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lunedì 6 febbraio 2017

Hanno detto ... ...

ENRICO LETTA, già premier
 "Che Angela Merkel rilanci l'Europa a diverse velocità è un fatto importante, una mossa utile e coraggiosa. La buona notizia è che la proposta venga dalla Germania, il Paese fin qui più immobilista, quello che non voleva toccare nulla e ora invece si muove per la prima volta in una logica di discontinuità. Berlino sembra capire che la mera difesa dell'esistente porta alla distruzione di tutto. La Brexit e Donald Trump costituiscono una doppia minaccia esterna esistenziale e l'Europa deve cambiare passo e direzione".

VIRGINIA RAGGI, sindaco di Roma
"Il capo segreteria  viene nominato dal sindaco, e io scelsi Romeo in virtù di un rapporto di fiducia e di stima professionale che si era consolidato negli anni in cui ero consigliera comunale. La storia della polizza è stata gonfiata ad arte dai giornali per screditarmi attraverso un'operazione vergognosa".
"Io non ho mai preso un soldo e, se ne fossi stata informata, avrei chiesto a Romeo di rimuovere immediatamente il mio nome dalla polizza, come ho fatto pubblicamente appena l'ho saputo. Qui parliamo di una polizza usata da Romeo come forma di investimento personale, l'unico beneficiario è lui e non certo la sottoscritta. Persino uno stolto capirebbe che una polizza a vita del valore di 30 mila euro, di cui io avrei beneficiato solo in casa di morte del sottoscrittore, non può essere una forma di corruzione o di compravendita dei voti".

ROMANO PRODI, già premier
“Ho sempre considerato l’ipotesi di elezioni anticipate una prospettiva poco probabile e, in questa fase, politicamente sbagliata. A maggior ragione, ora, credo che il governo italiano debba avere la tranquillità necessaria per affrontare questi temi”
“La sfida delle due velocità (dell’Europa, ndr) interpella tutto il Paese e l’Italia deve tornare a diventare un protagonista attivo della politica europea”.
 “Il problema dell’Italia è la demoralizzazione della società, che non crede più in se stessa. Per aggiustare queste cose, ci vuole il cacciavite. E una politica di lungo periodo, che abbia una sua continuità”
PAOLO MIELI, storico, scrittore e giornalista
 ... è bizzarro che, a sinistra, sia stato resuscitato l’Ulivo. Forse lo si è fatto perché l’immagine della creatura di Romano Prodi evoca successi e unità. Già, l’unità. 
Nel Novecento i gruppi che venivano espulsi o si scindevano dal Partito socialista presero l’abitudine di inserire nella loro denominazione il termine «unità» ad occultare il fatto che la loro comparsa sulla scena annunciava la divisione della sinistra in ulteriori tronconi. Per primi, nell’ottobre del ’22, si definirono Partito socialista «unitario» i compagni di Filippo Turati e Giacomo Matteotti espulsi dal Psi nei giorni della marcia su Roma. Nel ’48 si chiamarono «Unità socialista» le due formazioni ex Psi — guidate da Giuseppe Saragat e da Ivan Matteo Lombardo — che avevano rifiutato la scelta frontista alle elezioni del 18 aprile. Nel ’49, pretesero di darsi nuovamente il nome di Partito socialista «unitario» i seguaci di Giuseppe Romita e Giuseppe Faravelli fuorusciti dal Psi. Si autoproclamarono invece Partito socialista di «unità» proletaria coloro che, nel ’64, con Tullio Vecchietti e Lucio Libertini, abbandonarono il Psi al momento dell’ ingresso nel primo governo di centrosinistra organico. E per la terza volta vollero denominarsi Partito socialista «unitario» quelli che, guidati da Mauro Ferri (ma regista dell’operazione fu Giuseppe Saragat, all’epoca Presidente della Repubblica) nel luglio del 1969 ruppero con il Partito socialista unificato e provocarono la caduta del governo guidato da Mariano Rumor.
Unità, unità, unità: ogni volta che lasciavano il partito madre quei grandi della sinistra storica si definivano «unitari». Ed è un segnale interessante che queste nuove formazioni della sinistra prendano l’abitudine di proclamarsi «uliviste». Pur se è improbabile che, in virtù di questo cambio di denominazione, gli scissionisti del nuovo millennio abbiano prospettive di successo maggiori di quelli che nel secolo scorso si dicevano «unitari».