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venerdì 27 gennaio 2017

Hanno detto ... ...

ANTONIO POLITO, editorialista del Corriere della Sera  
Mi hanno dato un pugno e mi hanno spaccato due denti. Ma resta l'impianto.
Mi piacerebbe che chi ha voluto l'Italicum, la "legge che l'Europa ci invidia", chieda prima di tutto scusa: era incostituzionale.
Come leggere ?

La Corte Costituzionale alla fine cassa
 il ballottaggio e lo sfondo diventa uno
spaccato della vita parlamentare:
--assenteismo,
--chi dorme,
--chi legge il giornale,
--chi gioca alla morra cinese sugli scranni.

Il Paese è ridotto come un cinema
di terza visione degli anni ‘50,
appena si fa buio dal loggione
sparano insulti, parolacce e sputi
in testa sui privilegiati che stanno
 in Platea,

A fronte dell'inconcludenza
della Politica, la Consulta
diventa 
il vero parlamento d'Italia.


PIETRO ICHINO, giurista del lavoro
...ora abbiamo anche alla Camera, come al Senato, una legge elettorale proporzionale; qui però con possibilità del premio di maggioranza per la lista che da sola raggiunga il 40 per cento (cosa peraltro assai difficile, in un sistema politico tri- o quadri-polare come è diventato il nostro). 
La reazione immediata del PD è questa: “Siamo pronti a votare subito il Mattarellum [cioè la legge basata sull’uninominale maggioritario che è stata in vigore negli anni ’90 e primi anni 2000], se con noi lo vota almeno uno degli altri poli maggiori; altrimenti si vada a votare con le due leggi risultanti dalle sentenze della Corte”. 
Quella del M5S e della Lega è: “Si vada subito a votare”. 
Siamo in attesa della reazione di “Forza Italia”. La quale, come è noto, non ama né l’una né l’altra alternativa offerta dal PD: non vuole il Mattarellum, ma non vuole neanche andare a votare subito.
Però non può tergiversare: a questo punto non scegliere equivale a rifiutare il Mattarellum; quindi a spianare la strada per le elezioni a giugno con le leggi disegnate dalla Consulta.

CESARE SALVI, avvocato, giurista e politico, collaboratore della Fondazione Pietro Nenni

Nel merito, la Consulta ha confermato il primo dei due principi che aveva posto nella sentenza del 2014. La rappresentatività (quindi il meccanismo proporzionale) può essere limitata per venire incontro alle esigenze della governabilità, ma non in modo tale da determinare una sproporzione eccessiva.
Quest'altro riquadro di Giannelli
come leggerlo ?


Mentre a Roma si discute......
l'Italia va in  ....
Evidentemente, per i giudici, il meccanismo del ballottaggio aveva questo difetto, mentre un premio del 15% per una lista che superi il 40% dei voti può essere considerato ragionevole.
Per questo il primo meccanismo è incostituzionale, il secondo no.
L’altro principio affermato nella precedente sentenza era quello della necessità di un rapporto diretto tra elettore ed eletto. Per questo nel 2014 erano state dichiarate illegittime le liste bloccate della legge Calderoli, sostituite con la preferenza unica.
Questa volta la decisione è stata diversa: i capilista bloccati restano, così come le multi candidature; anche se, per queste ultime, non sarà l’eletto in più di un collegio a decidere, ma si procederà al sorteggio. Bisognerà attendere le motivazioni per capire la ragione di questa parte della decisione.
La situazione che ne risulta è la seguente. Sono vigenti due leggi elettorali diverse per le due camere. Per quella dei deputati la legge risultante dalla sentenza prevede un turno unico, liste e non coalizioni, la soglia di sbarramento del 3%, la ripartizione proporzionale dei seggi su base regionale, a meno che una lista superi il 40% dei voti, nel qual caso ha diritto a un numero di seggi aggiuntivi che le consenta di raggiungere il 55%, la preferenza è doppia purché data a una donna e un uomo, ma vale solo per eleggere i candidati che seguono il capolista (e quindi di fatto solo per i partiti grandi).
Per il Senato, la legge è proporzionale, ma su base regionale; le liste possono formare coalizioni, lo sbarramento (su base regionale) è dell’ 8%, e invece del 3% se la coalizione ha raggiunto il 20%, la preferenza è unica e opera per l’elezione di tutti i candidati.
Va aggiunto, per completezza, che per la Camera si vota a 18 anni, per il Senato a 25; ma questo dipende dalla Costituzione, non dalla legge elettorale.
Adesso si è aperta la discussione: si può andare a votare subito, o bisogna “armonizzare” le due leggi?
La Corte ha detto che, com’è ovvio per la sua giurisprudenza precedente la legge che deriva dalla sentenza è immediatamente applicabile, ma questo non risolve il problema dell’armonizzazione.
Saranno rilevanti le motivazioni, ma soprattutto l’opinione del Capo dello Stato.