tre moschee: la Moschea del Sultano, la Moschea di Piombo, così chiamata per la copertura delle sue cupole e la Moschea degli Scapoli.




Falcone e Borsellino. Rispetto al tempo del loro sacrificio sussiste -in giro- l'ipocrisia della politica

Poche settimane fa è stata ricordata la memoria del giudice Falcone, ieri quella del giudice Borselliino.
Inevitabilmente alle cerimonie commemorative si sono uniti politici, politicanti ed imbroglioni tipici della nostra terra. Probabilmente  pure i mandanti di quelle stragi hanno partecipato alle cerimonie. E' tipicamente siciliano ostentare rincrescimento. E' tipicamente mafioso camuffarsi fra la parte lesa.
Qualcuno si è chiesto "Ce li siamo meritati? Abbiamo onorato con le nostre scelte e i nostri comportamenti quei sacrifici  Abbiamo dato seguito agli impegni moralmente assunti davanti a quelle bare o, placato il suono della retorica cerimoniale, siamo tornati alle antiche, radicate e invincibili abitudini?".
Le risposte, al di là delle chiacchiere dei soliti politicanti che dalla mattina alla sera occupano gli spazi televisivi per sciorinare ipocrisia e sciocchezze, non sono per nulla confortanti. 
Il sistema produttivo ha fatto passi indietro. Se prima esisteva il clientelismo per chi non sapeva superare un concorso pubblico, oggi esiste o il sottomettersi ai mascalzoni che dirigono persino le aziende pubbliche o l'emigrare o il mettersi in pensione (sempre che sussistano i requisiti).
I  magistrati continuano a combattere nel segno di Falcone e di Borsellino, contro le mafie. Hanno vinto più di una battaglia ma non la guerra. 
Perchè la guerra non è stata ancora vinta ? Sicuramente per colpa di un ambiente che con le mafie convivere per formazione culturale e/o per sottocultura. 
La criminalità è pervasiva, ha risalito la penisola, è penetrata profondamente nel mondo della politica, della burocrazia, dell’economia pubblica e privata, della finanza, della produzione. 
Per quanto attiene la politica, da qualche parte ho addirittura letto che la mafia non ha bisogno di pervadere la politica, essa è diventata politica. Ed in effetti chi non conosce i nuovi protagonisti della politica ? "gente al servizio", maggiordomi ambiziosi e privi di dignità.
Il giudice Pier Camillo Davigo, ha riconosciuto che dal punto di vista della corruzione la situazione non è migliorata rispetto alla Prima Repubblica, ma decisamente peggiorata.
Noi cittadini di questo tempo corrente abbiamo tratto con Falcone, con Borsellino e decine e decine di altri uomini integerrimi delle istituzioni un debito che non solo non abbiamo ancora onorato, ma di cui non riusciamo nemmeno a pagare gli interessi.
Gli italiani dii oggi nemmeno sognano ciò che serve: la rivoluzione delle coscienze morali.

mercoledì 19 luglio 2017

Arbëreshe in Albania (7.1). Saranda, “Città dal richiamo turistico"

Oggi per i nostri amici che stanno visitando l'Albania è stata -a Saranda- una vera giornata di relax.
Pranzi all'italiana, bagni nelle acque del Mar Ionio e riposo dopo giorni di immersione culturale e intellettuale utile per conoscere la terra dei padri; quei padri che oltre cinquecento anni fa furono costretti a cercare una nuova patria in Italia.
E' opportuno mostrare alcune immagini sulla sosta a Saranda.














Prime pagine: due quotidiani a confronto




Arbëreshe in Albania (7). Saranda, “Città dal richiamo turistico"

Da Butrinto, dove nel pomeriggio di ieri hanno sostato per ammirare il rinomato sito archeologico romano, i visitatori contessoti in giro per l'Albania già nella tarda serata si sono trasferiti nella città dello splendore nettamente turistico di Saranda. 
Quasi al confine con la Grecia, dal suo lungomare si vede l'isola di Corfù, Saranda è oggi una delle mete turistiche più apprezzate del Mar Ionio.

Saranda è la località più conosciuta e turistica del sud dell’Albania, la prima ad essersi aperta al turismo in questa zona. 
Chiamata anche la città bianca, per il colpo d’occhio che regala stagliandosi contro il blu del mare, oggi Saranda è una meta molto gettonata per chi decide di organizzare le proprie vacanze in Albania.

Sono soprattutto i giovani a scegliere Saranda, lì infatti si trovano molti locali, bar e ristoranti chic lungo il mare e tante altre attrazioni.

La città offre -comunque- anche altro oltre alla spiaggia.
Chi ama la storia può visitare le rovine di un’antica sinagoga, il monastero e il Castello di Lekursi, oggi trasformato in ristorante da cui si gode una vista della città.

Ratisbona. Chiesa Romana: Non solo esercizio del Potere; un rapporto denuncia abusi sessuali su minori

L'emergere del fenomeno nel coro di Ratisbona -guidato per qualche tempo dal fratello del Papa emerito- non differisce in nulla dai problemi che avvelenano la Chiesa Cattolica negli Usa, in Irlanda, in Australia e in altre parti del mondo da decenni e decenni. 
Ovviamente la vicenda di Ratisbona rimanda indirettamente al “Papa Emerito” portando ad evidenza violenze su 547 bambini. Senza giri di parole il rapporto asserisce che il fratello del Pontefice dimissionario “sapeva” e “di aver fatto finta di non vedere, e di non essere intervenuto nonostante sapesse”. 
Sacerdozio uxorato diffuso nella Chiesa Ortodossa.
Anche la Chiesa cattolico-bizantina ammette
il sacerdozio uxorato.
Non ammette di contro i Vescovi sposati,
nonostante il primo Vescovo (San Pietro) fosse
sposato e avesse suocera vivente.

Georg Ratzinger ha diretto il coro di Ratisbona dal 1993 al 2000. I fatti oggetto della denuncia sarebbero precedenti a quel periodo tanto che il fratello dell’ex Papa assicurò quando vennero fuori le prime voci che “ai miei tempi non ho sentito assolutamente nulla di abusi sessuali”.
La vicenda direttamente o indirettamente finisce per puntare al cuore stesso della gerarchia ecclesiastica cattolico-romana. In questi anni Papa Francesco si è impegnato su questo fronte. Ma il problema non si risolve né con le denunce né con le scomuniche né solo con la condanna e l’emarginazione dei preti che si sono macchiati di un reato (perché di reato si tratta e non solo di peccato) vergognoso. 
Il fenomeno dei preti pedofili è radicato, è non estirpabile semplicemente con le dichiarazioni di buona volontà. Il brodo di coltura di queste irrefrenabili pulsioni va ricercato nel celibato, una scelta che non deriva dalla predicazione di Cristo visto che i suoi apostoli erano in gran parte sposati e che l’affermazione dell’obbligo procede di pari passo alla costruzione della struttura burocratico-politica che ha accentrato nel corso di alcuni secoli il potere a Roma, nelle mani del Papa. La pedofilia è figlia quindi sia del celibato dei preti che del sistema di costruzione del P-O-T-E-R-E. 
Fede e sessualità sono aspetti che coesistono nell’uomo e che se provi a reprimere il secondo, alla fine corri il rischio  di aprire la strada a forme “malate” di “soddisfacimento”.
Per la credibilità della Chiesa è molto meglio un prete sposato come è ammesso nella Chiesa Bizantina che un prete pedofilo. La Chiesa farebbe bene a coltivare meno P-o-t-e-r-e  e  diffondere di contro maggiore senso di umanità e di normalità fra la gente.
I Vescovi invece di battersi contro le rare realtà di cristianesimo bizantino esistente in Occidente facciano accurate analisi delle realtà "romane" da loro predilette..

martedì 18 luglio 2017

Arbëreshe in Albania (6). Butrinto, “Località Natura e Archelogia"

Con notevole andatura movimentista i nostri concittadini "contessioti" nella giornata di oggi si sono spostati all'estremo Sud dell'Albania, vicino al confine greco, nella località di Butrinto.

Il Parco è conosciuto per la conservazione della biodiversità e comprende 14 specie animali e 16 vegetali in pericolo di estinzione. 
L'area ed il contesto naturale sono umidi e si estendono su una laguna tettonica di 1600 ettari nota come Lago di Butrinto, con tutt'attorno monti boscosi, montagne, acqua dolce e paludi salmastre e collegata allo stretto di Corfù dal Canale di Vivari. 
Il “Lago” è profondo in media 14 m (per un massimo di 22 m).