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domenica 25 giugno 2017

Pavel A. Florenskij. Una figura del Cristianesimo del Novecento

"L'essenza stessa della percezione geniale 
del mondo sta nella capacità di penetrare 
nel profondo delle cose, mentre l'essenza 
della percezione illusoria sta nel nascondere 
a se stessi la realtà.“

Florenskij è stato un uomo multiforme (da qui l'appellativo di Leonardo da Vinci russo o di Pascal russo e persino di Platone russo): scriveva e riscriveva, dettava e correggeva instancabilmente, giorno e notte, progettava di continuo nuovi interventi, sia in campo scientifico-matematico, sia in campo teologico-filosofico-artistico.

I suoi pensieri  e le sue opere sono raramente chiuse, definitive, complete. 
Gli storici che dopo il crollo del comunismo -nei recenti anni novanta del '900- hanno potuto accedere finalmente ai suoi carteggi si ritrovano a disposizione solo il risultato finale del lavoro ma riescono -dal di dentro- a ricostruire l’evoluzione del suo pensiero, come in laboratorio.

Nei numerosi testi sia scientifici che teologici il pensiero matematico è sempre presente e non viene mai meno; lo si coglie nella trama della narrazione e nel contenuto. 

I libri propriamente matematici “Il numero come forma”, quello su Georg Cantor, quello sulla teoria degli insiemi, sulla continuità, sulla topologia e altri ancora evidenziano la sua passione per quella materia fin da quando era studente di matematica all'Università. Ma la visione, lo sguardo di Florenskij è sempre rivolto altrove, alla rivelazione di una concezione generale del mondo, il cui senso finale, ultimo, non può che essere nell'Uno. In quell'Uno che egli chiama la "Verità". La matematica e la scienza hanno sempre un ruolo strumentale per poter leggere la "natura".

Una importante svolta nella vita di Florenskij, ormai gia' riconosciuto ed affermato giovane intellettuale e matematico, si ha quando per affermare la sua Fede cristiana decide di divenire membro della Chiesa ortodossa.
La scelta suscita stupore negli ambienti intellettuali di Mosca e soprattutto nella 
cerchia degli amici e degli ex compagni dell'Universita'.

Nel 1914 pubblica quello che oggi viene definita "summa del pensiero teologico ortodosso", capolavoro del pensiero filosofico-teologico contemporaneo, 
La colonna e il fondamento della verità/ 
Saggio di teodicea ortodossa in dodici lettere.   
Egli si innamora della tradizione antica dei Padri della Chiesa Bizantina e si lascia catturare dal  clima spirituale delle mai brevi celebrazioni di quel rito. Si dà con fervore allo studio della teologia e si mette, da sacerdote, al servizio della Chiesa russa.

Gli ultimi anni della sua vita, quelli del gulag, sono la conferma della sua fedeltà alla Chiesa e della strada da lui intrapresa. L'arresto nel 1933, i lavori forzati nel lager di Skovorodino e poi le coercizioni fisiche e psicologiche nel lager di concentramento sulle isole Solovki, sono  vissuti con dolore per l'allontanamento dalla famiglia ma nella    convinzione che quella situazione andava vissuta con la fede in Dio e nella sua Provvidenza.

Florenskij: un gigante del Novecento

La sua sorte si compie nel 1937 con la condanna a morte.

Essere stato sacerdote e insieme scienziato costituiva una smentita vivente dell'ideologia comunista, per la quale la fede era solo ignoranza: la dittatura non poteva tollerarlo e non lo tollerò, infatti. 
Da una lettera del 1917 emerge la sua inconfondibile personalità: «Nello spazio ampio della mia anima non vi sono leggi, non voglio la legalità, non riesco ad apprezzarla... Non mi turba nessun ostacolo costruito da mani d'uomo: lo brucio, lo spacco, diventando di nuovo libero, lasciandomi portare dal soffio del vento, dallo Spirito». 
Eccoci -in questo breve brano- ci troviamo al cospetto di un nesso incandescente: la dedizione assoluta per «la colonna e il fondamento della verità» e insieme la vibrante ribellione a ogni legaccio della libertà. 

Si comprende -in questo breve brano della lettera del 1917- così come non solo per il regime comunista ma anche per la Chiesa gerarchica il suo pensiero era ed è destabilizzante, tant'è che ancora oggi, nonostante il martirio e l'assoluta testimonianza cristiana, Florenskij non è stato beatificato dalla Chiesa che, in Oriente come in Occidente, diffida sempre di chi per vie inesplorate perviene alla Verità.

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Finora abbiamo provato a presentare la figura e il contesto storico-ambientare in cui padre Pavel Floreskij è vissuto.
Dalla prossima pagina dedicheremo a lui tratti e riflessioni su uno dei suoi tantissimi libri. Si pensi che in Italia e in tutto l'Occidente la bibliografia su Florenskij è oltre la possibilità di numerarla.

Come testo che proveremo a seguire abbiamo scelto "La filosofa del culto" curata per l'edizione italiana da Natalino Valentini. La scelta si spiega perchè consente agli arbëresh di meglio intendere la Liturgia, che ovviamente in Russia è quella bizantina.

Precedenti interventi su Florenskij
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