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sabato 14 gennaio 2017

Hanno detto ... ...

GUSTAVO ZAGREBELKI, già presidente della Corte Costituzionale

L’equilibrio di bilancio comporta di fatto la rinuncia alla politica keynesiana di investimenti pubblici per creare sviluppo e lavoro, cioè la pura e semplice rinuncia alla politica. In nome del primato assoluto dell’economia finanziarizzata. Come in Grecia, dove la democrazia è stata azzerata. Nei miei incontri per il No, ho colto una gran fame di politica, cioè di una sana competizione fra politica ed economia, senza il predominio della seconda sulla prima.
Fare politica significa scegliere liberamente tra opzioni: se tutto è obbligato da istituzioni esterne, grandi banche e fondi d’investimento, la politica sparisce. È la dittatura del presente, un presente repulsivo per molte persone. Nella dittatura del presente la politica sparisce e la democrazia diventa una farsa. Le elezioni diventano un intralcio, a meno che le oligarchie non siano sicure del risultato. Il sale della democrazia è l’incertezza del responso popolare. Invece si preferisce uno sciapo regime del consenso

RAFFAELE CANTONE,
"I medici dell'ospedale di Nola che hanno fatto stendere a terra sulle coperte le persone per soccorrerle, hanno fatto bene e vanno premiati, non sanzionati. Hanno comunque offerto un servizio nell'ambito di una carenza strutturale oggettiva. Che dovevano fare quei medici? Dovevano mandare a casa quei pazienti? No. Hanno fatto benissimo a fare quello che hanno fatto" 
"Teniamoci stretto il nostro sistema sanitario che ha punte di eccellenze molto alte, sistema che non puo' essere messo in discussione da alcune scena mandate in onda". 

ALESSANDRA ZINITI, giornalista La Repubblica/Palermo 
I 30 lingotti d’oro, le monete antiche e i 30.000 euro in contanti sequestrati ieri nella cassaforte di Paolo Genco, il dimissionario presidente dell’Anfe agli arresti domiciliari per la truffa scoperta dalla Guardia di Finanza di Trapani, sono solo l’ultimo tassello del mosaico dei beni rifugio in cui indagati e imputati dei tanti procedimenti aperti da un capo all’altro della Sicilia per distrazione dei fondi della Formazione professionale hanno investito i proventi delle loro condotte illecite.

Negli anni, i circa 200 milioni di euro di soldi indebitamente sottratti dagli enti alla vera formazione dei giovani siciliani sono finiti in un mare di cemento, di auto di grossa cilindrata, di gioielli e orologi di lusso, polizze assicurative, dossier titoli e forzieri all’estero.