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martedì 3 gennaio 2017

I Grandi dell'Umanità

Fëdor Michajlvic Dostoevskij (Mosca 1821 -  San Pietroburgo 1881)

Dostoevskij -abbiamo preso atto in precedenza- è convinto che solamente attraverso la conoscenza e l'assunzione di responsabilità della colpa si acquista piena consapevolezza della volontà di bene.


Ci sono, accanto ai grandi ribelli, i grandi illuminati,  personaggi che sanno indurre al bene chi lo ha rinnegato, e lo sanno fare non con teorie o predicazioni, ma con silenziosa solidarietà, con accettazione autentica dell'universalità della colpevolezza. Queste figure   sono Makar (nell'Adolescente) e soprattutto il monaco Zosima (nei Fratelli Karamazov).   Insegnano cl loro esempio  ad amare gli altri non soltanto nel bene ma anche nel male, gli altri non soltanto come persone ma anche come briganti, assassini. Insegnano a perdonare tutto a tutti, senza giudicare nè discriminare, senza chiedere se sa giusto o ingiusto rispondere di colpe non commesse o espiare (come Dmitrij Karamazov) delitti altrui. In questo modo essi realizzano, nel perdono reciproco e nell'amore universale, l'unità degli uomini tra loro.

Zozima insegna a capire la vita in modo liberamente religioso, a vivere le sofferenze e i peccati come necessari compagni di strada della vita terrena. 

Il problema religioso in Dostoevskij è affrontato in modo lontano da qualsiasi schematismo, da qualsiasi confessione. Il suo è un Cristianesimo delle origini, dove a contare sono i gesti, le parole che nascono nel fondo del cuore, non dalla mente.