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lunedì 1 maggio 2017

1° maggio 1947. Erano tempi in cui la "Sinistra" guidava lotte decisive contro il latifondo e la mafia

Le minacce al vecchio e tradizionale assetto economico-sociale latifondista, parassitario e semifeudale, creavano in quella fase storica le condizioni per il radicalizzarsi della lotta politica anche perchè stavano all'orizzonte importanti consultazioni elettorali, a cominciare da quella per l'Assemblea regionale siciliana e poi a seguire le politiche del 1948. 

La Chiesa siciliana contribuì a quel clima da ultima spiaggia sfoderando -grazie ai prelati conservatori allora molto in auge- la capacità propagandistica mirante a lasciava intendere di essere vittima del materialismo marxista; questo atteggiamento/comportamento -da un lato- originò lo sconvolgimento degli insediamenti sociali dei partiti tradizionali, dai liberali alle masse contadine cattoliche, convogliandoli nella nascente Democrazia Cristiana. 
Dall'altro lato, accentuò l'impegno dei socialisti e comunisti che raccolsero tutte le attese delle fasce più deboli della società, dagli operai agli intellettuali più sensibili al rinnovamento della società siciliana, dalle masse proletarizzate delle grandi città ai contadini sindacalizzati.

Episodio saliente di quella complessa e drammatica vicenda fu certamente la strage di Portella della Ginestra del primo maggio 1947. Un evento che fu accolto e resta "ufficialmente" ancora oggi come un'azione banditesca, ma che costituì ed in verità fu il primo di quella che sarebbe stata  l'inquietante e lunga catena di connubio fra politica e mafia che arriva alle stragi Falcone/Borsellino, passando per molte altre.
La strage è stata da subito interpretata dalla storiografia e dall'opinione della stampa mndiale come reazione ai risultati della consultazione elettorale per l'Assemblea regionale del 20 aprile che avevano registrato l'affermazione del Blocco del Popolo (alleanza Socialisti/Comunisti), prima formazione uscita dalle urne.

Il ricordo
Quel primo maggio del 1947, com'era tradizione, i lavoratori di San Giuseppe Jato, San Cipirello e Piana degli Albanesi si erano recati a Portella della Ginestra -luogo consacrato sin dal 1892 da Nicolò Barbato ai convegni contadini- per partecipare al comizio sindacale. 
Proprio quando il segretario socialista di Piana degli Albanesi, salito sul palco, aveva dato inizio al suo intervento, dalle rocce del Monte Pizzuto le mitragliatici della banda Giuliano fecero fuoco sulla folla inerme, lasciando sul terreno ben 11 morti  33 feriti.