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domenica 22 gennaio 2017

Hanno detto ... ...

ANTONIO POLITO, editorialista del Corriere della Sera

Il motore spento 
della modernità

Ce l’ha insegnato Giacomo Leopardi che delle sciagure l’uomo saggio «dà la colpa a quella che veramente è rea, che de’ mortali/ è madre di partoe di voler matrigna/ costei chiama inimica». Ma è proprio quando la Natura èpiù matrigna che l’uomo sente il bisogno di protezione e di aiuto, e lo cerca nella sua comunità, ciò che oggi chiamiamo Stato. 
Ne abbiamo avuto una drammatica conferma in questa terribile settimana dell’Abruzzo, quasi un déjà vu delle giornate del terremoto di agosto e poi di quello di ottobre. E per quanto i nostri occhi siano ancora velati di commozione e gratitudine per quei veri e propri eroi italiani che hanno fatto nascere a nuova vita i bambini sepolti dalla valanga di Rigopiano, ogni volta che la Natura ci colpisce avvertiamo sempre più la difficoltà di proteggersi della nostra comunità nazionale. Turbine antineve che mancano (la Provinciadi Pescara ne ha solo due, e una era rotta al momento del bisogno), casette che dovrebbero essere prefabbricate e che vengono invece edificate con tale lentezza da dover essere tirate a sorte tra i terremotati, decine di migliaia di persone per giorni e giorni isolate dalla neve, senza strade, senza elettricità, senza linee telefoniche, chiese e campanili che il sisma fa in tempo a buttare giù una scossa alla volta, più svelto di chi dovrebbe puntellarli e sostenerli.
Ne diamo spesso colpa alla burocrazia, ormai con rassegnazione, quasi fosse un tratto genetico della stirpe italica cui per fortuna si contrappone l’innata generosità nel soccorso della nostra gente. Proviamo a curarne la causa con una frenetica e illusoria «riformite» normativa, che fa prima accentrare e poi decentrare la Protezione civile, prima chiudere e poi riaprire le Provincie, prima separare poi accorpare i corpi come la Forestale, e che spesso provoca più confusione che cambiamento.
Ma in realtà la causa più profonda di questa nostra crescente difficoltà nel fronteggiare i disastri naturali, dalle alluvioni ai terremoti, dagli incendi alle nevicate, sta nel declino economico del nostro Paese. Vent’anni di stagnazione se non di impoverimento del reddito nazionale, due decenni di tagli a ripetizione negli investimenti pubblici e nella spesa per i servizi, stanno a poco poco erodendo la modernità, l’efficienza tecnologica, e la capacità di manutenzione dell’Italia. Il declino economico, e la mancanza di risorse che ne consegue, alla lunga è inevitabilmente anche regressione civile.

EUGENIO SCALFARI, fondatore de La Repubblica
Trump si è di fatto definito un populista. Non ha un partito, i repubblicani lo hanno appoggiato elettoralmente ma lui non è repubblicano. Lui è lui, si sente il capo degli americani, cioè crede di rappresentare la grande maggioranza del suo popolo, al quale propone una politica di protezionismo economico, di chiusura alla immigrazione, di politica imperialista che si sceglie secondo i suoi interessi gli interlocutori e gli avversari. Per ora l'interlocutore principale è Putin. Attenzione: interlocutore, non alleato. L'avversario è invece la Cina, un Paese territorialmente enorme, ostile, che finora ha investito cifre imponenti in titoli del debito pubblico americano, il che la rende al tempo stesso importante e fragile nei confronti dell'America, sul cui territorio ha numerose comunità molto attive che Trump considera sgradite perché tolgono lavoro agli americani.
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L'attuale dissidenza interna al Pd dovrebbe essere incaricata di affiancare Renzi nella sua azione europea ed europeista nell'appoggiare Merkel a condizione che, una volta vinte le elezioni, si dichiari favorevole agli Stati Uniti d'Europa, senza di che le singole nazioni, ancorché confederate, sarebbero prive di peso in una società sempre più globale, con problemi estremamente impegnativi per piccole nazioni, Germania compresa, che non diano vita ad un'Unione federata. I compiti principali di detta Unione e dell'Italia dentro di essa sono essenzialmente tre:

1. La lotta decisiva contro l'Isis in Libia, in Iraq, in Siria e in particolare a Mosul e a Raqqa.

2. La politica economica di crescita, il ministro del Tesoro unico dell'eurozona, eletto dai 19 Paesi interessati e non nella Commissione di Bruxelles. L'alleanza con Draghi, politica oltreché economica perché Draghi pensa soprattutto all'Europa federata, ad un'Unione bancaria europea, ad una politica di bilancio sovrana europea con relativa emissione di eurobond, ed ad un aumento della produttività sia da parte dei lavoratori sia da parte degli imprenditori.

3. Una politica fiscale che combatta soprattutto le disuguaglianze e il mercato nero, puntando sull'abolizione di un'ampia quota dal cuneo fiscale, non inferiore al 25 per cento del totale, che aumenterebbe considerevolmente la domanda dei consumatori, gli investimenti delle imprese e le esportazioni. 


FONDAZIONE PIETRO NENNI
Antonio Maglie: L’allarme del Papa: il populismo porta al totalitarismo
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D’altro canto, il mito dell’uomo forte sembra affascinare i populisti, tanto quelli dichiaratamente di destra (Le Pen, Salvini, Petry, Wilders) quanto quelli che si nascondono all’interno di una marmellata in cui ci si dichiara al di sopra di destra e sinistra senza scoprire nuovi valori ideali ma semplicemente annullando quelli vecchi e tradizionali come ha spiegato su questo blog Edoardo Crisafulli. Beppe Grillo, d’altro canto in una intervista al “Journal du dimanche” ha sostenuto che “la politica internazionale ha bisogno di uomini forti”, cioè di gente come Trump e Putin gratificato con la qualifica di grande stratega internazionale: “È quello che dice le cose più sensate in politica estera” (ma è anche quello che si riannette la Crimea in aperto dispregio delle regole internazionali ma questo per il comico non conta).
Il capo-padrone del Movimento 5 stelle ha smentito l’intervista puntando il dito accusatorio (ne ha sempre uno disponibile: in fondo ne ha dieci) contro il traduttore (chiamato “traditore”) ma, parole ufficiali a parte, che l’idea di democrazia di Grillo sia piuttosto malata emerge dal modo in cui gestisce il suo partito che dalla democrazia diretta è passato alla democrazia autocratica con tanto di culto della personalità del “garante”. Sinceramente, le analisi di Bergoglio ci sembrano più serie e condivisibili. Dice il Papa: “Per me l’esempio più tipico del populismo, nel senso europeo, è il ’33 tedesco. La Germania distrutta cerca di alzarsi, cerca la sua identità, cerca un leader che gliela restituisca: c’è un giovane che si chiama Hitler e dice ‘io posso’. E tutta la Germania vota Hitler. È stato votato dal suo popolo, e poi lo ha distrutto. Questo è il pericolo. In tempi di crisi non funziona la ragione, cerchiamo un salvatore che ci restituisca l’identità e ci difendiamo con i muri”. E ai rischi del sonno della ragione anche altri che hanno conosciuto quel passato, hanno fatto riferimento.