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sabato 4 marzo 2017

Corleonese. La mafia ancora nel terzo millennio

GIORNALE DI SICILIA

Condannata la "nuova" mafia di Corleone. Il Gup di Palermo Fabrizio La Cascia ha inflitto 15 anni al boss Rosario Lo Bue, pastore ma a capo del mandamento di Rima e Provenzano. Dieci anni a Vincenzo Pellitteri, 9 anni a Roberto e Salvatore Pellitteri del '92; 8 anni e 8 mesi Salvatore Pellitteri del '76; e 6 anni e 8 mesi a Pietro Pollichino. 
Lo Bue era finito nelle maglie della giustizia in particolare nell'operazione "Grande Passo 3" nel novembre 2015. I boss di Corleone tenevano saldamente il controllo del territorio e della sua economia. Disponevano di armi e progettavano omicidi. Tra gli obiettivi l'allora ministro dell'Interno Angelino Alfano, colpevole ai loro occhi di avere aggravato il 41 bis: «Gli faremo fare la fine di Kennedy», dicevano mentre erano intercettati, sostenendo che era stata Cosa nostra a uccidere il presidente degli Stati Uniti, a Dallas, il 22 novembre 1963. 
Nelle intercettazioni ambientali in carcere - tra agosto e novembre 2013 - Riina è stato sentito minacciare il Pm Nino Di Matteo e se la prendeva proprio con Alfano, a causa dell'inasprimento del 41 bis, vero assillo del capomafia. E poi c'era il progetto di uccidere un imprenditore, ma il mandamento non era compatto. Le due storiche anime, quella prudente e quella platealmente violenta, in una sorte di riproposizione delle opposte visioni dei padrini Bernardo Provenzano e Totò Rima, continuavano a scontrarsi. 
Nella rete dell'indagine coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai sostituti Sergio Demontis, Caterina Malagoli e Gaspare Spedale, finirono in sei. L'operazione seguiva le due precedenti che tra il settembre 2014 ed il gennaio del 2015 avevano colpito gli esponenti delle cosche di Corleone e Palazzo Adriano. Individuato il capo mandamento proprio in Rosario Lo Bue, fratello di Calogero già condannato per il favoreggiamento di Provenzano, di cui condivideva la linea del basso profilo. Ricostruito l'assetto del mandamento mafioso di Corleone (uno dei più estesi) ed in particolare dei clan attivi sul territorio dell'Alto Belice dei comuni di Chiusa Sclafani e Contessa Entellina. E documentata la caratura della figura di Lo Bue, capo carismatico e fautore di una linea d'azione prudente. Proprio questo suo modo di condurre le attività del mandamento ha creato non poche fibrillazioni negli assetti corleonesi. In particolare, Antonino Di Marco, arrestato a settembre 2014, da sempre ritenuto vicino alle posizioni di Runa, in più occasioni ha contestato il modo in cui Lo Bue gestiva l'organizzazione. 
Le attività investigative hanno dunque, ribadito che sussistono due anime contrapposte, l'una moderata e l'altra più oltranzista.