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mercoledì 3 maggio 2017

Questione morale. Se la gente non ama la "bellezza" non e' possibile avere classi dirigenti incorrotte


I giornali da oltre un ventennio, dalla fine della Prima Repubblica, parlano, ripetono e tornano su una espressione, la "questione morale".
Non molti commentatori, stranamente, pigliano il coraggio a due mani e ci spiegano che stante il gran numero, l'enorme numero di politici, managers pubblici e parassiti pubblici che ormai giornalmente incappano nelle maglie della legge,  non di " questione morale" dovremmo parlare bensi' di "questione politica", di questione che investe l'intera società.

Certo, chi e' cresciuto in famiglie modeste e  le difficoltà della vita le ha affrontate grazie al sudore e ai sacrifici dei propri genitori desidererebbe che la classe politica desse in ogni singolo gesto un esempio di senso civico, di amor patrio e di moralità.
Chi e' cresciuto in ambiti prossimi alla Chiesa vorrebbe addirittura che la classe dei politici fosse una specie di clero laico, di gente incorruttibile, pronta al bene del popolo, fino al sacrificio. Qualcosa di inesistente da quanto e da quando  sappiamo su Ior, prelati dinamici ed amanti della vita comoda e godereccia.

I politici rubano e non lo fanno per "agevolare",  se cosi puo' dirsi,  i loro partiti (cosi pare accadesse nella Prima Repubblica) ma per beneficiare i loro personali portafogli.
Se in venticinque anni di Seconda Repubblica nulla e' cambiato ed anzi i rapporti statistici internazionali pongono il nostro paese ancora più giù nelle classifiche sulla corruzione e' segno che la Prima non e' stata sconfitta dal rifiuto popolare bensì dai propri fallimenti nel sapere interpretare la fine dei blocchi ideologici connessi al crollo del "muro".

E se cosi' e' andata significa che per gli italiani essere governati/amministrati da ladri e corrotti non e'  -in linea generale- un problema. Significa che esiste una sintonia di fondo fra classe politica e cittadini.
Sabino Acquaviva, sociologo, ebbe a spiegare che la cultura profonda di un popolo, i suoi principi profondi, il suo atteggiamento più o meno familista, la mancanza generalizzata di senso civico, producono una classe politica ed una burocrazia con le medesime caratteristiche e con la cultura di quel popolo.
Il sociologo aggiungeva altro ancora.  Se in una realtà sociale le strade sono sporche e gli spazzini non intervengono per pulirle, statene certi: la medesima sporcizia, eticamente parlando, la ritroverete nel Palazzo politico/amministrativo di quella comunità.

Conclusione: 
non esistono politici, partiti, classi dirigenti incorrotte se la società che li esprime non possiede senso civico e non ama il "bello".
L'Italia, al di la' della retorica che ne fa il Paese fra i più belli, e' un Paese sporco, il più sporco dell'Occidente. Il senso civico non ci appartiene; non meravigliamoci se un ex fascista ( Carminati) e un ex comunista(Buozzi) nella Roma dei Sindaci di Sinistra e di Destra hanno potuto rubato per decenni miliardi con affari loschi senza che il Potere della Sinistra e della Destra ne sapesse nulla.

Oltre che un paese sporco dove gli spazzini non puliscono (per dirla con Acquaviva) il nostro è un paese di ipocriti. Nessuno si accorge di nulla anche se gli capita di fare il sindaco di Roma Capitale.