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sabato 15 aprile 2017

Pasqua. Non sempre abbiamo provato a capire i riti pre-pasquali e pasquali (6)

Il presente testo ricalca in libera traduzione dall'inglese
A LITURGICAL EXPLANATION OF HOLY WEEK 
The Very Rev. Alexander Schmemann 

IL GRANDE E SANTO SABATO
Questo è il Beato Sabato.
Il "Grande e Santo sabato" è il giorno che collega il Venerdì Santo, la commemorazione della Croce con la Giornata della Risurrezione. Per molti, la vera natura ed il significato di questa "connessione" stanno nella stessa necessità di un "giorno intermedio" e pertanto rimane piuttosto oscuro. Per una buona maggioranza dei fedeli della chiesa i giorni  "importanti"  della Settimana Santa sono il Venerdì e la Domenica, la Croce e la Risurrezione.
Questi due giorni, tuttavia, rimangono in qualche modo "disconnessi". 
C'è un giorno di dolore, e poi, c'è il giorno della gioia. In questa sequenza, il dolore viene semplicemente sostituito dalla gioia ...

Ma secondo l'insegnamento della Chiesa, espressa nella tradizione liturgica, la natura di questa sequenza non è quella di una semplice sostituzione.
La Chiesa proclama che Cristo ha " calpestato la morte con la morte".
Ciò significa che anche prima della risurrezione accade un evento con cui il dolore non è semplicemente sostituito dalla gioia, ma è  trasformata in gioia. Grande Sabato è proprio questa giornata di trasformazione, il giorno entro cui la vittoria si sviluppa dall'interno della sconfitta, e quando, prima della Risurrezione, ci è data da contemplare la morte della morte stessa ...

Tutto questo si esprime, e ancora più avviene nella realtà,  ogni anno in questa meravigliosa ufficiatura del mattino, in questa commemorazione liturgica che diventa per noi una economica e trasformante presenza.

Salmo 118 - L'amore per la Legge di Dio
Arrivando in Chiesa la mattina del Sabato Santo troviamo che il Venerdì è liturgicamente appena finito. Il dolore del Venerdì è pertanto il tema iniziale, il punto di inizio dell’Orthros del Sabato.
Si inizia con una ufficiatura funebre, come in un lamento sul corpo morto. Dopo il canto dei tropari funebri e una lenta incensazione della chiesa, i celebranti si avvicinano alla Epitaphios.
Siamo davanti la tomba di nostro Signore, la contempliamo.

La sua morte, la sua sconfitta.
Il Salmo 118 viene cantato e ad ogni versetto si aggiunge una speciale "lode" che esprime l'orrore degli uomini e di tutta la creazione davanti alla morte di Gesù: "O  monti e colline tutte, o Assemblee degli uomini, piangete, piangete con me, la Madre del vostro Dio ..."
Eppure, fin dall'inizio, assieme a questo tema di dolore e lamento, uno nuovo fa la comparsa e diventerà via via più evidente. Lo troviamo, anzitutto nel Salmo 118 - "Beato colui la cui via è senza macchia, che cammina nella legge del Signore!".
Nella pratica liturgica odierna questo salmo è utilizzato solo nei servizi funebri, di conseguenza, la sua connotazione da credente medio è "funeraria".
Ma nei primi tempi della tradizione liturgica questo Salmo è stato parte essenziali della veglia Domenicale, commemorazione settimanale della Risurrezione di Cristo.
Il suo contenuto non è per tutti "funerario". Questo salmo è la più pura e la più completa espressione di amore nei confronti  della legge di Dio, vale a dire, del disegno divino  per l’uomo e della vita. La vita vera, quella che l'uomo ha perso a causa del peccato, consiste nel mantenere, nell’adempiere la legge divina, la vita con Dio, in Dio e per Dio, tutti motivi per cui è stato creato l'uomo.


"Nella via dei tuoi insegnamenti è la  mia gioia, più che in tutte le ricchezze" (Verso 14)
"Nei tuoi decreti è la mia delizia, non dimenticherò la tua parola" (Versetto 16)
E poiché Cristo è l'immagine della perfetta realizzazione di questa legge e  dal momento che la sua vita non ha avuto altro "contenuto" se non la realizzazione della volontà del Padre, la Chiesa interpreta questo salmo come parole di Cristo medesimo, che dalla tomba parla al Padre.
"Vedi che io amo i tuoi precetti: Signore, secondo il tuo amore dammi la vita”. (Versetto 159)
La morte di Cristo è la prova definitiva del suo amore per la volontà di Dio, della sua obbedienza al Padre. Si tratta di un atto di obbedienza pura, di piena fiducia nella volontà del Padre; e per la Chiesa è proprio questa obbedienza fino alla fine, questa perfetta umiltà del Figlio che costituisce il fondamento, l'inizio della sua vittoria.
Il Padre vuole questa morte, il Figlio accetta, rivelando una fede incondizionata e perfetta nella volontà del Padre, nella necessità di questo sacrificio del Figlio.
Il Salmo 118 è il Salmo dell'obbedienza, e quindi l'annuncio che nell'obbedienza il trionfo è iniziato...

L’incontro con la morte
Perché il Padre chiede questa morte? Perché è necessaria? La risposta a questa domanda costituisce il terzo tema dell’ufficiatura, e appare per prima nelle "lodi", che seguono ogni versetto del Salmo 118.
Esse descrivono la morte di Cristo come la discesa nell'Ade. "Ade" nel linguaggio biblico  significa regno della morte, stato di oscurità, disperazione e distruzione, che non è altro che la morte. Essendo il regno della morte, non creato da Dio né da Lui voluto, significa anche che il principe di questo mondo è onnipotente nel mondo.
Satana, il peccato, la morte - queste sono le "dimensioni" dell’ Ade, questi la sua sostanza contenutistica. Il peccato viene da Satana e la morte è il risultato di peccato - "il peccato è entrato nel mondo, e la morte per mezzo del peccato" (Romani 5:12).
"La morte ha regnato da Adamo a Mosè" (Romani 5,14), l'intero universo è diventato un cosmico cimitero, fu condannato alla distruzione e alla disperazione.
Questo è il motivo per cui la morte è "l'ultima nemico"(I Corinzi 15,20) e la sua distruzione costituisce l'obiettivo finale dell’Incarnazione.
Questo incontro con la morte costituisce l' "ora" di Cristo, di cui ha detto "per questo scopo, sono giunto a quest'ora"(Gv 12,27) ...
Adesso, questa ora è giunta e il Figlio di Dio entra nella morte. I Padri di solito descrivono questo momento come il duello tra Cristo e la morte, Cristo e Satana.

Questa morte è stata quella che sarebbe stata  l'ultimo trionfo di Satana ovvero la sua definitiva sconfitta. Il duello si sviluppa in più fasi.
In un primo momento, le forze del male sembrano trionfare. Fra i Giusti Uno è crocifisso, abbandonato da tutti, e subisce una morte vergognosa. Egli diventa anche il destinatari dell’"Ade," di questo luogo di tenebre e disperazione ...
Ma in questo stesso momento, il vero significato di questa morte è già rivelata. Colui che muore sulla croce ha la vita in se Stesso, vale a dire, non ha la vita come dono dall'esterno, un dono che può essere preso all’esterno da Lui, ma come sua essenza. Egli è la Vita e la fonte di ogni vita. "In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini."
L'uomo Gesù muore, ma questo è l'uomo Figlio di Dio. Come uomo Egli può davvero morire, ma in Lui è Dio stesso che entra nel regno della morte, che partecipa della morte. Questo è l'unico, l'incomparabile significato della morte di Cristo.
In essa, l'uomo che muore è Dio, o per essere più esatti, il Dio-uomo. Dio è il Santo Immortale; e solo nell'unità "senza confusione, senza cambiamento, senza divisione, senza separazione" di Dio e dell'uomo in Cristo può essere ‘assunta’ la morte umana e quindi superata e distrutta dall'interno, può essere "calpestata dalla morte ..."


La morte è vinta dalla Vita
Adesso si comprende il motivo per cui Dio vuole la morte, il perché il Padre dona il Suo Unigenito Figlio ad essa. Egli vuole la salvezza dell'uomo, vale a dire, che la distruzione della morte non deve essere un atto di manifestazione della sua potenza, ("Pensi che io non possa pregare il Padre mio, e egli immediatamente mi mandi più di dodici legioni di angeli?" Matteo 26:53).
A fronte della violenza c’è un atto di amore, di libertà e di dedizione liberi di Dio, per il quale Egli ha creato l'uomo.
Qualsiasi altra salvezza sarebbe stata contraria alla natura dell'uomo, e quindi, non una vera e propria salvezza. Di qui la necessità dell’Incarnazione e la necessità di quella morte divina ...
In Cristo, l'uomo ripristina l’obbedienza e l’amore. In Lui, l'uomo vince il peccato e il male.
Essenziale è stato che la morte non sia stata distrutta esclusivamente da Dio, ma superata e calpestata anche dalla natura umana in sé, dall'uomo e attraverso l'uomo.
"Così come da un uomo venne la morte, da un uomo è venuta anche la risurrezione dai morti."(I Corinzi 15:21).
Cristo accetta liberamente la morte della sua vita. Egli dice che "nessuno me la toglie, ma io la depongo da me stesso "(Giovanni 10:18).
Non lo fa senza una lotta:". Egli cominciò a provare tristezza e angoscia."(Matteo 26:37).
Qui si verifica la misura della sua obbedienza, e quindi, qui sta la distruzione della radice morale della morte, morte come riscatto per il peccato.
Tutta la vita di Gesù è in Dio così come ogni vita umana deve di essere, ed è in questa pienezza di vita, questa vita piena di significato e di contenuto, piena di Dio, che la morte perde il suo potere. La morte è mancanza di vita, distruzione della vita, venuta meno dalla sua unica fonte. E poiché la morte di Cristo è un movimento d'amore verso Dio, un atto di obbedienza e di fiducia, di fede e di perfezione - un atto della vita (Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito - Luca 23:46), essa distrugge la morte. Essa è –appunto-  la morte della morte stessa ...

Questo è il significato della discesa di Cristo agli inferi, della sua morte e il suo trasformarsi in vittoria. La luce di questa vittoria adesso illumina la nostra veglia davanti alla tomba.
"Come, O Vita, puoi Tu morire? ovvero dimorare in una tomba?. Se tu distruggi il regno della morte, o Signore, e Tu risusciti i morti del regno dell’Ade ?."

"In una tomba Ti hanno posto, o la mia vita e il mio Cristo.
Eppure ecco ora, con la tua morte, la morte è precipitata e tu alimenti corsi d'acqua di vita per tutto il mondo."
"O, quanta pienezza di gioia ci fu! O, quanta grande delizia!
Con che Te che hai riempiti tutti coloro che si sono svegliati dall’Ade, quando tu mostrasti la tua luce in quelle profondità oscure."
La vita è entrata nel regno della morte. La Luce Divina adesso brilla nella sua terribile oscurità. Essa risplende per tutti coloro che sono là, perché Cristo è la vita di tutti, l'unica fonte di ogni vita. Per questa ragione Egli muore per tutti, qualsiasi cosa accade alla sua vita - accade alla vita stessa ... Questa discesa nell'Ade è l'incontro della Vita di tutti con la morte di tutti: "Tu sei venuto sulla terra per salvare Adamo, e non avendolo trovato in terra, tu sei sceso, per ricercarlo, anche nell'Ade ..."



Il dolore e la gioia sono in lotta tra di loro e adesso la gioia sta per vincere. Le "lodi" sono finite. Il dialogo, il duello tra la Vita e la Morte è alla conclusione.
E, per la prima volta, il canto di vittoria e di trionfo, il canto di gioia risuona.
Esso risuona nei  "tropari sul Salmo 118," cantato ogni vigilia della Domenica, all'approssimarsi del giorno della Risurrezione: "L’insieme degli angeli fu stupito quando ti vide annoverato tra i morti, ma, tu  o Salvatore, hai distrutto il potere della morte, e con Te hai rialzato Adamo e liberato tutti gli uomini dall'inferno." "

La tomba Vivificante
Poi viene il bel Canone del Grande Sabato, con cui ancora una volta tutti i temi di questa ufficiatura - dal lamento funebre alla vittoria sulla morte - sono ripresi e approfonditi, e terminano con questo ordine:
 "Lasciate che tutta la creazione gioisca, e tutta la terra sia felice, l’Ade e il nemico sono stati distrutti. Lasciate che le donne vengano con la mirra; per riscattare Adamo ed Eva e tutta la loro discendenza, e accrescersi il terzo giorno ".
"E sorgerà il terzo giorno." D'ora in poi la gioia pasquale illuminerà l’ufficiatura. Siamo ancora in piedi davanti alla tomba, ma è stato rivelato il vivificante della Tomba. La vita riposa in essa, una nuova creazione sta nascendo, e ancora una volta, il settimo giorno, il giorno del riposo – il Creatore sta riposando per tutta l'opera.

"La vita dorme e l’Ade trema" - E si contempla questo benedetto sabato, la solenne quiete di Colui che porta la vita di nuovo a noi: "Venite assistiamo la nostra vita, che riposa nella tomba ..."
Il pieno significato, la profondità mistica del settimo giorno, come il giorno del compimento, il giorno della risultato è ora rivelato, attraverso " ... Il grande Mosè misticamente prefigurò questo giorno, dicendo: e Dio benedisse il settimo giorno. Questo è il benedetto sabato; è il giorno di riposo, e su di esso l'Unigenito Figlio di Dio si riposò per tutte le sue opere. Ha mantenuto il sabato nella carne, attraverso la dispensazione della morte. Ma questo giorno, è tornato ancora una volta mediante la risurrezione.
Egli ci ha concesso la vita eterna, perché Egli solo è buono, l'amico degli uomini.” Ora andiamo in giro per la Chiesa in una solenne processione con l'Epitaphios, ma non è un corteo funebre. E 'il Figlio di Dio, il Santo Immortale, che procede attraverso le tenebre dell'Ade, annunciando all’ "Adamo di tutte le generazioni" la gioia della prossima Resurrezione.
"Brillando come la mattina della notte", Egli proclama che "Tutti i morti si sveglieranno ancora una volta, tutti coloro che sono nelle tombe vivranno, e tutti quelli creati si rallegreranno..."

Aspettativa di vita
Torniamo alla Chiesa. Conosciamo già il mistero della vita di donazione di Cristo alla morte. L’Ade è distrutto. L’Ade trema. E adesso appare l'ultimo tema – il tema della Resurrezione.
Sabato, il settimo giorno, realizza e completa la storia della salvezza, il suo ultimo agire per il superamento della morte. Ma dopo il sabato arriva il primo giorno di una nuova creazione, di una nuova vita, la ri-nascita dalla tomba.
Il tema della Resurrezione viene inaugurato nel Prokeimenon: "Sorgi, o Signore, aiutaci, e liberaci, per la gloria del tuo nome. O Dio, noi abbiamo udito con le nostre orecchie."

Si prosegue nella prima lezione: la profezia di Ezechiele sulle ossa secche. (Capitolo 37) "... ci sono stati molto nella valle, ed ecco, erano molto secche."
È la morte trionfante nel mondo, il buio, la disperazione di questa universale condanna a morte. Ma Dio parla al profeta. Gli annuncia che questa frase non è il destino ultimo dell'uomo. Le ossa secche ascolteranno le parole del Signore. I morti vivranno di nuovo. "Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe,  mia gente; e vi riconduco nel paese d'Israele ..."
A seguito di questa profezia arriva il secondo Prokeimenon, con lo stesso appello, la stessa preghiera:
"Sorgi, Signore mio Dio, alza la tua mano ..."
Come può succedere, come sarà possibile questa Resurrezione universale ? La seconda lezione (I Corinzi 5: 6; Galati 3: 13-14) dà la risposta: "un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta ..." Cristo, nostra Pasqua, è questo fermento della risurrezione di tutti. Come la sua morte distrugge il principio stesso della morte, la sua risurrezione è il segno della Risurrezione di tutti, la sua vita è la fonte di ogni vita. E i versi del "Alleluia", gli stessi che inaugureranno il servizio Pasquale, sanciscono questa risposta definitiva, la certezza che il tempo della nuova creazione, del giorno senza tramonto, è iniziato:
"Alleluia !! Sorgi o Dio e lascia che i tuoi nemici vengano dispersi, e lascia che coloro che odiano fuggano davanti al viso ... Alleluia !! Come il fumo scompare, così lasciali svanire, come la cera si scioglie davanti al fuoco ".

La lettura delle profezie è finita. Tuttavia, abbiamo sentito le profezie. Noi siamo ancora nel gran Sabato, prima tomba di Cristo. E dobbiamo vivere questa lunga giornata prima di sentire a mezzanotte: "Cristo è risorto!", prima di entrare nella celebrazione della sua Risurrezione. Così, la terza lezione - Matteo 27: 62-66 - che completa il servizio, ci dice una volta di più davanti alla Tomba - "Ed essi andarono e verificarono il sepolcro sigillando la pietra e mettendovi la guardia ".

Ma è probabilmente qui, alla fine dell’Orthros, che si manifesta il significato ultimo di questo "giorno inter-medio". Cristo è risuscitato dai morti, la sua risurrezione sarà festeggiare il giorno di Pasqua. Questa celebrazione, tuttavia, ricorda un evento unico del passato, e anticipa un mistero del futuro.
E 'già la sua risurrezione, ma non è la nostra.
Dovremo morire, ad accettare la morte, la separazione, la distruzione. La nostra realtà in questo mondo, in questo “Aeon”, è la realtà del Grande Sabato; questo giorno è la vera immagine della nostra condizione umana. Noi crediamo nella risurrezione, perché Cristo è risorto dai morti. Ci aspettiamo la Resurrezione. Sappiamo che la morte di Cristo ha annientato il potere della morte, e la morte non è più il destino, il fine ultimo di tutto ... battezzati nella sua morte, partecipiamo già della sua vita che è venuta fuori dalla tomba.
Riceviamo il suo Corpo e Sangue, che sono l'alimento di immortalità. Abbiamo in noi stessi il segno, l'anticipazione della vita eterna ...
Tutta la nostra esistenza cristiana è misurata su questi atti di comunione alla vita del "nuovo aeon" del Regno ... e tuttavia noi siamo qui, e la morte è la nostra parte ineludibile. Ma questa vita tra la Resurrezione di Cristo e il giorno della comune Resurrezione, non è proprio la vita del Grande Sabato?

Non è l'aspettativa di base ed essenziale dell'esperienza cristiana?
Aspettiamo in amore, nella speranza e nella fede.
Questa attesa per "la risurrezione e la vita del mondo a venire", questa vita che è "Nascosta con Cristo in Dio" (Colossesi 3: 3-4), questa crescita dell'attesa nell'amore, nella certezza; tutto questo è il nostro "Grande Sabato."

A poco a poco, tutto in questo mondo diventa trasparente alla luce che proviene da lì, l’ "immagine di questo mondo" passa e la vita indistruttibile, con il Cristo, diventa il nostro valore supremo e ultimo.
Ogni anno, il Grande Sabato, con  questo servizio del  mattino, aspettiamo la Pasqua, la notte con  la pienezza della gioia pasquale.
 Sappiamo che sta avvicinandosi - e ancora è lento questo approccio, quanto tempo dura questo giorno! Ma non è la meravigliosa quiete del Grande Sabato il simbolo della nostra stessa vita in questo mondo?

Non siamo sempre nel "giorno inter-medio," in attesa della Pasqua di Cristo, preparandoci per il giorno senza tramonto del suo Regno?