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sabato 10 giugno 2017

Zef Chiaramonte. CASTRATIO LINGUAE, CASTRATIO CULTURAE, CASTRATIO CULTUS

Palermo, Domenica di Pentecoste, 4 giugno 2017, ore 11.00, Celebrazione della Divina Liturgia in San Nicolò di Mira degli Arbëreshë alla Martorana.

A sorpresa è protocelebrante Sua Beatitudine Gregorio III Lahan, Patriarca di Antiochia, Alessandria e Gerusalemme dei Melchiti, “chiesa di provenienza del nostro Vescovo”, spiega il protopas Nino Paratore, protosincello dell’Eparchia di Piana degli Albanesi.
Con l’occasione veniamo a sapere, a latere, che il nome del “nostro Vescovo” è solo Giorgio e non anche Demetrio: nessuna premonizione, dunque, da parte della di lui madre circa la futura occupazione del trono eparchiale da parte di Monsignore.
Ma quel che mi preme sottolineare è la dignità del vetusto Patriarca nel condurre la Divina Liturgia con attenzione, con pietà e timor di Dio.
Ha usato con proprietà il greco e l’italiano, tenendo l’omelia in quest’ultima lingua.
Ha, poi, intercalato ekfònisis, invocazioni e benedizioni in una terza lingua: l’arabo, la sua lingua materna, la lingua liturgica secunda della sua Chiesa.
Un atto di puro amore verso la lingua del suo popolo, considerato che nessuno dei fedeli presenti in chiesa era di lingua araba.
Un atto di adesione allo Spirito della Pentecoste, durante la quale la parola di Pietro venne udita da tutti e da ciascuno nella propria lingua.
Ho aspettato sino alla fine della Liturgia un consimile atto di omaggio, da parte dei silliturghi arbëreshë, alla lingua, alla cultura e al culto del popolo in grazia del quale la Martorana ospita la Parrocchia degli Arbëreshë di Palermo.
Niente!
Castrare la lingua del popolo vuol dire castrarne la cultura e lo stesso culto divino.
Usque quo, eccellentissimi ed eminentissimi epìskopi, silenti e indolenti ispettori?!

Palermo, 5 giugno 2017

zef chiaramonte