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lunedì 24 luglio 2017

Arbëreshe in Albania (11.1). Tirana, “La capitale della Repubblica d'Albania"

Nella tarda serata di oggi il gruppo dei "contessioti" che è 
stato in Albania sbarcherà a Punta Raisi

La giornata di oggi è dedicata -a Tirana- agli acquisti dei souvenir e alla sistemazione dei bagagli.

La giornata di ieri, soprattutto il pomeriggio, è stata usata per conoscere il Paese delle Aquile sotto il profilo istituzionale-politico.

Il sistema istituzionale -dopo il fallimento negli anni '90 del precedente regime comunista- si regge sul Parlamento che elegge il Presidente  per cinque anni.
Il primo ministro è nominato dal Presidente e deve ottenere la fiducia dal Parlamento dove siedono 140 membri, eletti per quattro anni.

 Cosa hanno visitato ieri i "contessioti".
Funivia per Monte
Dajt

Parco ciittadino
Sede dell'Universita Cattolica
"NOSTRA SIGNORA DEL BUON CONSIGLIO"
 1) Nel primo pomeriggio in funivia, per 26 Km, hanno raggiunto il Monte Dajt, a 1.600 m.l.m., parco nazionale dell'Albania a est di Tirana. 
2) Una successiva visita al Parco cittadino di Tirana.
3) L'Università di Tirana (Universiteti i Tiranës) è la principale istituzione statale universitaria 
Si trova in Piazza Madre Teresa, dove sorge pure la sede dell'Università Cattolica.
4) La sede del Parlamento (Kuvendi i Shqipërisë)

5) I bunker antiatomici (sic !) diffusi in tutto il Paese e fatti costruire dal dittatore comunista Enver Halil Hoxha.
Durante il governo comunista l'Albania si isolò dal mondo, non tenne regolari relazioni di amicizia nemmeno col blocco dei paesi filo-sovietici.

Oggi alcuni di questi bunker sono mete ed attrazione turistiche.


L'Europa. Continua ad essere smarrita e senza una visione unitaria

Il nostro maestro di giornalismo, Eugenio Scalfari, dall'alto dei suoi tanti anni ogni domenica ci somministra le lezioni di vita. Nella passata tornata elettorale presidenziale in Francia, come tutti i giornalisti italiani, Scalfari ha tifato per Macron. Non sol lui, tutta la pseudo Sinistra italiana (in buona parte erede del pci) quella stessa che ci ha proposto per tre anni Renzi, ha tifato per il liberista Macron.
Scalfari, adesso che siamo in Luglio, ci lascia intendere non chiaramente:
1) che la scelta elettorale per Macron è stata forse ... infelice?. Viene da pensare a quell'amico che sempre ripete "Tardanza, nun è mancanza".
Adesso ci ricordiamo che Macron è l'interprete del mai sopito sogno franco-bonapartista. Egli si propone di guidare a suo modo l'Unine Europea in quanto il suo Paese è l'unico -nell'Unione- a disporre di un arsenale nucleare. Non solo, è l'unico paese, la Francia, a sedere al Consiglio Permanente dell'Onu.
2) Se adesso si parla di dotare l'Unione di un unico ministro delle Finanze e se adesso Macron tratta in amicizia e da solo con Trump dopo che tutti gli altri paesi hanno voltato le spalle alla protezionistica politica americana che cosa, in realtà, Macron sta mettendo in campo ?
3) Macron, con l'aiuto di Trump, e secondo l'antica filosofia di Sarkozy, sta tentando di cacciare via dalla Libia il Gentilone italiano ?

L'Italia. All'improvviso i politici si accorgono che potrebbe mancare l'acqua potabile. Alla vigilia di ferragosto si svegliano i politici. Dove sono stati ?

Roma, e forse gran parte dell'Italia, rischia di restare all'asciutto.
A scuola avevamo appreso che l'Impero Romano grazie alle sue capacità ingegneristiche  e alla volontà di recare ovunque la "civiltà" aveva creato, nelle aree in cui imponeva il Dominio, meravigliose reti di acquedotti. 
Roma rapinava i popoli ma li teneva in vita con l'acqua. Essi dovevano sopravvivere e poi essere depennati. 

Pare che a Roma, e in tutte le grandi città d'Itala, ossia in quelle realtà dove in estate i turisti dovrebbero portare la preziosa "valuta", l'acqua sarà razionata.
I politici dell'Italia corrente hanno razziato tutto, con "mafia capitale", col "Care di Mineo",  col "Mose d Venezia" e con migliaia di altre ingegnosità;  al contrario dei romani che erano attenti a che i loro dominati continuassero a lavorare per poi derubarli, i nostri politici non hanno avuto la premura di garantire l'acqua, la "sopravvivenza" vitale ed economica per far sopravvivere gli italiani e gli stranieri-turisti.
Chi dovranno derubare i politici se mancando l'acqua il bel Paese diventerà un deserto ?  

domenica 23 luglio 2017

Arbëreshe in Albania (11). Tirana, “La capitale della Repubblica d'Albania"

Chiesa Cattedrale
Ortodossa, a Scutari
Ultime ore di permanenza in Albania

Il giro per scoprire l'Albania, il Paese che da ragazzi le suore basiliane ci presentavano come origine e motivo di essere degli arbëreshe, ormai è giunto all'epilogo. 
Nella tarda serata di ieri i nostri amici "contessioti" hanno lasciato Scutari, nel Nord del Paese, e sono rientrati a Tirana, da dove domani in aereo torneranno a casa, nella casa degli arbëreshe di Sicilia.

Nella mattinata di oggi, ovviamente, hanno continuato l'esplorazione nella città capitale. Hanno visitato la Chiesa dell'Annunciazione, allestita per la celebrazione di un matrimonio, come mostrano le foto qui accanto. 

Abbiamo mostrato, nei giorni scorsi parecchie immagini di Chiese ortodosse (e cattoliche a Scutari), ma va tenuto presente che la prevalenza della popolazione albanese è mussulmana.
Esterno della Moschea di Tirana, Et' em Bey, 
Questa circostanza si spiega tenendo presente che l'Albania per cinque secoli ha subito la dominazione turco-ottomana; da qui il cambiamento della conformazione identitaria cristiana e l'imposizione dell'islam. Per i decenni della seconda metà del Novecento il regime di Enver Hoxha, caratterizzato dall'ateismo di stato, ha imposto il divieto della pratica religiosa.

Qui di seguito riportiamo le immagini della Moschea più antica di Tirana, Et' em Bey, preservata dalle demolizioni durante il regime comunista contrariamente a quanto capitato alla quasi totalità delle chiese cristiane.




In queste ultime ore di permanenza nella capitale albanese, i visitatori "contessioti" contano di poter visitare alcuni bunkers fatti costruire dal dittatore comunista  Enver Hoxha.

La paranoia che generalmente investe tutte le dittature, comunista compresa, negli anni settanta indusse il presidente Hoxha a realizzare centinaia di migliaia di bunkers. 

Costruiti in cemento armato e capaci di ospitare al loro interno tre, quattro, cinque persone si diffusero come un’epidemia in tutto il paese. 
Furono realizzati con l’aiuto della Cina, ai bordi delle periferie cittadine, lungo le strade e i sentieri di campagna, nei villaggi di montagna e in quelli di pianura, vicini alla costa adriatica. 

sabato 22 luglio 2017

Arbëreshe in Albania (10). Scutari, “La capitale morale d'Albania"

Lasciata la cittadina di Croja tutti i visitatori dell'Albania non possono fare a meno di raggiungere la vicina città di Scutari. 
Aggiungi didascalia

Qui, in questa città del Nord Albania, i turisti si accorgono subito di trovarsi in una realtà meno ingessata nei monumenti e nelle tradizioni del passato;  la vita si svolge in modo sobrio ed efficiente e pure il contesto ambientale,  dal paesaggio più verde e coltivato alle montagne possenti sullo sfondo, sembra parlare alla maniera più europea. 

Questa parte dell'Albania è bella tanto quanto lo è il resto del Paese; ma si tratta di una bellezza diversa. 

Scutari è luogo culturalmente rilevante per il Paese,  "La culla della cultura albanese".

Qui, in quest'area del Paese, è presente la Cristianità bizantina però è significativa pure la presenza cattolica-romana. Ne è testimonianza   la Cattedrale di Santo Stefano protomartire, chiamata "Kisha e Madhe" ovvero "Chiesa Grande".








Hanno detto ... ...

Rubavano tutti.
Ma non è mafia.
FERRUCCIO DE BORTOLI, già direttore del Corriere della Sera
Morale di questi giorni: non era mafia solo una banda di criminali che dominava nella capitale. Dunque, possiamo stare tranquilli...
Difficile spiegare a uno straniero la soddisfazione di alcuni per il fatto che la condanna di una banda di criminali non è mafia.



ROBERTO GIACCHETTI, deputato Pd e già candidato sindaco di Roma

In questi anni ho dovuto silenziosamente accettare l'accostamento della mia città alla mafia da parte di chi, pur di vincere le elezioni, ha coltivato la peggiore immagine di Roma possibile. L'ho fatto con dolore ma nel pieno rispetto dei tempi della giustizia. Oggi però sento di voler dire con forza che chi, d’ora in poi, accosterà la parola 'mafia' alla parola 'Roma' dimostrerà di non amare la città e i nostri concittadini, continuando sciaguratamente a speculare su una notizia falsa; forse non è nemmeno un caso che ciò avvenga nel pieno delle contestazioni pubbliche di ieri a San Lorenzo nei confronti della Raggi.
Un sindaco che dimostra in modo cosi evidente di non amare Roma ed i romani, per me, ha già fallito.


GIUSEPPE PIGNATONE, Procuratore capo di Roma.
"La sentenza ha riconosciuto la sussistenza di gravi fatti di violenza e corruzione. A Roma la mafia c'è. Non mi sento sconfitto. È crimine organizzato, noi andremo avanti", "non si può accettare l'idea che a Roma la corruzione sia un fatto normale o addirittura utile". 
"Attendiamo le motivazioni della decisione, anche perché noi ci siamo mossi nel solco tracciato da precedenti e successive sentenze della Cassazione. Inoltre in questi anni abbiamo dimostrato che a Roma la mafia c'è, a differenza di quanto sostenuto in passato, e non solo per via del riciclaggio, ma anche nella gestione del traffico di droga, dell'usura e altri fenomeni criminali". 
"Io stesso ho più volte sottolineato che era una organizzazione ridotta non in grado di condizionare il governo di Roma Capitale; la costruzione mediatica di quel presunto dominio non ci appartiene. L'abbiamo qualificata come associazione mafiosa e continuo a ritenere che quella costruzione fosse aderente alla realtà; se le motivazioni della sentenza non ci convinceranno del contrario faremo appello". 
"Non mi sento responsabile dell'effetto mediatico dell'inchiesta e delle strumentalizzazioni politiche". 
"Il problema di chiamare mafia gruppi locali c'è. Sulla Magliana ci sono state sentenze contrapposte". 
MATTEO ORFINI, presidente Pd
«Lo dico da romano innamorato della mia città: a Roma la mafia c’è. Ed è forte e radicata».
ODEVAINEex vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni ai tempi in cui era sindaco e poi componente autorevole del tavolo di coordinamento per l’emergenza immigrati al Ministero dell’Interno, era alla sbarra per i 5 mila euro al mese presi da Salvatore Buzzi negli anni d’oro. 
"Penso di essere una vittima della scelta del Tribunale di distaccarsi dall’impostazione della Procura sull’associazione mafiosa. Il Tribunale non ha riconosciuto l’esistenza a Roma dell’associazione mafiosa. Dall’altro lato però, per non sembrare troppo debole rispetto ai pm, secondo me ha calcato la mano sull’altro fronte.
Dico che la mia condanna è pesantissima rispetto alle richieste e non hanno nemmeno tenuto conto della collaborazione che io ho fornito. Questa durezza è secondo me l’altra faccia della medaglia della scelta di escludere la mafia per gli altri.


Il ricordo. Sessantannii fa moriva Giuseppe Tomasi di Lampedusa

"Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi". 

Questa è la celebre frase di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore di uno dei più grandi capolavori del Novecento italiano, Il Gattopardo, che moriva a Roma il 23 luglio 1957.

 Avrebbe avuto postumo, solo nel '59, i riconoscimenti di scrittore cl Premi Strega. 

  Uomo taciturno e solitario, era nato a Palermo il 23 dicembre del 1896.
 L'opera della sua vita fu Il Gattopardo, romanzo storico che avrebbe anticipato molti dei temi a venire, ma anche una confessione autobiografica, che attraverso la decadenza di una famiglia e di una casta sociale per l'affermarsi dei nuovi ceti, affronta il fatale decadere e la precarietà degli uomini e delle cose.

Arbëreshe in Albania (9.2). Tirana, “La capitale della Repubblica d'Albania"

Josif Dobroniku, l'artista che ha lavorato sui mosaici 
della Cattedrale di Tirana ed in quelli della Chiesa Madre di Contessa Ent.

Nel pomeriggio di ieri una parte del gruppo dei visitatori Arbëreshe di Sicilia è stato ricevuto, nella Chiesa Cattedrale di Tirana, dal Vescovo Asti che ha loro ricostruito la Storia della Chiesa d'Albania e soprattutto le vicende della rinascita delle comunità credenti e degli edifici  di culto nella fase post-comunista.

Cristo Pantocratore, nella Cattedrale
di Tirana
Interessante è stato sia per il Vescovo ospitante che per il gruppo dei "contessioti" scoprire che il Cristo Pantocratore che sovrasta la Cattedrale è stato realizzato con maestria dalla coppia Josif e Liljana Dobroniku. 
Josif Dobroniku è lo stesso che in centro, a Tirana, -quale co-autore- ha lavorato per il mosaico-simbolo del Museo Storico Nazionale che mostra "gli albanesi che avanzano", su cui ci siamo già soffermati ieri. 

Nel contempo Josif Dobroniku  -albanese- è l'artista che ha realizzato a Contessa Entellina i due mosaici del prospetto della Chiesa Madre: l'Annunciazione e San Nicola. 
Josif Dobroniku, che peraltro ha compiuto molte altre opere in stile bizantino in tantissime chiese dell'Eparchia di Lungro, Calabria, a Contessa ha pure ripristinato i mosaici interni della Chiesa Madre che raffigurano i Padri della Chiesa Orientale e allestito pure la nuova iconostasi.
Mosaici della Chiesa Madre di Contessa E.
su cui è intervenuto l'artista albanese
Josif Dobroniku,






Il Cristo Onnipotente o Pantocratore della Cattedrale di Tirana
Il cielo di Cristo Onnipotente o Pantocratore a Tirana è stato creato azzurro e placido;  da esso si separano i petali di luce e -di lato- si distribuiscono 12 petali celesti con 4 tonalità occupando una superficie di 700 m² che ammirevolmente donano una tranquillità imponente, celeste che viene dall’alto, circondato da 52 finestre. 
Da ovunque il visitatore si muova e si fermi, non incontra ostacoli nella visione. 
Il Pantocratore appare proprio come dovrebbe essere, tra la Divinità e l’umanità, né severo né espressivo del Potere che gli proviene dalla divinità.
Il Pantocratore espande la benedizione con il Vangelo sulla mano sinistra, in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. I colori sono quelli base della canonica bizantina: il rosso simboleggia il divino che viene dall’alto, mentre il blu è segno della terra, dell'umanità.


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Il castello della cittadina di Croja,
capoluogo dei domini di Scanderbeg.
 da dove guidava la resistenza contro
i turchi.
Divenne città nota in tutta Europa per
le imprese di Scanderbergh.

Il 15 ottobre 1478, dopo un negoziato,
i turchi entrano nel castello di
Croia.
Oggi -22 luglio-  il gruppo dei nostri amici in visita in Albania si è spostato a Croja ( (in albanese Krujë).
Nel  1450 il castello di Croia resistette per cinque mesi all'assedio dei turchi, innescando una ventata d'euforia sulle capacità di resistenza dei cristiani. In realtà già due anni dopo la città imperiale di Costantinopoli sarebbe crollata e la strategia di Scanderbergh di bloccare l'avanzata nei Balcani non reggerà ancora che pochi anni dopo il 17 gennaio1468, data della sua morte.

La tomba di Giorgio Kastriota
Scanderbergh
La cittadina di Croja


venerdì 21 luglio 2017

Arbëreshe in Albania (9.1). Tirana, “La capitale della Repubblica d'Albania"

Nella mattinata di oggi il gruppo di "contessioti" (che in verità annovera pure arbëreshe di Piana degli Albanesi) ha visitato l Museo nazionale della Capitale Albanese 

Museo storico nazionale di Tirana
Il grande mosaico intitolato ‘Gli albanesi
raffigura il popolo albanese nella storia


E' il museo più importante dell’intera Albania. All’interno degli otto padiglioni, che occupano una superficie di 18 mila metri quadrati, il visitatore ripercorre un viaggio nella storia del popolo albanese e del suo territorio, dal paleolitico ai genocidi del regime comunista. Il Padiglione del Genocidio Comunista e’ stato aperto nel 1996 e comprende gli eventi dal 1943 - 1992.


Il Museo sorge in Sheshi Skënderbej – Piazza Skanderbeg, la storica piazza della capitale albanese, che un tempo (sotto il regime comunista) per gli albanesi assolveva alle medesime funzioni della Piazza Rossa di Mosca. 
La curiosità storica

Tirana: la vetrina del Museo Nazionale
dove sarebbe esposta il mitra con cui
fu fucilato Mussolini e Claretta  Petacci 
Uno dei misteri irrisolti della Resistenza italiana che vede gli storici in posizioni divaricate troverebbe nel Museo di Tirana la soluzione ? Dal 2004 (una pagina de La Repubblica) si è aperta la polemica.
Secondo il professor Giuseppe Vacca, direttore dell'Istituto Gramsci, il mitra, un Mas 7.65 di fabbricazione francese, con cui i partigiani avrebbero ucciso Mussolini e Claretta Petacci si troverebbe in questo museo, esposto al pubblico. A riprova dell' autenticità dell'arma c'è un documento, una lettera autografa del colonnello Valerio. 
Nella lettera, l'autore dell' esecuzione del Duce, dichiara di regalare ad Enver Hoxha, leader comunista dell'Albania, il fucile grazie al quale eseguì la condanna a morte. 
Secondo altri studiosi la vicenda del mitra è ancora un enigma. Il professor Paolo Murialdi, storico ed ex partigiano della Brigata "Garibaldi" di Voghera: «Il mitra di Mussolini a Tirana? Macché - afferma - , ogni anno esce una versione diversa sulla fine fatta dall'arma che ha ucciso il Duce. Sono state dette tante sciocchezze, ma questa è una delle più grosse che ho sentito finora». 
Il giornalista e storico Arrigo Petacco, autore di numerose opere sul fascismo e la Resistenza, è dubbioso: «A Tirana? è curioso. Perché mai Walter Audisio avrebbe dovuto regalare un cimelio storico di quel valore ad un dittatore comunista di seconda fila?».

Con le immagini ... ... è più facile


Due turisti sono morti, e più di 100 persone sono rimaste ferite in Grecia, nell'isola greca di Kos, nel mar Egeo, a causa di una scossa di terremoto di magnitudo 6,7 che ha colpito la citta' turca di Bodrum (l'antica Alicarnasso), la costa turca meridionale e le vicine isole greche. 

I giornali: Non c'era mafia a Roma, c'erano Buzzi e Carminati

BUZZI era alla cena di Renzi, 
CARMINATI da quarantanni è uomo della destra noir

I Sindaci Pd e Alemanno (Centro-destra) ... che potevano sapere ?

Prima Pagina La Stampa 21/07/2017






Hanno detto ... ...

Tito Boeri, presidente Inps dice una cosa che tutti sanno: 
Il nostro paese, con una natalità bassa che viene massicciamente alimentata proprio dagli immigrati, di chi viene dall’estero non può fare a meno di questi se vuole salvaguardare il suo welfare e in particolare il suo sistema pensionistico. 
Essi versano otto miliardi e ne “consumano” tre, evidentemente determinano un saldo positivo di cui tutti noi finiamo per essere beneficiari


giovedì 20 luglio 2017

Arbëreshe in Albania (9). Tirana, “La capitale della Repubblica d'Albania"

Shqipëria  (storicamente Arbëria)
è una Repubblica che culturalmente, etnicamente e linguisticamente si distingue dai vicini  popoli slavi e greci.
Suo riferimento storico sono gli antichi illiri. 


TIRANA, è la capitale dello Stato,  centro finanziario del paese.
E' sede di istituzioni pubbliche, università, e cuore della vita amministrativa, politica, economica e culturale del paese.

Nel pomeriggio di oggi i "contessioti" in visita nel Paese delle Aquile  sono giunti a Tirana.

Le prime inevitabili foto, nella piazza Scanderbergh, sono state quelle alla statua dell'eroe nazionale.

La prima visita, anche questa inevitabile, è stata alla maestosa Cattedrale Ortodossa de "La Resurrezione", ricostruita dopo la caduta del Comunismo cn contributi giunti da tutto il mondo. 




 Kryekisha Ngjallia e Kristhtit
(La Cattedrale della Resurrezione di Cristo)

Nel 2011, dopo dieci anni di lavori, è stata completata la nuova cattedrale, a poca distanza dalla Piazza Giorgio Castriota Scanderbeg

Si tratta della terza chiesa ortodossa più grande d'Europa, inaugurata e consacrata ufficialmente il 24 giugno del 2012, nell'ambito delle celebrazioni del 20º anniversario della consacrazione dell'Arcivescovo Anastasio Primate di Albania.

E' una chiesa moderna, ma che richiama tutti i canoni della tradizione.
La cupola e la forma vogliono richiamare la ex-chiesa di Santa Sophia di Costantinopoli, a sottolineare anche il richiamo alla Chiesa Greco Ortodossa, da cui la chiesa Ortodossa Albanese discende. 

Oltre alla chiesa vi è un battistero (con lavori incorso all'interno) e il campanile. 
L'ingresso nella chiesa si fa attraverso dei portoni di bronzo (che diventano dorati quando colpiti dalla luce del sole) decorati con simboli cristiani e si entra nella cattedrale; passata la zona d'ingresso (dove si trovano le due icone che gli ortodossi baciano e pregano prima di entrare) vi è il centro della chiesa. 

La cupola (che ha sotto 52 finestre come Santa Sophia) è decorata con un mosaico raffigurante al centro un Cristo Pantocratore. 

Notevole anche il bellissimo lampadario e l'iconostasi lignea che ha la particolarità di avere i nomi dei santi non solo in lingua greca, ma anche in quella albanese.