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giovedì 22 dicembre 2016

UNA MOSTRA PER RIFLETTERE (III) ... ...di Calogero Raviotta

Patrimonio culturale custodito nelle chiese di Contessa

La chiesa della Madonna della Favara custodisce numerose opere d’arte: nel precedente blog è stato riportato l’elenco completo con qualche fotografia. Di seguito vengono riportate brevi notizie sulle singole opere ed uno spazio particolare sarà dedicato alle due più significative: statua e vara della Madonna della Favara.
La statua della Madonna della Favara può essere considerata un unicum sia sotto l’aspetto artistico sia sotto l’aspetto cultuale perché esprime una originale sintesi della iconografia sacra della tradizione bizantina e della tradizione romana: la statua, tipica immagine sacra dell’Occidente romano, riproduce la Madonna della Favara con le tipiche sembianze dell’Odigitria.
La Madonna della Favara presenta le caratteristiche inconfondibili della “Odighitria” (“Colei che indica la via”), come si può rilevare dalla perfetta corrispondenza dell’immagine riprodotta nelle tre forme artistiche note e a Contessa (icona, mosaico e statua) e di seguito riportate ad integrazione del presente testo: la mano destra della Madonna indica Gesù Bambino, seduto sulla sua mano sinistra; Gesù con una mano benedice (“alla greca”) e con l’altra tiene il rotolo.
La Madonna Odigitria è l’icona più nota e venerata dell’Oriente bizantino (secondo la tradizione dipinta da S. Luca), la statua è stata scolpita da Benedetto Marabitti nel 1652, il mosaico dell’Odigitria di Calatamauro (fine XIII secolo) è l’immagine della Madonna trovata presso la sorgente Favara (originale custodito nella Galleria Regionale di Palazzo Abatellis a Palermo).  La statua del Marabitti, artista di formazione tecnica, religiosa e culturale occidentale, scolpì la statua della Madonna certamente secondo le aspettative dei fedeli, quindi con le sembianze della Madonna del Muro, dallo storico parroco latino Atanasio Schirò definita “immagine della Madonna dipinta su una lastra di pietra”, cioè un mosaico portatile.
Da un atto notarile risulta che nel 1650 un comitato di Contessioti, tutti  “arbëreshë” come si desume dai cognomi(Musacchia Antonino, Aloisio Vitagliotta, Giovanni Chetta, Pietro Chetta, Andrea Schirò, Biagio Xiamira e Giovanni Franco), ordinarono all’artista Giuseppe Di Lorenzo di Chiusa una grata per proteggere l’immagine della Madonna della Favara,  certamente la citata Madonna del Muro, non essendo stata ancora scolpita la statua.
Un atto notarile del 1651 riporta infatti il testo dell’incarico conferito a Benedetto Marabitti di Chiusa per scolpire la statua della Madonna della Favara, che si venera ancor oggi, opera eseguita (prezzo 32 onze) e consegnata il 30 giugno del 1652 al Comitato che l’aveva ordinata, costituito da: Simone Zamandà, Pietro Xiamira, Luca Vitagliotta, Leonardo Rizzo (sacerdote latino), Simone Schirò, Marco Duci, Mario Mustacchia, Domenico Lala, Francesco Lombardo, sac. Demetrio Diamante (sacerdote greco), Gaspare Ferlito e Bartolomeo Mustacchia (tutti di Contessa).
La vara della Madonna della Favara, capolavoro di interesse artistico e storico, fu costruita nel 1838 e restaurata nel 1984. Le sue particolari caratteristiche sono dettagliatamente descritte nel contratto di fornitura, di cui viene riportato un breve estratto :nei quattro fondi dello zoccolo suddetto debba eseguire quattro bassi rilievi che saranno l'Annunziata, l'Ascensione, la Visitazione di Santa Elisabetta e lo Sponsalizio….. La tavolatura però dello zoccolo maggiore sarà di tavolonotto di castagno bene inchiodato sopra detto verranno eseguite le quattro plinti di figura circolare costrutti di legname di castagno ed il resto di legname di veneziana, sopra di essi si imposteranno numero otto colonne con suoi basi e capitelli d'origine corinzio, la corniciame però di detti plinti sarà di legno di tiglio con suo rispettivo intaglio …..tanto i detti quattro pilastri, quanto le otto colonne verranno tutte scannellate, base, capitelli e fasti di dette colonne verranno eseguiti di legname di tiglio…”.
La “vara” nel 1984 è stata adeguatamente restaurata e continua la sua plurisecolare funzione di rendere più solenne, con la sua artistica monumentalità, la processione dell’otto settembre.
Sulle pareti che fiancheggiano l’altare maggiore si possono ammirare quattro grandi quadri in pittura:
l’Immacolata e l’Annunciazione, secondo Atanasio Schirò, sono copie eseguite da Pizzillo e Fazzone (opere originali di Pietro Novelli, esposte nel museo di Palermo)
Natività di Gesù, secondo Atanasio Schirò, copia dell’originale del pittore romano
Pompeo Ballore del XVIII secolo (tela conservata a Roma nella Chiesa di Santa Maria
  Maggiore)
Sacra Famiglia (secondo Atanasio Schirò “antico e bellissimo quadro forse del
  Manno”).
La cappella monumentale con marmi preziosi ed antichi, che comprende anche la nicchia dove è collocata la statua della Madonna della Favara, sopra l’altare maggiore, su istanza del barone Mulè, è stato donato nel 1878 dal Municipio di Palermo (faceva parte della chiesa dei Sett’angeli).
Nelle cappelle laterali sono esposte alcune statue di particolare interesse artistico e cultuale: S. Pietro, S. Pasquale di Baylon, S. Michele Arcangelo, S. Antonio di Padova, S. Francesco, Crocifisso a grandezza naturale (noto come Cristo di Ciavè), Madonna Addolorata.
Alcuni contessioti ricordano che in passato qualche volta alcune statue erano portate contemporaneamente in processione: è documentato che il 26 agosto 1956 in processione furono portate le statue di S. Francesco, S. Antonino, S. Rosalia, S. Michele, S. Pietro e S. Pasquale.
La statua di S. Giovanni Battista è piuttosto recente (benedetta dal vescovo mons. Giuseppe Perniciaro il primo maggior 1955). Sono recenti anche i due angeli posti davanti alla nicchia della madonna della Favara il 3 maggio 1956, donati da Bernardo Lo Coco, contessioto emigrato in USA.
Posto a destra della navata centrale, per ricordare l’ammirevole impegno religioso e culturale del canonico Atanasio Schirò (1841 - 1895), si può ammirare il monumento su cui sono incise queste parole: "Schirò Atanasio, parroco vicario latino zelantissimo, socio di storia patria siciliana, dotto nell'eloquenza e nelle lettere, insignito da Leone XIII di pontificia onorificenza, piissimo parroco della Madonna delle Grazie, restaurò questa chiesa decorandola di sontuoso organo, di ori, stucchi, marmi".
(Mostra opere d’arte negli edifici di culto III – Continua)